Divina commedia
by Gianni
PAOLO E FRANCESCA IN PARADISO
Scritto da Gianni il 31/01/2005 10:08:34

PAOLO E FRANCESCA IN PARADISO

Salvo: “Dante, ora tu mi devi spiegare con che coraggio hai sbattuto Paolo e Francesca nel secondo cerchio dell’inferno, facendoli travolgere da un turbine arroventato e poi  per la pietà ti sei fatto prendere dallo scoramento, dal pentimento e dallo svenimento!

Dante:

1.                “Così  discesi  del  cerchio  primaio

2.                giù nel secondo che men loco cinghia

3.                e tanto più dolor che pugne a guaio

4.                Stavvi Minos orribilmente e ringhia

5.                esamina  le  colpe  nell ’ entrata

6.                giudica e manda secondo che avvinghia

7.                Dico che quando l’anima mal nata

8.                li vien dinanzi tutta si confessa

9.                e quel conoscitor delle peccata

10.           vede qual luogo d’inferno è da essa

11.           Cignesi  con  la  coda  tante  volte

12.           quantunque gradi vuol che giù sia messa

13.           Sempre dinanzi a lui ne stanno molte

14.           vanno a vicenda ciascuna al giudizio

15.           dicono e odono e poi son giù volte

Vuolsi così colà dove si puote / ciò che si vuole e più non dimandare!”

Salvo: Senti, Dante, questa tiritera con me non attacca. Lascia stare Minosse, assumendoti le tue precise responsabilità. Tu sei l’ideatore, il creatore, l’autore di tutta la commedia umana e divina e solo tu puoi fare e disfare quello che ti pare e piace, tanto che in coda ai versi del Canto V hai aggiunto quelli del III, tra l’altro detti da Virgilio. Come tu non sei né Enea né Paolo, così io non sono né Caronte né Gianni.

Dante:

1.    E quale è quei che disvuol ciò che volle

2.    e per nuovi pensier cangia proposta

3.    sì che dal cominciar tutto si tolle

4.    tal mi fec’io in quella oscura costa

5.    perché pensando consumai la impresa

6.    che fu nel cominciar cotanto tosta

Così ora mi dispongo ad ascoltarti, ma solo a causa di Gianni, che devotamente ha tradotto le mie tre cantiche in dialetto ferrandinese, senza capovolgere, cambiare, manomettere, inficiare, come ti sei permesso di fare tu, con la scusa di essere imparziale e di sdrammatizzare con l’ironia. Prima però ascoltiamo il suo parere in merito.

Gianni: Sommo poeta, davanti a te io m’inchino, per l’apprezzamento che ho sempre avuto nei confronti della tua alata poesia, ma ti prego di mostrare a Salvo la tua comprensione, visto che entrambi, di recente, siete scesi agli inferi, con vari cambiamenti, digressioni e licenze poetiche, a danno dei poveri politici. Se mi consenti, gli passo la parola.

Salvo: Caro Dante, per farti perdonare l’alzataccia notturna con la rispettiva scarpinata, in pantofole, su e giù, per i vari cerchi, tutte le bolge dell’VIII cerchio ed oltre, ora devi sentire le mie ragioni una volta per tutte. In nome di Beatrice, ti chiedo di venire incontro al mio desiderio, facendo ora ciò che avresti già dovuto fare allora.

Dante:

1.“O pietosa colei che mi soccorse

2.e tu cortese che ubbidisti tosto

  • alle vere parole che ti porse!
  • 4.    Tu m’hai con desiderio il cor disposto

    5.    sì  al  venir  con  le  parole  tue

    6.    ch’io son tornato nel primo proposto

    7.    Or va’ chè un sol volere è d’ambedue:

    8.    tu duca tu signore e tu maestro”

    Salvo: Ora sì che si comincia a ragionare. Con il tuo permesso, farò volare i due amanti dal II cerchio dell’inferno, fino all’ultimo balzo del purgatorio. Qui si troveranno a loro agio, con gli altri lussuriosi; faranno un’adeguata penitenza e, una volta scontato il loro unico peccato, sempre con il tuo consenso, potranno ascendere al paradiso e godersi le gioie infinite dell’empireo. Dante: Prima ascolta almeno le parole di Francesca da Rimini:

    16.           “O animal grazioso e benigno

    17.           che visitando vai per l’aer perso

    18.           noi che tignemmo il mondo di sanguigno

    19.           se fosse amico il re dell’universo

    20.           noi pregheremmo lui della tua pace

    21.           poiché hai pietà del nostro mal perverso

    22.           Di quel che udire e che parlar vi piace

    23.           noi udiremo e parleremo a vui

    24.           mentre che il vento come fa si tace

    25.           Siede la terra dove nata fui

    26.           sulla marina dove il Po discende

    27.           per aver pace co’ seguaci sui

    28.           Amor che a cor gentil ratto s’apprende

    29.           prese costui della bella persona

    30.           che mi fu tolta e il modo ancor m’offende

    31.           Amor che a nullo amato amar perdona

    32.           mi prese del costui piacer sì forte

    33.           che come vedi ancor non mi abbandona

    34.           Amor condusse noi ad una morte

    35.           Caìna attende chi vita ci spense”

    36.           Queste parole da lor ci fûr pòrte

    37.           Da che io intesi quelle anime offense

    38.           chinai ‘l viso e tanto ‘l tenni basso

    39.           finchè il poeta mi disse: “Che pense?”

    40.           Quando risposi cominciai: “O lasso

    41.           quanti dolci pensier quanto disio

    42.           menò costoro al doloroso passo!”

    43.           Poi mi rivolsi a loro e parla’ io

    44.           e cominciai:“Francesca i tuoi martiri

    45.           a lagrimar mi fanno tristo e pio

    46.           ma dimmi: Al tempo de’ dolci sospiri

    47.           a che e come concedette amore

    48.           che conosceste i dubbiosi desiri?”

    49.           Ed ella a me: “Nessun maggior dolore

    50.           che ricordarsi del tempo felice

    51.           nella miseria e ciò sa il tuo dottore

    52.           Ma se a conoscer la prima radice

    53.           del nostro amor tu hai cotanto affetto

    54.           farò come colui che piange e dice

    55.           Noi leggevamo un giorno per diletto

    56.           di Lancialotto come amor lo strinse

    57.           soli eravamo e senz’alcun sospetto

    58.           Per più fiate gli occhi ci sospinse

    59.           quella lettura e scolorocci il viso

    60.           ma solo un punto fu quel che ci vinse

    61.           Quando leggemmo il disïato riso

    62.           esser baciato da cotanto amante

    63.           questi che mai da me non fia diviso

    64.           la bocca mi baciò tutto tremante

    65.           Galeotto fu il libro e chi lo scrisse

    66.           quel giorno più non vi leggemmo avante”

    Ora spiegami perché vuoi sconvolgere i piani divini e, solo se le tue motivazioni saranno convincenti, potrò esaudire la tua pressante preghiera.

    Salvo: Io sono un pacifista convinto, perciò voglio che i due riposino in pace; detesto le armi, le scaramucce, le guerre di ogni tipo e sono favorevole al motto: “Fate l’amore; non fate la guerra!”. Ammetterai che dal ‘300 ad oggi, con la scienza, la filosofia ed il progresso qualcosa deve pur cambiare, non solo in peggio, ma anche in meglio. Oggigiorno persino la sacra rota annulla il matrimonio per colpa del maschilismo oltranzista e non c’era nessuno al mondo  più maschilista del marito di Francesca. Il loro matrimonio, non liberamente scelto, ma imposto dalle circostanze, risultava inconsistente, perché non consumato, e, solo per questione di tempo, non fu dichiarato nullo di fatto, pur essendo nullo di diritto.  


    Dante
    :

    1.                Al tornar della mente che si chiuse

    2.                dinanzi alla pietà de’ duo cognati

    3.                che di tristizia tutto mi confuse

    4.                nuovi tormenti e nuovi tormentati

    5.                mi veggio intorno come ch’io mi muova

    6.                e come ch’io mi volga e che io guati

    7.                Io sono al terzo cerchio della piova

    8.                eterna maledetta fredda e greve

    9.                regola e qualità mai non l’è nuova

    10.           Grandine grossa e acqua tinta e neve

    11.           per l’aer tenebroso si riversa

    12.           pute la terra che questo riceve

    13.           Cerbero fiera crudele e diversa

    14.           con tre gole caninamente latra

    15.           sovra la gente che quivi è sommersa

    16.           Gli occhi ha vermigli la barba unta ed atra

    17.           e ‘l ventre largo e unghiate le mani

    18.           graffia gli spirti li scuoia ed isquatra

    19.           Urlar li fa la pioggia come cani

    20.           dell’un de’ lati fanno all’altro schermo

    21.           volgonsi spesso i miseri profani

    22.           Quando ci scorse Cerbero il gran vermo

    23.           le bocche aperse e mostrocci le zanne

    24.           non avea membro che tenesse fermo

    25.           e il duca mio distese le sue spanne

    26.           prese la terra e con piene le pugna

    27.           la gittò dentro alle bramose canne

    28.           Qual è quel cane che abbaiando agogna

    29.           e si racqueta poi che il pasto morde

    30.           chè solo a divorarlo intende e pugna

    31.           cotai si fecer quelle facce lorde

    32.           dello demonio Cerbero che introna

    33.           l’anime sì ch’esser vorrebber sorde

    34.           Noi passavam su per l’ombre che adona

    35.           la greve pioggia e ponevam le piante

    36.           sopra lor vanità che par persona

    37.           Elle giacean per terra tutte e quante

    …e tra loro ci metto l’anima di quel Malatesta che, interrompendo, così violentemente, l’idillio di Paolo e Francesca, si macchiò di tutti i mali del mondo e fu causa di ulteriori danni a sé, alla sua famiglia ed al genere umano.

    Salvo: Bravo Dante, così mi piaci ed ora voliamo tutti insieme verso il paradiso!

    Gianni:Stando così le cose, sono felice di unirmi a voi, abbandonando questo mondo falso, corrotto, pieno di menzogne e di inganni. L’amore vince, l’amore trionfa, l’amore impera.

    Dante:

    1.                Nella profonda e chiara sussistenza

    2.                dell’alto  lume  parvemi  tre  giri

    3.                di tre colori e d’una contenenza

    4.                e l’un dell’altro come  Iri  da  Iri

    5.                parea riflesso e il terzo parea foco

    6.                che quinci e quindi egualmente si spiri

    7.                O quanto è corto il dire e come fioco

    8.                al mio concetto! e questo a quel ch’io vidi

    9.                è tanto che non basta a dicer poco

    10.           O luce eterna che sola in te sidi

    11.           sola t’intendi e da te intelletta

    12.           e intendente te ami ed arridi!

    13.           Quella circulazion che si concetta

    14.           pareva in te come lume riflesso

    15.           dagli occhi miei alquanto circonspetta

    16.           dentro da sé del suo colore stesso

    17.           mi parve pinta della nostra effige

    18.           per che il mio viso in lei tutto era messo

    19.           Qual è il geométra che tutto s’affigge

    20.           per misurar lo cerchio e non ritrova

    21.           pensando quel principio o­nd’egli indige

    22.           tale era io a quella vista nuova:

    23.           veder voleva come si convenne

    24.           l’imago al cerchio e come vi s’indova

    25.           ma non eran da ciò le proprie penne

    26.           se non che la mia mente fu percossa

    27.           da un fulgore in che sua voglia venne

    28.           All’alta  fantasia  qui  mancò  possa

    29.           ma già volgeva il mio disiro e il velle

    30.           sì come rota ch’egualmente è messa

    31.           l’amor che move il sole e l’altre stelle.

    gianni.latronico@libero.it

    pgaetani@freemail.it




    “In viaggio con Dante all’infer
    Scritto da Gianni il 27/01/2005 17:16:39

     “In viaggio con Dante all’inferno”
    di SALVO ZAPPULLA

    RECENSIONE di GIANNI LATRONICO

    Avevo appena finito di tradurre le tre cantiche della Divina Commedia, in dialetto ferrandinese, quando mi sono visto sprofondare, dall’empireo del paradiso dantesco al centro dell’inferno di Salvo Zappulla, con tutt’altra musica. L’infernale discesa verticale, di bolgia in bolgia, si faceva sempre più passeggiata orizzontale, di cerchio in cerchio, da Caltanissetta a Catania, dall’Aspromonte alla Sila, da Napoli a Roma, da Milano a Venezia. Sin dalle prime battute ho capito che l’inferno è nel cuore degli uomini, che gli arresti domiciliari sono la sua punizione, che i politici sono la fonte di ogni male terreno e, se non piove, è colpa del governo. Ora come allora, come sempre. Quando il sonno della ragione genera mostri, la politica guazza nel torbido, pesca di tutto, fa il buono ed il cattivo tempo, favorendo gli accoliti, predicando bene e razzolando male, trasportando sulla terra i mali dell’oltretomba. Dalla sottile ironia di Salvo Zappulla non si salva neanche “un critico d’arte che ultimamente si è dato alla politica. Stesso modo di sistemarsi nervosamente i capelli con la mano, stesso modo di sbraitare stravolgendo i lineamenti del viso”.

    La contrapposizione tra la vanità del mondo corrotto e la dignità dell’ascesi morale fa scoccare in lui la scintilla dell’ispirazione, lasciandogli celare il disgusto totale dietro la maschera di un sorriso, nel dialogo tra lui ed il sommo poeta. Due mentalità agli antipodi fanno scintille; due mondi diversi si scontrano; due visioni contrastanti si confrontano nella lucidità dell’ingegno, sviluppando ed approfondendo un pensiero comune nella condanna del male, per il trionfo del bene.


    Tante verità conducono all’inganno e, se la verità del mondo è bruttura e infelicità, le passioni appaiono come una commedia, in cui ride chi deve piangere e piange chi deve ridere, nella perenne inversione dei ruoli, affidati da madre natura e manovrati dalla politica. L’unica difesa dalle mutevoli apparenze è il disprezzo delle vanità terrene, dell’ingordigia umana, della sete insaziabile di potere, rivolgendosi alle verità eterne, alle virtù celesti, ai beni spirituali delle divine immagini dantesche.


    Il punto d’equilibrio del pensiero, della grazia e della poesia sta nella profonda tensione spirituale e nell’immensa pietà umana, davanti alla crudeltà del destino, deciso dai politici, su questa misera valle di lacrime. Il pregio di “In viaggio con Dante all’inferno” consiste nel conferire ad un’esperienza surreale, il valore universale dell’etica dell’arte, con la definitiva condanna del malcostume politico, del rassegnato asservimento allo stesso e nel trionfo finale della vera moralità.                                                        
    Gianni Latronico




    il Quotidiano
    Scritto da Gianni il 26/01/2005 13:23:21

    Pag. 44 - Mercoledì 19 gennaio 2005*

    Cultura e Spettacoli                 il Quotidiano

    II poeta e pittore Gianni Latronico ha tradotto in vernacolo la Divina Commedia

    Dante Alighieri parla ferrandinese

    I primi due canti dell'originale opera editi sulla rivista Boè del Centro Diffusione Arte - Palermo

    di MARIANGELA USANTI

    Una delle illustrazioni di Latronico per la "Divina Commedia"

    FERRANDINA - Chissà, se

    Gianni Latronico ha sogna-

    to mai di incontrare Dante

    Alighieri.Proviamo a imma-

    ginare noi quell'incontro:

    quale sarebbe stata l'espres-

    sione del viso del sommo

    poeta, trovandosi al cospet-

    to di colui il quale aveva

    avuto l'ardire di traghettare

    il suo volgare dalle sponde

    toscane a quelle lucane?

    «Ndòu mmìenz du camèj-

    ne de nòstra véjte je m'ac-

    chiàbbe andò na sélve a l'a-

    schéure ca la derètta sträta

    jére ssemmarréjte...».

    Così, nel pieno rispetto del-

    la struttura m terzine e del

    numero dei versi dell'origi-

    nale, Gianni Latronico apre

    la sua felice versione in dia-

    letto ferrandinese della "Di-

    vina Commedia".

    Ma perché tradurre una

    delle opere più grandi della

    letteratura italiana in dia-

    letto? Probabilmente per of-

    frire una traduzione verna-

    cola del "Divin Poema" alla'

    gente più umile che conosce

    bene solo il proprio dialetto

    e, pur avendo ingegno e gu-

    sto per l'arte, non assimile-

    rebbe mai altrimenti quel

    gran tesoro di dottrina mo-

    rale che è nella "Divina Commedia".

    Il motivo principale, però,

    che ha spinto l'autore a tra-

    durre integralmente l'opera

    (Inferno, Purgatorio e Para-

    diso) del padre della lettera-

    tura italiana è stato il suo

    grande legame con Ferrandina.

    «Ho tradotto l'opera del

    grande poeta fiorentino - ha

    spiegato   La-

    tronico - im-

    piegando   il

    dialetto della

    mia infanzia,

    un dialetto ar-

    caico che ri-

    manda alle ori-

    gini. Andando

    via dal mio

    paese e allon-

    tanandomi dai

    miei affetti e

    dai luoghi in

    cui ho vissuto

    la mia fanciul-

    lezza, mi sono

    sentito un po'

    come Dante co-

    stretto a lascia-

    re la sua Firen-

    ze per ragioni

    politiche. Ho

    lavorato circa

    quattro mesi

    per tradurre

    interamente

    l'opera; i primi

    due canti del-

    l'Inferno sono stati già pub- ]

    blicati su "Boè", rivista d'ar-

    te a diffusione mondiale. E'

    nelle mie intenzioni, inoltre,

    fare un ed rom per traman-

    dare questo mio lavoro».

    Gianni Latronico, poeta e

    pittore, è celebre nell'am-

    biente artistico sia grazie al-

    le numerose recensioni ese-

    guite per famosi artisti, sia

    per la sua originale creati-

    vità concretizzata ultima-

    mente con l'arte virtuale.

    Nato a Ferrandina, vive ed

    opera tra Castellaneta e Ma-

    tera. Ha conseguito la Lau-

    rea, in Lingue e Letterature

    Straniere,    all'Università

    Bocconi di Milano, con la te-

    si    di    laurea,    in

    Tedesco: "Wolfgang    Bor-

    cherts Leben und Werk''.

    Le sue opere di pittura,

    poesia, recensioni sono sta-

    te inserite in tutte le edizio-

    ni dell'Alba di Ferrara, in

    "Art" Leader, nei cataloghi

    dell'Expo-Arte di Bari, nelle

    enciclopedie "Elite", "No-

    vart" di Novara, "Autori

    Contemporanei" di Ferrara

    ed in vari giornali, catalo-

    ghi, antologie, libri d'Arte.

    Ha presentato mostre, illu-

    strato libri, scritto mono-

    grafie di vari artisti, quali:

    Guerricchio,     Linzalata,

    Fraccalvieri, De Pasquale,

    Dota, Cavalluzzo, Rody, Sa-

    velli, Martinelli. Ha pubbli-

    cato i florilegi di pittura e

    poesia, quali "Ferrandina

    tra penna e pennello", "Io

    sto con la natura", "Lame di

    luce verso la forma". Ha

    partecipato a concorsi lette-

    rari, convegni, mostre, con-

    seguendo sempre il consenso

    so della critica ed il plauso

    del pubblico.


    «Una sorta di ambiguità

    espressiva, partecipe del mi-

    stero della natura - ha detto

    di lui Nicola Bamabà - sem-

    bra caratterizzare, fin dal

    principio, l'arte di Gianni

    Latronico, pittore e poeta lu-

    cano. Siamo - ha proseguito

    - al di là delle apparenze e

    delle articolazioni conven-

    zionali, lontani dalla super-

    ficie esteriore delle cose e

    delle vanità della siepe ter-

    rena. Uno scandaglio ani-

    mato da un avvertimento

    dei meccanismi profondi

    dell'esistenza, di cui l'uomo,

    è partecipe, oltre la realtà

    quotidiana, all'interno dei-

    ritmi naturali e inconsci i

    della vita. Egli sente il biso-

    gno di recuperare un ordi-

    ne nell'espressione, di rian-

    nodare l'arte alla vita, stori-

    camente,   filosoficamente,

    oltre che come espressione

    privata e contingente, quale

    demiurgo delle idee pure».

    Mariangela Lisanti




    La Nuova Basilicata
    Scritto da Gianni il 26/01/2005 13:17:10


     Pag. 37

    Sabato 15 gennaio 200

    CULTURA • SPETTACO

    C.da Iscalunga s.s. 93

    Tei. 0971/88479 pbx

    85020 F1LIANO (PZ) MATERA E PROVINCIA

     

    II Sommo poeta tradotto in dialetto ferrandinese

     

    A curare la particolare edizione della Divina Commedia, Gianni Latronico

     

    'A devèjna cummèdie 'ndjalette frannenèise'

    è il titolo del lavoro del professore che ha

    pubblicato anche un bimestrale di

    informazione artistica e culturale

     

    Articolo di CARLO ABBATINO

     

    MATERA - Gianni Latronico

    professore di Ferrandina che

    vive a Matera dal 1970, ha

    tradotto in dialetto ferrandi-

    nese la Divina Commedia "A

    devèjna cummèdie 'ndj alette

    frannenèise". Il suo augurio

    è quello che il suo dialetto

    possa conseguire la stessa

    diffusione nazionale del lin-

    guaggio di Dante Alighieri.

    Questi i primi tré versi nella

    cadenza dialettale ferrandi-

    nese del 1° cànde dù mbìern:

    "Ndòu mnuenz du caméinde

    nòstra véjte/je m'acchiabbe

    andò na sélve a l'aschéure/ca

    la derètta strata jère ssem-

    marréjte".

    Il professore ha

    realizzato il sito 3. Divina

    Commedia. Il periodico bime-

    strale di informazione arti-

    stica e culturale, ha pubblica-

    to i primi due canti dell'In-

    ferno JMatera non valuta ade-

    guatamente l'arte di Gianni

    Latronico, professore laurea-

    to alla Bocconi di Milano che

    da sempre si occupa di sag-

    gistica, pittura, scultura e

    poesia visiva, a livello inter-

    nazionale, riscuotendo suc-

    cessi di pubblico e di critica

    in ogni dove il 14 febbraio

    riceverà, per i meriti artisti-

    ci, una targa d'oro con la no-

    mina di Cavaliere Accademi-

    co al tradizionale Veglionis-

    simo dell'Arte, festa di San

    Valentino, Patrono della città

    di Terni. L'Associazione Se-

    mata ha inserito le sue opere

    virtuali e le sue poesie visive

    nella mostra itinerante "Car-

    ta Incanta" alla Galleria Co-

    munale Castello Aragonese

    di Tarante con vari artisti. A

    Matera ha partecipato alla

    mostra collettiva al Palazzo

    Lanfranchi; .4 quadri di pit-

    tura virtuale, di sua esclusi-

    va invenzione, senza il meri-

    tato riconoscimento!

    Eppure

    a questa sua nuova corrente

    artistica si sono interessati,

    con periodiche pubblicazioni,

    in sette lingue, prestigiosi si-

    ti quali: www.monterossoca-

    labro.com, www.dimensio-

    nearte.it, www.speakerscor-

    ner.it, www.basilicatanet.it,

    www.libreriarizzoli.it, www.

    diablogando.it. 2. Sensazioni

    Visive -3. Divina Commedia –

    4. Arte Totale.

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    talia non solo sulla rivista

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    che, Art leader. Elite, La Fe-

    nice, La Rassegna, Quadri &

    sculture e in Stile, in prima

    pagina con Vittorio Sgarbi,

    rispettivamente per gli arti-

    sti di Pisa Gloria Savelli e

    Mario Rodio.

    Carlo Abbatino




    1d) CÀNDĔ V DÙ MBÌERN
    Scritto da Gianni il 12/01/2005 09:14:28

    A DEVÈJNA CUMMÈDIE

    NDJALÈTTE FRANNENÈJSE

    dė Gianni Latronico

    1d) V CÀNDĔ DÙ MBÌERN

    1.          E ffò ddassë ca jë shėnnìbb dàu prèjmėėrchiė

    2.          andò u sėcòndė ca jé nnė pìcca cchjù zzėnìnn

    3.          ma tandė cchjù jjėrànn dė dėlòwrė e wwäj

    4.          Ngé Mmėnòssė orrìbbėlménd k’arrìnghjė

    5.          asamėnèjscė lė pėccätė a la shėnnèwtė

    6.          ggjùdėkė e ccundànn sėcònd k’avvìnghjė

    7.          Dèjkė  ca  quannė  l’ànėma  mälnätė

    8.          llė vénė kė nnanzė tùtta sė cumbéss

    9.          e ccùdu canushėtòwrė dė lė pėccätė

    10.     vèjtė quälėėkė a  jjèddė lė tòckė

    11.     s’atturcìgghjė kė la còwt tanda vòld

    12.     kė cquànd gräd a vòl scėttä abbàsh

    13.     Kė nnànz a jjìdd nė stònn sémb assäj

    14.     aspéttėn la vèscėt kė shè àw ggjudìzziė

    15.     dėvaljèshėn annasulèshėn e sò mėnät abbàsh

    16.     « Oj tù ca tė nėėnė àu dulurèws spìzziė »

    17.     dėcèttė Mėnòssė a mmè quànnė mė vėdèttė

    18.     abbėndànnėsė nė pìckė da ccè cca stèja facénn

    19.     « wàrdė a ccùmė träsė e ddė cė tė stä fėdànn

    20.     sénza fàrt ngannä dàu pėrtèwsė allarjätė »

    21.     E u dèwca mèj a jjìdd: «Pėcké jėrèjt angòrė?

    22.     Nan éss dė mbėdėménd au sùa camèjn dėstėnät

    23.     dassè vulètt ddä andò sė pòt fäj e sfäj

    24.     ccènga sė vòl e cchjù non addumannànn”

    25.     Mò accuménzėnė lė wäj dulìėnd

    26.     a ffàrmėsė séndė mò so vvėnèwtė

    27.     ddä ndò tànda chjàndė m’addėlòwrė

    28.     Jè vėnìbb nlùėk d’ognè llèwshė mèwt

    29.     runzulèws cumè nnu märė ndėmbést

    30.     ca da vìėnd cundràriė jé ccumbattèwt

    31.     A bbufér dù mbìėrn ca non sė fèrma mä

    32.     amménė lė spìrdė kė la sèwa rapëjnė:

    33.     vuldànnė e vvatténnė l’ammėnàzzė

    34.     Quànnė arrìvėnė nnànzė a la ruwèjn

    35.     oj ccé strëjt ccé cchjànd e ccé lamìėnd

    36.     ddà stònn a jjastmä u vėrtèwtė dė Ddëj

    37.     Dassë capshìbb k’a nnu sìmėl turmìėnd

    38.     jérnė dannätė lė pėccatëwrė carnälė

    39.     ca mèttėnė u cėrvìėdd sòtt àu talénd

    40.     E ccùm lė sturnìėdd allarjėn lė shìėdd

    41.     quànn fäscė frìdd a shäm làriė e cchjëjn

    42.     dassë facëj cùdu fjät kė lė spìrd malìgnė

    43.     Da cquä ddä ssòtt ca sòwp l’amménė

    44.     nėshëwna spėrànzė lė ckėmbòrtė mäj

    45.     non d’abbìėnd ma dė cchjù ppìcca pénė

    46.     E ccumè lė grùj sė nė vònn ciacjànn

    47.     facénn ndò l’àriė na fèjla lògna lògnė

    48.     dassë vvėdìbb arrėvä ndò lė lamìėnd

    49.     l’òmbrė ammėnätė nnànz da la fòdd:

    50.     e ttànn dėcìbb: “U mèstr cė sò cchìėda

    51.     génd ca u gnèwrėfèwm dassë castjèjscė?”

    52.     “La prëjmė dė chìėd ca tù dëjscė ca vùjė

    53.     vėnëj a ccanòshė” mė dėcètt jìdd tànn

    54.     “fòw mbėratrëjscė dė tànda fafèllė

    55.     Au vìzziė dà lussùriė fòw dassë rròttė

    56.     ca lècėtė facèttė l’ėllècėtė nsùa lèggė

    57.     pè lluwä lė škėngjùriė còndrė dė jèddė

    58.     E jjé Ssamėràmėdė dė la quälė sė léscė

    59.     ca succėdètt a Nnëjnė e ffòw ssëwa zèjtė

    60.     tėnèttė la tèrrė ca u Suldänė curréscė

    61.     L’òldė jé cchèdė ca s’accėdètt amuròwsė

    62.     e rrumbèttė la fèjtė a l’ànėmė dė Sėkéj

    63.     e ppò ngè Ccléopàtrė a lussurjòwsė

    64.     Mò vèjt a Jjèlėnė pė la quäl tànd bbrùtt

    65.     tìėmbė passòw e vvèjtė u jėrànn Akìll

    66.     k’a la fèjn kė l’amòwr scètt a ccumbàtt

    67.     Vèjt a Ppàrd a Ttrėstän” e cchjù ddė mìll

    68.     jòmbrė mė numėnòw accénnànnėl cù disht

    69.     ca pė ttròpp amòwrė pėrdèrnė la vëjta lòrė

     




    2d) CÀNDĔ V DÙ MBÌERN
    Scritto da Gianni il 12/01/2005 09:11:40

    2d) V CÀNDĔ DÙ MBÌERN

     

    1.          Doppė ca jè sėndìbbė a lu mja duttòwrė

    2.          numunä lė fèmmėn andèjk e lė cavalìėrė

    3.          tàndė fòw la pjatätė ca mė sėndìbb mäl

    4.          Jė accumėnzàbbė: “Wé u puwét vulėndìėr

    5.          jė vulja parlä kė ckìėd é ddėw ca vònn ownèjt

    6.          dassè llìėggė ca sė fàscėnė traspurtä dàu vìėnd”

    7.          E jjìdd a mmë: “Tù l’ha vėdèj quànn ònna jéss

    8.          chjù vvcèjnė e ttànn t’ha putè rėvòlgė a llòrė

    9.          pë ccùd amòwr ca l’ammén e llòr ònna vėnèj

    10.     Appénė lė cchjcòw u vìėnd vèrsė dė nèw

    11.     assìbb la vòwscė kè ddëjsc: “Oj ànėm affannät

    12.     vėnëjt a pparlä kë nnëw ca nėshëwn v’ù mbdìshė!”

    13.     Cumè ddù palùmm chjamät da nu fòrt dėsėdèriė

    14.     kė lė shìėdd jalzät e ffèrm ò cèndr dù dòlge nëjt

    15.     vòlen ndò l’arie annùtt cquä dà fòrz dà vulundäte

    16.     lòre assèrne da kèda mòrrė andò ngé Ddėdòwnė

    17.     andò nëw vėnénnė kë l’àrja malìgnė

    18.     tàndė fòw fòrtė l’amurèvėlė rėchjämė

    19.     “O jòmmėn aggrazzjätė e aggarbätė

    20.     tù ca vä vėsėtànne ndò kèss’àrja pèrs

    21.     a nnëw ca tėngìmm u mùnn dė sàgnė

    22.     cė nė fòssė amëjke u rréj de l’unevèrs

    23.     nëw l’avrìmma prėjä pė la tėwa päscė

    24.     dät ca tė dspjäsce mäl nùstr pėrvèrs

    25.     Dė ccènga vė pjäsce sénd dė parläj

    26.     nėw v’àmm annasuläj e vv’àmma parläj

    27.     omméndr ca cquä bbàsh non mén vìend

    28.     Sė jàcchjė la tèrrė andò jè nashìbbė

    29.     a la marëjnė andò shènnė u Ppò

    30.     p’acchjä päsce kė lė sëw affluwénd

     

    31.     L’amòwr ca s’avvecëjn ò còrė ggėndëjlė

    32.     pėgghjòw a jjìdd dė la bbèlla prėsénzė

    33.     ca mė fòw luwätė nmòd k’angòr m’affénn

    34.     L’amòwr k’à nnėshëwn amät amä pėrdòwn

    35.     me pėgghjòw dė jìdd nu pjacèjr dassë ffòrt

    36.     ca cùmė vëjtė angòrė no mm’abbandòwnė

    37.     L’amòwr ne rėcugghjèttė k’a stèssa mòrtė

    38.     Cajëjnė aspétt a ccùdė ca nė luwò la vëjtė

    39.     Chjìėssė paròlė da lòre nė fòrnė dìttė

    40.     Quannė sėndìbbė a ckìėdd ànėm offèjsė

    41.     abbashàbb la fàccė e ttànd a tenìbb vash

    42.     affìgnė ca u puwétė mė dėcètt:”A ccè ppìėnz?”

    43.     Quann lė rėspunnìbb accumėnzàbb:”Ccè ppėccätė

    44.     quànda pėnzìr dùlgė e cquànda dėsėdèriė

    45.     mėnòw a ckìess e ddëw au dulurëwsė pàssė!”

    46.     Pò mė rėvulgìbb a  llor e pparlàbb jëjė e dassë

    47.     accumėnzàbbė: “ Frangèskė lė tëwa martìriė

    48.     mė fàscėnė chjàngė e mmė fàscėnė ammurjäj

    49.     Mò m’ha dëjscė: a lėėmb dì dùlgė suspëjrė

    50.     cùmė fòw ca s’appėzzėcòw a fascédd dė l’amòwrė

    51.     e accumunzàst a ssénd l’anguėnëj du dėsėdèriė?”  

    52.     E jjèdd a mmè : No ngé ddėlòwrė cchjù jjėrànn

    53.     dė cùdė d’arrėcurdàrsė du tìėmbė fėlëjscė

    54.     ndà mėsèriė e u säpė fìgnė lu tëwa duttòwre

    55.     Ma se a ccanòshė la prëjma ràrėkė

    56.     dė l’amòwrėestre tù ngëėnė tàndė

    57.     tė l’agghja dëjscė cumè ccė chjàngė e ppàrlė

    58.     Nëw stìmmė lėscénnė nu jùėrnė pë ppassatìėmb

    59.     dė Langėllòttė cùmė fòw ca l’amòwrė lu strėngètt

    60.     Nëw jìėrm sëwl sëwl e ssénza anghëwn suspétt

    61.     Cchjù e cchjù vvòldė l’òcchiėrė andò l’òcchiėrė

    62.     a ffòrz dė léscė cudu lìbbrė nė sculuròw la faccė

    63.     ma shkìttė a nnu pùndė nė succėdèttė u fàttė

    64.     e ffòw quànn lėscénnė nė vėnètt a rėsaréddė

    65.     e ckė la skëwsė dė nu wäsė dė cùdd òmmėn amànd

    66.     e ccùss ca mä e ppò mä da mèj addà jéssė sėparätė

    67.     mė wasòw la vòckė a mmëj ca tėnëj u trumulìzz

    68.     Jalėjòtė fò u lìbbrė e ffìgnė cudė ca lu scrėvèttė

    69.     da cùdu jùėrnė nëw no ngė lėscìmm nnànzė” 

    70.     Omméndrė ca nu spìrdėėssė scëja dėcénnė

    71.     l’òlde chjangëj dassë ffòrt ca jë pù dėspjacèjrė    

    72.     vėnìbbė mèjnė fàcca jė stèss propiė kė murëjė

    73.     e azzuppàbbė ndèrrė cumè nnu cùėrpėėrtė




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