Divina commedia
by Gianni
1) I N F E R N O 1CANTO XXII
Scritto da Gianni il 22/10/2004 17:28:59

LA DIVINA COMMEDIA

di

DANTE ALIGHIERI

I N F E R N O


1f) CANTO XXII

1.                Io  vidi  già  cavalieri  muover  campo

2.                e cominciare stormo e far loro mostra

3.                e  tal  volta  partir  per  loro  scampo

4.                corridor  vidi  per  la  terra  vostra

5.                o  Aretini   e  vidi  gire  gualdane

6.                ferir  torneamenti  e  corre  giostra

7.                quando con trombe e quando con campane

8.                con  tamburi  e  con  cenni  di  castella

9.                e  con  cose  nostrali  e  con  istrane :

10.           né  già  con  sì  diversa  cennamella

11.           cavalier  vidi  muovere  né  pedoni

12.           né nave a segno di terra o di stella

13.           Noi  andavam  con  li  dieci  dimoni

14.           ahi fiera compagnia! Ma nella chiesa

15.           con santi ed in taverna co’ ghiottoni

16.           Pure  alla  pegola  era  la  mia  intesa

17.           per veder della bolgia ogni contegno

18.           e della gente che dentro v’era incesa

19.           Come i delfini quando fanno segno

20.           ai marinar con l’arco della schiena

21.           che s’argomentin di campar lor legno

22.           talora  così  ad  alleggiare  la  pena 

23.           mostrava alcun dei peccatori il dosso

24.           e nascondeva in men che non balena

25.           E come all’orlo dell’acqua d’un fosso

26.           stanno i ranocchi pur col muso fuori

27.           sì che celano i piedi e l’altro grosso:

28.           si stavan d’ogni parte i peccatori

29.           ma come s’appressava Barbariccia

30.           così  si  ritraeano  sotto  i  bollori

31.           Io vidi ed anco il cor me n’accapriccia

32.           uno aspettar  così  com’egli  incontra

33.           che una rana rimane ed altra spiccia

34.           e Graffiacan che gli era più d’incontra

35.           gli  arroncigliò le impegolate chiome

36.           e trassel su che mi parve una lontra

37.           Io sapea già di tutti e quanti il nome

38.           sì  li  notai  quando  furono  eletti

39.           e poi che si chiamâro attesi come

40.           “ O  Rubicante  fa’  che  tu  gli  metti

41.           gli unghioni addosso sì che tu lo scuoi”

42.           gridavan  tutti  insieme  i  maledetti

43.           Ed io: “ Maestro mio fa’ se tu puoi

44.           che  tu  sappi  chi  è  lo  sciagurato

45.           venuto a man degli avversari suoi ”

46.           Lo  duca  mio  gli  si  accostò  allato

47.           domandollo o­nd’ei fosse e quei rispose:

48.           “Io  fui  del  regno  di  Navarra  nato

49.           Mia madre a servo d’un signor mi pose

50.           chè  m’avea  generato  d’un  ribaldo

51.           distruggitore  di  sé  e  di  sue  cose

52.           Poi fu’ famiglio del buon re Tebaldo

53.           quivi  mi  misi  a  fare  baratteria

54.           di che io rendo ragione in questo caldo”

55.           E  Ciriatto  a  cui  di  bocca  uscia

56.           d’ogni parte una sanna come a porco

57.           gli  fe’  sentire  come  l’una  sdrucia

58.           Tra  male  gatte  era  venuto  il  sorco

59.           ma Barbaroccia il chiuse con le braccia

60.           e disse: “State in là mentr’io lo inforco”

61.           Ed  al  maestro  mio  volse  la  faccia:

62.           “Domanda” disse “ancor se più desii

63.           saper da lui prima ch’altri il disfaccia”

64.           Lo duca dunque: “Or di’ degli altri rii

65.           conosci  tu  alcuno  che  sia  latino

66.           sotto la pece?” E quegli: “Io mi partii

67.           poco  è  da  un  che  fu  di  là  vicino

68.           così  foss’io ancor  con  lui  coperto

69.           ch’io non temerei unghia né uncino!”

70.           E Libicocco: “Troppo  avem  sofferto”

71.           disse e presegli il braccio col ronciglio

72.           sì che stracciando ne portò un lacerto

73.           Draghignazzo anco i volle dal di piglio

74.           giuso alle gambe:onde il decurio loro

75.           si volse intorno intorno con mal piglio

76.           Quand’ elli  un  poco  rappaciati  fôro

77.           a  lui  che  ancor  mirava  sua  ferita

78.           domandò  il  duca mio senza dimoro:  




2) I N F E R N O 2fCANTO XXII
Scritto da Gianni il 22/10/2004 17:26:45

LA DIVINA COMMEDIA

di

DANTE ALIGHIERI

I N F E R N O

2f) CANTO XXII

1.                “Chi  fu  colui  da cui  mala  partita

2.                di’  che  facesti  per  venire  a  proda?”

3.                Ed  ei  rispose : “ Fu  frate  Gomita

4.                quel  di  Gallura  vasel  d’ogni  froda

5.                ch’ebbe i nimici di suo donno in mano

6.                e  fe’  lor  sì  che ciascun  se  ne  loda:

7.                denar  si  tolse  e  lasciolli  di  piano

8.                sì com’ei dice e negli altri uffici anche

9.                barattier  fu  non  picciol  ma  sovrano

10.           Usa  con  esso  donno  Michel  Zanche

11.           di  Logodoro  e  a  dir  di  Sardigna

12.           le  lingue  lor  non si  sentono  stanche

13.           O  me!  Vedete  l’altro  che digrigna :

14.           io  direi  anco  ma  io temo  ch’ello

15.           non s’apparecchi a grattarmi la tigna”

16.           E il gran proposto  volto  a  Farfarello

17.           che  stralunava  gli  occhi  per  ferire

18.           disse: “ Fatti in costà malvagio uccello”

19.           “ Se  voi  volete  vedere  o  udire ”

20.           ricominciò  lo  spaurato  appresso

21.           “Toschi o Lombardi io ne farò venire

22.           Ma stien i Malebranche un poco in cesso

23.           sì  ch’ei  non  teman  delle  lor  vendette

24.           ed  io  sedendo  in  questo  loco  stesso

25.           per  un  ch’io  son  ne  farò  venir  sette

26.           quand ’ io  suffolerò  com’è  nostr ’ uso

27.           di fare a lor che fuori alcun si mette”

28.           Cagnaccio a cotal motto levò il muso

29.           crollando il capo e disse: “Odi malizia

30.           ch’egli ha pensata per gettarsi giuso”

31.           o­nd’ei ch’avea lacciuoli a gran dovizia

32.           rispose: “ Malizioso  sono  io  troppo

33.           quand’io procuro a’ miei maggior tristizia!”

34.           Alichin  non  si  tenne  e  di  rintoppo

35.           agli altri disse a lui: “ Se  tu  ti  cali

36.           io  non  ti  verrò  dietro  di  galoppo

37.           ma  batterò  sopra  la  pece  l ’ ali

38.           lascici  il  collo  e  sia  la  ripa  scudo

39.           a  veder  se  tu  sol  più  di  noi  vali”

40.           O  tu  che  leggi  udirai  nuovo  ludo!

41.           Ciascun  dall’altra costa gli occhi volse

42.           quei prima ch’a ciò fare era  più  crudo

43.           Lo  Navarrese  ben  suo  tempo  colse

44.           fermò  le  piante a terra ed in un punto

45.           saltò  e  dal  proposto  lor  si sciolse

46.           Di che ciascun di colpa fu compunto

47.           ma quei più che cagion fu del difetto

48.           però si mosse e gridò:“Tu se’ giunto!”

49.           Ma poco i valse chè l’ale al sospetto

50.           non potero avanzar quegli andò sotto

51.           e quei drizzò volando suso il petto:

52.           non  altrimenti  l ’ anitra  di  botto

53.           quando il falcon s’appressa giù s’attuffa

54.           ed ei ritorna su crucciato e rotto

55.           Irato  Calcabrina  della  buffa

56.           volando dietro gli tenne invaghito

57.           che quei campasse per aver la zuffa

58.           E  come  il  barattier  fu  disparito

59.           così volse gli artigli al suo compagno

60.           e fu con lui sopra il fosso ghermito

61.           Ma l’altro fu bene sparvier grifagno

62.           ad  artigliar  ben  lui  e  ambedue

63.           cadder nel mezzo del bollente stagno

64.           Lo  caldo  sghermitor  subito  fue

65.           ma  però  di  levarsi  era  niente

66.           sì  avevano  invescate  l’ale  sue

67.           Barbariccia con gli altri suoi dolente

68.           quattro ne fe’ volar dall’altra costa

69.           con tutti i raffi ed assai prestamente

70.           di  qua  di  là  discesero  alla  posta  

71.           porser gli uncini verso gl’impaniati

72.           ch’eran già cotti dentro dalla crosta

73.           e noi lasciammo lor così impacciati




1) I N F E R N O 1f) CANTO XXI
Scritto da Gianni il 22/10/2004 11:00:49

LA DIVINA COMMEDIA

di

DANTE ALIGHIERI

I N F E R N O

1f) CANTO XXI

1.                Così di ponte in ponte altro parlando

2.                che la mia commedia cantar non cura

3.                venimmo e tenevamo il colmo quando

4.                ristemmo per veder l’altra fessura

5.                di Malebolge e gli altri pianti vani

6.                e vidila mirabilmente oscura

7.                Quale nell’arzanà de’ vinizian

8.                bolle d’inverno la tenace pece

9.                a rimpalmar li legni lor non sani

10.           che navicar non ponno e in quella vece

11.           chi fa suo legno nuovo e chi ristoppa

12.           le coste a quel che più viaggio fece

13.           chi ribatte da proda e chi da poppa

14.           altri fa remi ed altri volge sarte

15.           chi terzeruolo ed artimon rintoppa:

16.           tal non per foco ma per divina arte

17.           bolla là giuso una pegola spessa

18.           che invischiava la ripa da ogni parte

19.           Io vedea lei ma non vedeva in essa

20.           ma che le bolle che il bollor levava

21.           e gonfia r tuttae riseder compressa

22.           Mentr’io là giù fissamente mirava

23.           lo duca mio dicendo: “Guarda guarda!”

24.           mi trasse a sé del loco dov’io stava

25.           Allor mi volse come l’uom cui tarda

26.           di veder quel che gli convien fuggire

27.           e cui paura subito sgagliarda

28.           che per veder non indugia il partire

29.           e vidi dietro a noi un diavol nero

30.           correndo su per lo scoglio venire

31.           Ahi quanto egli era nell’aspetto fiero!

32.           e quanto mi parea nell’atto acerbo

33.           con l’ale apertee sopra i piè leggiero!

34.           L’omero suo ch’era acuto e superbo

35.           carcava un peccator con ambo l’anche

36.           e quei tenea de’ piè ghermito il nerbo

37.           Del nostro ponte disse: “O Malebranche

38.           ecco un degli anziani di Santa Zita

39.           mettetel sotto ch’io torno per anche

40.           a quella terra ch’i’ n’ho ben fornita

41.           ognun v’è barattier fuor che Bonturo

42.           den non per il denar se ne fa ita”

43.           Là giù il buttò e per lo scoglio duro

44.           si volse e mai non fu mastino sciolto

45.           con  tanta  fretta   a  seguitar  lo  fûro

46.           Quei  s ’ attuffò  e  tornò  su  convolto

47.           ma i demon che del ponte avean coperchio

48.           gridar: “Qui  non ha  loco  il  Santo  Volto

49.           qui si nuota altrimenti che che nel Serchio

50.           però  se  tu  non  vuoi  de’  nostri  graffi

51.           non far sopra la  parola  pegola  soperchio”

52.           Poi l’addentar con più di cento raffi

53.           disser: “Coperto convien che qui balli

54.           sì  che  se puoi  nascostamente  accaffi”

55.           Non altrimenti i cuochi ai lor vassalli

56.           fanno attuffare in mezzo la caldaia

57.           la carne con gli uncin perché non galli

58.           Lo buon maestro : “Acciò che non si paia

59.           che tu ci sii” mi disse “giù t’acquatta

60.           dopo una scheggio ch’alcun schermo t’aia

61.           e per nulla offension che a me sia fatta

62.           non temer tu ch’io ho le cose conte

63.           perché altra volta fui a tal baratta”

64.           Poscia passò di là dal co’ del ponte

65.           e com’ei giunse in su la ripa sesta

66.           mestier glli fu d’aver sicura fronte

67.           Con quel furor e con quella tempesta

68.           ch’escono i cani addosso al poverello

69.           che di subito chiede ove s’arresta




1) I N F E R N O 2f) CANTO XXI
Scritto da Gianni il 22/10/2004 10:58:48

LA DIVINA COMMEDIA

di

DANTE ALIGHIERI

I N F E R N O

2f) CANTO XXI

1.                usciron quei di sotto il ponticello

2.                e volser contra lui tutti i roncigli

3.                ma ei gridò: “Nessun di voi sia fello!

4.                Innanzi  che  l’uncin  vostro  mi  pigli

5.                traggasi avanti alcun di voi che m’oda

6.                e  poi  d ’ arroncigliarmi  si  consigli”

7.                Tutti  gridaron : “ Vada  Malacoda”

8.                per che un si mosse e gli altri stetter fermi

9.                e venne a lui dicendo: “Che gli approda?”

10.           “Credi  tu  Malacoda  qui  vedermi

11.           esser venuto” disse il mio maestro

12.           “sicuro già da tutti vostri schermi

13.           senza voler divino e fato destro?

14.           Lasciami andar chè  nel cielo è voluto

15.           ch’io mostrui altrui questo cammin silvestro

16.           Allor  gli  fu  l ’ orgoglio  sì  caduto

17.           che si lasciò cascar l’uncino ai piedi

18.           e disse agli altri: “Omai non sia feruto!”

19.           E il duca mio a me: “O tu che siedi

20.           tra gli scheggion del ponte quatto quatto

21.           sicuramente  omai  a  me  ti  riedi “

22.           per ch’io mi mossi ed a lui venni ratto

23.           e  i  diavoli  si  fecer  tutti  avanti

24.           sì ch’io temetti non tenesser patto

25.           Così  vid ’ io  già  temer  li  fanti

26.           ch’uscivan patteggiati di Caprona

27.           veggendo sé tra nemici cotanti

28.           Io m’accostai con tutta la persona

29.           lungo il mio duca e non torceva gli occhi

30.           dalla  sembianza  lor  ch’era  non  buona

31.           Ie chinavan li raffi e “Vuoi che ‘l tocchi”

32.           diceva l’un con l’altro “in sul goppone?”

33.           e rispondean: “Sì ffa’ che gliele accocchi”

34.           Ma quel demonio che tenea sermone

35.           col duca mio si volse tutto presto

36.           e  disse : “ Posa  posa  Scarmigliane ”

37.           Poi disse a noi: “Più oltre andar per questo

38.           iscoglio  non  si  può  però  che  giace

39.           tutto  spezzato  al  fondo  l’arco  sesto

40.           e  se  l ’ andare  avanti  pur  vi  piace

41.           andatevene  su  per  questa  grotta

42.           presso a un altro scoglio che via face

43.           Ier più oltre cinqu’ore  che quest’otta

44.           mille  dugento  con  sessanta  sei

45.           anni compiè che qui la via fu rotta

46.           Io  mando  verso  là  di  questi  miei

47.           a riguardar s’alcun se ne sciorina

48.           gite con lor ch’ei non saranno rei

49.           tratti avanti Alichino e Calcabrina”

50.           cominciò egli a dire “e tu Cagnazzo

51.           e  Barbaroccia  guidi  la  decina

52.           Libococco vegna oltre e Draghignazzo

53.           Ciriatto  zannuto  e  Graffiacane

54.           e  Farfarello  eRubicante  pazzo

55.           Cercate  intorno  le  boglienti  pane

56.           costor sien salvi insino all’altro scheggio

57.           che  tutto  intero  va  sopra  le  tane”

58.           “O me maestro che è quel ch’io veggio?”

59.           diss’io: “deh! Senza scorta andiamoci soli

60.           se tu sai ir ch’io per me non scheggio

61.           Se  tu  sei  sì  accorto  come  suoli

62.           non  vedi  tu  digrignan  li  denti

63.           e  con  le  ciglia  ne  minaccian  duoli?”

64.           Ed egli a me: “Non vo’ che tu paventi

65.           lasciali  digrignar  pure  a  lor senno

66.           ch’ei  fanno  ciò  per  li  lessi  dolenti”

67.           Per  l’argine  sinistro  volta  dienno

68.           ma prima avea ciascun la lingua stretta

69.           coi  denti  verso  lor  duca  per  cenno

70.           ed egli avea del cul fatto trombetta

     




1) I N F E R N O 1f) CANTO XX
Scritto da Gianni il 22/10/2004 10:51:02

LA DIVINA COMMEDIA

di

DANTE ALIGHIERI

I N F E R N O

1f) CANTO XX

1.                Di nuova pena mi conviene fare versi

2.                e  dar  materia  al  ventesimo  canto

3.                della prima canzon ch’è de’ sommersi

4.                Io  era  già  disposto  tutto  quanto

5.                a  riguardar  nello  scoperto  fondo

6.                che si bagnava d’angoscioso pianto

7.                e  vidi  gente  per  lo  vallon  tondo

8.                venir tacendo e lacrimando al passo

9.                che fanno le letane in questo mondo

10.           Come il viso mi scese in lor più basso

11.           mirabilmente apparve esser travolto

12.           ciascun tra il mento e il principio del casso

13.           chè  dalle  reni  era  tornato  il  volto

14.           ed  indietro  venire  gli  convenia

15.           perché il veder dinanzi era lor tolto

16.           Forse  per  forza  già  di  parlasia

17.           si  travolse  così  alcun  del  tutto

18.           ma  io  nol  vidi  né  credo  che  sia

19.           Se Dio ti lasci lettor prender frutto

20.           di tua lezione or pensa per te stesso

21.           com’io potea tener lo viso asciutto

22.           quando la nostra imagine da presso

23.           vidi sì torta che il pianto degli occhi

24.           le  natiche  bagnava  per  lo  fesso

25.           Certo i’ piangea poggiato a un de’ rocchi

26.           del  duro  scoglio  sì  che  la  mia  scorta

27.           mi disse: “Ancor se’ tu degli altri sciocchi?

28.           Qui vive la pietà quando è ben morta:

29.           chi  è  più  scellerato  che  colui

30.           che al giudicio divin passion porta?

31.           Drizza la testa drizza e vedi a cui

32.           s’aperse agli occhi de’ teban la terra

33.           per ch’ei gridavan tutti: “Dove rui

34.           Anfiarao? Perché lasci la guerra?”

35.           e  non  restò  di  ruinare  a  valle

36.           fino a Minòs che ciascheduno afferra

37.           mira che ha fatto petto delle spalle :

38.           perché volle veder troppo davante

39.           di retro guarda e fa ritroso calle

40.           Vedi Tiresia che mutò sembiante

41.           quando di maschio femmina divenne

42.           cangiandosi le membra tutte quante

43.           e prima poi ribatter gli convenne

44.           li due serpenti avvolti con la verga

45.           che  riavesse  le  maschili  penne

46.           Aronte è quei che al ventre gli s’atterga

47.           che nei monti di Luni dove ronca

48.           lo carrarese che di sotto alberga

49.           ebbe tra i bianchi marmi la spelonca

50.           per sua dimora o­nde a guardar le stelle

51.           e il mar non gli era la veduta tronca

52.           E quella che ricopre le mammelle

53.           che tu non vedi con le trecce sciolte

54.           e  ha  di  là  ogni  pelosa  pelle

55.           Manto fu che cercò per terre molte

56.           poscia  si  pose  là  dove  nacqu’io

57.           o­nde mi piace un poco che m’ascolte

58.           Poscia che il padre suo di vita uscio

59.           e  venne  serva  la  città  di  Baco

60.           questa gran tempo per lo mondo gio

61.           Suso in Italia bella giace un laco

62.           a piè dell’Alpe che serra Lamagna

63.           sopra  Tiralli  c’ha  nome  Benaco

64.           per mille fonti credo e più si bagna

65.           tra Garda e Val Camonica Apennino

66.           dell’acqua che nel detto lago stagna




2) I N F E R N O 2f) CANTO XX
Scritto da Gianni il 22/10/2004 10:50:40

LA DIVINA COMMEDIA

di

DANTE ALIGHIERI

I N F E R N O

2f) CANTO XX

1.                luogo è nel mezzo là dove il trentino

2.                pastore e quel di Brescia e il veronese

3.                segnar potria se fosse quel cammino

4.                Siede Peschiera bello e forte arnese

5.                da fronteggiar bresciani e bergamaschi

6.                ove  la  riva  intorno  più  discese

7.                Ivi convien che tutto quanto caschi

8.                ciò che in grembo a Benaco star non può

9.                e  fassi  fiume  giù  pei  verdi  paschi

10.           Tosto che l’acqua a correr mette co’

11.           non più Benaco ma Mincio si chiama

12.           fino  a  Governo  dove  cade  in  Po

13.           Non molto ha corso che trova una lama

14.           nella qual si distende e la impaluda

15.           e  suol  di  state  talor  esser  grama

16.           Quindi  passando  la  vergine  cruda

17.           vide terra nel  mezzo  del  pantano

18.           senza  cultura  e  d’abitanti  nuda

19.           Lì per fuggire ogni consorzio umano

20.           ristette co’ suoi servi a far sue arti

21.           e visse e vi lasciò suo corpo vano

22.           gli uomini poi che intorno erano sparti

23.           s’accolsero a quel loco ch’era forte

24.           per lo pantan ch’avea da tutte parti

25.           Fêr la città sopra quell’ossa morte

26.           e per colei che il loco prima elesse

27.           Mantova l’appellâr senz’altra sorte

28.           Già fûr le genti sue dentro più spesse

29.           prima  che  la  mattia  di  Casalodi

30.           da  Pinamonte  inganno  ricevesse

31.           Però t’assenno che se tu mai odi

32.           originar  la  mia  terra  altrimenti

33.           la  verità  nulla  menzogna  frodi”

34.           Ed io: “Maestro i tuoi ragionamenti

35.           mi son sì certi e prendon sì mia fede

36.           che gli altri mi sarian carboni spenti

37.           Ma dimmi della gente che procede

38.           se tu ne vedi alcun degno di nota

39.           che solo a ciò la mia mente rifiede”

40.           Allor mi disse: “Quel che dalla gota

41.           porge la barba in su le spalle brune

42.           fu quando Grecia fu de’ maschi vòta

43.           sì che appena  rimaser  per  le  cune

44.           augure e diede il punto con Calcanta

45.           in  Aulide  a  tagliar  la  prima  fune

46.           Euripilo ebbe nome e così il canta

47.           l’alta  mia  tragedia  in  alcun  loco

48.           ben lo sai tu che la sai tutta quanta

49.           Quell’altro che nei fianchi è così poco

50.           Michele  Scotto  fu  che  veramente

51.           delle magiche frode seppe il gioco

52.           Vedi Guido Monatti vedi Asdente

53.           che avere inteso al cuoio ed allo spago

54.           ora  vorrebbe  ma  tardi  si  pente

55.           Vedi  le  triste  che  lasciaron  l’ago

56.           la spola e il fuso e fecersi  indovine

57.           fecer  malie  con  erbe  e con imago

58.           Ma vienne omai chè già tiene ‘l confine

59.           d’ambedue gli emisperi e tocca l’onda

60.           sotto  Sibilia  Caino  e  le  spine

61.           e  già  iernotte  fu  la  luna  tonda

62.           ben ten dée ricordar chè non ti nocque

63.           alcuna  volta  per  la  selva  fonda”

64.           Sì mi parlava ed andavamo introcque  




1) I N F E R N O 1f) CANTO XIX
Scritto da Gianni il 22/10/2004 10:50:14

LA DIVINA COMMEDIA

di

DANTE ALIGHIERI

I N F E R N O

1f) CANTO XIX

1.                O Simon mago o miseri seguaci

2.                che le cose di Dio che di bontate

3.                deono essere spose e voi rapaci

4.                per oro e per argento adulterate

5.                or convien che per voi suoni la tromba

6.                però che nella terza bolgia state

7.                Già eravamo alla seguente tomba

8.                montati dello scoglio in quella parte

9.                ch’appuntò sopra mezzo il fosso piomba

10.           O somma Sapienza quanta l’arte

11.           che mostri in ciel in terra e nel mal mondo

12.           e quanto giusta tua virtù comparte!

13.           Io vidi per le coste e per lo fondo

14.           piena  la  pietra  livida  di  fori

15.           d’un largo tutti e ciascun era tondo

16.           Non mi parean meno ampi né maggiori

17.           che quei che son nel mio bel San Giovanni

18.           fatti  per  loco  de’  battezzatori

19.           l’un delli quali ancor non è molt’anni

20.           rupp’io per un che dentro v’annegava

21.           e questo sia suggel ch’ogni uomo sganni

22.           Fuor della bocca a ciascun soperchiava

23.           d’un peccator li piedi e delle gambe

24.           infino al grosso e l’altro dentro stava

25.           Le piante erano a tutti accese entrambe

26.           per che sì forte guizzavan le giunte

27.           che spezzate averian ritorte e strambe

28.           Qual suole il fiammeggiar delle cose unte

29.           muoversi pur su per l’estrema buccia

30.           tal  era  lì  da’  calcagni  alle  punte

31.           “Chi è colui maestro che si cruccia

32.           guizzando più che gli altri suoi consorti?”

33.           diss’io “e cui più rossa fiamma succia?”

34.           Ed egli a me: “Se tu vuoi ch’io ti porti

35.           là giù per quella ripa che più giace

36.           da lui saprà di sé e de’ suoi torti”

37.           Ed io: “Tanto m’è bel quanto a te piace

38.           tu se’ signore e sai ch’io non mi parto

39.           dal tuo volere e sai quel che si tace

40.           Allor venimmo in su l’argine quarto

41.           volgemmo e discendemmo a mano stanca

42.           là giù nel fondo foracchiato ed arto  

43.           E il buon maestro ancor della sua anca

44.           non mi dispose sì mi giunse al rotto

45.           di quel che sì piangeva con la zanca

46.           “O qual che se’ che ‘l di su tien di sotto

47.           anima  trista  come  pal  commessa”

48.           comincia’ io a dir “se puoi fa’ motto”

49.           Io stava come il frate che confessa

50.           lo perfido assassin che poi ch’è fitto

51.           richiama lui perché la morte cessa

52.           ed ei gridò: “Sei  tu  già  costì  ritto

53.           sei  tu  già  costì  ritto  Bonifazio ?

54.           Di parecchi anni mi mentì lo scritto

55.           Se’  tu  sì  tosto  di  quell’aver  sazio

56.           per lo qual non temesti tôrre a inganno

57.           la bella donna e di poi farne strazio?”

58.           Tal mi fec’io quai son color che stanno

59.           per non intender ciò ch’è lor risposto

60.           quasi scornati e risponder non sanno

61.           Allor  Virgilio  disse : “ Digli  tosto :

62.           “Non son colui non son colui che credi”

63.           Ed io risposi come a me fu imposto

64.           Per che lo spirto tutti storse i piedi:

65.           poi sospirando e con voce di pianto

66.           mi disse: “”Dunque che a me richiedi?




2) I N F E R N O 2f) CANTO XIX
Scritto da Gianni il 22/10/2004 10:49:48

LA DIVINA COMMEDIA

di

DANTE ALIGHIERI

I N F E R N O

2f) CANTO XIX

1.                Se di saper ch’io sia ti cal cotanto

2.                che  tu  abbi  però  la ripa  corsa

3.                sappi ch’io fui vestito del gran manto

4.                e  veramente  fui  figliuol  dell’orsa

5.                cupido sì per avanzar gli orsetti

6.                che su l’avere e qui me misi in borsa

7.                Di sotto al capo mio son gli altri tratti

8.                che precedetter me simoneggiando

9.                per le fessure della pietra piatti

10.           La giù cascherò io altresì quando

11.           verrà colui ch’io credea che tu fossi

12.           allor ch’io feci il subito dimando

13.           Ma più è il tempo già che i piè mi cossi

14.           e  ch’ io  son  stato  sì  sottosopra  

15.           ch’ei non starà piantato coi piè rossi:

16.           chè dopo lui verrà di più laid’opra

17.           di vêr ponente un pastor senza legge

18.           tal che convien che lui e me ricopra

19.           Nuovo Giason sarà di cui si legge

20.           ne’ Maccabei e come a quel fu molle

21.           suo re così fia a lui chi Francia regge”

22.           Io non so s’io mi fui qui troppo folle

23.           ch’io pur risposi a questo metro:

24.           ”Deh or mi di’ quanto tesoro volle

25.           nostro Signore in prima da San Pietro

26.           che ponesse le chiavi insua balia?

27.           Certo non chiese se non”Viemmi retro”

28.           Né Pier né gli altri tolsero a Mattia

29.           oro od argento quando fu sortito

30.           al  loco  che  perdè  l’anima  ria

31.           Però ti sta che tu se’ ben punito

32.           e guarda ben la mal tolta moneta

33.           ch’esser ti fece contra Carlo ardito

34.           E se non fosse ch’ancor lo mi vieta

35.           la reverenza delle somme chiavi

36.           che  tu  tenesti  nella  vita  lieta

37.           io  userei  ancor  parol  più  gravi

38.           chè la vostra avarizia il mondo attrista

39.           calcando i buoni e sollevando i pravi

40.           Di voi pastor s’accorse il vangelista

41.           quando colei che siede sovra l’acque

42.           puttaneggiar co’ regi a lui fu vista

43.           quella che con le sette teste nacque

44.           e dalle dieci corna ebbe  argomento

45.           fin che virtute al suo marito piacque

46.           Fatto v’avete Iddio d’oro e d’argento

47.           e  che  altro  è  da  voi  all’idolatre

48.           se non ch’egli uno e voi n’orate cento

49.           Ahi Costantin di quanto mal fu matre

50.           non la tua conversion ma quella dote

51.           che da te prese il primo ricco patre!

52.           e mentre io gli cantavo cotai note

53.           o ira o coscienza che il mordesse

54.           forte spingeva con ambo le piote

55.           Io credo ben che al mio duca piacesse

56.           con sì contenta labbia sempre attese

57.           lo suon delle parole vere espresse

58.           Però con ambe braccia mi prese

59.           e poi che tutto su mi s’ebbe al petto

60.           rimontò  per  la  via  o­nde  discese

61.           né si stancò d’avermi a sé ristretto

62.           sì mi portò sopra il colmo dell’arco

63.           che dal quarto al quinto arco è tragetto

64.           Quivi soavemente spose il carco

65.           soave per lo scoglio sconcio ed erto

66.           che sarebbe alle capre duro varco

67.           indi un altro vallon mi fu scoperto




1) I N F E R N O 1f) CANTO XVIII
Scritto da Gianni il 22/10/2004 10:49:10

LA DIVINA COMMEDIA

di

DANTE ALIGHIERI

I N F E R N O

1f) CANTO XVIII

1.                Loco  è  in  inferno  detto  Malebolge

2.                tutto  di  pietra  e  di  color  ferrigno

3.                come la cerchia che d’intorno il volge

4.                nel  dritto  mezzo  del  campo  maligno

5.                vaneggia un pozzo assai largo e profondo

6.                di  cui  suo  loco  dicerò  l ’ ordigno

7.                Quel  cinghio  che  rimane  adunque

8.                è tondo tra il pozzo e il piè dell’alta ripa dura

9.                ed  ha  distinto  in  dieci  valli  il  fondo

10.           Quale dove per guardia delle mura

11.           più  e  più  fossi  cingon  li  castelli

12.           la  parte  dov’ei  son  rende  figura

13.           tal  immagine  quivi  facean  quelli

14.           e come a tai fortezze dai lor sogli

15.           alla  ripa  di  fuor  son  ponticelli

16.           così  da  imo  della  roccia  scogli

17.           movien che ricidean li argini e i fossi

18.           infino al pozzo che i tronca e raccôgli

19.           In questo loco dalla schiena scossi

20.           di  Gerion  trovammoci  e  il  poeta

21.           tenne a sinistra ed io retro mi mossi

22.           Alla man destra vidi nuova pièta

23.           nuovi tormenti e nuovi frustatori

24.           di che la prima bolgia era repleta

25.           Nel  fondo  erano  i  peccatori

26.           dal mezzo in qua ci venian verso il volto

27.           di là con noi ma con passi maggiori

28.           come i roman per l’esercito molto

29.           l’anno del giubileo su per lo ponte

30.           hanno a passar la gente modo colto

31.           che dall’un lato tutti hanno la fronte

32.           verso il castello e vanno a Santo Pietro

33.           dall’altra sponda vanno verso il monte

34.           Di  qua  di  là  su  per  lo  sasso  tetro

35.           vidi demoni cornuti con gran ferze

36.           che li battean crudelmente di retro

37.           Ahi come facean lor levar le berze

38.           alle prime percosse! Già nessuno

39.           le seconde aspettava né le terze

40.           Mentr’io andava gli occhi miei in uno

41.           fûro scontrati ed io sì tosto dissi:

42.           “Di già veder costui non son digiuno”

43.           Per ch’io a figurarlo i piedi affissi

44.           e  il  dolce  duca  meco  si  ristette

45.           ed assentì ch’alquanto indietro gissi

46.           E  quel  frustato  celar  si  credette

47.           bassando il viso ma poco gli valse

48.           ch’io dissi:“Tu che l’occhio a terra gette

49.           se le fazion che porti non son false

50.           Venedico  se’  tu  Caccianimico

51.           ma che ti mena a sì pungenti salse!”

52.           Ed egli a me: “Mal volentier lo dico

53.           ma sforzami la tua chiara favella

54.           che mi fa sovvenir del mondo antico

55.           Io  fui  colui  che  Ghisolabella

56.           condussi a far la voglia del Marchese

57.           come che suoni la sconcia novella

58.           E non pur io qui piango bolognese

59.           anzi n’è questo loco tanto pieno

60.           che tante lingue non son ora apprese

61.           a  dìcer  sipa  tra  Savena  e  Reno

62.           e se di ciò vuoi fede e testimonio

63.           rècati a mente il nostro avaro seno”

64.           Così parlando il percosse un demonio

65.           della sua scuriada e disse: “Via

66.           ruffian! qui non son femmine da conio”

67.           Io mi raggiunsi con la scorta mia

68.           poscia con pochi passi divenimmo

69.           là dove un scoglio della ripa uscio




I N F E R N O - 2F) CANTO XVIII
Scritto da Gianni il 22/10/2004 10:48:29

LA DIVINA COMMEDIA

di

DANTE ALIGHIERI

I N F E R N O

2f) CANTO XVIII

1.                Assai leggermente quel salimmo

2.                e vòlti a destra su per la sua scheggia

3.                da quelle cerchie eterne ci partimmo

4.                Quando noi fummo là dov’ei veneggia

5.                di sotto per dar passo agli sferzati

6.                lo duca disse: “Attienti e fa’ che feggia

7.                lo viso in te di questi altri mal nati

8.                ai quali ancor non vedesti la faccia

9.                però che son con noi insieme andati”

10.           Del vecchio ponte guardavam la traccia

11.           che venia verso noi dall’altra banda

12.           e che la ferza similmente scaccia

13.           Il buon maestro senza mia dimanda

14.           mi disse: “Guarda quel grande che viene

15.           e per dolor non par lagrime spanda

16.           quanto aspetto reale ancor ritiene!

17.           Quelli è Giason che per core e per senno

18.           li  Colchi  del  monton  privati  féne

19.           Egli  passò  per  l ’ isola  di  Lenno

20.           poi che l’ardite  femmine  spietate

21.           tutti li maschi loro a morte dienno

22.           Ivi con segni e con parole ornate

23.           Isifile  ingannò  la  giovinetta

24.           che prima l’altre avea tutte ingannate

25.           lasciolla quivi gravida e soletta

26.           tal colpa a tal martire lui condanna

27.           ed anche di Medea si fa vendetta

28.           Con lui sen va chi da tal parte inganna

29.           e  questo  basti  della  prima  valle

30.           sapere e di color che in sé azzanna”

31.           Già eravam là ‘ve lo stretto calle

32.           con l’argine secondo s’incrocicchia

33.           e fa di quello ad un altr’arco spalle

34.           Quindi sentimmo gente che si nicchia

35.           nell’altra bolgia e che col muso sbuffa

36.           e sé medesima con le palme picchia

37.           Le ripe eran grommate d’una muffa

38.           per l’alito di giù che vi si appasta

39.           che con gli occhi e col naso facea zuffa

40.           Lo fondo è cupo sì che non ci basta

41.           loco a veder senza montare al dosso

42.           dell’arco ove lo scoglio più soprasta

43.           Quivi venimmo e quindi giù nel fosso

44.           vidi  gente  attuffata  in  uno  sterco

45.           che dagli uman privati parea mosso

46.           E mentre ch’io laggiù con l’occhio cerco

47.           vidi un col capo sì di merda lordo

48.           che non parea s’era laico o cherco

49.           Quei mi sgridò: “Perché se’ tu sì ingordo

50.           di riguardar più me che gli altri brutti?”

51.           Ed io a lui: “Perché se ben ricordo

52.           già t’ho veduto coi capelli asciutti

53.           e  sei  Alessio  Interlinei  da  Lucca

54.           però t’adocchio più che gli altri tutti”

55.           Ed e gli  allor  battendosi  la  zucca:

56.           “Qua giù m’hanno sommerso le lusinghe

57.           o­nd’io non ebbi mai la lingua stucca”

58.           Appresso ciò lo duca: “Fa’ che pinghe”

59.           mi disse “il viso un poco più avante

60.           sì che la faccia ben con gli occhi attinghe

61.           di quella sozza e scapigliata fante

62.           che là si graffia con l’unghie merdose

63.           ed or s’accoscia ed ora è in piede tante

64.           Taide  è  la  puttana  che  rispose

65.           al drudo suo quando disse: “Ho io grazie

66.           grandi appo te?” “Anzi meravigliose”   

67.           E quinci sien le nostre viste sazie”




1) I N F E R N O - 1CANTO XVII
Scritto da Gianni il 21/10/2004 17:00:36

LA DIVINA COMMEDIA

di

DANTE ALIGHIERI

I N F E R N O

1f) CANTO XVII

1.    “Ecco la fiera con la coda aguzza

2.    che passa i monti e rompe i muri e l’armi

3.    ecco colei che tutto il mondo appuzza”

4.    Sì cominciò lo mio duca a parlarmi

5.    ed accennolle che venisse a proda

6.    vicino al  fin de’ passeggiati marmi

7.    e quella sozza imagine di froda

8.    sen venne ed arrivò la testa e il busto

9.    ma in su la riva non trasse la coda

10.     la faccia sua era faccia d’uom giusto

11.     tanto benigna avea di fuor la pelle

12.     e d’un serpente tutto l’altro fusto

13.     Due branche avea pilose infin l’ascelle

14.     lo dosso e il petto ed ambedue le coste

15.     dipinte avea di nodi e di rotelle:

16.     con più color sommesse e soprapposte

17.     non fêr mai drappo tartari né turchi

18.     né fûr tai tele per Aragne imposte

19.     Come tal volta stanno a riva i burchi

20.     che parte sono in acqua e parte in terra

21.     e come là tra li tedeschi lurchi

22.     lo bavero s’assetta a far sua guerra

23.     così la fiera pessima si stava

24.     su l’orlo che di pietra il sabbion serra

25.     Nel vano tutta sua coda guizzava

26.     torcendo in su la velenosa forca

27.     che a guisa di scorpion la punta armava

28.     Lo duca disse: “Or convien che si torca

29.     la nostra via un poco infino a quella

30.     bestia malvagia che colà si corca”

31.     Però scendemmo alla destra mammella

32.     e dieci passi femmo in su lo stremo

33.     per ben cessar la rena e la fiammella

34.     E quando noi a lei venuti semo

35.     poco più oltre veggio in su la rena

36.     gente seder propinqua al luogo scemo

37.     Quivi il maestro: “Acciò che tutta piena

38.     esperienza d’esto giron porti”

39.     mi disse: “Va’ e vedi la lor mena

40.     Li tuoi ragionamenti sian là corti

41.     mentre che torni parlerò con questa

42.     che ne conceda i suoi omeri forti”

43.     Così ancor su per la strema testa

44.     di quel settimo cerchio tutto solo

45.     andai ove sedea la gente mesta

46.     Per gli occhi fuori scoppiava lo duolo

47.     di qua di là soccorrine con le mani

48.     quando a’ vapori quando al caldo suolo

49.     Non altrimenti fan di state i cani

50.     or col ceffo or coi piè quando son morsi

51.     o da pulci o da mosche o da tafani

52.     Poi che nel viso a certi gli occhi porsi

53.     ne’ quali il doloroso foco casca

54.     non ne conobbi alcun ma io m’accorsi

55.     che dal collo a ciascun pendea una tasca

56.     che avea certo colore e certo segno

57.     e quindi par che il loro occhio si pasca

58.     E com’io riguardando tra lor vegno

59.     in una borsa gialla vidi azzurro

60.     che d’un leone avea faccia e contegno

61.     Poi procedendo di mio sguardo il curro

62.     vidine un’altra come sangue rossa

63.     mostrare un’oca bianca più che burro

64.     Ed un che d’una scrofa azzurra e grossa

65.     segnato avea lo suo sacchetto bianco

66.     mi disse: “Che fai tu in questa fossa?

67.     Or te ne va e perché se’ vivo anco

68.     sappi che il mio vicin Vitaliano

69.     sederà qui dal mio sinistro fianco




INFERNO - 2f) CANTO XVII
Scritto da Gianni il 21/10/2004 16:59:39

LA DIVINA COMMEDIA

di

DANTE ALIGHIERI

I N F E R N O

2f) CANTO XVII

1.          Con questi fiorentin son padovano

2.          spesse fiate m’intronan gli orecchi

3.          gridando: “Vegna il cavalier sovrano

4.          che recherà la tasca  co’ tre vecchi!”

5.          Qui distorse la bocca e di fuor trasse

6.          la lingua come bue che il naso lecchi

7.          Ed io temendo no ‘l più star crucciasse

8.          lui che di poco star m’avea munito

9.          torna ‘mi indietro dall’anime lasse

10.     trovai lo duca mio ch’era salito

11.     già su la groppa del fiero animale

12.     e disse a me: “Or sie forte ed ardito

13.     Omai si scende per sì fatte scale

14.     monta dinanzi: ch’io voglio esser mezzo

15.     sì che la coda non possa far male”

16.     Qual è colui c’ha sì presso il ribrezzo

17.           della quartana c’ha già l’unghie smorte

18.           e trema tutto pur guardando il rezzo

19.           tal divenn’io alle parole porte

20.           ma vergogna mi fêr le sue minacce

21.           che innanzi a buon signor fa servo forte

22.           Io m’assettai in su quelle spallacce

23.           sì volli dir ma la voce non venne

24.           com’io credetti: “Fa’ che tu m’abbracce”

25.           Ma esso che altra volta mi sovvenne

26.           ad altro forse tosto ch’io montai

27.           con le braccia m’avvinse e mi sostenne

28.           e disse: “Gerion muoviti omai!

29.           Le rote larghe e lo scender sia poco:

30.           pensa la nuova soma che tu hai”

31.           Come la navicella esce dal loco

32.           in dietro in dietro sì quindi si tolse

33.           e poi ch’al tutto si sentì a giuoco

34.           là ov’era il petto la coda rivolse

35.           e quella tesa come anguilla mosse

36.           e con le branche l’aria a sé raccolse

37.           maggior paura non credo che fosse

38.           quando Feton abbandonò li freni

39.           per che il ciel come pare ancor si cosse

40.           nnè quando Icaro misero le reni

41.           sentì spennar per la scaldata cera

42.           gridando il padre a lui: “Mala via tieni!”

43.           che fu la mia quando vidi ch’io era

44.           nell’aer d’ogni parte e vidi spenta

45.           ogni veduta fuor che della fiera

46.           Ella sen va nuotando lenta lenta

47.           ruota e discende ma non me n’accorgo

48.           se non ch’al viso di sotto mi venta

49.           io sentìa già dalla man destra il gorgo

50.           far sotto noi un orribile stroscio

51.           per che con gli occhi in giù la testa sporgo

52.           Allor fu’ io più timido allo scoscio

53.           però ch’io vidi fuochi e sentii pianti

54.           o­nd’io tremando tutto mi raccorcio

55.           E vidi poi chè nol vedea davanti

56.           lo scendere e il girar per li gran mali

57.           che s’apprezzavan da diversi canti

58.           Come il falcon che ch’è stato assai su l’ali

59.           che senza veder logoro o uccello

60.           fa dire al falconiere: “Ohimè tu cali!”

61.           discende lasso o­nde si mosse snello

62.           per cento rote e da lungi si pone

63.           dal suo maestro disdegnoso e fello

64.           così ne pose al fondo Gerione

65.           a piè a piè della stagliata rocca

66.           e discaricate le nostre persone

67.           si dileguò come da corda cocca      

 




1) I N F E R N O - 1CANTO XVI
Scritto da Gianni il 21/10/2004 16:58:05

LA DIVINA COMMEDIA

di

DANTE ALIGHIERI

I N F E R N O

1f) CANTO XVI

1.                Già era in loco ove s’udia il rimbombo

2.                dell’acqua che cadea nell’altro giro

3.                simile a quelle che l’arnie fanno rombo

4.                quando tre ombre insieme si partiro

5.                correndo d’una torma che passava

6.                sotto la pioggia dell’aspro martiro

7.                Venian vêr  noi e ciascuna gridava:

8.                “Sostati tu che all’abito ne sembri

9.                essere alcun di nostra terra prava”

10.           Ahi me che piaghe vidi ne’ lor membri

11.           recenti e vecchie dalle fiamme incese!

12.           Ancor men duol pur ch’io me ne rimembri

13.           Alle lor grida il mio dottor s’attese

14.           volse il viso vêr me e: “Or aspetta”

15.           disse: “A costor si vuole esser cortese

16.           e se non fosse il fuoco che saetta

17.           la  natura  del  loco  io  dicerei

18.           che meglio stesse a te che a lor la fretta”

19.           Ricominciâr come noi ristemmo ei

20.           l’antico verso: e quando a noi fûr giunti

21.           fenno una rota di sé tutti e trei

22.           Qual soglion i campion far nudi e unti

23.           avvisando lor presa e lor vantaggio

24.           prima che sien tra lor battuti e punti

25.           così rotando ciascuno il visaggio

26.           drizzava a me sì che in contrario il collo

27.           faceva  ai  piè  continuo  viaggio

28.           e “ se miseria d’esto loco sollo

29.           rende in dispetto noi e nostri preghi”

30.           cominciò l’uno: “ E il tinto aspetto e brollo

31.           la fama nostra il tuo animo pieghi

32.           a dirne chi tu se’ che i vivi piedi

33.           così sicuro per lo inferno freghi

34.           Questi l’orme di cui pestar mi vedi

35.           tutto  che  nudo  e  di  pelato  vada

36.           fu di grado maggior che tu non credi

37.           Nepote  fu  della  buona  Gualdrada

38.           Guido Guerra ebbe nome ed in sua vita

39.           fece col senno assai e con la spada

40.           L’altro che appresso me l’arena trita

41.           è Tegghiaio Aldobrandi la cui voce

42.           nel mondo su dovrìa esser gradita

43.           Ed io che posto son con loro in croce

44.           Jacopo  Rusticucci  fui  e  certo

45.           la fiera moglie più ch’altro mi nuoce”

46.           S’io  fussi  stato  dal  foco  coperto

47.           gittato  mi  sarei  tra  lor  di  sotto

48.           e credo che il dottor l’avrìa sofferto

49.           Ma perch’io mi sarei bruciato e cotto

50.           vinse  paura  la  mia  buona  voglia

51.           che di loro abbracciar mi facea ghiotto

52.           Poi cominciai: “Non dispetto ma doglia

53.           la vostra condizion dentro mi fisse

54.           tanto che tardi tutta si dispoglia

55.           tosto che questo mio signor mi disse

56.           parole  per  le  quali  io  mi  pensai

57.           che qual voi siete tal gente venisse

58.           Di vostra terra sono e sempre mai

59.           l’opre  di  voi  e  gli  onorati  nomi

60.           con affezzion ritrassi ed ascoltai

61.           Lascio lo fele e vo pei dolci pomi

62.           promessi a me per lo verace duca

63.           ma fino al centro pria convien ch’io t’omi”

64.           “Se  lungamente  l’anima  conduca

65.           le membra tue” rispose quegli allora

66.           “e se la fama tua dopo te luca

67.           cortesia e valor di’ se dimora

68.           nella nostra città sì come suole




I N F E R N O - 2F) CANTO XVI
Scritto da Gianni il 21/10/2004 16:56:27

LA DIVINA COMMEDIA

di

DANTE ALIGHIERI

I N F E R N O

2f) CANTO XVI

1.                o se del tutto se n’è gita fuora

2.                chè Guglielmo Corsiere il qual si duole

3.                con noi per poco e va là coi compagni

4.                assai  ne  cruccia  con  le  sue  parole”

5.                “La gente nuova e i subiti guadagni

6.                orgoglio e dismisura han generata

7.                Fiorenza in te sì che tu già ten piagni”

8.                Così  gridai  con  la  faccia  levata

9.                e i tre che ciò inteser per risposta

10.           guatâr l’un l’altro come al ver si guata

11.           “Se l’altre volte sì poco ti costa”

12.           risposer tutti “il satisfare altrui

13.           felice te che sì parli a tua posta!

14.           Però se campi d’esti lochi bui

15.           e torni a riveder le belle stelle

16.           quando ti gioverà dicere:“Io fui”

17.           fa’ che di noi alla gente favelle”

18.           Indi rupper la rota ed a fuggirsi

19.           ali sembiâr le gambe loro snelle

20.           un amen non saria potuto dirsi

21.           tosto  così  com’ei  fûro  spariti:

22.           per che al maestro parve di partirsi

23.           Io  lo  seguiva  e  poco  eravam

24.           che il suon dell’acqua n’era sì vicino

25.           che per parlar saremmo appena uditi

26.           Come quel fiume c’ha proprio cammino

27.           prima da monte Veso in vêr levante

28.           dalla  sinistra  costa  d’Apennino

29.           che si chiama Acquacheta suso avante

30.           che  si  divalli  giù  nel  basso  letto

31.           ed a Forlì di quel nome è vacante

32.           rimbomba là sopra San Benedetto

33.           dell’Alpe per cadere ad una scesa

34.           ove dovea per mille esser ricetto

35.           così  giù  d’una  ripa  discoscesa

36.           trovammo risonar quell’acqua tinta

37.           sì che in poc’ora avria l’orecchia offesa

38.           Io  aveva  una  corda  intorno cinta

39.           e  con  essa  pensai  alcuna  volta

40.           prender la lonza alla pelle dipinta

41.           Poscia che l’ebbi tutta da me sciolta

42.           sì come il duca m’avea comandato

43.           porsila a lui aggrappata e ravvolta

44.           o­nd’ei si volse in vêr lo destro lato

45.           e  alquanto  di  lungi  dalla  sponda

46.           la  gittò  giuso  in  quell’alto  burrato

47.           “ E pur convien che novità risponda ”

48.           dicea fra me medesmo:“Al nuovo cenno

49.           che il maestro con l’occhio sì seconda”

50.           Ahi quanto cauti gli uomini esser denno

51.           presso a color che non veggion pur l’opra

52.           ma per entro i pensier miran col senno!

53.           Ei  disse  a  me: “Tosto  verrà  di  sopra

54.           ciò ch’io attendo e che il tuo pensier sogna

55.           tosto  convien  ch’al  tuo  viso  si  scopra”

56.           Sempre a quel ver c’ha faccia di menzogna

57.           de’ l’uom chiuder le labbra fin ch’ei puote

58.           però  che  senza  colpa  fa  vergogna

59.           ma qui tacer nol posso e per le note

60.           di questa commedia lettor ti giuro

61.           s’elle non sien di lunga grazia vôte

62.           ch’io vidi per quell’aer grosso e scuro

63.           venir  nuotando  una  figura  in  suso

64.           meravigliosa  ad  ogni  cor  sicuro

65.           sì come torna colui che va giuso

66.           talora a solver ancora ch’aggrappa

67.           o scoglio o altro che nel mare è chiuso

68.           che in su si stende e da piè si rattrappa      




1) I N F E R N O - f) CANTO XV
Scritto da Gianni il 21/10/2004 16:54:00

LA DIVINA COMMEDIA

di

DANTE ALIGHIERI

I N F E R N O

 

1) CANTO XV

1.                Ora cen porta l’un de’ duri margini

2.                e il fummo del ruscel di sopra aduggia

3.                sì che dal foco salva l’acqua e gli argini

4.                Quale i fiamminghi tra Guizzante e Bruggia

5.                temendo il fiotto che vêr lor s’avventa

6.                fanno lo schermo perché il mar si fuggia

7.                e quale i padovan lungo la Brenta

8.                per difender lor ville e lor castelli

9.                anzi che Chiarentana il caldo senta

10.           a tale immagine eran fatti quelli

11.           tutto che né sì alti né sì grossi

12.           qual che si fosse lo maestro fêlli

13.           Già eravam dalla selva rimossi

14.           tanto ch’io non avrei visto dov’era

15.           perch’io indietro rivolto mi fossi

16.           quando incontrammo d’anime una schiera

17.           che venìa lungo l’argine e ciascuna

18.           ci riguardava come suol da sera

19.           guardar l’un l’altro sotto nuova luna

20.           e sì vêr noi aguzzavan le ciglia

21.           come vecchio sartor fa nella cruna

22.           così adocchiato da cotal famiglia

23.           fui conosciuto da un che mi prese

24.           per lo lembo e gridò: “Qual meraviglia!”

25.           Ed io quando il suo braccio a me distese

26.           ficcai gli occhi per lo cotto aspetto

27.           sì che il viso abbruciato non difese

28.           la conoscenza sua al mio intelletto

29.           e chinando la mano alla sua faccia

30.           risposi: “Siete voi qui ser Brunetto?”

31.           E quegli: “O figliuol mio non ti dispiaccia

32.           se  Brunetto  Latini  un  poco  teco

33.           ritorna indietro e lascia andar la traccia”

34.           Io dissi lui: “Quanto posso ven preco

35.           e se volete che con voi m’asseggia

36.           faròl se piace a costui chè vo seco”

37.           “O figliuol” disse “qual di questa greggia

38.           s’arresta punto giace poi cent’anni

39.           senz’arrostarsi quando il foco il feggia

40.           Però va’ oltre: io ti verrò a’ panni

41.           e poi raggiungerò la mia masnada

42.           che va piangendo i suoi eterni danni”

43.           Io non osava scender della strada

44.           per andar par di lui ma il capo chino

45.           tenea come uom che reverente vada

46.           Ei cominciò: “Qual fortuna o destino

47.           anzi  l’ultimo  di  qua  giù  ti  mena?

48.           e chi è questi che mostra il cammino?”

49.           “Là su di sopra in la vita serena”

50.           rispos’io lui “mi smarrì’ in una valle

51.           avanti che l’età mia fosse piena

52.           pur ier mattina le volsi le spalle

53.           questi m’apparve tornand’io in quella

54.           e riducemi a ca’ per questo calle”

55.           Ed egli a me: “Se tu segui tua stella

56.           non puoi fallire a glorioso porto

57.           se ben m’accorsi nella vita bella

58.           e s’io non fossi sì per tempo morto

59.           veggendo il cielo a te così benigno

60.           dato  t’avrei  all’opera  conforto

61.           Ma quello ingrato popolo maligno

62.           che discese da Fiesole ab antico




2) I N F E R N O - f)CANTO XV
Scritto da Gianni il 21/10/2004 16:53:32

LA DIVINA COMMEDIA

di

DANTE ALIGHIERI

I N F E R N O

2) CANTO XV

1.                e tiene ancor del monte e del macigno

2.                ti si farà per tuo ben far nimico

3.                ed è ragion chè tra li lazzi sorbi

4.                si disconvien fruttare al dolce fico

5.                Vecchia fama nel mondo li chiama orbi

6.                gente avara invidiosa e superba:

7.                da’ lor costumi fa’ che tu ti forbi

8.                la tua fortuna tanto o­nor ti serba

9.                che l’una parte e l’altra avranno fame

10.           di te ma lungi fia dal becco l’erba

11.           Faccian le bestie fiesolane strame

12.           di lor medesme e non tocchin la pianta

13.           s’alcuna surge ancor nel lor letame

14.           in  cui  riviva  la  sementa  santa

15.           di quei roman che vi rimaser quando

16.           fu  fatto  il  nido  di  malizia  tanta”

17.           “Se fosse tutto pieno il mio dimando”

18.           risposi lui “voi non sareste ancora

19.           dell’umana natura posto in bando:

20.           chè in la mente m’è fitta ed or mi accora

21.           la cara e buona immagine paterna

22.           di voi quando nel mondo ad ora ad ora

23.           m’insegnavate come l’uom s’eterna

24.           e quant’io l’abbia in grado mentre io vivo

25.           convien che nella mia lingua si scerna

26.           Ciò che narrate di mio corso scrivo

27.           e serbalo a chiosar con altro testo

28.           a donna che saprà se a lei arrivo

29.           Tanto vogl’io che vi sia manifesto

30.           pur che mia coscienza non mi garra

31.           che alla fortuna come vuol son presto

32.           Non è nuova agli orecchi miei tale arra:

33.           però  giri  fortuna  la  sua  rota

34.           come le piace e il villan la sua marra”

35.           Lo mio maestro allora in su la rota

36.           destra si volse indietro e riguardommi

37.           poi disse: “Bene ascolta chi la nota”

38.           Né pertanto di men parlando vommi

39.           con ser Brunetto e dimando chi sono

40.           li suoi compagni più noti e più sommi

41.           Ed egli a me: “Saper d’alcuno è buono:

42.           degli altri fia laudabile il tacerci

43.           chè il tempo saria corto a tanto suono

44.           In somma sappi che tutti fûr cherci

45.           e letterati grandi e di gran fama

46.           d’un medesmo peccato al mondo lerci

47.           Priscian sen va con quella turba grama

48.           e Francesco d’Accorso anche e vedervi

49.           s’avessi avuto di tal tigna brama

50.           colui potei che dal servo de’ servi

51.           fu trasmutato d’Arno in Bacchiglione

52.           dove  lasciò  li  mal  protesi  nervi

53.           Di più direi ma il venir e il sermone

54.           più lungo esser non può però ch’io veggio

55.           là surger nuovo fummo dal sabbione

56.           Gente vien con la quale esser non deggio

57.           sìeti raccomandato il mio “Tesoro”

58.           nel quale io vivo ancora e più non ti cheggio”

59.           poi  si  rivolse  e  parve  di  coloro

60.           che corrono a Verona il drappo verde

61.           per la campagna e parve di costoro

62.           quegli che vince non colui che perde

    




1) I N F E R N O - 1fCANTO XIV
Scritto da Gianni il 21/10/2004 16:52:52

LA DIVINA COMMEDIA

di

DANTE ALIGHIERI

I N F E R N O

1) CANTO XIV

1.                Poiché la carità del natio loco

2.                mi strinse raunai le fronde sparse

3.                e rende’ le a colui ch’era già fioco

4.                Indi venimmo al fine ove si parte

5.                lo secondo giron dal terzo e dove

6.                si vede di giustizia orribil arte

7.                A ben manifestar le cose nuove

8.                dico che arrivammo ad una landa

9.                che dal suo letto ogni pianta rimuove

10.           La dolorosa selva l’è ghirlanda

11.           intorno come il fosso tristo ad essa

12.           quivi fermammo i passi a randa a randa

13.           Lo spazzo era una rena arida e spessa

14.           non  d’altra  foggia  fatta  che  colei

15.           che fu da’ piè di Caton già soppressa

16.           O  vendetta  di  Dio  quanto  tu  déi

17.           esser temuta da ciascun che legge

18.           ciò che fu manifesto agli occhi miei!

19.           D’anime nude vidi molte gregge

20.           che piangean tutte assai miseramente

21.           e  parea  posta  lor  diversa  legge

22.           Supin giaceva in terra alcuna gente

23.           alcuna  si  sedea  tutta  raccolta

24.           ed  altra  andava  continuamente

25.           Quella che giva intorno era più molta

26.           e quella men che giaceva al tormento

27.           ma più al duolo avea la lingua sciolta

28.           Sopra tutto il sabbion d’un cader lento

29.           piovean  di  foco  dilatate  falde

30.           come di neve in alpe senza vento

31.           Quali Alessandro in quelle parti calde

32.           d’India  vide  sopra  lo  suo  stuolo

33.           fiamme cadere infino a terra salde

34.           per ch’ei provvide a scalpitar lo suolo

35.           con le sue schiere per ciò che il vapore

36.           me’ si stingueva mentre ch’era solo

37.           tale  scendeva  l’eternale  ardore

38.           o­nde la rena s’accendea com’esca

39.           sotto  focile  a  doppiar  lo  dolore

40.           Senza  riposo  mai  era  la  tresca

41.           delle misere mani or quindi or quinci

42.           iscotendo  da  sé  l’arsura  fresca

43.           Io cominciai: “Maestro tu che vinci

44.           tutte le cose fuor che i demon duri

45.           ch’all’entrar della porta incontro uscînci

46.           chi è quel grande che non par che curi

47.           l’incendio  e  giace  dispettoso  e  torto

48.           sì che la pioggia non par che il maturi?”

49.           E  quel  medesimo  che  si  fu  accorto

50.           ch’io  dimandava  il  mio  duca  di  lui

51.           gridò: “Qual io fui vivo tal son morto

52.           Se Giove stanchi il suo fabbro da cui

53.           crucciato prese la folgore acuta

54.           o­nde  l’ultimo  dì  percosso  fui

55.           o s’egli stanchi gli altri a muta a muta

56.           in  Mongibello  alla  fucina  negra

57.           chiamando:“Buon Vulcano aiuta aiuta!

58.           sì com’ei fece alla pugna di Flegra

59.           e  me  saetti  di  tutta  sua  forza

60.           non ne potrebbe aver vendetta allegra”

61.           Allora  il  duca  mio  parlò  di  forza

62.           tanto ch’io non l’avea sì forte udito:

63.           “O Capaneo in ciò che non s’ammorza

64.           la  tua  superbia  se’  tu  più  punito:

65.           nullo martirio fuor che la tua rabbia

66.           sarebbe al tuo furor dolor compito”

67.           Poi si rivolse a me con miglior labbia

68.           dicendo: “Quel fu l’un de’ sette regi

69.           ch’assiser Tebe ed ebbe e par ch’egli abbia

70.           Dio in disdegno e poco par che il pregi

71.           ma come  io  dissi  lui  li  suoi  dispetti




2) I N F E R N O - f)CANTO XIV
Scritto da Gianni il 21/10/2004 16:52:11

LA DIVINA COMMEDIA

di

DANTE ALIGHIERI

I N F E R N O

2) CANTO XIV

1.                sono al suo petto assai debiti fregi

2.                or mi vien dietro e guarda che non metti

3.                ancor  li  piedi  nella  rena  arsiccia

4.                ma sempre al bosco li ritieni stretti”

5.                Tacendo divenimmo là ove spiccia

6.                fuor della selva un picciol fiumicello

7.                lo cui rossore ancor mi raccapriccia

8.                Quale del bulicame esce il ruscello

9.                che  parton  poi  lor  le  peccatrici

10.           tal per la rena giù sen giva quello

11.           Lo fondo suo ed ambo le pendici

12.           fatt’eran pietra e i margini da lato

13.           perch’io m’accorsi che il passo era lici

14.           “Tra tutto l’altro ch’io t’ho dimostrato

15.           poscia che noi entrammo per la porta

16.           lo cui sogliare a nessuno è negato

17.           cosa non fu dagli tuoi occhi scorta

18.           notabil  come  lo  presente  rio

19.           che sopra sé tutte fiammelle ammorta”

20.           Queste  parole  fûr  del  duca  mio

21.           per che il pregai che mi largisse il pasto

22.           di  cui  largito  m ’ aveva  il  disio

23.           “In mezzo mar siede un paese guasto”

24.           diss’egli allora “che s’appella Creta

25.           sotto il cui rege fu già il mondo casto

26.           Una montagna v’è che già fu lieta

27.           d’acqua e di fronde che si chiamò Ida

28.           ora  è  diserta  come  cosa  vieta

29.           Rea  la  scelse  già  per  cuna  fida

30.           del suo figliuolo e per celarlo meglio

31.           quando piangea vi facea far le grida

32.           Dentro dal monte sta dritto un gran veglio

33.           che tien vôlte le spalle in in vêr Damiata

34.           e Roma guata sì come suo speglio

35.           La  sua  testa  è  di  fin  oro  formata

36.           e puro argento son le braccia e il petto

37.           poi  è  di  rame  infino  alla  forcata

38.           da indi in giuso è tutto  ferro  eletto

39.           salvo che il destro piede è terra cotta

40.           e sta in su quel più che in su l’altro eretto

41.           Ciascuna parte fuor che loro è rotta

42.           d’una fessura che lacrime goccia

43.           le quali accolte foran quella grotta

44.           Lor corso in questa valle si diroccia

45.           fanno Acheronte Stige e Flegetonta

46.           poi sen van giù per questa stretta doccia

47.           infin  là  dove  più  non  si  dismonta

48.           fanno Cocito e qual sia quello stagno

49.           tu il vederai: però qui non si conta”

50.           Ed io a lui: “Se il presente rigagno

51.           si  deriva  così  dal  nostro  mondo

52.           perché ci appar pure a questo vivagno?”

53.           Ed egli a me: “Tu sai che il loco è tondo

54.           e  tutto  che  tu  sii  venuto  molto

55.           pur a sinistra giù calando al fondo

56.           non se’ ancor per tutto il cerchio vôlto:

57.           per  che  se  cosa  n’apparisce  nuova

58.           non dee addur maraviglia al tuo volto”

59.           Ed io ancor: “Maestro  ove  si  trova

60.           Flegetonte e Letè chè dell’un taci

61.           e l’altro di’ che si fa d’esta piova?”

62.           “In tutte tue question certo mi piaci”

63.           rispose “ma il bollor dell’acqua rossa

64.           dovea ben solver l’una che tu faci

65.           Letè vedrai ma fuor di questa fossa

66.           là  ove  vanno  l’anime  a  lavarsi

67.           quando la colpa pentuta è rimossa”

68.           Poi disse: “Omai è tempo da scortarci

69.           dal bosco fa’ che di retro a me vegne

70.           li margini fan via che non son arsi

71.           e sopra loro ogni vapor si spegne”

     




1) I N F E R N O - 1CANTO XIII
Scritto da Gianni il 21/10/2004 16:51:23

LA DIVINA COMMEDIA

di

DANTE ALIGHIERI

I N F E R N O

1) CANTO XIII

1.                Non era ancor di là Nesso arrivato

2.                quando noi ci mettemmo per un bosco

3.                che da nessun sentiero era segnato

4.                Non fronde verdi ma di color fosco

5.                non rami schietti ma nodosi e involti

6.                non pomi v’eran ma stecchi con tosco

7.                Non han sì aspri sterpi né sì folti

8.                quelle fiere selvagge che in odio hanno

9.                tra Cecina e Corneto i luoghi colti

10.           Quivi le brutte Arpie lor nido fanno

11.           che cacciàr delle Strofade i Troiani

12.           con tristo annunzio di futuro danno

13.           Ale hanno late e colli e visi uman

14.           piè con artigli e pennuto il gran ventre

15.           fanno lamenti in su gli alberi strani

16.           Lo buon maestro: “Prima che più entre

17.           sappi che se’ nel secondo girone”

18.           mi cominciò a dire “e sarai mentre

19.           che tu verrai nell’orribil sabbione

20.           Però riguarda bene e sì vedrai

21.           cose che torrìen fede al mio sermone”

22.           Io sentia da ogni parte traer guai

23.           e non vedea persona che il facesse:

24.           per ch’io tutto smarrito m’arrestai

25.           I’ credo ch’ei credette ch’io credesse

26.           che tante voci uscisser tra que’ bronchi

27.           da gente che per noi si nascondesse

28.           Però disse il maestro: “Se tu tronchi

29.           qualche fraschetta d’una d’este piante

30.           li pensier c’hai si faran tutti monchi”

31.           Allor porsi la mano un poco avante

32.           e colsi un ramicel da un gran pruno

33.           e il tronco suo gridò: “Perché mi schiante?”

34.           Da che fatto fu poi di sangue bruno

35.           ricominciò a gridar: “Perché mi scerpi?

36.           Non hai tu spirto di pietade alcuno?

37.           Uomini fummo ed or sem fatti sterpi

38.           ben dovrebb’esser la tua man più pia

39.           se  state  fossim’ anime  di  serpi”

40.           Come d’un stizzo verde che arso sia

41.           dall’un de’ capi che dall’altro geme

42.           e  cigola  per  vento  che  va  via

43.           sì della scheggia rotta usciva insieme

44.           parole e sangue o­nd’io lasciai la cima

45.           cadere e stetti come l’uom che teme

46.           “S’egli avesse potuto creder prima”

47.           rispose il savio mio “anima lesa

48.           ciò c’ha veduto pur con la mia rima

49.           non avrebbe in te la man distesa

50.           ma  la  cosa  incredibile  mi  fece

51.           indurlo ad opra che a me stesso pesa

52.           Ma dilli chi tu fossi sì che in vece

53.           d’alcuna ammenda tua fama rinfreschi

54.           nel mondo su dove tornar gli lece”

55.           E il tronco: “Sì con dolce dir m’adeschi

56.           ch’io non posso tacere e voi non gravi

57.           perch’io un poco a ragionar m’inveschi

58.           Io son colui che tenni ambo le chiavi

59.           del cor di Federico e che le volsi

60.           serrando  e  disserrando  sì  soavi

61.           che dal segreto suo quasi ogni uom tolsi

62.           fede  portai  al  glorïoso  ufizio

63.           tanto ch’io ne perdei lo sonno e i polsi

64.           La meretrice che mai dall’ospizio

65.           di Cesare non torse gli occhi putti

66.           morte comune e delle corti vizio

67.           infiammò contra me gli animi tutti

68.           e gl’infiammati infiammâr sì Augusto

69.           che i lieti o­nor tornâro in tristi lutti

70.           L’animo mio per disdegnoso gusto

71.           credendo col morir fuggir disdegno

72.           ingiusto fece me contra me giusto

73.           Per le nuove radici d’esto legno

74.           vi giuro che giammai non ruppi fede

75.           al mio signor che fu d’onor sì degno




2) I N F E R N O - 2CANTO XIII
Scritto da Gianni il 21/10/2004 16:49:52

LA DIVINA COMMEDIA

di

DANTE ALIGHIERI

I N F E R N O

2) CANTO XIII

1.                E se di voi alcun nel mondo riede

2.                conforti la memoria mia che giace

3.                ancor del colpo che invidia le diede”

4.                Un poco attese e poi: “Da ch’ei si tace”

5.                disse il poeta a me “non perder l’ora

6.                ma parla e chiedi a lui se più ti piace”

7.                o­nd’io a lui: “Domanda tu ancora

8.                di quel che credi che a me satisfaccia

9.                ch’io non potrei tanta pietà m’accora”

10.           Però ricominciò: “Se l’uom ti faccia

11.           liberamente ciò che il tuo dir prega

12.           spirito incarcerato ancor ti piaccia

13.           di  dirne  come  l’anima  si  lega

14.           in questi nocchi e dinne se tu puoi

15.           s’alcuna mai da tai membra si spiega”

16.           Allor  soffiò  lo  tronco  forte  e  poi

17.           si convertì quel vento in cotal voce:

18.           “ Brevemente sarà risposto a voi

19.           Quando si parte l’anima feroce

20.           dal corpo o­nd’ella stessa s’è disvelta

21.           Minòs la manda alla settima foce

22.           Cade in la selva e non l’è parte scelta

23.           ma  là  dove  fortuna  la  balestra

24.           quivi germoglia come gran di spelta

25.           surge in vermena ed in pianta silvestra

26.           l’Arpie pascendo poi delle sue foglie

27.           fanno dolore ed al dolor finestra

28.           Come l’altre verrem per nostre spoglie

29.           ma non però ch’alcuna sen rivesta:

30.           ché non è giusto aver ciò ch’uomo si toglie

31.           Qui le strascineremo e per la mesta

32.           selva saranno i nostri corpi appesi

33.           ciascun al prun dell’ombra sua molesta”

34.           Noi eravamo ancora al tronco attesi

35.           credendo ch’altro ne volesse dire

36.           quando noi fummo d’un romor sorpresi

37.           similmente a colui che venire

38.           sente il porco e la caccia alla sua posta

39.           ch’ode le bestie e le frasche stormire

40.           Ed ecco duo dalla sinistra costa

41.           nudi e graffiati fuggendo sì forte

42.           che della selva rompièno ogni rotta

43.           Quel di nanzi: “Ora accorri accorri morte!”

44.           E l’altro a cui pareva tardar troppo

45.           gridava: “ Lano  sì  fûro  accorte

46.           le gambe tue alle giostre del Toppo”

47.           e poiché forse gli fallia la lena

48.           di sé e d’un cespuglio fece groppo

49.           Di retro a loro era la selva piena

50.           di nere cagne bramose e correnti

51.           come veltri che uscisser di catena

52.           in quel che s’appiattò miser li denti

53.           e in quel dilacerâro a brano a brano

54.           poi sen portâr quelle membra dolenti

55.           Presemi allor la mia scorta per mano

56.           e menommi al cespuglio che piangea

57.           per le rotture sanguinanti invano

58.           “O Jacomo” dicea “da Sant’Andrea

59.           che t’è giovato di me fare schermo?

60.           Che colpa ho io della tua vita rea?”

61.           Quando il maestro fu sopr’esso fermo

62.           disse: “Chi fusti che per tante punte

63.           soffi con sangue doloroso sermo?”

64.           E quegli a noi: “O anime che giunte

65.           siete a veder lo strazio disonesto

66.           c’ha le mie fronde sì da me disgiunte

67.           raccoglietele al piè del tristo cesto

68.           Io fui della città che nel Batista mutò

69.           il primo patrono o­nd’ei per questo

70.           sempre con l’arte sua la farà trista

71.           e se non fosse che in sul passo d’Arno

72.           rimane ancor di lui alcuna vista

73.           quei cittadin che poi la rifondârno

74.           sopra il cener che d’Attila rimase

75.           avrebber fatto lavorare indarno

76.           Io fei giubetto a me delle mie case”  




1) I N F E R N O - 1F) CANTO XII
Scritto da Gianni il 21/10/2004 16:48:17

LA DIVINA COMMEDIA

di

DANTE ALIGHIERI

I N F E R N O

1) CANTO XII

1.                Era  lo  loco  ove  a  scender  la  riva

2.                venim alpestro e per quel ch’ivi er’anco

3.                tal ch’ogni vista ne sarebbe schiva

4.                Qual è quella ruina che nel fianco

5.                di qua da Trento l’Adige percosse

6.                o per tremuoto o per sostegno manco

7.                che da cima del monte o­nde si mosse

8.                al  piano  è  sì  la  roccia  discoscesa

9.                ch’alcuna via darebbe a chi su fosse

10.           cotal  di  quel  burrato  era  scesa

11.           e in su la punta della rotta lacca

12.           l’ infamia  di  Creti  era  distesa

13.           che fu concetta nella falsa vacca

14.           e quando vide noi se stesso morse

15.           sì come quel cui l’ira dentro fiacca

16.           Lo savio mio in vêr lui gridò: “Forse

17.           tu credi che qui sia il duca d’Atene

18.           che su nel mondo la morte ti porse?

19.           Pàrtiti bestia ché questi non viene

20.           ammaestrato dalla tua sorella

21.           ma vassi per veder le vostre pene”

22.           Qual è quel toro che si slaccia in quella

23.           che ha ricevuto già ‘l colpo mortale

24.           che gir non sa ma qua e là saltella

25.           vid’io  lo  Minotauro  fare  cotale

26.           E quegli accorto gridò: “Corri al varco

27.           mentre ch’è in furia è buon che tu ti cale”

28.           Così prendemmo via giù per lo scarco

29.           di quelle pietre che spesso moviènsi

30.           sotto i miei piedi per lo nuovo carco

31.           Io già pensando e quei disse:“Tu pensi

32.           forse a questa rovina ch’è guardata

33.           da quell’ira bestiale ch’io ora spensi

34.           Or  vo’  che  sappi  che  l’altra  fiata

35.           ch’io discesi qua giù nel basso inferno

36.           questa roccia non era ancor cascata

37.           Ma certo poco pria se ben discerno

38.           che venisse Colui che la gran preda

39.           levò a Dite del cerchio superno

40.           da tutte parti l’alta valle feda

41.           tremò sì ch’io pensai che l’universo

42.           sentisse amor per lo quale è chi creda

43.           più volte il mondo in caòs converso:

44.           ed in quel punto questa vecchia roccia

45.           qui ed altrove tal fece riverso

46.           Ma ficca gli occhi a valle chè s’approccia

47.           la riviera del sangue in la qual volle

48.           qual che per violenza in altrui noccia”

49.           O cieca cupidigia o ira folle

50.           che ci sproni nella vita corta

51.           e nell’eterna poi sì mal c’immolle!

52.           Io vidi un’ampia fossa in arco torta

53.           come quella che tutto il piano abbraccia

54.           secondo ch’avea detto la mia scorta

55.           e tra il piè della ripa ed essa in traccia

56.           correan  centauri  armati  di  saette

57.           come solean nel mondo andare a caccia

58.           Vedendoci calar ciascuno ristette

59.           e della schiera tre si dipartiro

60.           con archi ed asticciuole prima elette

61.           e l’un gridò da lungi: “A qual martiro

62.           venite voi che scendete la costa?

63.           Ditel constinci se non l’arco tiro”

64.           Lo mio maestro disse: “La risposta




I N F E R N O - 2F) CANTO XII
Scritto da Gianni il 21/10/2004 16:46:13

LA DIVINA COMMEDIA

di

DANTE ALIGHIERI

I N F E R N O

2) CANTO XII

1.                farem noi a Chiron costà di presso:

2.                mal fu la voglia tua sempre sì tosta”

3.                Poi mi tentò e disse: “Quegli è Nesso

4.                che morì per la bella Deianira

5.                e fe’ di sé la vendetta egli stesso

6.                e quel di mezzo che al petto ci mira

7.                è il gran Chirone il qual nudrì Achille

8.                quell’altro è Foto che fu sì pìen d’ira

9.                D’intorno al fosso vanno a mille a mille

10.           saettando quale anima si svelle

11.           del sangue più che sua colpa sortille”

12.           Noi ci appressammo a quelle fiere snelle

13.           Chiron prese uno strale e con la cocca

14.           fece la barba indietro alle mascelle

15.           Quando s’ebbe scoperta la gran bocca

16.           disse ai compagni: “Siete voi accorti

17.           che quel di retro muove ciò ch’ei tocca?

18.           Così non soglion fare i piè de’ morti”

19.           E il mio buon duca che già gli era al petto

20.           dove le due nature son consorti

21.           rispose: “Ben è vivo e sì soletto

22.           mostrargli mi convien la valle buia

23.           necessità ‘l conduce e non diletto

24.           Tal si partì da cantare alleluia

25.           che mi commise quest’officio nuovo

26.           non è ladron né io anima fuia

27.           Ma per quella virtù per cui io muovo

28.           li passi miei per sì selvaggia strada

29.           dan un de’ tuoi a cui noi siam a pruovo

30.           che ne dimostri là ove si guada:

31.           chè non è spirto che per l’aer vada”

32.           Chiron si volse in su la destra poppa

33.           e disse a Nesso: “Torna e sì li guida

34.           e fa’ cansar s’altra schiera v’intoppa”

35.           Noi ci muovemmo con la scorta fida

36.           lungo la proda del bollor vermiglio

37.           ove  i  bolliti  facean  alte  strida

38.           Io vidi gente sotto infino al ciglio

39.           e il gran centauro disse:“Ei son tiranni

40.           che diêr nel sangue e nell’aver di piglio

41.           Quivi si piangon li spietati danni

42.           Quivi è Alessandro e Dionisio fero

43.           che  fe’  Cicilia  aver dolorosi  anni    

44.           e quella fronte c’ha ‘l pel così nero

45.           e Azzolino e quell’altro ch’è biondo

46.           e Obizzo da Etti il qual per vero

47.           fu spento dal figliastro su nel mondo”

48.           Allor mi volsi al poeta e quei disse:

49.           “Questi ti sia or primo ed io secondo”

50.           Poco più oltre il centauro s’affisse

51.           sopra una gente che infino alla gola

52.           parea che di quel bulicame uscisse

53.           Mostrocci un’ombra dall’un canto sola

54.           dicendo: “Colui fèsse in grembo a Dio

55.           lo cor che in sul Tamigi ancor si cola”

56.           Poi vidi gente che di fuor del rio

57.           tenea la testa ed ancor tutto il casso

58.           e di costoro assai riconobb’io

59.           Così a più a più si facea basso

60.           quel sangue sì che cocea pur li piedi

61.           e quivi fu del fosso il nostro passo

62.           “Sì come tu da questa parte vedi

63.           lo bulicame che sempre si scema”

64.           disse il Centauro “Voglio che tu credi

65.           che da quest’altra a più a più giù prema

66.           lo fondo suo infin ch’ei si raggiunge

67.           ove la tirannia convien che gema

68.           La divina giustizia di qua punge

69.           quell’Attila che fu flagello in terra

70.           e Pirro e Sesso: ed in eterno munge

71.           le lagrime che col bollor disserta

72.           a Rinier da Corneto a Rinier Pazzo

73.           che fecero alle strade tanta guerra”

74.           Poi si rivolse e ripassassi il guazzo  




1) CÀNDĔ IV DÙ MBÌERN
Scritto da Gianni il 18/10/2004 16:32:06

A DEVÈJNA CUMMÈDIE

NDJALÈTTE FRANNENÈJSE

dė

Gianni Latronico

 

 1) CÀNDĔ IV DÙ MBÌERN

1.          Mė rumbèttė l’àldėėnė  andò  la cäpė

2.          dė nu trùėn ssè ffòrt ca mė spamėndàbb

3.          cumè ccė jé rruwugghjätė a l’ėndrasàttė

4.          e l’ùėcchiė rėpusät aggėràbb ddä  attùrnė

5.          drìttė ajjàldė jė mė mėttìbbė a mmėrä fìssė

6.          pė vvėnèj a ccanòsh u lùėk ndò m’acchjävė

7.          Indànd jė m’acchjàbb sòwp ô lėmtòwnė

8.          dė la vàddė dė cùdu dėrrèwp addulurätė

9.          ca  trùėnė  accògghiė  d’ ėnfėnèjtė  wäj

10.     Jérė  chjèjnė  dė  nègghiė ô fùnn e a l’askèwrė

11.     tàndė ca jė chjėcävė la cäpė e l’ùėcchiė nfùnnė

12.     sénza rjèshė a smėccjàrvė  anguàlkè  ccòwsė

13.     “Mô shėnnèjm cquä bbàsh ndò ssù cėcät mùnnė

14.     accumnzòw  u  puwètė  kė nnà fàccė dėėrtė

15.     jė agghja jéss  u  prèjm  e ttù hà jéss u sėcònd”

16.     E jjė ca dù cambjaméndė dė kėlòwrė mė n’addunàbbė

17.     dėcìbb: “Cùmė àgghja fä a vvėnèj kė ttè cė tù trìėmė

18.     ca cùm jé u ssòldė tèw a lė dùbbiė mèj puėrtė kėnfùėrtė?”

19.     E jjìddė a mmė: “L’angòshė dė tùttė ssà pòvra ggéndė

20.     ca stä cquä ssòtt trasparénn mbàccė mė fäscė dėpìngė

21.     kèda pjatätė ca tù cùmè ppajèwrė nmèj pìėnz e ssìėndė

22.     Shjàmėnė ca la strätė jé llògnė e u duwèjrė nė chjämė

23.     Dassè sė mėttèttė e ddassè mė facèttė trasèj

24.     ndòu prèjmėėrchiė ca stä attùrn ô dėrrèwpė

25.     Cquä  sėcòndė  ccè  cca  sė  putja  annasuläj

26.     non  ngérnė  chjàndė  a  l’ėnfòrė  dì  suspèjrė

27.     ca  kèddė  arjė  atèrnė  facìėnė  tùtta  trė

28.     kèss jérė na còwsė ca succėdjė sénz avè dėlèwrė

29.     da pàrtė dėėdd ànėmė ca jérnė jėrànn e assäj

30.     sèja dė crėjatèwrė ca dė fèmmėnė e ddùėmmėnė

31.     Ù bbùėnė mèstrė a mmė: “Tù  non  m’addumànnė

32.     ccè  spìrėtė  so  ckìėstė  ca  mô  stä  cquä vėdénnė?

33.     Mô vògghiė ca tù saccė prėmė dė scė cchjù nnànzė

34.     ca lòrė non facèrn pėccätė e ffìgn cė jàvėnė mìèrėtė

35.     non abbastėnė škìttė pėcké non avèrnė bbattèzzė

36.     ca jé la pòrtė dė la fèjdė andò tù sémbė crèjtė

37.     e ddätė ca nashèrnė prèjmė dù crėstjanèsėmė

38.     non  putèrnė  adurä  débbėtaméndė  a  Ddèj

39.     e  mmìėnzė  a  ckìėssė  ngė sond  ffìgnė jèjė

40.     Pė  ckìėss  ammangànz  e nnò  p’àldrė còwsė

41.     sèjmė  pėrdèwtė  e  škìtt  dė  tàndė  offèjsė

42.     ca sénza spėrànzė vėvèjmė ndòu dėsėdèriė

43.     Jėrànn dėlòwr mė pėggjòw ô côr quànn u sėndìbb

44.     pù fàttė ca canushìbbė a ggéndė dė tàndė valòwrė

45.     k’andò cùdu lìmbė stä nsospèjsė  sénz’avèrnė còlpa  

46.     “Mô m’hà dèjscė mèstr mèj mė l’hà dèjscė ssėgnėrèj”

47.     accumėnzàbbė jèjė pè vvulè jéssė pròpiė sėkėwrė

48.     dė kèda fèjdė ca vèngė sémbė ogn’èrrôwrė

49.     “Assèttė mä qualkèdèwnė o pė mmèrėtė sèwė

50.     o pè mmèrėt dė l’òldė ca pòj dėvėndàssė vėjätė?”

51.     E jjìdd ca capėshèttė ù lėnguàggė mèja cupìėrtė

52.     rėspunnètt: “Appén arrèvät jè jérėėvė dė cquä

53.     quànn ngė vėdìbbė arrėväj a nnù Ddèj puténdė

54.     tùttė  ngurunätė  kė  lė  sègnė  dė  la  vėttòriė

55.     Nnė facètt assè kè jjìdd l’ànėm dù prèjm parénd

56.     u  fìgghiė  d’ Abélė  e  l’ òmbrė  dė  cùdu  Noè

57.     l’ànėmė dė Mosè lėgėslatôwrė e abbudjéndė

58.     Abbräm patrjàrkė e ccùdu jėrànn Dàvìdd rréj

59.     Israélė  kė  l’attänė  e  lė  fìgghiė  sèwė

60.     e ckė Rrakél pė la quäl jìdd tàndė facèttė

61.     e ttànd àldrė assäj e lè ffacètt tuttė vėjätė

62.     e vvògghiė  ca  tu  sàccė  ca  nnanz  a  llòrė

63.     umänė  spìrdė  non  fòrnė  mä    salvätė

64.     Méndrė parlävė no ngérėėmbė p’abbėndàrsė

65.     pėcké avìėma cundėnuä ad attravėrsä la sèlvė

66.     e  ppàrlė  dė  na  sèlvė  chjèjnė  dė  spìrėtė

67.     Non  érė  angòrė  lògnė  la  nostra  strätė

68.     da kèssa vànnė dė la cèjmė quànn vėdìbbė

69.     a nnu fùėkė ca l’émispériė dė jòmbr jėnghėj

70.     Nèw non ìėrmė angòrė dassè ddaràssė

71.     ma  non  tàndė  da  non  putè  vėdèj

72.     ca cudu lùėkė tėnėj ggéndė orrìbbėlė

73.     “ Oj tù k’onôwrė sì dė shjénz e jjàrt

74.     dìscėm cė so ckìėss k’onn tànd o­nurànz

75.     ca da la sòrtė dė l’òldė s’allundànėnė?”

76.     E jjìdd a mmè: “L’onoräta  rėnumànzė




2) CÀNDĔ IV DÙ MBÌERN
Scritto da Gianni il 18/10/2004 16:28:43

A DEVÈJNA CUMMÈDIE

NDJALÈTTE FRANNENÈJSE

dė Gianni Latronico

2) CÀNDĔ IV DÙ MBÌERN

1.          ca dė lòrė sė séndė  angòrė  andò  la  vèjtė

2.          gràzziė acquìst ngìėl ca dassè lė ppòrt nnànz”

3.          Indànd  jè  sėndìbbė  na  vòwscė

4.          “Làudätė  a l ’ aldìssėmė  puwétė

5.          mô tòrn l’òmbra sòw ca sė nnér scèwtė

6.          Quànn la vowscja sôw sė fôw acqujatätė

7.          a  cquàttė  òmbrė  jė  vėdìbbė dė vėnèj

8.          sėmbjànz avìvėnė nnè ttrìstė e nnè allècrė

9.          U  bbùėnė  mèstrė  accumnzôw  a  ddjscė:

10.     “Mèjrė  a  ccùdė  kė  kkèda  spätė mmänė

11.     ca vénė nnànz a ckìėd e ttrèj cumè nnu rréj:

12.     cùdė  jé  Omérė  puwétė  suvränė

13.     l’òldė jé Oràzziė sàtėrė ca stä vėnénn

14.     Ovìdiė jé u tèrzė e l’ùtėmė jé Llucänė

15.     Dätė ca ognèwn tén kė mmè ncomèwn

16.     u nômė dė puwét ca sunô na vôscja sôlė

17.     mė fàscėnė o­nôrė e ddassè fàscėnė bbùėn”

18.     Dassè vėdìbbė unìrsė la bbèlla  scòlė

19.     dė cùdu sėgnôrė dė l’aldìssėmė càndė

20.     ca sôpė a l’òldė cumè nn’àquėlė vòlė

21.     Dòppė raggjunätė tùttė quàndė ônjtė

22.     s’aggėròrnė vèrs dė mè e mmė salutòrn

23.     e u mèstrė mèj dėėssė sė nė prėscjô assä

24.    E cchjù o­nôrė lòrė angòrė mė facèrnė

25.    quànnė m’accugghjèrn mmìėnzė a llòrė

26.    dassè ca jė fùbbė séstė fra tàndė ndèlléttė

27.    Dassè nė scìmmė affìgnė a la lumėnénzė

28.    dėcénnė còwsė ca k’a nno rrėpétė è bbèllė

29.    pėcké a pparlàrnė cquä pò jė m’avàndė

30.    Arrėvàmmė a lėėtė dė nu nòbbėlė castìėdd

31.    kė sséttėėrchjė dė jàldė muragghjèwnė

32.    dėfèjsė  attùrnė  da  na  bbèlla  jumärė

33.    Nèw a passàmm cumè nnù tėrrén assùtt

34.    pė sséttė pòrtė trasìbbė k ckìssė sàggė

35.    arrėvàmmė ndò nu ggjardėjėn verd e ffrìšk

36.    Ngérė ggéndė kė jjòcchiėrė lìndė e ppėsàndė

37.    dė jėrànnė autorėtätė andò lė lòrė sèmbjàndė

38.    parlàvėnė pìckė e ckė nna vôscė aggarbätė

39.    Nn’assìmmė dassè da na vànn a nn’òldė

40.    andò nu lùėkė apìėrt allumunätė e jjàld

41.    dassè ca sė putìėnė vėdè a tùttė quàndė

42.    Drìttė  ddä  sôpė  a  nnu  pudèjrė  vèrdė

43.    mė fòrnė musträtė lė spìrdė jėrànnė

44.    ca jė mė nė préscė škìttė a ppėnzàrcė

45.    Vėdìbbė a Elèttrė kė ttànda cumbàgnė

46.    e mmìėnz a llòrė canuscìbb a Ettėrė a Enéj

47.    a Ccésėrė armätė kė l’òcchiėrė grėfàgnė

48.    Vėdìbbė  a  Ccamìllė  e  a  Ppandasléj

49.    da l’òlda vannė e vvėdìbbė àu rré Latèjnė

50.    ca  kė  la  fìgghja  Lavìniė  stèj  assttätė

51.    Vėdìbbė a Bbrèwtė ca cacciô a Ttarquìniė

52.    a Lėcrézziė a Ggjùliė a Mmàrziė e Ccornègliė

53.    e  škìttė  mpàrt  vėdìbbė  àu  Saladjnė

54.    Dòpp ca jalzàbb nė pìckė dė cchjù l’ùėcchiė

55.    vėdìbbė  àu  mèstrė  dė  kìėdė  ca  sàpėnė

56.    stà assėttätė mmìėnz à famigghiė dì filòsėfė

57.    Tùttė  l’ammìrėnė tùttė o­nôrė llė fàscėnė

58.    ddä vėdìbbė jė sèja a Sòcrėtė k’a Platônė

59.    ca nnànzė a l’òldė cchjù vvėcèjnė lė stònn

60.    a Ddèmòcrėtė ca u mùnn dàu cäsė fäscė nàsh

61.    a Djogènès ad Anassaghėrė e a Ttalétė

62.    a Empèdėclė  a  Rraclétė  e  a  Zzénônė

63.    E vvėdibb a ccùdu bbùėnė accugghėtôrė

64.    dė jèrvė Djoscòrd dèjk e vvėdìbb a Orféj

65.    a Ttùlliė e a Llèjnė e a Ssènėkė morälė

66.    a  Euclèjdė  gèomėtrė  e  a  Ttolomèjė

67.    a Ippocrätė a  Avėcènnė  e  a  Ggaljénė

68.    a Avèrròè u commèndatôrė d’Aristòtėlė

69.    Jė non  pòzzė  parlä  dė  tùttė quàndė lòrė

70.    ma stù stracùrs jé ddassèėgn e mbortànd

71.    ca tànd vòld àu fàttė la paròlė vénė mèjnė

72.    A  sésta  cumbagnjė  ndèw  sė  sėpärė

73.    pė nnòta strätė lu sàggė dèwkė mė ménė

74.    dafòrė dė la quėjétė ndò l’àriė ca trémė

75.    e arrèvė annù pùnd ndò no ngé llèwscė




1) I N F E R N O - CANTO XI
Scritto da Gianni il 18/10/2004 09:55:36

LA DIVINA COMMEDIA

di

DANTE ALIGHIERI

I N F E R N O



CANTO XI

1.                In su l’estremità d’un’alta ripa

2.                che facevan gran pietre rotte in cerchio

3.                venimmo sopra più crudele stipa