LA DIVINA COMMEDIA
di
DANTE ALIGHIERI
I N F E R N O

2f) CANTO XXXIII
1. Quand’ebbe detto ciò con gli occhi torti
2. riprese il teschio misero coi denti
3. che fûro all’osso come d’un can forti
4. Ahi Pisa vituperio delle genti
5. del bel paese là dove il sì suona
6. poi che i vicini a te punir son lenti
7. muovansi la Capraia e la Gorgonia
8. e faccian siepe ad Arno in su la foce
9. sì ch’egli anneghi in te ogni persona
10. chè se il conte Ugolino aveva voce
11. d ’ aver tradita te delle castella
12. non dovei tu i figliuoi porre a tal croce
13. Innocenti facea l ’ età novella
14. novella Tebe Uguccione e il Brigata
15. e gli altri due che il canto suso appella
16. Noi passamm’oltre là ‘ve la gelata
17. ruvidamente un’altra gente fascia
18. non volta in giù ma tutta riversata
19. Lo pianto stesso lì pianger non lascia
20. e il duol che trova in su gli occhi rintoppo
21. si volve in entro a far crescer l’ambascia
22. chè le lacrime prime fanno groppo
23. e sì come visiere di cristallo
24. riempion sotto il ciglio tutto il coppo
25. ed avvegna che sì come d’un callo
26. per la freddura ciascun sentimento
27. cessato avesse del mio viso stallo
28. già mi parea sentire alquanto vento
29. per ch’io: “Maestro mio questo chi move?
30. Non è qua giù ogni vapore spento?”
31. ond’egli a me: “Avaccio sarai dove
32. di ciò ti farà l’occhio la risposta
33. veggendo la cagion che il fiato piove”
34. Ed un de’ tristi della fredda crosta
35. gridò a noi: “ O anime crudeli
36. tanto che data v’è l’ultima posta
37. levatevi dal viso i duri veli
38. sì ch’io sfoghi il dolor che il cor m’impregna
39. un poco pria che il pianto si raggeli
40. Per ch’io a lui: “Se vuoi ch’io ti sovvegna
41. dimmi chi sei: e s’io non ti disbrigo
42. al fondo della ghiaccia ir mi convegna”
43. Rispose adunque: “Io son frate Alberigo
44. io son quel delle frutte del mal orto
45. che qui riprendo dattero per figo”
46. “Oh” diss’io lui “or sei tu ancor morto?”
47. Ed egli a me: “Come il mio corpo stea
48. nel mondo su nulla scienza porto
49. Cotal vantaggio ha questa Tolomea
50. che spesse volte l’anima ci cade
51. innanzi ch’Atropòs mossa le dea
52. E perché tu più volentier mi rade
53. le invetriate lacrime dal volto
54. sappi che tosto che l’anima trade
55. come fec’io il corpo suo l’è tolto
56. da un demonio che poscia il governa
57. mentre che il tempo suo tutto sia volto
58. Ella ruina in sì fatta cisterna
59. e forse pare ancor lo corpo suso
60. dell’ombra che di qua dietro mi verna
61. Tu il dèi saper se tu vien pur mo giuso
62. egli è ser Branca d’Oria e son più anni
63. poscia passati ch’ei fu sì racchiuso”
64. “Io credo” dissi lui “che tu m’inganni
65. chè Branca d’Oria non morì unquanche
66. e mangia e bee e dorme e veste panni”
67. “Nel fosso su” diss’ei “di Malebranche
68. là dove bolle la tenace pece
69. non era giunto ancora Michel Zanche
70. che questi lasciò il diavolo in sua vece
71. nel corpo suo e d’un suo prossimano
72. che il tradimento insieme con lui fece
73. Ma distendi oramai in qua la mano
74. aprimi gli occhi” ed io non gliele apersi
75. e cortesia fu lui esser villano
76. Ahi genovesi uomini diversi
77. d’ogni costume e pien d’ogni magagna
78. perché non siete voi del mondo spersi?
79. Chè col peggiore spirto di Romagna
80. trovai un tal di voi che per sua opra
81. in anima in Cocito già si bagna
82. ed in corpo par vivo ancor di sopra
