Divina commedia by Gianni
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ONORE AL MERITO
Scritto da Gianni il 31/01/2007 10:26:28

> Gentile Professore, > Come redazione del tgr basilicata,siamo interessati a realizzare un > servizio sulla Sua traduzione della Divina Commedia in dialetto di > Ferrandina, da trasmettere nel corso del nostro appuntamento del sabato, > il Settimanale. > La prego di farmi sapere al piu presto se questa proposta La interessa > Cordialmente > Beatrice Volpe  Caro papà, tu non sei mai solo. Come potresti? Non senti che io sono già lì? Parli spesso di me, il che vuol dire che sono presente nella tua vita. A me succede sempre di sentire te e mamma, mi basta chiudere gli occhi e riesco a immaginare i vostri visi, a sentire le vostre voci, ad ascoltare i vostri consigli. Non sei solo anche perché cè tanta gente che ti stima, che ti ammira e questo vuol dire molto. Io e Andrea siamo immensamente felici di questa opportunità, non perché tu ne abbia bisogno, ma perché contribuisce a diffondere il tuo impegno culturale, a spargerlo nelle case della gente. La televisione ha un potere grandissimo proprio per questa capacità di amplificare. Immagino già tutti i ferrandinesi, invidiosi e non, che si sentiranno orgogliosi del fatto che una simile impresa sia stata compiuta proprio nel loro dialetto. Vedrai, sarà un successo. E chissà che io non riesca a raggiungerti in seguito per raccogliere gli applausi insieme a te!

Intanto è sorprendente come tu sia stato capace di coniugare la spontaneità del dialetto con la struttura complessa della Divina Commedia. E stato quasi un regalo fatto alla tua terra, un voler restituire una dignità letteraria alla tua prima lingua, e contemporaneamente un voler divulgare un capolavoro della letteratura nazionale in un contesto locale. In fondo la lingua dialettale e il poema dantesco hanno molti elementi in comune, in primis la ricchezza di metafore, il ricorso frequente ai simbolismi, la musicalità della parola e degli interi costrutti... Mi raccomando, fatti dare un dvd delle riprese, perché non voglio perdermi neppure un secondo del tuo intervento! Sono orgogliosa di te! Nonostante sia ormai unadulta anchio, continui ad essere per me un esempio da seguire, una persona da ammirare, un padre di cui andar fiera. A presto my

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Tanto gentile
Scritto da Gianni il 30/01/2007 12:02:20
Tanto Gentile
 A Vjatrëjscë dë Dante Alighieri
Tànda ggëndëjlë e ttànd onésta pärë a dònna mèj quànn jèdd a l’òldë salëwtë k’ognè llègnë dëvéndë trëmànnë mëwtë e l’òcchjërë nò ngë la fàscën a wardàrlë Jèddë së në vä sëndénnësë dë lawdäjë bbënignaméndë d’umëltätë vëstëwtë e pärë ca sëja na còwsa vënëwtë da ‘ngìëlë ‘ndèrr a mëràquël musträ Së mòstrë dassë pjacénd a cë la mëjrë ca dä kë l’òcchjërë na dulgèzzë ‘ngòrë ca ‘ndénnë nòn la pòtë cë nòn la pròvë e ppärë k’a ffjòwrë dë làbbrë së mòvë nu spìrdë dòlgë chjëjnë d’amòwrë ca vä dëcénnë a l’ànëmë: Suspëjrë! 
Traduzione in ferrandinese di Gianni Latronico
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Inferno: Canto XXII
Scritto da Gianni il 17/01/2007 11:47:58
Inferno: Canto XXII Nel XXII Canto dell’Inferno si parla ancora della V bolgia, dell’VIII cerchio, dei barattieri. Rassegnato alla compagnia dei diavoli, Dante osserva il lago di pece bollente, dove i barattieri, per alleviare le loro pene, si affacciano di tanto in tanto, immergendosi subito, al passaggio dei demoni. Uno dei peccatori, che non ha fatto in tempo a tuffarsi, è afferrato da Graffiacane e graffiato da Rubicante. Esortato dal discepolo, Virgilio gli chiede chi sia e quello gli risponde di essere di Ciampolo di Navarra e di essere stato al servizio di Tebaldo, alla cui corte, egli si macchiò di baratteria. Mentre parla, uno dei diavoli gli lacera le membra e, protetto da Barbariccia, può rispondere alla seconda domanda di Virgilio e cioè di essere sotto la pece con frate Gomita e Michele Zanche. Sorta una zuffa tra i diavoli, i due poeti ne approfittano, per proseguire il loro viaggio da soli.
 La Divina Commedia di Dante Alighieri Canto XXII dell’Inferno
1. Io vidi già cavalieri muover campo 2. e cominciare stormo e far loro mostra 3. e tal volta partir per loro scampo
4. corridor vidi per la terra vostra 5. o Aretini e vidi gire gualdane 6. ferir torneamenti e corre giostra
7. quando con trombe e quando con campane 8. con tamburi e con cenni di castella 9. e con cose nostrali e con istrane :
10. né già con sì diversa cennamella 11. cavalier vidi muovere né pedoni 12. né nave a segno di terra o di stella
13. Noi andavam con li dieci dimoni 14. ahi fiera compagnia! Ma nella chiesa 15. con santi ed in taverna co’ ghiottoni
16. Pure alla pegola era la mia intesa 17. per veder della bolgia ogni contegno 18. e della gente che dentro v’era incesa
19. Come i delfini quando fanno segno 20. ai marinar con l’arco della schiena 21. che s’argomentin di campar lor legno
22. talora così ad alleggiare la pena 23. mostrava alcun dei peccatori il dosso 24. e nascondeva in men che non balena
25. E come all’orlo dell’acqua d’un fosso 26. stanno i ranocchi pur col muso fuori 27. sì che celano i piedi e l’altro grosso:
28. si stavan d’ogni parte i peccatori 29. ma come s’appressava Barbariccia 30. così si ritraeano sotto i bollori
31. Io vidi ed anco il cor me n’accapriccia 32. uno aspettar così com’egli incontra 33. che una rana rimane ed altra spiccia
34. e Graffiacan che gli era più d’incontra 35. gli arroncigliò le impegolate chiome 36. e trassel su che mi parve una lontra
37. Io sapea già di tutti e quanti il nome 38. sì li notai quando furono eletti 39. e poi che si chiamâro attesi come
40. “ O Rubicante fa’ che tu gli metti 41. gli unghioni addosso sì che tu lo scuoi” 42. gridavan tutti insieme i maledetti
43. Ed io: “ Maestro mio fa’ se tu puoi 44. che tu sappi chi è lo sciagurato 45. venuto a man degli avversari suoi ”
46. Lo duca mio gli si accostò allato 47. domandollo ond’ei fosse e quei rispose: 48. “Io fui del regno di Navarra nato
49. Mia madre a servo d’un signor mi pose 50. chè m’avea generato d’un ribaldo 51. distruggitore di sé e di sue cose
52. Poi fu’ famiglio del buon re Tebaldo 53. quivi mi misi a fare baratteria 54. di che io rendo ragione in questo caldo”
55. E Ciriatto a cui di bocca uscia 56. d’ogni parte una sanna come a porco 57. gli fe’ sentire come l’una sdrucia
58. Tra male gatte era venuto il sorco 59. ma Barbaroccia il chiuse con le braccia 60. e disse: “State in là mentr’io lo inforco”
61. Ed al maestro mio volse la faccia: 62. “Domanda” disse “ancor se più desii 63. saper da lui prima ch’altri il disfaccia”
64. Lo duca dunque: “Or di’ degli altri rii 65. conosci tu alcuno che sia latino 66. sotto la pece?” E quegli: “Io mi partii
67. poco è da un che fu di là vicino 68. così foss’io ancor con lui coperto 69. ch’io non temerei unghia né uncino!”
70. E Libicocco: “Troppo avem sofferto” 71. disse e presegli il braccio col ronciglio 72. sì che stracciando ne portò un lacerto
73. Draghignazzo anco i volle dal di piglio 74. giuso alle gambe:onde il decurio loro 75. si volse intorno intorno con mal piglio
76. Quand’ elli un poco rappaciati fôro 77. a lui che ancor mirava sua ferita 78. domandò il duca mio senza dimoro:
79. “Chi fu colui da cui mala partita 80. di’ che facesti per venire a proda?” 81. Ed ei rispose : “ Fu frate Gomita
82. quel di Gallura vasel d’ogni froda 83. ch’ebbe i nimici di suo donno in mano 84. e fe’ lor sì che ciascun se ne loda:
85. denar si tolse e lasciolli di piano 86. sì com’ei dice e negli altri uffici anche 87. barattier fu non picciol ma sovrano
88. Usa con esso donno Michel Zanche 89. di Logodoro e a dir di Sardigna 90. le lingue lor non si sentono stanche
91. O me! Vedete l’altro che digrigna : 92. io direi anco ma io temo ch’ello 93. non s’apparecchi a grattarmi la tigna”
94. E il gran proposto volto a Farfarello 95. che stralunava gli occhi per ferire 96. disse: “ Fatti in costà malvagio uccello”
97. “ Se voi volete vedere o udire ” 98. ricominciò lo spaurato appresso 99. “Toschi o Lombardi io ne farò venire
100. Ma stien i Malebranche un poco in cesso 101. sì ch’ei non teman delle lor vendette 102. ed io sedendo in questo loco stesso
103. per un ch’io son ne farò venir sette 104. quand ’ io suffolerò com’è nostr ’ uso 105. di fare a lor che fuori alcun si mette”
106. Cagnaccio a cotal motto levò il muso 107. crollando il capo e disse: “Odi malizia 108. ch’egli ha pensata per gettarsi giuso”
109. Ond’ei ch’avea lacciuoli a gran dovizia 110. rispose: “ Malizioso sono io troppo 111. quand’io procuro a’ miei maggior tristizia!”
112. Alichin non si tenne e di rintoppo 113. agli altri disse a lui: “ Se tu ti cali 114. io non ti verrò dietro di galoppo
115. ma batterò sopra la pece l ’ ali 116. lascici il collo e sia la ripa scudo 117. a veder se tu sol più di noi vali”
118. O tu che leggi udirai nuovo ludo! 119. Ciascun dall’altra costa gli occhi volse 120. quei prima ch’a ciò fare era più crudo
121. Lo Navarrese ben suo tempo colse 122. fermò le piante a terra ed in un punto 123. saltò e dal proposto lor si sciolse
124. Di che ciascun di colpa fu compunto 125. ma quei più che cagion fu del difetto 126. però si mosse e gridò:“Tu se’ giunto!”
127. Ma poco i valse chè l’ale al sospetto 128. non potero avanzar quegli andò sotto 129. e quei drizzò volando suso il petto:
130. non altrimenti l ’ anitra di botto 131. quando il falcon s’appressa giù s’attuffa 132. ed ei ritorna su crucciato e rotto
133. Irato Calcabrina della buffa 134. volando dietro gli tenne invaghito 135. che quei campasse per aver la zuffa
136. E come il barattier fu disparito 137. così volse gli artigli al suo compagno 138. e fu con lui sopra il fosso ghermito
139. Ma l’altro fu bene sparvier grifagno 140. ad artigliar ben lui e ambedue 141. cadder nel mezzo del bollente stagno
142. Lo caldo sghermitor subito fue 143. ma però di levarsi era niente 144. sì avevano invescate l’ale sue
145. Barbariccia con gli altri suoi dolente 146. quattro ne fe’ volar dall’altra costa 147. con tutti i raffi ed assai prestamente
148. di qua di là discesero alla posta 149. porser gli uncini verso gl’impaniati 150. ch’eran già cotti dentro dalla crosta
151. e noi lasciammo lor così impacciati
 A Dëvëjna Cummédjë dë Gianni Latronico Cànd XXII du ‘Mbìërn
1. Jë vëdìbbë éggjä cavallìërë spustä càmbë 2. e accumënzä l’attàckë e ffä lë lòrë parätë 3. e anguàlkè vvòldë fä rëtërätë pë ssalvàrsë
4. pattùgljë ca scurrazzàvënë pë la tèrra vòstrë 5. oj Arétìnë e vvëdìbb a l’òpërë tùttë lë razzëjë 6. i cumbattëmìëndë ndè tornéj e ndò lë gjòstrë
7. quànnë kë lë tròmbë e quànnë kë lë cambänë 8. kë lë tambùrrë e ckë lë cènnë da lë castìëddë 9. sëja kë ccòwsë nustränë sëja kë kìëdë strànjë
10. nnè ggjä kë nnu struméndë dassë dëvèrsë 11. cavallìërë vëdìbb mòvë nnè génd a l’appétë 12. nnè nävë a ssègnë dë tèrrë o dë stèddë
13. Nëw nëstìëmë scénnë kë lë déscë dëmmònjë 14. oj fëròwscja cumbagnëj! ma andò la chjìësë 15. kë lë sàndë e ndò a tavèrnë kë lë mangjëwnë
16. Fìgnë a la pèjscë jérë la mëj attënzjòwnë 17. pë vvëdèj dë la bbòlgë ognè ccundègnë 18. e ddë la ggéndë ca dajìndrë jérë ‘nzaccätë
19. Cumè i délfìnë quànnë fàscënë sègnë 20. a lë marënärë kë l’àrkë dë lë spàddë 21. ca pruvvèdënë dë salvä la lòra nävë
22. anguàlkè vòldë dassë p’allëggërëj la pénë 23. musträvë qualkëwn dì pëccatëwrë u cùëddë 24. e l’ascunnëja sùbbëtë cumè nnu fùlmënë
25. E ccùm àw lëmëtòwn dë l’àcquë dë nu fùëssë 26. stònnë lë ranùëcchjë fìgnë cù mùssë dafòrë 27. ‘nmòdë k’ascònnënë lë pìëtë e l’òldë jërùëssë
28. dassë stìënë da ognè vvànnë lë pëccatëwrë 29. ma nòn appénë s’avvëcënävë Varvarèzzë 30. dassë kìëdë s’ascunnìvënë sott’a lë vëssëjkë
31. Jë vëdìbbë e angòrë u còrë më s’ëngaprìccë 32. a jjëwnë aspëttä dassë cùmë sémbë succétë 33. ca na ränë réstë e l’òldë fäscë nu ssàldë
34. e Rrashcacänë ca lë stëja cchjù vvëcëjnë 35. u pëgghjòw kì capìdd tùttë ‘nzëvätë dë pèjscë 36. e u tëròw ajjàld tànd ca më sëmbròw na lòndrë
37. Jë sapëj éggjä dë tùttë quàndë u nòwmë 38. dassë më n’addunàbb quànn fòrnë numënätë 39. e dòppë ca së chjamornë më në stìbbë attìëndë
40. “Oj Rubbëcàndë stàttë attìëndë a mmèttërlë 41. l’ògnë ‘ngùëddë ‘nmòdë da tràrlë u qùëjë” 42. jërdàvënë tùttë òwnëjtë l’ànëmë dannätë
43. E jjë: ”Mèstrë mëj hà fä ‘nmòdë cë tù pùëtë 44. ca tù vìënë a ssapèj cë jé ccùdu shawrätë 45. vënëwtë andò lë mänë dì sëw avvërsàrjë”
46. U dëwca mëj llë s’accustòw àw fjànghë 47. l’addumanòw dë ndò jér e ccùd rëspunnèttë 48. ”Jë fùbb andò u règnë dë Navàrrë ‘ngënëtätë
49. Màmm më mëttètt a sërvìzzj dë nu sëgnòwrë 50. pëcké m’avëja ‘ngënëtätë da nu rëbbushätë 51. ca jérë dëstrùttë sè stèssë e lë còwsë sòwë
52. Pò fùbbë a la còrtë du bbùënë rré Tëbbàldë 53. cquä më mëttìbbë a ffä bbaràttë kë la rròbbë 54. dë la quälë rénnë cùndë andò ssù càllë”
55. E Ccërjàttë àw quälë da la vòckë assëja 56. d’ògnè vvànnë na zànnë cum’a nnu pùërkë 57. lë facètt sénd cùm fìgnë jëwna shkìtt struscëjë
58. Frà mälë jàttë jérë arrëvätë u scjòrgë 59. ma Varvarèzzë u chjudèttë kë lë vràzzërë 60. e ddëcètt:”Stätë ddä méndrë jëjë u ‘nfòrkë”
61. E vèrsë u mèstrë mëj aggëròw la fàccë : 62. “Addumànn-dëcètt-angòr cë cchjù dësìdërë 63. sapè da jìddë prëjm k’angùn òldë u sfàshë”
64. U dëwkë dùnghë “Mò dëjscë dë l’òldë réjë 65. canùshë tù angualkè jjëwnë ca sëja latëjnë 66. sòtt la pèjscë?”E ccùdë:”Jë më sò allundanätë
67. da pìcca tìëmbë ca vënëj da ddä vvëcëjnë 68. magärë fòssë jë angòrë kë jjìddë cumugghjätë 69. dassë nòn avrëj pajëwr d’ògnë nnè d’ungëjnë”
70. E Libbëcòckë: “Assäj nëw émmë suffèrtë - 71. dëcèttë e llë pëgghjòw u vràzzë cù rungìgghjë 72. dassë ca strazzànnëlë në luwòw nu pëtàzzë
73. Fìgnë Draghëgnàzzë u pëgghjòw dë mëjrë 74. kë ssòtt a lë jàmmë e ppë ckìëss u cäpë lòrë 75. s’aggëròw tùtt’attùrnë kë nnu mùssë stùërtë
76. Quànnë kìëdë së fòrnë në pìckë appascjätë 77. a ccùdë k’angòrë mërävë a fërëjta sòw 78. addumannòw u dëwca mëj sénz’aspëttäjë
79. “Cë fòw cùdë dàw quälë mäla partëjtë avìstë 80. dëjscë ccè ffacìstë kë vvënëj a pròdë?” 81. E jìddë rëspunnètt: “Fòw frätë Gomëjtë
82. cùdë dë Galëwrë prëngìpjë d’ognè ffròdë 83. k’avètt i nëmëjscë dù sëgnëwrë sëw mmänë 84. e ddë lòrë facètt nmòdë ca ognëwn s’avàndë
85. lë luwòw lë sòldë e lë lassòw lìbbërë 86. dassë cùm dëjscë jìdd e fìgnë ndò l’òld uffìcjë 87. fòw barattìërë nò ssùddëtë ma suvränë
88. Stä kë jjìddë u sëgnòwr Mëkélë Zzànghë 89. dë Lùëkëdòwrë e a pparlä dà Sardègnë 90. lë lègnë lòrë nòn së séndënë stànghë
91. Ojmè! Vëdëjt a l’òldë ca shcattèjscë lë dìëndë: 92. jë llë vulëja parlä ma më n’affàzzë k’a pajëwrë 93. ca jìddë nòn së prëpärë a jërattàrmë la tìgnë”
94. E u jërànn cumandàndë rëvùëldë a Ffarfarìëllë 95. ca stralunävë l’òcchjërë kë lë fërëjtë apèrtë 96. dëcètt: ”Fàttë cchjù ddä màlvàggë acìëddë”
97. “Cë vëw vulëjtë vëdèj o vulëjtë séndë “ 98. accumënzòw arrétë l’appawrätë apprìëssë 99. “Tusquänë o Lumbàrdë jë n’àgghja fä vënëjë
100. Ma hònna stä lë mälëbrànghë në pìcka ndrétë 101. dàssë ca nòn s’appajùrënë dà vëndétta lòrë 102. e jjë assëttätë andò ssù lùëkë stèssë
103. pë jjëwnë ca jë sònd nn’àgghja fä vënëj séttë 104. quànn jë àgghja suffuläj sëcònd l’ëwsë nùëstrë 105. dë fä tànnë ca fòrë angwalkè d’ëwnë së mèttë”
106. A ckìëssë paròlë Cagnàzzë jalzò u mùssë 107. scutëlànnë la cäpë e dëcètt:”Sìënd a malìzzjë 108. ca jìddë hà pënzätë kë shëttàrsë ddä bbàshë”
109. E jjìddë ca tënëj tàndë dë kìëdë zuqulèddërë 110. rëspunnètt:”Jë sònd malëzzjëwsë fìgnë assäj 111. quànn prukëwr a lë maggjëwrë mëj trëstèzzë!”
112. Alëkëjnë nòn së trattënètt e ddë rëmàndë 113. a l’òldë dëcèttë a jjìddë: “Cë tù të cälë 114. jë nòn t’àgghja vënëj kë ddrétë jaluppànnë
115. mà àgghja bbàttë sòwpë a la pèjscë lë shìëddë 116. s’àdda lassä u cùëdd e la rëjp àdda fä skëwdë 117. kë vvëdèj cë tù sùwlë cchjù ddë nëw välë”
118. Oj tù ca lìëscë hà séndè nu skèrzë nùëvë! 119. Ognè jjëwnë da l’òlda còst aggëròw l’òcchjërë 120. cùd dë prëjm k’a ffä kìëssë jérë cchjù attìëndë
121. U Navarrèjsë bbùën u tìëmbë sëw cugghjèttë 122. fërmòw lë chjàndë ndèrrë e andò nu pùndë 123. saldòw e ddàw cäpë lòrë s’allundanòw
124. Dë kìëss ognëwnë dë la còlpë së pëndèttë 125. mà cùdë ca fòw cchjù mutëjvë dù dëféttë 126. pèrò së muwèttë e jërdòw:”Tù sì arrëvätë!”
127. Pìckë lë valètt pëcké lë shìëdd àw suspéttë 128. nòn putèrnë avanzä cùdë scèttë dasòttë 129. e ccùdë addrëzzòw u pìëttë vulànn ajjàldë:
130. nò ddëvèrsaméndë da l’ànëtrë dë bbòttë 131. quànn u falcunétt s’avvëcëjn sòtt s’abbàshë 132. e jjìddë së në tòrnë ajjàld tùtt ammurjätë
133. Arrabbjätë Calabbrëjnë dë la bbùrlë 134. vulànnë drétë lë tënèttë dësëdërëwsë 135. ca cùdë cambàssë pë ffä arrétë zèllë
136. E ccùmë u bbarattìërë fòw sparëjtë 137. dassë aggëròw l’ògnë àw sëw cumbàgnë 138. e ffòw kë jjìdd sòwp àw fùëss acchjappätë
139. Mà l’òldë fòw bbèn sparvìërë grëfàgnë 140. ad artëgghjä bbùën a jjìddë e tùtt’é ddëw 141. cadèrnë ‘mmìënz àw cuscéndë stàgnë
142. La scàllénda pèjscjë sùbbëtë lë sëparòw 143. mà luwàrsë da kèda tònzë jér ‘mbossìbbëlë 144. tàndät së jérnë ‘mbrustulätë lë shìëddë lòrë
145. Varvarèzzë kë l’òldë sëw dulìëndë 146. quàttë në facèttë vulä da l’òlda còstë 147. kë tùttë lë ràshk e assä subbëtaméndë
148. da cquä e da ddä shënnèrnë a la pòstë 149. mëttèrnë l’ungëjnë vèrsë lë ‘nzaccätë 150. ca jérn éggjä cùëttë dàjìndrë da la cròstë
151. e nnëw lassàmmë a llòrë dassë mbëccjätë

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Inferno: Canto XXI
Scritto da Gianni il 17/01/2007 11:47:34
Inferno: Canto XXI Il XXI Canto dell’Inferno parla delle pene nella V bolgia, dell’VIII cerchio, in cui sono puniti coloro che commisero baratteria, nel quale vizio si distinsero i Lucchesi, che qui sono immersi nella pece bollente e si tratta dei diavoli, ministri all’offizio di questo luogo, che tentano di colpire Virgilio, che chiede di parlare con uno di loro. Gli si avvicina Malacoda, al quale dice di compiere questo viaggio per volere divino. Poi chiama Dante e, poichè il ponte è rotto dalla morte di Cristo, Malacoda consiglia loro di camminare lungo l’argine fino al prossimo ponte ed offre loro un drappello di dieci demoni. Al volgare cenno di Barbariccia (ed elli avea del cul fatto trombetta), i diavoli si avviano, seguiti dai poeti.
 La Divina Commedia di Dante Alighieri Canto XXI dell’Inferno
1. Così di ponte in ponte altro parlando 2. che la mia commedia cantar non cura 3. venimmo e tenevamo il colmo quando
4. ristemmo per veder l’altra fessura 5. di Malebolge e gli altri pianti vani 6. e vidila mirabilmente oscura
7. Quale nell’arzanà de’ vinizian 8. bolle d’inverno la tenace pece 9. a rimpalmar li legni lor non sani
10. che navicar non ponno e in quella vece 11. chi fa suo legno nuovo e chi ristoppa 12. le coste a quel che più viaggio fece
13. chi ribatte da proda e chi da poppa 14. altri fa remi ed altri volge sarte 15. chi terzeruolo ed artimon rintoppa:
16. tal non per foco ma per divina arte 17. bolla là giuso una pegola spessa 18. che invischiava la ripa da ogni parte
19. Io vedea lei ma non vedeva in essa 20. ma che le bolle che il bollor levava 21. e gonfia r tuttae riseder compressa
22. Mentr’io là giù fissamente mirava 23. lo duca mio dicendo: “Guarda guarda!” 24. mi trasse a sé del loco dov’io stava
25. Allor mi volse come l’uom cui tarda 26. di veder quel che gli convien fuggire 27. e cui paura subito sgagliarda
28. che per veder non indugia il partire 29. e vidi dietro a noi un diavol nero 30. correndo su per lo scoglio venire
31. Ahi quanto egli era nell’aspetto fiero! 32. e quanto mi parea nell’atto acerbo 33. con l’ale apertee sopra i piè leggiero!
34. L’omero suo ch’era acuto e superbo 35. carcava un peccator con ambo l’anche 36. e quei tenea de’ piè ghermito il nerbo
37. Del nostro ponte disse: “O Malebranche 38. ecco un degli anziani di Santa Zita 39. mettetel sotto ch’io torno per anche
40. a quella terra ch’i’ n’ho ben fornita 41. ognun v’è barattier fuor che Bonturo 42. den non per il denar se ne fa ita”
43. Là giù il buttò e per lo scoglio duro 44. si volse e mai non fu mastino sciolto 45. con tanta fretta a seguitar lo fûro
46. Quei s ’ attuffò e tornò su convolto 47. ma i demon che del ponte avean coperchio 48. gridar: “Qui non ha loco il Santo Volto
49. qui si nuota altrimenti che che nel Serchio 50. però se tu non vuoi de’ nostri graffi 51. non far sopra la parola pegola soperchio”
52. Poi l’addentar con più di cento raffi 53. disser: “Coperto convien che qui balli 54. sì che se puoi nascostamente accaffi”
55. Non altrimenti i cuochi ai lor vassalli 56. fanno attuffare in mezzo la caldaia 57. la carne con gli uncin perché non galli
58. Lo buon maestro : “Acciò che non si paia 59. che tu ci sii” mi disse “giù t’acquatta 60. dopo una scheggio ch’alcun schermo t’aia
61. e per nulla offension che a me sia fatta 62. non temer tu ch’io ho le cose conte 63. perché altra volta fui a tal baratta”
64. Poscia passò di là dal co’ del ponte 65. e com’ei giunse in su la ripa sesta 66. mestier glli fu d’aver sicura fronte
67. Con quel furor e con quella tempesta 68. ch’escono i cani addosso al poverello 69. che di subito chiede ove s’arresta
70. usciron quei di sotto il ponticello 71. e volser contra lui tutti i roncigli 72. ma ei gridò: “Nessun di voi sia fello!
73. Innanzi che l’uncin vostro mi pigli 74. traggasi avanti alcun di voi che m’oda 75. e poi d ’ arroncigliarmi si consigli”
76. Tutti gridaron : “ Vada Malacoda” 77. per che un si mosse e gli altri stetter fermi 78. e venne a lui dicendo: “Che gli approda?”
79. “Credi tu Malacoda qui vedermi 80. esser venuto” disse il mio maestro 81. “sicuro già da tutti vostri schermi
82. senza voler divino e fato destro? 83. Lasciami andar chè nel cielo è voluto 84. ch’io mostrui altrui questo cammin silvestro
85. Allor gli fu l ’ orgoglio sì caduto 86. che si lasciò cascar l’uncino ai piedi 87. e disse agli altri: “Omai non sia feruto!”
88. E il duca mio a me: “O tu che siedi 89. tra gli scheggion del ponte quatto quatto 90. sicuramente omai a me ti riedi “
91. per ch’io mi mossi ed a lui venni ratto 92. e i diavoli si fecer tutti avanti 93. sì ch’io temetti non tenesser patto
94. Così vid ’ io già temer li fanti 95. ch’uscivan patteggiati di Caprona 96. veggendo sé tra nemici cotanti
97. Io m’accostai con tutta la persona 98. lungo il mio duca e non torceva gli occhi 99. dalla sembianza lor ch’era non buona
100. Ie chinavan li raffi e “Vuoi che ‘l tocchi” 101. diceva l’un con l’altro “in sul goppone?” 102. e rispondean: “Sì ffa’ che gliele accocchi”
103. Ma quel demonio che tenea sermone 104. col duca mio si volse tutto presto 105. e disse : “ Posa posa Scarmigliane ”
106. Poi disse a noi: “Più oltre andar per questo 107. iscoglio non si può però che giace 108. tutto spezzato al fondo l’arco sesto
109. e se l ’ andare avanti pur vi piace 110. andatevene su per questa grotta 111. presso a un altro scoglio che via face
112. Ier più oltre cinqu’ore che quest’otta 113. mille dugento con sessanta sei 114. anni compiè che qui la via fu rotta
115. Io mando verso là di questi miei 116. a riguardar s’alcun se ne sciorina 117. gite con lor ch’ei non saranno rei
118. tratti avanti Alichino e Calcabrina” 119. cominciò egli a dire “e tu Cagnazzo 120. e Barbaroccia guidi la decina
121. Libococco vegna oltre e Draghignazzo 122. Ciriatto zannuto e Graffiacane 123. e Farfarello eRubicante pazzo
124. Cercate intorno le boglienti pane 125. costor sien salvi insino all’altro scheggio 126. che tutto intero va sopra le tane”
127. “O me maestro che è quel ch’io veggio?” 128. diss’io: “deh! Senza scorta andiamoci soli 129. se tu sai ir ch’io per me non scheggio
130. Se tu sei sì accorto come suoli 131. non vedi tu digrignan li denti 132. e con le ciglia ne minaccian duoli?”
133. Ed egli a me: “Non vo’ che tu paventi 134. lasciali digrignar pure a lor senno 135. ch’ei fanno ciò per li lessi dolenti”
136. Per l’argine sinistro volta dienno 137. ma prima avea ciascun la lingua stretta 138. coi denti verso lor duca per cenno
139. ed egli avea del cul fatto trombetta

A Dëvëjna Cummédjë dë Gianni Latronico Càndë XXI du ‘Mbìërn
1. Dassë dë pòndë ‘mbòndë d’àldrë parlànnë 2. k’a cummédja mèj dë candä nòn së këwrë 3. vënìmm e stìëmë tënénnë la cëjmë quànnë
4. në fërmàmmë pë vvëdè l’òlda spaccatëwrë 5. dë Mälëbbòlgë e l’òldë chjàndë dulìëndë 6. e mmë la vëdìbbë dassë tàndë a l’askëwrë
7. Cùmë andò l’arsënälë dì Vènèzzjänë 8. còscë dë vìërnë a rësësténda pèjscë 9. a ggjustäj lë bbàrkë lòrë ca sò rròttë
10. e nòn pòtënë navëcä ndò kèda pòndë 11. cë së fäscë na bbàrca nòv e ccë rëstòppë 12. u cùëstë a ckèdë ca cchjù vjàggë facèttë
13. cë martëddèjscë da pròtë e ccë da pòppë 14. jàldrë fàscënë lë rémë e jjàldrë lë zòwkë 15. cë vèjlë jërànnë e ccë zënènnë rëpëzzèjscë
16. dassë pë ffùëkë e nnò pë jjàrta dëvëjnë 17. cuscëj ddä ssòttë na pèjscja ammassätë 18. ca së mmëshcäv a la rëjpë da ognè vvànnë
19. Jë vëdëj a jjèddë ma nòn vëdëj andò jèddë 20. a l’ënfòrë dë lë vëssëjkë ca shkamàvënë 21. e abbuttàrsë tùttë e vashàrsë tùttë arrétë
22. Omméndrë ca jë ddä ssòttë fìssë mërävë 23. u dëwkë mëj dëcénnë: “Mëjrë mëjrë!” 24. m’attëròw a la vànna sòw dà vànna mèj
25. Tànn m’aggëràbb cumè ccë dësìdër tàndë 26. dë vëdèj ccè ccà lë cunvìënë fëwscë 27. e ccà pajëwrë sùbbët lë fäscë pèrd curàggë
28. ca pë vvëdèj nò rrëmandèjscë a parténzë 29. e vvëdìbbë drét a nnëw nu djàvëlë gnëwrë 30. ca vënëja currénnë kë ssòwp àw scùëgghjë
31. Oj cùmë jérë supèrb ndò u sëwë cundègnë 32. e cquàndë më parëj andò l’àttë acèrbë 33. kë lë shìëddë apèrtë e ckë lë pìëtë lìëggë!
34. Da lë spàddë sòw assìvënë l’òssërë fòrtë 35. ca jérnë carëcätë sòp a lë fjànghë dë jëwnë 36. ca lë tënëja strèttë lë cavìgghjë dë lë pìëtë
37. Dàw pònd nùëstrë dëcèttë“O Malëbrànghë 38. vëdëjt a jjëwnë dë l’anzjänë dë sànda Zëjtë! 39. mëttìtëlë sòttë ca jë agghja turnä kë l’òldë
40. a ckèda tèrrë k’égghjë bbèn rëfurnëjtë 41. ndò sò tùttë barattìërë a l’ënfòr dë Bontëwrë 42. e u nòwnë kë ccë päj së trasfurmèjscë ën sëjë”
43. Ddä ssòttë u scëttòw e ccù scùëgghjë stùërtë 44. s’aggëròw e mmäj ngë fòw mastëjn lëbbërätë 45. ca currèssë cchjù ffurjéndë drét a nnu làtrë
46. Cùd së tuffòw e turnòw kë lë spàdd a l’énnàrjë 47. ma le djàvëlë ca dù pòndë tënìënë u cupìërchjë 48. jërdòrn“Cquä nòn së vènërë Crìstë ‘ngròwscë!
49. Cquä së nätë dëvèrsaméndë k’andò u Sìrchjë 50. mà cë tù nòn vùë avèj lë ràshkë da nëw 51. nò vvënénn ajjàllë dafòrë sòwp la pèjscë
52. Pò u muzzuquòrnë kë cchjù dë cìëndë ràffë 53. e dëcèrnë cupìërtë cunvìënë ca cquä abbàllë 54. dassë pùëtë vënëj a rrubbuäj sénza fàrtë vëdè”
55. Nò dëvèrsaménd lë cucënìër e lë lòrë vassàllë 56. fàscënë attuffä ‘mmìënz àw callarëwlë 57. la càrnë kù ‘ngëjnë pëcké nòn jallèggë
58. U bbùën mèstr”Pëcké nëshëwn së n’addòwnë 59. ca ngë sì tëw - dëcèttë - t’ammuccjä ddä ssòttë 60. drét a nna skèggë ca t’adda ‘scònnë a skèrmë
61. e ckë qualsìësë offèjsë k’a mmë sja fàttë 62. nò ‘ngë pënzànn ca jë canòskë ggjä lë còwsë 63. pëcké nòlda vòldë m’acchjàbb ndò ssë zèllë”
64. Dòppë passòw ddä da ‘ngäp àw pòndë 65. e appén arrëvòw sòwp a la rëjpa séstë 66. avèttë a ttënèj sëkëwrë e jjàld u fròndë
67. Dassë furjéndë e ‘ndò kèda tumbéstë 68. ca jéssënë lë cänë ngùëdd àw pawrìëddë 69. ca ndò arrëjvë vä sùbbët a cërcä a lëmòsënë
70. assèrnë kìëdë da sòtt àw pundëcìëddë 71. e lë shkaffòrnë sòwp a jjìdd tùtt i rungìgghjë 72. mà jìdd jërdòw”Nëshëwn adda jéss fëllòwnë!
73. Prëjmë ca u ‘ngëjnë vùëstrë më vén a pëgghjä 74. anguàlkè jjëwnë vënèssë ‘nnànz a ssëndìrmë 75. e a rrungëgghjàrm sùbbët dòpp sé dëcëdèssë”
76. Tùttë jërdòrnë: “Vattìnnë sùbbëtë Mälacòwtë – 77. pëcké jëwnë së muwèttë e l’òldë stèrnë fèrmë 78. e vënèttë andò jìddë dëcénnë”Ccè l’aggjòvë?”
79. “Crëjtë tëw Mälacòwtë cquä vëdèrmë 80. jéssë vënëwtë – dëcèttë u mèstrë mëjë – 81. sëkëwrë ggjä da tùtt lë vòstr appusëzzjòwnë
82. sénza vulèjrë dëvëjnë e dë bòna fërtëwnë? 83. Làssëmë scëj k’andò u cìëlë jé vvulëwtë 84. ca jë mòstrë a ccùssë u camëjnë salvàggë”
85. Tànnë lë fòw a supèrbjë dassë ccadëwtë 86. ca së lassòw cadèj l’ungëjnë à lë pìëtë 87. e dëcètt a l’òldë:”Oramäj nòn sëja fërëjtë”
88. E u dëwk mëj a mmë “O tëw ca stä assëttätë 89. frà lë skèggë du pòndë qwàttë qwàttë 90. sëcuraméndë andò mèj pùëtë turnäjë”
91. Pë kìëss më muwìbb e ndò jìdd shìbb sùbbëtë 92. e lë djàvëlë së mëttèrnë sùbbëtë kë ‘nnànzë 93. sëcké jë pënzàbb ca nò mandënèssën a paròlë
94. Dassë vëdìbbë éggjä trëmä lë fàntë 95. k’assìvënë arrënnëwtë dà Caprownë 96. vëdénnësë mmìënz a ttàndë nëmëjscë
97. Jë m’accustàbbë kë ttùttë mè stèssé 98. lùëgnë u dëwkë mëj sénza tòrcë l’òcchjërë 99. da kèda cèjra lòrë ca nò jjéra bbònë
100. Lòrë chjëcàvënë lë ràffë e”Vùë ca u tòckë- 101. së dëcëjënë l’ëwnë l’òldë – ‘ngròppë?” 102. e rëspunnìvënë: “Sè fàllë vënë u tòckë”
103. Ma cùdu dëmmònjë ca jérë parlätë 104. cù dëwca mëj së vuldòw tùtt vëlòwscë 105. e dëcètt”Ammùccë ammùccë Scarmëgljòwnë-
106. Pò dëcètt a nnëw“Dë scëj cchjù lundän pë ssù 107. scùëgghjë nò ssë pòtë pù fàttë ca së jàcchjë 108. tùttë spëdazzätë àw fùnnë l’àrkë séstë
109. e cë ‘nnànzë vùë angòrë vulëjtë scëjë 110. vë n’avëjta scëj kë ssòwp a ckùssë lëmëtòwnë 111. apprìëssë ngé n’òldu scùëgghjë ca fäscë strätë
112. Ajjìërë cchjù n’òldè ccìng òwrë dë mòj 113. mìllë e dducìëndë kë ssëssànda séj 114. sò ppassätë ca cquä la strätë fòw ròttë
115. Jë mànnë da ddä qualkëwn dë kìëssë mëj 116. a wardä cë qualkëwn jéss dà péscja fërvéndë 117. scjätë kë llòrë ca nòn hònna jéssë malìgnë
118. Tìrëtë ‘nnànz Alëckëjnë e Calcabbëjnë – 119. accumënzòw jìddë a ddëjscë-e tù Cagnàzzë 120. e Varvarèzzë mò wëjtë a la dëcëjnë
121. Libëcòck adda scë nnànzë e Draghëgnàzzë 122. Cërjàttë zannëwtë e Rashcacänë 123. e Farfarìëllë e Rubbëcàndë pàccë
124. Cërcätë attùrn a lë fërvìëndë pànjë 125. kìëss hònnà jéssë sàlv affìgnà l’òlda skèggë 126. ca vä tùttë kë ssòwpë a lë bbòlgë ”
127. “Oj mè! Mèstrë ccé jjé cùdë ca jë vèjkë? – 128. dëcìbb jë–dèh! Sénza scòrtë scjämën sëwlë 129. cë tù sä scë ca jë pë mmè nò la cèrkë
130. Cë tù sì attìëntë cumè u ssòldë tëw 131. nò vvëjtë tù ca fàscënë taccarréddë kì dìëndë 132. e ckë lë cìgghjë n’ammënàzzënë dëlëwrë?”
133. E jjìdd a mmë:”Nò vvògghj ca tù t’appajëwrë 134. làssëlë dëgrëgnä lë dìënd cumè u ssòldë lòrë 135. ca fàscënë dassë pë ccòlp dà lëssëja duléndë”
136. Pù lëmëtòwnë sënìstrë s’aggëròrnë 137. mà prëjm avëj ognëwnë a pròpja lègna strèttë 138. kë lë dìëndë vèrsë u lòrë dëwkë pë ffä cènnë
139. e jjìddë jérë fàttë du këwlë na trumbéttë

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Inferno: Canto XX
Scritto da Gianni il 17/01/2007 11:47:02
Inferno: Canto XX Nel XX Canto dell’Inferno si tratta degli indovini, dei sortilegi e degli incantatori della IV bolgia, dell’VIII cerchio, che sono costretti a procedere all’indietro, avendo il viso rivolto alle spalle. Vi si distingono le anime di Anfiarao,Tiresia, Arunte e Manto. La vista di questa indovina spinge Virgilio a parlare dellorigine di Mantova, che gli diede i natali. Fuggita da Tebe, l’incantatrice Manto girovagò a lungo, finchè vide, in mezzo alla palude, una terra incolta e vi stabilì la sua dimora, fino alla morte. Gli abitanti delle vicine contrade costruirono in quel luogo una città che, dal nome dell’indovina, fu chiamata Mantova. Infine Virgilio mostra al discepolo le anime di Euripilo, di Michele di Scozia, di Guido Bonatti, di Asdente e di molte altre donne ancora, che lasciarono le occupazioni domestiche, per dedicarsi alla magia.
 La Divina Commedia di Dante Alighieri Canto XX dell’Inferno
1. Di nuova pena mi conviene fare versi 2. e dar materia al ventesimo canto 3. della prima canzon ch’è de’ sommersi
4. Io era già disposto tutto quanto 5. a riguardar nello scoperto fondo 6. che si bagnava d’angoscioso pianto
7. e vidi gente per lo vallon tondo 8. venir tacendo e lacrimando al passo 9. che fanno le letane in questo mondo
10. Come il viso mi scese in lor più basso 11. mirabilmente apparve esser travolto 12. ciascun tra il mento e il principio del casso
13. chè dalle reni era tornato il volto 14. ed indietro venire gli convenia 15. perché il veder dinanzi era lor tolto
16. Forse per forza già di parlasia 17. si travolse così alcun del tutto 18. ma io nol vidi né credo che sia
19. Se Dio ti lasci lettor prender frutto 20. di tua lezione or pensa per te stesso 21. com’io potea tener lo viso asciutto
22. quando la nostra imagine da presso 23. vidi sì torta che il pianto degli occhi 24. le natiche bagnava per lo fesso
25. Certo i’ piangea poggiato a un de’ rocchi 26. del duro scoglio sì che la mia scorta 27. mi disse: “Ancor se’ tu degli altri sciocchi?
28. Qui vive la pietà quando è ben morta: 29. chi è più scellerato che colui 30. che al giudicio divin passion porta?
31. Drizza la testa drizza e vedi a cui 32. s’aperse agli occhi de’ teban la terra 33. per ch’ei gridavan tutti: “Dove rui
34. Anfiarao? Perché lasci la guerra?” 35. e non restò di ruinare a valle 36. fino a Minòs che ciascheduno afferra
37. mira che ha fatto petto delle spalle : 38. perché volle veder troppo davante 39. di retro guarda e fa ritroso calle
40. Vedi Tiresia che mutò sembiante 41. quando di maschio femmina divenne 42. cangiandosi le membra tutte quante
43. e prima poi ribatter gli convenne 44. li due serpenti avvolti con la verga 45. che riavesse le maschili penne
46. Aronte è quei che al ventre gli s’atterga 47. che nei monti di Luni dove ronca 48. lo carrarese che di sotto alberga
49. ebbe tra i bianchi marmi la spelonca 50. per sua dimora onde a guardar le stelle 51. e il mar non gli era la veduta tronca
52. E quella che ricopre le mammelle 53. che tu non vedi con le trecce sciolte 54. e ha di là ogni pelosa pelle
55. Manto fu che cercò per terre molte 56. poscia si pose là dove nacqu’io 57. onde mi piace un poco che m’ascolte
58. Poscia che il padre suo di vita uscio 59. e venne serva la città di Baco 60. questa gran tempo per lo mondo gio
61. Suso in Italia bella giace un laco 62. a piè dell’Alpe che serra Lamagna 63. sopra Tiralli c’ha nome Benaco
64. per mille fonti credo e più si bagna 65. tra Garda e Val Camonica Apennino 66. dell’acqua che nel detto lago stagna
67. luogo è nel mezzo là dove il trentino 68. pastore e quel di Brescia e il veronese 69. segnar potria se fosse quel cammino
70. Siede Peschiera bello e forte arnese 71. da fronteggiar bresciani e bergamaschi 72. ove la riva intorno più discese
73. Ivi convien che tutto quanto caschi 74. ciò che in grembo a Benaco star non può 75. e fassi fiume giù pei verdi paschi
76. Tosto che l’acqua a correr mette co’ 77. non più Benaco ma Mincio si chiama 78. fino a Governo dove cade in Po
79. Non molto ha corso che trova una lama 80. nella qual si distende e la impaluda 81. e suol di state talor esser grama
82. Quindi passando la vergine cruda 83. vide terra nel mezzo del pantano 84. senza cultura e d’abitanti nuda
85. Lì per fuggire ogni consorzio umano 86. ristette co’ suoi servi a far sue arti 87. e visse e vi lasciò suo corpo vano
88. gli uomini poi che intorno erano sparti 89. s’accolsero a quel loco ch’era forte 90. per lo pantan ch’avea da tutte parti
91. Fêr la città sopra quell’ossa morte 92. e per colei che il loco prima elesse 93. Mantova l’appellâr senz’altra sorte
94. Già fûr le genti sue dentro più spesse 95. prima che la mattia di Casalodi 96. da Pinamonte inganno ricevesse
97. Però t’assenno che se tu mai odi 98. originar la mia terra altrimenti 99. la verità nulla menzogna frodi”
100. Ed io: “Maestro i tuoi ragionamenti 101. mi son sì certi e prendon sì mia fede 102. che gli altri mi sarian carboni spenti
103. Ma dimmi della gente che procede 104. se tu ne vedi alcun degno di nota 105. che solo a ciò la mia mente rifiede”
106. Allor mi disse: “Quel che dalla gota 107. porge la barba in su le spalle brune 108. fu quando Grecia fu de’ maschi vòta
109. sì che appena rimaser per le cune 110. augure e diede il punto con Calcanta 111. in Aulide a tagliar la prima fune
112. Euripilo ebbe nome e così il canta 113. l’alta mia tragedia in alcun loco 114. ben lo sai tu che la sai tutta quanta
115. Quell’altro che nei fianchi è così poco 116. Michele Scotto fu che veramente 117. delle magiche frode seppe il gioco
118. Vedi Guido Monatti vedi Asdente 119. che avere inteso al cuoio ed allo spago 120. ora vorrebbe ma tardi si pente
121. Vedi le triste che lasciaron l’ago 122. la spola e il fuso e fecersi indovine 123. fecer malie con erbe e con imago
124. Ma vienne omai chè già tiene ‘l confine 125. d’ambedue gli emisperi e tocca l’onda 126. sotto Sibilia Caino e le spine
127. e già iernotte fu la luna tonda 128. ben ten dée ricordar chè non ti nocque 129. alcuna volta per la selva fonda”
130. Sì mi parlava ed andavamo introcque

A Dëvëjna Cummédjë dë Gianni Latronico Cànd XX du ‘Mbìërn
1. Dë n’òlda pénë m’àgghja mètt a rrëcëtäj 2. kë ddä matèrjë a ssù vëndèsëmë càndë 3. dë ssà prëjma càndëkë ca jé dì dannätë
4. Jë m’érë eggjà sëstëmätë tùttë quàndë 5. a prëbbësäj andòw fùnn scumugghjätë 6. ca s’ammuddävë dë dëspërätë làcrëmë
7. e vëdìbb a ggénd ca u vaddòwnë tùnnë 8. aggëräv pënzànn e lacrëmànn àw pàssë 9. ca fàscënë lë lëtanëj andò cùssu mùnnë
10. Cùmë a vìsta mèj arrëvòw cchjù abbàshë 11. mërabbëlméndë ognëwnë sëmbròw jéssë 12. trascënätë ndra jagnarìëddë e ppìëttë
13. ca da lë rëjnë jérë vuldätë ndrétë la fàccë 14. e llë cunvënëlj dë vënëj a la ‘ndrétë 15. pëcké kë nnànz acchjàvën u mbëdëméndë
16. Fòrsë kë ffòrzë eggjä dë paràlësë 17. së travulgètt anghëwnë dassë tùttë 18. ma jë nò u vëdìbb nnè crèjtë ca ngë sëj
19. Ca Dëj të làssë lëttòwr pëgghjä frùttë 20. dà lëzzjòwna tòw mò pìënz kë ttè stèssë 21. cùmë jë putëja tënèj a fàccja assùttë
22. quànn la nòstra mmàggënë da vcëjnë 23. vëdìbb dassë stòrt ca u chjànd da l’òcchjërë 24. lë nàtëk bagnäv àw mmacànd dë lë spàddë
25. Cèrt jë chjangëj appuggjätë a nnà còstë 26. dù scùëgghjë tùërt dassë cà scòrta mèjë 27. më dëcètt:”Fìgn tù mò të sì ngjutëwtë
28. Cquä vëjvë a pjatät quànn jé ggjä mòrtë: 29. cë jé cchjù shëllarätë dë cùdë 30. k’àw ggjudìzzjë dë Ddëj passjònë pòrtë?
31. Addrìzz la cäpë addrìzzëlë e vvëjtë a ccë 32. s’aprètt a l’òcchjër dì Tèbbänë la tèrrë 33. e ppë ckìëss tùtt jërdàvën:”Andò prëcìpëtë
34. Anfjaràw? Pëcké làssë tù la wèrrë?” 35. E nnòn së trattënètt dë franäj a vvàddë 36. affìgn a Mënòss k’ognè jjëwn anghjàppë
37. Mëjrë a ccë hà ffàtt pìëtt dë lë spàddë 38. pëcké vulèttë vëdè assä a l’annànzë 39. kë ddrét wàrd e ffäscë la strät a la mmèrsë
40. Vëdìbb a Ttërèsjë ca cambjòw sëmbjàndë 41. quànn da màsquëlë dëvëndòw fèmmënë 42. cangjànnë lë mèmbrë tùttë quàndë
43. e pprëjm e ppò vatténn tutt’e ddò lë vòldë 44. lë dù sìërpë ‘ndruzzulätë kë la vèrjë 45. p’avè arrétë pëjlë e vàrvë da màsquëlë
46. Arònd jé cùdë ca ténë spàdd sòp la véndrë 47. ca ‘ndò lë mòndë dë lëwnë andò culdëjvë 48. u Carrarèjsë ca së në stä sòttë a jjìddë
49. avètt ndra lë màrm viànghë na cafòrchjë 50. cù më cäsë da ndò a wwardä lë stèddë 51. e u märë nò ll’érë la vìsta luwätë
52. E ckèdë ca së këmmògghjë lë mènnë 53. ca tù nòn vëjtë kë lë trèccë staccätë 54. jé stravòldë kë la fàccë a l’andrétë
55. fòw Mànd ca s’aggëròw pë ttànd tèrrë 56. pò së mëttèttë ddä andò jë nashìbbë 57. pë ckìëss më pjäscë ca m’annasulëjscë
58. Dòpp ca l’attän sù së në scètt da ssà vëjtë 59. e dëvëndòw sèrvë la cëtätë dë Bbàckë 60. kèss k ttànd tìëmb pù mùnn së në scèttë
61. Andò l’àld Itàlja bbèllë ngé nnu läkë 62. a lë pìëtë dë l’Àlpë ca sèrrë Lamàgnë 63. sòwp a Ttiràll e ca së chjämë Bbënäkë
64. Da mìllë jumär e cchjù angòrë jé bbagnätë 65. ndrà Gàrdë e Vàdd Camònëk Appënnëjnë 66. dë l’àcquë ca k’andò ssù lìëttë rëstàgnë
67. ngé nu lùëk ddä mmìënz ndòw Trëndëjnë 68. pastòwr e ccùdë dë Bbrèshë e u vërunèjsë 69. putrëja sëgnä cë facèssë cùdu camëjnë
70. Stä Pëskìërë ca jé nu bbèll e ffòrt arnèjsë 71. pë ttënè fròndë a Brëshjän e Bbergamàskë 72. andò la rëjpë attùrn dë cùdë shënnèttë
73. Ddä cunvìënë ca tùttë quàndë cätë 74. ccè cca daìndr a Bbënäkë nò ngë pòtë stä 75. e dëvéndë fjëwmë sòttë pë lë tèmb vèrdë
76. Appénë l’àcquë accuménz a scòrrë 77. nò chhjù Bbënäkë ma Mìngë së chjämë 78. affìgn a Gguvërnòwlë andò cätë ndòw Pò
79. Nòn fäscë tànda strätë ca jàcchjë na lämë 80. ndò la quälë së stènn e la ‘mpandanèjscë 81. e ndòw stätë stä quäsë sémb a l’assùttë
82. Da cquä passànn la vèrgëna crudèjlë 83. vëdèttë tèrrë andòw mmìënz dù pandänë 84. sénza culdëvazzjòwnë e ssénza crëstjänë
85. Ddä kë scfëwscë a ognè cundàttë umänë 86. së në stètt kà sèrva sòw a ffä i mascvëj sòw 87. e vëvètt e ngë lassòw u cùërp sù sénz’almë
88. L’ùëmën pò k’attùrn jérn tùttë sparpagghät 89. së rëjunèrnë andò cùdu pòstë ca jérë fòrtë 90. pù pandänë ca tënëj da tùttë lë vànnë
91. Frabbëcòrn a cëtätë sòp a ckìëdd òssër mòrt 92. e ppë ckèdë ca u lùëkë pë pprëjmë shèlsë 93. Màndw a chjamòrn sénza däj a bbòna sòrtë
94. Ggjä fòrn lë ggénd sòw dajìndrë cchjù assä 95. prëjmë k’a paccjarëj d’Albèrtë dë Cäsalòdë 96. da Pinamònd ‘ngànn sòpa ‘ngànn rëcëvèssë
97. Ma jë t’avvèrtë ca cë tù mäj avìssa séndë 98. dë dä orìggënë à tèrra mèj ‘nmòdë dëvèrsë 99. nëshëwna buscëj addà fä tùërt a la vërdätë”
100. E jjë: “Wé u mèstrë i raggjunamìëndë tëw 101. më sò dassë cèrt e pìgghjën dassë mja fèjtë 102. ca l’òldë pë mmè sarìënë carvëwnë stutätë
103. M’ha dëjscë dë kèda ggéndë mbrëcëssjòwnë 104. cë tù në vëjtë anghëwnë dègnë d’arrëcùërdë 105. ca shkìtt a ckìëss u cërvìëdd mëj së ‘ndrìzzë”
106. Tànn më dëcèttë: “Cùdë ca da la fàccë 107. fäscë vëdè la vàrvë sòpë lë spàddë gnòwrë 108. fòw quànn la Grécjë rëstòw sénza màsquëlë
109. dassë k’appénë rëstòrnë kìëdë andò lë näkë 110. annawguròw e ddètt u pùnd kë Ccalcàndë 111. andò l’Àwlëtë a tàgghjëj u prëjmë nàstrë
112. Ewrìpëlë fòw chjamätë e dassë ccàndë 113. l’àlma mëja traggèdjë d’anguàlkè vvànnë 114. bbèn u säj tù ca la canùshë tùtta quàndë
115. Cùdd’òldë ca jé ttàndë dë fjàngh zìckë 116. Mëkélë Scòttë fòw k’avvèraméndë 117. dì mascëj gnòwrë sapèttë u scjùëkë
118. Vëjt a Ggjëwtë Bbonàttë vëjt a Ssëdéndë 119. k’avrèss fàtt mìgghj a pënzä à cùëj e späkë 120. cùm mò vulèss ma jé assä tàrd pë pëndìrsë
121. Vëjtë a ckìëdë trìstë ca làssòrnë l’äkë 122. a shascéttëlë e u fëwsë pë shëj a ddëvënäj 123. facèrnë mashëjë kë l’èrvë e ckë la cèjrë
124. mà vìënë ormäj ca ggjä la lëwnë tramòndë 125. àw cunfëjn dì dëw mësférë e ttòckë l’ònnë 126. sòtt’a Ssëvìgljë a Ccajëjnë e a lë spëjnë
127. e ggjä ajjìërë nòttë fòw la lëwna tònnë 128. bbénë të n’arrëcurdäj ca t’aggjuwòw 129. anguàlkè vvòldë pë la sèlva skëwrë”
130. E méndr më parläv në scìëmë indràcquë
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Inferno: Canto XIX
Scritto da Gianni il 17/01/2007 11:46:35
Inferno: Canto XIX Nel XIX Canto dell’Inferno, Dante e Virgilio arrivano alla II bolgia, dell’VIII cerchio, piena di muffa e di sterco, in cui sono immersi gli adulatori, tra i quali, il Poeta riconosce Interminelli e Taide, per poi giungere alla III bolgia, dalle pareti e dal fondo pieno di buche circolari. In ogni foro sta confitto a testa in giù un dannato e una fiamma ne lambisce i piedi. Dante vede che le gambe di uno di loro si muovono più velocemente. Si tratta del papa Niccolò II che, scambiando Dante per Bonifacio VIII, si meraviglia per la sua morte anticipata e gli rimprovera la cupidigia ed il malgoverno. Sdegnato, Dante rimprovera l’avidità dei pontefici, parlando contro i simoniaci. Sentendo le parole del Poeta, l’anima agita con più forza i piedi, mentre Virgilio, approvando il comportamento del discepolo, lo riconduce al ponte, che unisce la III alla IV bolgia dell’Inferno.
 La Divina Commedia di Dante Alighieri Canto XIX dell’Inferno
1. O Simon mago o miseri seguaci 2. che le cose di Dio che di bontate 3. deono essere spose e voi rapaci
4. per oro e per argento adulterate 5. or convien che per voi suoni la tromba 6. però che nella terza bolgia state
7. Già eravamo alla seguente tomba 8. montati dello scoglio in quella parte 9. ch’appuntò sopra mezzo il fosso piomba
10. O somma Sapienza quanta l’arte 11. che mostri in ciel in terra e nel mal mondo 12. e quanto giusta tua virtù comparte!
13. Io vidi per le coste e per lo fondo 14. piena la pietra livida di fori 15. d’un largo tutti e ciascun era tondo
16. Non mi parean meno ampi né maggiori 17. che quei che son nel mio bel San Giovanni 18. fatti per loco de’ battezzatori
19. l’un delli quali ancor non è molt’anni 20. rupp’io per un che dentro v’annegava 21. e questo sia suggel ch’ogni uomo sganni
22. Fuor della bocca a ciascun soperchiava 23. d’un peccator li piedi e delle gambe 24. infino al grosso e l’altro dentro stava
25. Le piante erano a tutti accese entrambe 26. per che sì forte guizzavan le giunte 27. che spezzate averian ritorte e strambe
28. Qual suole il fiammeggiar delle cose unte 29. muoversi pur su per l’estrema buccia 30. tal era lì da’ calcagni alle punte
31. “Chi è colui maestro che si cruccia 32. guizzando più che gli altri suoi consorti?” 33. diss’io “e cui più rossa fiamma succia?”
34. Ed egli a me: “Se tu vuoi ch’io ti porti 35. là giù per quella ripa che più giace 36. da lui saprà di sé e de’ suoi torti”
37. Ed io: “Tanto m’è bel quanto a te piace 38. tu se’ signore e sai ch’io non mi parto 39. dal tuo volere e sai quel che si tace
40. Allor venimmo in su l’argine quarto 41. volgemmo e discendemmo a mano stanca 42. là giù nel fondo foracchiato ed arto
43. E il buon maestro ancor della sua anca 44. non mi dispose sì mi giunse al rotto 45. di quel che sì piangeva con la zanca
46. “O qual che se’ che ‘l di su tien di sotto 47. anima trista come pal commessa” 48. comincia’ io a dir “se puoi fa’ motto”
49. Io stava come il frate che confessa 50. lo perfido assassin che poi ch’è fitto 51. richiama lui perché la morte cessa
52. ed ei gridò: “Sei tu già costì ritto 53. sei tu già costì ritto Bonifazio ? 54. Di parecchi anni mi mentì lo scritto
55. Se’ tu sì tosto di quell’aver sazio 56. per lo qual non temesti tôrre a inganno 57. la bella donna e di poi farne strazio?”
58. Tal mi fec’io quai son color che stanno 59. per non intender ciò ch’è lor risposto 60. quasi scornati e risponder non sanno
61. Allor Virgilio disse : “ Digli tosto : 62. “Non son colui non son colui che credi” 63. Ed io risposi come a me fu imposto
64. Per che lo spirto tutti storse i piedi: 65. poi sospirando e con voce di pianto 66. mi disse: “”Dunque che a me richiedi?
67. Se di saper ch’io sia ti cal cotanto 68. che tu abbi però la ripa corsa 69. sappi ch’io fui vestito del gran manto
70. e veramente fui figliuol dell’orsa 71. cupido sì per avanzar gli orsetti 72. che su l’avere e qui me misi in borsa
73. Di sotto al capo mio son gli altri tratti 74. che precedetter me simoneggiando 75. per le fessure della pietra piatti
76. La giù cascherò io altresì quando 77. verrà colui ch’io credea che tu fossi 78. allor ch’io feci il subito dimando
79. Ma più è il tempo già che i piè mi cossi 80. e ch’ io son stato sì sottosopra 81. ch’ei non starà piantato coi piè rossi:
82. chè dopo lui verrà di più laid’opra 83. di vêr ponente un pastor senza legge 84. tal che convien che lui e me ricopra
85. Nuovo Giason sarà di cui si legge 86. ne’ Maccabei e come a quel fu molle 87. suo re così fia a lui chi Francia regge”
88. Io non so s’io mi fui qui troppo folle 89. ch’io pur risposi a questo metro: 90. ”Deh or mi di’ quanto tesoro volle
91. nostro Signore in prima da San Pietro 92. che ponesse le chiavi insua balia? 93. Certo non chiese se non”Viemmi retro”
94. Né Pier né gli altri tolsero a Mattia 95. oro od argento quando fu sortito 96. al loco che perdè l’anima ria
97. Però ti sta che tu se’ ben punito 98. e guarda ben la mal tolta moneta 99. ch’esser ti fece contra Carlo ardito
100. E se non fosse ch’ancor lo mi vieta 101. la reverenza delle somme chiavi 102. che tu tenesti nella vita lieta
103. io userei ancor parol più gravi 104. chè la vostra avarizia il mondo attrista 105. calcando i buoni e sollevando i pravi
106. Di voi pastor s’accorse il vangelista 107. quando colei che siede sovra l’acque 108. puttaneggiar co’ regi a lui fu vista
109. quella che con le sette teste nacque 110. e dalle dieci corna ebbe argomento 111. fin che virtute al suo marito piacque
112. Fatto v’avete Iddio d’oro e d’argento 113. e che altro è da voi all’idolatre 114. se non ch’egli uno e voi n’orate cento
115. Ahi Costantin di quanto mal fu matre 116. non la tua conversion ma quella dote 117. che da te prese il primo ricco patre!
118. e mentre io gli cantavo cotai note 119. o ira o coscienza che il mordesse 120. forte spingeva con ambo le piote
121. Io credo ben che al mio duca piacesse 122. con sì contenta labbia sempre attese 123. lo suon delle parole vere espresse
124. Però con ambe braccia mi prese 125. e poi che tutto su mi s’ebbe al petto 126. rimontò per la via onde discese
127. né si stancò d’avermi a sé ristretto 128. sì mi portò sopra il colmo dell’arco 129. che dal quarto al quinto arco è tragetto
130. Quivi soavemente spose il carco 131. soave per lo scoglio sconcio ed erto 132. che sarebbe alle capre duro varco
133. indi un altro vallon mi fu scoperto

A Dëvëjna Cummédjë dë Gianni Latronico Cànd XIX du ‘Mbìërn 1. O Sëmòwn mäk e tùtt vëw pòvr mascjärë 2. ca lë còwsë dë Ddëj shkìtt kë lë bbùënë 3. hònna jéssë rësërvätë e vvëw rapäscë
4. kë jjòwrë e argìëndë facëjtë a cambjamèrcë 5. nòn cunvìënë ca kë vvëw sònë la tròmbë 6. vìstë ca vëw andò la tèrza bbòlgë stätë
7. Eggjä a kedd’òlda tòmbë nëw jìërmë 8. ‘nghjanät sòwp a ckèda vànn dù scùëgghjë 9. k’arrëjv a ppjòmbë ajjàld mmìënz àw fùëssë
10. Oj sòmma sapjénzë quànd’è jjërànnë l’àrtë 11. ca mùëstr ‘ngìël ‘ndèrr e ndòw mälë mùnnë 12. quànd gjust u vërtëwt tëw assègnë lë pénë!
13. Jë vëdìbbë lùëgnë lë còstë e ‘ndow fùnnë 14. a pétra gnuruquätë chèjnë dë përtëwsë 15. dë nù llàrjë tùttë e ognëwnë jéra tùnnë
16. Nò mmë parìënë cchjù jërànnë o zënìnnë 17. dë kìëd ca sò ‘ndòw mëj bèl Sàn Gjuwànnë 18. kìëdë puzzìëttë fàttë kë ccë avëja vattëscjä
19. jëwnë dë kìëssë anguàlkè jjànnë addrétë 20. rumbìbb jë pë jjëwn ca dajìndr stja nëcànnë 21. e ccùss sëja d’asèmbjë kë ccë s’ëngànnë
22. Fòrë da la vòck a ognè jjëwnë supërchjävë 23. dë nuëpëccatòwrë lë pìëtë e ddë lë jàmmë 24. affìgn àw scënùcchjë e l’òld stëja dajìndrë
25. Tùttè ddò lë chjànd jérn a tùtt appëzzëcätë 26. dassë fòrtë i gjundëwrë mënàvënë vàmbë 27. k’avrìënë tùttë stòrtë stràmbë e spëzzätë
28. Cumè la vambalnzë dë lë còwsë jëràssë 29. së mòvë shkìtt sòwp a la chjäna strémë 30. dassë jérë ddä da lë calcàgnë a lë pòndë
31. “U mèstrë cë jé ccùdë ca s’ënghëjétë 32. scalgjànn cchjù dë tùtt i cumbàgnë sëw?- 33. dëcìbb jë – kë nnà vàmba cchjù rròssë?”
34. E jìdd a mmë: “Cë tù vùë ca jë të pòrtë 35. ddà bbàsh kë cchèda rëjp ca ngé dasòttë 36. da jìdd hà sapè dë sè stèss e dì tùërtë sëw”
37. E jë: “Kë mmè jé bèll ccè ccà a të të pjäscë 38. tù sì u sëgnòwr e säj ca jë nò mmë sëpärë 39. dàw tëwa vulèj e ssäj ccè ccà jr nòn dëjkë”
40. Tànn vënìmm ajjàld sòwp a l’àrgën quàrtë 41. aggëràmm e shënnìmm à mäna mangëjnë 42. ddässòttë ndòw fùnn sfuracchjätë e strìttë
43. u mèstr bùën nò mm’ér angòr dàw fjànghë 44. spunnëwt ca sùbbët m’accustòw àw fùëssë 45. dë kùdë ca dassë chjangëj pë la jàmmë
46. “O cìnga sì ssì tëw ca të në stäj capësòttë 47. jàlma trìstë cumè nnu pälë tùtt ‘nzaccätë- 48. accumënzàbb a ddëjscë-cë pùët pàrlëmë”
49. Jë stëj cum u frätë ca stä cumbëssànnë 50. àw pèrfëd assassëjnë ca sténn cäpë sòttë 51. u chjäm arrét kë ffä tardä la pròpja mòrtë
52. E jjìdd jërdòw: “Sì eggjä arrëvätë cquä 53. stä ggjä cquä ddrìttë oj Bbunëfàzzië? 54. Dë parècchjë jànnë m’hà ngannät u scrìttë
55. Të sì ggjä sazzjätë d’arrubbä la rròbbë 56. pà quälë nòn të spamëndàst dë ëngànnä 57. a la bbèlla fèmmën e pò dë fàrnë strazzjë”
58. Jë dëvëndàbb cumè ccë réstë ngjutëwtë 59. sénza capìsh nnè rëspòstë e nnè këmbòstë 60. e quäsë scurnätë nòn säpë cchjù rëspònnë
61. Tànn Vërgìljë dëcètt:”Ll’hà dëjscë sùbbëtë 62. “Jë nò ssò nòn sònd cùdë ca tëw crëjtë” 63. E jjë lë rëspunnìbb cum më fòw jurdunätë
64. Pë kìëss u spìrd sturcètt tuttè dëw lë pìëtë 65. pò suspèrànn kë nnà vowscja chjangéndë 66. dëcètt:”Dùnghë ccè të rëvùëlgë affä a më?
67. Cë dë sapè cë sò jë t’ëmbòrt dassë ttàndë 68. e ttë sì prëcëpëtätë a vvënëj affìgn a mmë 69. hà sapèj ca jë vëstìbbë ù màndë jërànnë
70. e avveéraménd fùbb fìgghjë dë l’Orsëjnë 71. dassë ‘ngùrdë kë ffä avanzä a l’Orsèttë 72. ca ddä ndò la rròbb e cquä ndò la bòrzë
73. Sott’a la cäpa mèj sò tùttë l’òldë tërätë 74. ca më prëcëdèrn cquä facénn i sëgnëwrë 75. kë la cafòrchjë dë kèssa pétra chjàttë
76. Ddä ssòttë agghj azzuppä fìgnë jë quànnë 77. add arrëvä cùdë ca jë crëdëj ca tù fùssë 78. quànn jë të facibb a shullìscëta dumàndë
79. ma cchjù jé u tìëmb ca më cuscìbb lë pìëtë 80. e cca sò stätë dassë sòttë ca sòwpë 81. ca jìdd nò addà stä chjandätë kì pìët rùssë
82. ca dòpp dë jìdd addà vënë cchjù brùtt jòprë 83. vèrsë punéndë nu pastòwr sénza lèggë 84. dassë da cumugghjäj a mmëj e a jjìddë
85. Addà jéss nu nùëv Gjasòn dë cë së léscë 86. ndé Maccabéj cùmë cùdë fòw clëméndë 87. u rrj sëw addà jéss a jjìdd u rré dë Fràngë
88. Ssìccë cë jë cquä m’azzardàbb assä 89. a rrëspònnërlë a jjìddë dë ssà manérë: 90. “Kë pjacèjrë m’ha dëjscë ccè tësòwr vòlzë
91. u Sëgnòwrë nùëstr prëjm da Sànd Pìëtrë 92. quànnë lë purscèttë lë chjäv ‘ndò lë mänë 93. Cèrtë lë dëscèttë shkìtt“Vìënëm apprìëssë”
94. Nnè Pìëtrë e nnè l’òldë luwòrn a Mattëjë 95. jòwrë e argìëndë quànnë fòw prëshèldë 96. àw pòst ca përdètt kèdd ànëma dannätë
97. e mmò bén të stä ca tù sì bbèn punëjtë 98. e wwarda bbénë a lu mälë luwätë sòldë 99. ca të facètt jéss còndr a Ccàrl ardëjtë
100. E cë nòn fùssë k’angòrë mù prujbbìshë 101. a rëvërénz ca jë pòrt a lë sòmmë chjävë 102. ca tù tënìstë andò la vëjta allècrë
103. jë avëj ajjusä paròl angòr cchjù jërävë 104. ca l’avarìzzja vòstr angòrë u mùnn attrìstë 105. sprufunnànn lë bùënë e sullëvànn lë trìstë
106. Dë vëw pastëwr s’addunòw u Vangëlìstë 107. quànn kèd ca stä asséttätë sòp a l’àcquë 108. fòw vìstë dë fäj lë puttanìzzjë kë lë rréjë
109. kèdë ca nashèttë kë lë séttë cëpë 110. e dda lë déscë còrn avètt argumìëndë 111. affìgn ca rëstòw fëdèjlë àw marëjtë sëw
112. Vë sëjtë fàtt a Ddëj d’òwr e d’argìëndë 113. e ccé dëffërénz ngé ndra vù e l’idolàtrë 114. cë nò ca lòrë jëwn e vvù n’aurät cìëndë?
115. Aj Custandëjn dë quànda mälë fòë màtrë 116. nò a cunvërsjòwnë tòw ma kèda dòtë 117. ca da tèj pëgghjòw u prëjmë rìck pàtrë”
118. E omméndr jë lë candävë kìëdë nòtë 119. o kë l’ëjrë o kà cushjénz ca lë rëmurdëjë 120. fòrt trävë càlgë kì dò lë chjànd dëlë pìëtë
121. Crèjt ca ssà còwsë àw dëwk mëj pjacèssë 122. kë nnà fàccja cundénd sémb stëj a sséndë 123. u dòlgë sùënë dë tùtt i paròlë ca jë dëcëjë
124. Kë ttùtt’e ddò lë vràzzë më pëgghjòw 125. e dòpp ca më fòw strëngjëwtë àw pìëttë 126. nghjanòw kë la strätë ndò jéra shënnëwtë
127. nnè së stangòw d’avèrm a ssè stèss strìttë 128. affìgn ca më purtòw sòwp u cìëlë dë l’àrkë 129. ca dàw quàrt àw quìnd lèmët jé ttragìtë
130. Cquä chjänë chjänëappuggjòw u càrëkë 131. dòlgë kë ccùdu scùëgghjë jùnd e jjìërtë 132. ca sarëj pë lë cräpë nu chjùmm assä tùëstë
131. Da ddä n’òldu vàddòwnë më fòw apìërtë

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Inferno: Canto XVIII
Scritto da Gianni il 17/01/2007 11:45:06
Inferno: Canto XVIII Nel XVIII Canto dell’Inferno viene descritta la conformazione dell’VIII cerchio di Malebolge, diviso in 10 bolge, in cui sono puniti i fraudolenti. Esse somigliano alle fosse scavate intorno ai castelli medievali. I dannati, puniti nella Ibolgia sono divisi indue schiere, che camminano in senso opposto e sono sferzati continuamenti dai diavoli. La prima schiera è quella dei ruffiani, tra i quali, Dante riconosce Alessio degli Interminelli da Lucca e il Bolognese messer Venedico Caccianemico. Questi confessa di aver indotto la sorella a diventare l’amante di Obizzo d’Este e che vi sono tanti Bolognesi in questa bolgia, quanti non se ne trovano nemmeno a Bologna. Mentre i due poeti si allontanano, Virgilio mostra al discepolo l’anima del greco Giasone, che sedusse ed abbandonò Isifile e Medea.
 La Divina Commedia di Dante Alighieri Canto XVIII dell’Inferno
1. Loco è in inferno detto Malebolge 2. tutto di pietra e di color ferrigno 3. come la cerchia che d’intorno il volge
4. nel dritto mezzo del campo maligno 5. vaneggia un pozzo assai largo e profondo 6. di cui suo loco dicerò l ’ ordigno
7. Quel cinghio che rimane adunque 8. è tondo tra il pozzo e il piè dell’alta ripa dura 9. ed ha distinto in dieci valli il fondo
10. Quale dove per guardia delle mura 11. più e più fossi cingon li castelli 12. la parte dov’ei son rende figura
13. tal immagine quivi facean quelli 14. e come a tai fortezze dai lor sogli 15. alla ripa di fuor son ponticelli
16. così da imo della roccia scogli 17. movien che ricidean li argini e i fossi 18. infino al pozzo che i tronca e raccôgli
19. In questo loco dalla schiena scossi 20. di Gerion trovammoci e il poeta 21. tenne a sinistra ed io retro mi mossi
22. Alla man destra vidi nuova pièta 23. nuovi tormenti e nuovi frustatori 24. di che la prima bolgia era repleta
25. Nel fondo erano i peccatori 26. dal mezzo in qua ci venian verso il volto 27. di là con noi ma con passi maggiori
28. come i roman per l’esercito molto 29. l’anno del giubileo su per lo ponte 30. hanno a passar la gente modo colto
31. che dall’un lato tutti hanno la fronte 32. verso il castello e vanno a Santo Pietro 33. dall’altra sponda vanno verso il monte
34. Di qua di là su per lo sasso tetro 35. vidi demoni cornuti con gran ferze 36. che li battean crudelmente di retro
37. Ahi come facean lor levar le berze 38. alle prime percosse! Già nessuno 39. le seconde aspettava né le terze
40. Mentr’io andava gli occhi miei in uno 41. fûro scontrati ed io sì tosto dissi: 42. “Di già veder costui non son digiuno”
43. Per ch’io a figurarlo i piedi affissi 44. e il dolce duca meco si ristette 45. ed assentì ch’alquanto indietro gissi
46. E quel frustato celar si credette 47. bassando il viso ma poco gli valse 48. ch’io dissi:“Tu che l’occhio a terra gette
49. se le fazion che porti non son false 50. Venedico se’ tu Caccianimico 51. ma che ti mena a sì pungenti salse!”
52. Ed egli a me: “Mal volentier lo dico 53. ma sforzami la tua chiara favella 54. che mi fa sovvenir del mondo antico
55. Io fui colui che Ghisolabella 56. condussi a far la voglia del Marchese 57. come che suoni la sconcia novella
58. E non pur io qui piango bolognese 59. anzi n’è questo loco tanto pieno 60. che tante lingue non son ora apprese
61. a dìcer sipa tra Savena e Reno 62. e se di ciò vuoi fede e testimonio 63. rècati a mente il nostro avaro seno”
64. Così parlando il percosse un demonio 65. della sua scuriada e disse: “Via 66. ruffian! qui non son femmine da conio”
67. Io mi raggiunsi con la scorta mia 68. poscia con pochi passi divenimmo 69. là dove un scoglio della ripa uscio
70. Assai leggermente quel salimmo 71. e vòlti a destra su per la sua scheggia 72. da quelle cerchie eterne ci partimmo
73. Quando noi fummo là dov’ei veneggia 74. di sotto per dar passo agli sferzati 75. lo duca disse: “Attienti e fa’ che feggia
76. lo viso in te di questi altri mal nati 77. ai quali ancor non vedesti la faccia 78. però che son con noi insieme andati”
79. Del vecchio ponte guardavam la traccia 80. che venia verso noi dall’altra banda 81. e che la ferza similmente scaccia
82. Il buon maestro senza mia dimanda 83. mi disse: “Guarda quel grande che viene 84. e per dolor non par lagrime spanda
85. quanto aspetto reale ancor ritiene! 86. Quelli è Giason che per core e per senno 87. li Colchi del monton privati féne
88. Egli passò per l ’ isola di Lenno 89. poi che l’ardite femmine spietate 90. tutti li maschi loro a morte dienno
91. Ivi con segni e con parole ornate 92. Isifile ingannò la giovinetta 93. che prima l’altre avea tutte ingannate
94. lasciolla quivi gravida e soletta 95. tal colpa a tal martire lui condanna 96. ed anche di Medea si fa vendetta
97. Con lui sen va chi da tal parte inganna 98. e questo basti della prima valle 99. sapere e di color che in sé azzanna”
100. Già eravam là ‘ve lo stretto calle 101. con l’argine secondo s’incrocicchia 102. e fa di quello ad un altr’arco spalle
103. Quindi sentimmo gente che si nicchia 104. nell’altra bolgia e che col muso sbuffa 105. e sé medesima con le palme picchia
106. Le ripe eran grommate d’una muffa 107. per l’alito di giù che vi si appasta 108. che con gli occhi e col naso facea zuffa
109. Lo fondo è cupo sì che non ci basta 110. loco a veder senza montare al dosso 111. dell’arco ove lo scoglio più soprasta
112. Quivi venimmo e quindi giù nel fosso 113. vidi gente attuffata in uno sterco 114. che dagli uman privati parea mosso
115. E mentre ch’io laggiù con l’occhio cerco 116. vidi un col capo sì di merda lordo 117. che non parea s’era laico o cherco
118. Quei mi sgridò: “Perché se’ tu sì ingordo 119. di riguardar più me che gli altri brutti?” 120. Ed io a lui: “Perché se ben ricordo
121. già t’ho veduto coi capelli asciutti 122. e sei Alessio Interlinei da Lucca 123. però t’adocchio più che gli altri tutti”
124. Ed e gli allor battendosi la zucca: 125. “Qua giù m’hanno sommerso le lusinghe 126. ond’io non ebbi mai la lingua stucca”
127. Appresso ciò lo duca: “Fa’ che pinghe” 128. mi disse “il viso un poco più avante 129. sì che la faccia ben con gli occhi attinghe
130. di quella sozza e scapigliata fante 131. che là si graffia con l’unghie merdose 132. ed or s’accoscia ed ora è in piede tante
133. Taide è la puttana che rispose 134. al drudo suo quando disse: “Ho io grazie 135. grandi appo te?” “Anzi meravigliose”
136. E quinci sien le nostre viste sazie” 
A Dëvëjna Cummédjë dë Gianni Latronico Cànd XVIII du ‘Mbìërn
1. Ngé nu pòst ndòw ‘mbìërn dìtt Mälëbòlgë 2. tùtt dë pétr e ddù këlòwrë dù fërrëcìëddë 3. cumè u cìërchjë ca tutt’attùrnë l’aggëjrë
4. Pròpjë òw mmìënzë dù càmbë malìgnë 5. së jàprë nù pùzzë assä làrjë e ffùnnë 6. e ddë cùss àgghja dëjscë a struttëwrë
7. Cudu cìndë ca réstë dùnguë jé ttùnnë 8. mìënz àw pùzz e mbét a l’òlda rëjpa tòstë 9. e tténë sëparätë ‘déscë vàddë u fùnnë
10. Cùm a fjëwrë mëjsë a wwàrdjë dì parèjtë 11. cchjù e cchjù fùëss accèrchjën lë castìëddë 12. da tùttë lë vànnë andò së jàcchjënë
13. a stèssa fjëwrë cquä facìvënë kìëdë 14. e cùm a tälë furtèzzë da lë lòrë pòrtë 15. a la rëjpë dë fòrë fàscënë da pundëcìëddë
16. dassë dàw fùnn dë la ròccë jàldë spòndë 17. së jalzàvënë tagghjànnë jàrgënë e fòssërë 18. affìgn àw pùzz ca lë tagghj e lë rëcògghjë
19. Appén shënnëwt ndò ssù pùnd dàw màstë 20. dë Gërjòwnë nëw n’acchjàmmë e u puwétë 21. s’ammënòw a ssënìstr e jë kë drétë shìbbë
22. a la mäna déstrë jë vëdìbbë nòva pjatätë 23. nùwvë turmìëndë e nùwvë frustatëwrë 24. e dë kìëssë a pëjma bbòlgë jéra chèjnë
25. Ndòw fùnn jérn a l’anëwtë lë pëccatëwrë 26. dàw cèndr avvëvàvën cquä affìgn a nnëw 27. e da l’òlda vànn kë nëw ma à pàss lùëgnë
28. Cùmè i Romänë kë l’esèrcëtë tànd jërànnë 29. l’ànnë dù gjubëléj kë sòwpë àw pòndë 30. honnà passä la ggéndë ‘nmòdë accùërtë
31. ca da nu cùëstë tùttë ténënë u fròndë 32. vèrs u castìëdd e vònn à chjìës dë San Pìëtrë 33. da l’òlda spòndë së në vònnë vèrsë u mòndë
34. Da cquä da ddä sòpë pù sàssë gnuruquätë 35. vëdìbb djàvëlë kërnëwtë kë sfèrzë jërànnë 36. ca i vattìvënë kë tànda crudëltätë da drétë
37. O cùm lë facìënë jalzä a lòrë i calcàgnë 38. a lë prëjmë mazzätë! Eggjä nëshëwnë 39. lë sëcòndë aspëttävë e nnè lë tèrzë
40. Méndr më në scëj l’òcchjër mè ndò jëwnë 41. scèrn a fërnèshë e jjë sùbbëtë llë dëcìbbë: 42. Më pär dë canòsh a cùss u tégnë ggjä vvìstë”
43. Kë ckìëss jalzàbb lë pìëtë pë mëràrlë mìgghjë 44. e u dòlgë dëwk s’avvëcënò cchjù assä a mmë 45. e accussëndèttë a fàrmë scëj kë ddrét a jjìddë
46. E ccùdë frustätë d’ascònnë së crënzòw 47. abbashànn lë ràgghjë ma a ppìckë lë sërvèttë 48. ca jë dëcìbb:”Wé tù ca l’ùëcchjë ndèrr shìëttë
49. cë a fëlësumëj ca tìënë nò jjé ffàlzë 50. tù sì Vvënëdëjkë dë Caccjanëmëjkë 51. ma ccè t’ammén ndò i turmìënd pungìëndë?”
52. E jìdd a mmë: ”Mälvulëndìërë lu dëjkë 53. ma më spèngë a ffàrlë la twa chjära fafèllë 54. ca më fäscë arrëcurdä dù mùnnë andëjkë
55. Jë fùbbë cùdë k’à sòrma Ghisëlabbèllë 56. cunvëngìbb a fawrìsh dë Ferrärë u Markèjsë 57. cùmë dëjscë la scòngja sëwa novèllë
58. E mmëjkë shkìtt jë chjàngë ‘mbolognèjsë 59. jànzë ssù pòstë n’é dassë assä chëjnë 60. ca tànda lègnë nòn së sò angòr mbarätë
61. a ddëjscë sìpa frà lë fjëwmë Sàvën e Rénë 62. e cë dë kìëssë vùëj fèjtë e tëstëmònjë 63. tìënë a mméndë u nùëstrë pajëjsë avärë”
64. Dassë parlànn lë dèttë màzzë nù dëmònjë 65. dë la sëwa scurìjëtë e ddëcèttë: ”Vattìnnë 66. ruffjän! Quä nòn gë sò fèmmën dë ngànnë”
67. Jë m’avvëcënàbbë a la scòrta mèjë 68. e pò kë ppìck pàssë nëw n’avvëcënàmmë 69. ddä ndò nù scùëgghjë dë la rëjpë assëjë
70. Assä lìëggë lìëggë cùdë nëw ‘nghjanàmmë 71. aggërànn a ddéstrë sòwp a la swa skèggë 72. da kìëdë cìërchjë atèrnë nëw në scìmmë
73. Quànnë fùmm ddä andò së jàprë a jjàrkë 74. da sòttë pë ddä spàzzjë a ckìëdë sfërzätë 75. u dëwk dëcètt:”Attìënd a mmërä bbùënë
76. ’mbàccë a tùttë kìëss’òldë mälë nätë 77. a lë quälë angòrë nòn vëdìstë la fàccë 78. fìgnë ca së në sò ggjëwtë ownëjtë a nnëw”
79. Dù vécchjë pòndë stìëm vëdénn la tràccë 80. ca vënëj vèrsë dë nëw da l’òlda bbàndë 81. e cca la sfèrzë sémëlméndë lundänë càccë
82. E u bbùënë méstrë sénza jéss ‘ndërpëllätë 83. më dëcèttë:”Mëjrë a ccùdë jërànn ca vénë 84. e ccù dëlòwrë nòn pärë dë vërsä làcrëmë
85. e ccè ffëlësumëjë rëjälë angòrë mandénë ” 86. cùdë jé Gjasòwnë ca pë ccòrë e pë ssènnë 87. dà Càlkëd shëppunò u vèll dù mëndòwnë
88. Jìddë passòw da l’ìsëlë dë Lèmnë 89. dòpp ca l’ardëjtë fèmmënë spjatätë 90. tùttë lë màsquëlë lòrë lë dèrnë la mòrtë
91. Ddä kë ssègnë e ckë paròlë adurnätë 92. Jësìfëlë ‘ngannòw a zucquannéddë 93. ca prëjmë avëja ‘ngannätë a tùttë l’òldë
94. Cquä la lassòw jéràvëdë e abbandunätë 95. e ckèssa còlpë a tälë martìrjë la cundànnë 96. e ffìgnë dë Medéj së fäscë vëndéttë
97. kë jjìdd së në vä cë da kèda vànnë ‘ngànnë 98. e ckìëss avàst a ssapè dë la prëjma vàddë 99. e ddë tùttë kìëdë ca jèddë ténë strìttë”
100. Ggjà jìërmë ddä andò la sträta strèttë 101. së fäscë a ccròwscë cù sëcònd lëmëtòwnë 102. e ffäscë dë cùdë a nnotëwnë da spàddë
103. Da quä sëndìmm ggénd ca së rammàrëkë 104. ndò l’òlda bbòlgë e ca cù mùss scuffëlèjshë 105. e ssë dä màzzë kë lë mänë sòw stèssë
106. Lë rëjpë jérn ‘ngrùmmätë da na mùffë 107. pù vapòwr dë sòtt ca ddä së pòtë trumbä 108. ca kë l’òcchjërë e ccù näsë facëja na zzùffë
109. U fùnn jé gnëwrë dassë ca nò ‘ngë avàstë 110. lùëkë a vvëdè sénza ‘nghjanä àw mmùshkë 111. dë l’àrkë ‘ndòw scùëgghjë cchjù suvràstë
112. Cquä vënìmm e da cquä sòtt ‘ndò u fùëss 113. vëdìbbë a ggéndë tuffätë andò u rumätë 114. ca da lë fugnatëwrë parëja luwätë
115. E méndr ca jë ddä ssòttë kë l’ùëcchjë cèrkë 116. vëdìbb na sòwla cäpë dë tànda mèrda lòrdë 117. ca nòn së capëshëj cë jéra làjkë o chjìërëkë
118. Cùd më jërdòw:”Pëcké sì ttù dassë ‘ngùrdë 119. dë wardä cchjù a mmë k’à l’òld bbrùttë?” 120. E jjë a jjìddë: ”Cë bbùënë jë m’arrëcòrdë
121. jë t’égghjë vìstë k’ì capìddë assùttë 122. e ttù ssì Aléssjë ‘Ndermnèj da Lùckë 123. pë ckìëss t’adòcchjë cchjù dë tùttë l’òldë”
124. E jjìddë tànnë vatténnësë a këcùzzë: 125. ”Cquä ssòttë m’hònn scëttät lë lusìnghë 126. dë na lègna lògnë sénz abbìëndë”
127. E apprìëssë u dëwkë:”Mò tù hà spèngë- 128. më dëcèttë–në pìck l’òcchjër cchjù nnànzë 129. ’nmòdë tälë k’arrìvënë affìgnë a la fàccë
130. dë kèda zòzza scapëgghjäta bbandèskë 131. ca ddä së ràshkë kë l’ògnë mmërdòwsë 132. e mmò s’asséttë e mmò stäj a l’ëmbìëtë
133. Jé Ttàjdë kèda puttänë ca rëspunnèttë 134. àw drëwd sù quànn dëcètt:“Tégn jëràzzjë 135. jërànn kë ttë?””Ànzë sì maravëgghjòwsë!”
136. E cquä s’hònna sazzjäj l’òcchjërë nòstrë

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Inferno: Canto XVII
Scritto da Gianni il 17/01/2007 11:44:38
Inferno: Canto XVII Nel XVII Canto dell’Inferno si tratta della discesa nel luogo scosceso, detto Malebolge, che è l’ottavo cerchio dell’inferno, dove si trova il demonio Gerione, sopra al quale i due poeti attraversano il fiume. Invitato dal maestro, Dante si avvicina alle anime degli usurai, ma per quanto li guardi, non riesce a riconoscerne nessuno. Uno di loro, Reginaldo Scrovegni, lo informa della presenza di alcuni Fiorentini e gli dice che, tra non molto tempo, arriverà Giovanni Buiamonte. Infine Dante monta, con Virgilio, sulla groppa di Gerione, pur tremando di paura, come se avesse la febbre quartana. Allora, Virgilio lo cinge amorevolmente, con le braccia, e raccomanda al mostro di scendere lentamente, per deporli entrambi sul fondo del precipizio.
 La Divina Commedia di Dante Alighieri Canto XVII dell’Inferno
1. “Ecco la fiera con la coda aguzza 2. che passa i monti e rompe i muri e l’armi 3. ecco colei che tutto il mondo appuzza”
4. Sì cominciò lo mio duca a parlarmi 5. ed accennolle che venisse a proda 6. vicino al fin de’ passeggiati marmi
7. e quella sozza imagine di froda 8. sen venne ed arrivò la testa e il busto 9. ma in su la riva non trasse la coda
10. la faccia sua era faccia d’uom giusto 11. tanto benigna avea di fuor la pelle 12. e d’un serpente tutto l’altro fusto
13. Due branche avea pilose infin l’ascelle 14. lo dosso e il petto ed ambedue le coste 15. dipinte avea di nodi e di rotelle:
16. con più color sommesse e soprapposte 17. non fêr mai drappo tartari né turchi 18. né fûr tai tele per Aragne imposte
19. Come tal volta stanno a riva i burchi 20. che parte sono in acqua e parte in terra 21. e come là tra li tedeschi lurchi
22. lo bavero s’assetta a far sua guerra 23. così la fiera pessima si stava 24. su l’orlo che di pietra il sabbion serra
25. Nel vano tutta sua coda guizzava 26. torcendo in su la velenosa forca 27. che a guisa di scorpion la punta armava
28. Lo duca disse: “Or convien che si torca 29. la nostra via un poco infino a quella 30. bestia malvagia che colà si corca”
31. Però scendemmo alla destra mammella 32. e dieci passi femmo in su lo stremo 33. per ben cessar la rena e la fiammella
34. E quando noi a lei venuti semo 35. poco più oltre veggio in su la rena 36. gente seder propinqua al luogo scemo
37. Quivi il maestro: “Acciò che tutta piena 38. esperienza d’esto giron porti” 39. mi disse: “Va’ e vedi la lor mena
40. Li tuoi ragionamenti sian là corti 41. mentre che torni parlerò con questa 42. che ne conceda i suoi omeri forti”
43. Così ancor su per la strema testa 44. di quel settimo cerchio tutto solo 45. andai ove sedea la gente mesta
46. Per gli occhi fuori scoppiava lo duolo 47. di qua di là soccorrine con le mani 48. quando a’ vapori quando al caldo suolo
49. Non altrimenti fan di state i cani 50. or col ceffo or coi piè quando son morsi 51. o da pulci o da mosche o da tafani
52. Poi che nel viso a certi gli occhi porsi 53. ne’ quali il doloroso foco casca 54. non ne conobbi alcun ma io m’accorsi
55. che dal collo a ciascun pendea una tasca 56. che avea certo colore e certo segno 57. e quindi par che il loro occhio si pasca
58. E com’io riguardando tra lor vegno 59. in una borsa gialla vidi azzurro 60. che d’un leone avea faccia e contegno
61. Poi procedendo di mio sguardo il curro 62. vidine un’altra come sangue rossa 63. mostrare un’oca bianca più che burro
64. Ed un che d’una scrofa azzurra e grossa 65. segnato avea lo suo sacchetto bianco 66. mi disse: “Che fai tu in questa fossa?
67. Or te ne va e perché se’ vivo anco 68. sappi che il mio vicin Vitaliano 69. sederà qui dal mio sinistro fianco
70. Con questi fiorentin son padovano 71. spesse fiate m’intronan gli orecchi 72. gridando: “Vegna il cavalier sovrano
73. che recherà la tasca co’ tre vecchi!” 74. Qui distorse la bocca e di fuor trasse 75. la lingua come bue che il naso lecchi
76. Ed io temendo no ‘l più star crucciasse 77. lui che di poco star m’avea munito 78. torna ‘mi indietro dall’anime lasse
79. trovai lo duca mio ch’era salito 80. già su la groppa del fiero animale 81. e disse a me: “Or sie forte ed ardito
82. Omai si scende per sì fatte scale 83. monta dinanzi: ch’io voglio esser mezzo 84. sì che la coda non possa far male”
85. Qual è colui c’ha sì presso il ribrezzo 86. della quartana c’ha già l’unghie smorte 87. e trema tutto pur guardando il rezzo
88. tal divenn’io alle parole porte 89. ma vergogna mi fêr le sue minacce 90. che innanzi a buon signor fa servo forte
91. Io m’assettai in su quelle spallacce 92. sì volli dir ma la voce non venne 93. com’io credetti: “Fa’ che tu m’abbracce”
94. Ma esso che altra volta mi sovvenne 95. ad altro forse tosto ch’io montai 96. con le braccia m’avvinse e mi sostenne
97. e disse: “Gerion muoviti omai! 98. Le rote larghe e lo scender sia poco: 99. pensa la nuova soma che tu hai”
100. Come la navicella esce dal loco 101. in dietro in dietro sì quindi si tolse 102. e poi ch’al tutto si sentì a giuoco
103. là ov’era il petto la coda rivolse 104. e quella tesa come anguilla mosse 105. e con le branche l’aria a sé raccolse
106. maggior paura non credo che fosse 107. quando Feton abbandonò li freni 108. per che il ciel come pare ancor si cosse
109. nnè quando Icaro misero le reni 110. sentì spennar per la scaldata cera 111. gridando il padre a lui: “Mala via tieni!”
112. che fu la mia quando vidi ch’io era 113. nell’aer d’ogni parte e vidi spenta 114. ogni veduta fuor che della fiera
115. Ella sen va nuotando lenta lenta 116. ruota e discende ma non me n’accorgo 117. se non ch’al viso di sotto mi venta
118. io sentìa già dalla man destra il gorgo 119. far sotto noi un orribile stroscio 120. per che con gli occhi in giù la testa sporgo
121. Allor fu’ io più timido allo scoscio 122. però ch’io vidi fuochi e sentii pianti 123. ond’io tremando tutto mi raccorcio
124. E vidi poi chè nol vedea davanti 125. lo scendere e il girar per li gran mali 126. che s’apprezzavan da diversi canti
127. Come il falcon che ch’è stato assai su l’ali 128. che senza veder logoro o uccello 129. fa dire al falconiere: “Ohimè tu cali!”
130. discende lasso onde si mosse snello 131. per cento rote e da lungi si pone 132. dal suo maestro disdegnoso e fello
133. così ne pose al fondo Gerione 134. a piè a piè della stagliata rocca 135. e discaricate le nostre persone
136. si dileguò come da corda cocca
 A Dëvëjna Cummédjë dë Gianni Latronico Càndë XVII du ‘Mbìërn
1. “Vëjtë a la véstjë kë la còwtë appëzzuddätë 2. ca pàssë lë mònd e ròmbë i parèjtë e l’àrmë 3. vëjtë a ckèdë k’appuzzënìsh tùtt u mùnnë!”
4. Dassë accumënzòw u dëwkë më a parlarmë 5. e lë facèttë cënnë dë vënëj àw lëmëtòwnë 6. vëcëjn a la fëjn dë lë màrmë ndò jìërm scëwt
7. E ckèda sòzza ‘mmàggënë dë fròtë 8. së në vënèttë e arrëvòw la cäpë e u bbùstë 9. ma sòwpë a la ròggë nòn tëròw la còwtë
10. A fàccja sòw jér kèdë dë n’òmmën ggjùstë 11. tànda bbënìgnë tënëj dafòrë la péddë 12. e dë nu sèrpë tùttë l’òldë fùstë
13. dò brànghë tënëja pëlòws affìgn a l’ascìëdd 14. u cùëddë u pìëttë e tutt’e ddò lë còstëlë 15. tënëja pëttätë dë nùwtë e ddë rutéddë
16. Kë cchjù ckëlòwrë sfòndë e rrëlìëvë 17. nòn facèrnë mä dràppë Tàrtërë nnè Tùrkë 18. e nnè ffòrn tëssëwtë lë tèjlë d’Aràgnë
19. Cùm qualkè vòldë stònn a rrëjp lë barkétt 20. ca stònn ménz andò l’àcquë e mènz ‘ndèrr 21. E ccumè ddä frà lë Tedèskë mangëwnë
22. u castòwrë s’asséttë kë ffä la swa wèrrë 23. dassë la pèssëma véstjë së në stëj 24. sòwp la rëjp ca dë pétrë sèrrë u sabbjòwn
25. A kèda vànn a còwta sòw tùtta shëndëlläv 26. turcénn ajjàld la fòrca sòwa vëlënòwsë 27. ca cumè nnu scurpjòwn la pòndë armävë
28. U dëwk dëcètt: “Mò cunvìënë ca s’aggëjrë 29. a sträta nòstrë në pìckë affìgnë a ckèda 30. véstja malvàggë ca pròpjë ddä së còlkë”
31. Pë ckìëssë shënnìmmë a la déstra vànnë 32. e déscë pàssë facìmmë sòwpë àw strémë 33. kë pputè scanzä la rèjnë e la fjamméddë
34. E quànnë nëw sëjmë vënëwtë ndò jèddë 35. pìckë cchjù a ddä vèjkë sòwpë a la rèjnë 36. génd assëttät vëcëjn a kèda vànn dù fùëssë
37. Cquä u mèstrë: “Kë pputèrtë purtä chèjna 38. spërjénz dë ssù ggëròwnë ndòw mùnnë - 39. më dëcètt – vä a vvëdè ndò ccè stät stònn
40. I raggjunamìënd tëw honna jéss ddä cùrtë 41. affìgnë ca tùërnë jë agghjà parlä kë ckèssë 42. ca n’addà cungédë lë sòw spàddë fòrtë”
43. Dassë angòrë ajjàld pù cäpë estrémë 44. dë cùdë séttëmë cìëlë sëwlë sëwlë 45. shìbb ndò stëj assëttät kèda génd trìstë
46. Fòrë da l’òcchjërë scuppjävë u lòr dëlòwrë 47. da cquä da ddä së scanzàvën kë lë mänë 48. mò a lë vambalénz e mmò a la rèjna càllë
49. Nò dëversaménd fàscënë dë stätë lë cänë 50. cù mùss o cù pétë quànn sò muzzëquätë 51. o da lë pùrgë o da lë mòsclë o da lë tafänë
52. Dòpp ca mëràbb a cqualkëwnë ‘mbàccë 53. pròpjë andò lë cätë u fùëkë duléndë 54. nò nnë canushìbb nëscëwn e m’addunàbb
55. ca dàw cùëdd a ognëwn pënnëj na sackétt 56. ca tënëj nu cèrtë këlòwr e nnù cèrtë sègnë 57. e da cquä pär ca l’òcchjërë lòrë së pàshënë
58. E méndrë végnë mërànn mmìënz a llòrë 59. andò na bbòrza ggjàllë vëdìbbë l’azzùrrë 60. ca dë nu lëjòwnë tënëj fàccë e ccundègnë
61. Pò cundënuànnë angòrë a mmëräj 62. në vëdìbbë n’otëwnë cùmë sàgnë ròssë 63. musträ na pàpëra vjànghë cchjù dù bbùrrë
64. E jjëwn ca dë na scròwfa azzùrrë e jëròssë 65. sëgnätë tënëj u sackéttë vjànghë 66. më dëcètt: “Ccé ffä tù andò ssà fòssë?
67. Mò vattìnnë pëcké sì angòrë vëjvë 68. hà sapèj ca u vëcëjnë mëjë Vëtaljänë 69. s’add’assëttä cquä àw fjàng mëj sënìstrë
70. Kë ckìëssë Fjorendìnë jë sò Paduwënë 71. spìssë vòldë m’ëndrònënë lë rècchjë 72. jërdànn: “Addà vënë u cavaljìër suvränë
73. k’addà purtä a sackéttë kì trè crapìëttë!” 74. Cquä sturcèttë la vòckë e da fòrë tëròw 75. la lègnë cùmë fäscë u vòj ca së lèckë u näsë
76. e jjë tëménn k’a stä angòrë dèss fastìdjë 77. a jjìdd ca dë stä pìcca tìëmb m’èrë avvësätë 78. më në turnàbb ndrétë ndò l’ànëmë stànghë
79. ng’acchjàbb u dëwca mëj k’érë ‘nghjanätë 80. éggjä ‘ngròpp’a lu fëròwscë anëmälë 81. e dëcètt a mmë: “Mò hà jéss fòrtë e ardëjtë
82. oramäj së shènn pë ckìëss scälë cquä: 83. nghjänë nnànz a mmë ca vògghj fä ‘nmòdë 84. ca la còwtë nòn të pòzzë fä dù mälë”
85. Cumè ccùdë ca jé dassë vëcëjn àw rëbbrézzë 86. dë la quartänë ca ténë ggjä l’ògnë smòrtë 87. e ttrémë tùttë soldànd à wardä l’òmbrë
88. dassë dëvëndàbb jë a lë paròlë accòrtë 89. ca vërvògnë më facèrnë lë sëwa mënàzzë 90. ca nnànz àw bùën sëgnëwr fäscë u sèrv fòrtë
91. Jë m’assëttàbb sòp’a ckìëdë spaddàzzë 92. ssë lë vulëja dëjscë ma la vòwscë nòn assèttë 93. cùm jë pënzävë:”Vògghj ca tù m’abbràzzë”
94. Ma jìddë k’àldrë vòldë m’ajjutòw 95. andò n’òldu përìquëlë appén jë m’achjàbbë 96. kë lë vràzzë më strëngètt e mmë mandënèttë
97. e ddëcètt: “Ggëròwnë mùëvëtë oramäjë 98. lë ròtë sò llàrjë e la shënnëwt sëja vëlòwscë 99. pìënzë àw nùëvë pëjsë ca tù pùërtë”
100. Cùmë na navëcéddë jéssë àw llàrjë 101. drétë kë ddrétë e tànn dassë së luwò 102. e dòpp ca d’ognè stàquëlë së sëndètt lìbbrë
103. ndò prëjm jér u pìëtt jìdd aggëròw la còwtë 104. e ckèda tèjsa tèjsë cumè nn’anguìll muwèttë 105. e ckë lë bbrànghë l’àrjë a ssè stèss attëròw
106. Na pajëwr cchjù jëràn nòn pénz ca ngë fòssë 107. quànnë Fëtòndë abbandunòw lë frèjnë 108. e pë ckìëss u cìël së cuscètt cùm angòr pärë
109. nnè quànn Ìkërë së sëndèttë lë rëjnë 110. tùttë spënnätë pë la cèjra scallätë 111. méndrë l’attänë u jërdävë:“Càmbjë strätë!”
112. ca fòw la mèj quànn jë më vëdìbbë 113. d’ognè vvànnë mmìënz a l’àrjë sénza vëdè 114. cchjù nëshëwna còwsë ‘nfòr dë kèda véstjë
115. Jèddë së në vä natànnë lénda léndë 116. ggëjrë e shènnë ma më n’addunèjscë 117. shkìtt da la fàccë e ddàw vìëndë dë sòttë
118. Jë sëndëja ggjä da la mäna déstrë l’àcquë 119. ca facëj sòtt’a nnëw nu rëmòwrë orrìbbëlë 120. tànd da fàrm spòrgë cäp e jòcchjër da sòttë
121. Tànnë fùbbë jë cchjù ttìmëdë a shènnë 122. a ffòrz dë vëdèj fùëkë e ssénd chjàndë 123. pë ckìëss trëmànn jë strèngë angòr lë jàmmë
124. E vvëdìbbë dòppë ca jë arrutävë calànnë 125. shënnénnë e aggërànnë pë lë mälë jërànnë 126. ca m’arrëvàvënë da tàndë dë kìëdë vànnë
127. Cumè u falcunétt k’é stät assä a shìëdd apèrtë 128. sénza vëdè acìëdd nnè dë càrn e nnè dë stràzzë 129. fäscë dëjscë àw falcunìërë :”Fòrz mò shìnnë!”
130. e shènnë ’nvécë dë mòvërsë shullìscëtë 131. facénn ggëjrë ndò l’àrjë e lundänë së mèttë 132. dàw sëw patrëwnë sdëgnëwsë e ammurjätë
133. Dassë n’appuggjòw àw fùnn Ggërjòwnë 134. a lë pìëtë dë kèda mundàgna jërànnë 135. e nòn appénë në fòw scarëcätë a nnù dëw
136. së në fuscèttë cùmè nna sajétt da l’àrk sëw

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Inferno: Canto XVI
Scritto da Gianni il 17/01/2007 09:04:19
Inferno: Canto XVI Nel Canto XVI dell’Inferno si tratta del medesimo III girone, del medesimo VII cerchio e del medesimo peccato della sodomia. Mentre sentono il rumore del Flegetonte, che precipita nell’VIII cerchio, da una schiera dei sodomiti, Virgilio e Dante vedono staccarsi tre anime che, riconosciuto il poeta, lo pregano di fermarsi, mentre loro continuano a camminare in cerchio. Uno di loro, Jacopo Rusticucci, gli presenta i suoi compagni: Guido Guerra, nipote di Gualdrada dei Ravignani e Tegghiaio Aldobrandi, il cui consiglio avrebbe evitato la sconfitta di Montaperti. Dante esterna ai tre la propria ammirazione, dicendo che la loro condizione non ha suscitato in lui disprezzo, ma dolore e che da Firenze si sono allontanati valore e cortesia.
 La Divina Commedia di Dante Alighieri Canto XIV dell’Inferno
1. Già era in loco ove s’udia il rimbombo 2. dell’acqua che cadea nell’altro giro 3. simile a quelle che l’arnie fanno rombo
4. quando tre ombre insieme si partiro 5. correndo d’una torma che passava 6. sotto la pioggia dell’aspro martiro
7. Venian vêr noi e ciascuna gridava: 8. “Sostati tu che all’abito ne sembri 9. essere alcun di nostra terra prava”
10. Ahi me che piaghe vidi ne’ lor membri 11. recenti e vecchie dalle fiamme incese! 12. Ancor men duol pur ch’io me ne rimembri
13. Alle lor grida il mio dottor s’attese 14. volse il viso vêr me e: “Or aspetta” 15. disse: “A costor si vuole esser cortese
16. e se non fosse il fuoco che saetta 17. la natura del loco io dicerei 18. che meglio stesse a te che a lor la fretta”
19. Ricominciâr come noi ristemmo ei 20. l’antico verso: e quando a noi fûr giunti 21. fenno una rota di sé tutti e trei
22. Qual soglion i campion far nudi e unti 23. avvisando lor presa e lor vantaggio 24. prima che sien tra lor battuti e punti
25. così rotando ciascuno il visaggio 26. drizzava a me sì che in contrario il collo 27. faceva ai piè continuo viaggio
28. e “ se miseria d’esto loco sollo 29. rende in dispetto noi e nostri preghi” 30. cominciò l’uno: “ E il tinto aspetto e brollo
31. la fama nostra il tuo animo pieghi 32. a dirne chi tu se’ che i vivi piedi 33. così sicuro per lo inferno freghi
34. Questi l’orme di cui pestar mi vedi 35. tutto che nudo e di pelato vada 36. fu di grado maggior che tu non credi
37. Nepote fu della buona Gualdrada 38. Guido Guerra ebbe nome ed in sua vita 39. fece col senno assai e con la spada
40. L’altro che appresso me l’arena trita 41. è Tegghiaio Aldobrandi la cui voce 42. nel mondo su dovrìa esser gradita
43. Ed io che posto son con loro in croce 44. Jacopo Rusticucci fui e certo 45. la fiera moglie più ch’altro mi nuoce”
46. S’io fussi stato dal foco coperto 47. gittato mi sarei tra lor di sotto 48. e credo che il dottor l’avrìa sofferto
49. Ma perch’io mi sarei bruciato e cotto 50. vinse paura la mia buona voglia 51. che di loro abbracciar mi facea ghiotto
52. Poi cominciai: “Non dispetto ma doglia 53. la vostra condizion dentro mi fisse 54. tanto che tardi tutta si dispoglia
55. tosto che questo mio signor mi disse 56. parole per le quali io mi pensai 57. che qual voi siete tal gente venisse
58. Di vostra terra sono e sempre mai 59. l’opre di voi e gli onorati nomi 60. con affezzion ritrassi ed ascoltai
61. Lascio lo fele e vo pei dolci pomi 62. promessi a me per lo verace duca 63. ma fino al centro pria convien ch’io t’omi”
64. “Se lungamente l’anima conduca 65. le membra tue” rispose quegli allora 66. “e se la fama tua dopo te luca
67. cortesia e valor di’ se dimora 68. nella nostra città sì come suole 69. o se del tutto se n’è gita fuora
70. chè Guglielmo Corsiere il qual si duole 71. con noi per poco e va là coi compagni 72. assai ne cruccia con le sue parole”
73. “La gente nuova e i subiti guadagni 74. orgoglio e dismisura han generata 75. Fiorenza in te sì che tu già ten piagni”
76. Così gridai con la faccia levata 77. e i tre che ciò inteser per risposta 78. guatâr l’un l’altro come al ver si guata
79. “Se l’altre volte sì poco ti costa” 80. risposer tutti “il satisfare altrui 81. felice te che sì parli a tua posta!
82. Però se campi d’esti lochi bui 83. e torni a riveder le belle stelle 84. quando ti gioverà dicere:“Io fui”
85. fa’ che di noi alla gente favelle” 86. Indi rupper la rota ed a fuggirsi 87. ali sembiâr le gambe loro snelle
88. un amen non saria potuto dirsi 89. tosto così com’ei fûro spariti: 90. per che al maestro parve di partirsi
91. Io lo seguiva e poco eravam 92. che il suon dell’acqua n’era sì vicino 93. che per parlar saremmo appena uditi
94. Come quel fiume c’ha proprio cammino 95. prima da monte Veso in vêr levante 96. dalla sinistra costa d’Apennino
97. che si chiama Acquacheta suso avante 98. che si divalli giù nel basso letto 99. ed a Forlì di quel nome è vacante
100. rimbomba là sopra San Benedetto 101. dell’Alpe per cadere ad una scesa 102. ove dovea per mille esser ricetto
103. così giù d’una ripa discoscesa 104. trovammo risonar quell’acqua tinta 105. sì che in poc’ora avria l’orecchia offesa
106. Io aveva una corda intorno cinta 107. e con essa pensai alcuna volta 108. prender la lonza alla pelle dipinta
109. Poscia che l’ebbi tutta da me sciolta 110. sì come il duca m’avea comandato 111. porsila a lui aggrappata e ravvolta
112. Ond’ei si volse in vêr lo destro lato 113. e alquanto di lungi dalla sponda 114. la gittò giuso in quell’alto burrato
115. “ E pur convien che novità risponda ” 116. dicea fra me medesmo:“Al nuovo cenno 117. che il maestro con l’occhio sì seconda”
118. Ahi quanto cauti gli uomini esser denno 119. presso a color che non veggion pur l’opra 120. ma per entro i pensier miran col senno!
121. Ei disse a me: “Tosto verrà di sopra 122. ciò ch’io attendo e che il tuo pensier sogna 123. tosto convien ch’al tuo viso si scopra”
124. Sempre a quel ver c’ha faccia di menzogna 125. de’ l’uom chiuder le labbra fin ch’ei puote 126. però che senza colpa fa vergogna
127. ma qui tacer nol posso e per le note 128. di questa commedia lettor ti giuro 129. s’elle non sien di lunga grazia vôte
130. ch’io vidi per quell’aer grosso e scuro 131. venir nuotando una figura in suso 132. meravigliosa ad ogni cor sicuro
133. sì come torna colui che va giuso 134. talora a solver ancora ch’aggrappa 135. o scoglio o altro che nel mare è chiuso
136. che in su si stende e da piè si rattrappa
 A Dëvëjna Cummédjë dë Gianni Latronico Càndë XIV du ‘Mbìërn
1. Jë jérë éggjä andò së sëndëj u rëmòwrë 2. dë l’àcquë ca cadëj andò l’òldu ggëjrë 3. sìmëlë a ccùdë ca fàscënë l’àrnjë dë l’äpë
4. quànn trè jjòmbrë ownëjtë së staccòrnë 5. currénnë da na mòrrë ca passävë 6. sott’a l’àcquë dë l’àsprë martìrië
7. Vënìvën vèrs dë nëw e ognëwnë jërdävë 8. “Fìërmëtë tëw ca da l’àbbëtë në sìëmbrë 9. dë jéss jëwnë dë la nòstra bbrùtta tèrrë!”
10. Màmma mè ccè ffërëjt vëdìbb ndòw cùërp lòr 11. vécchjë e nnòvë da lë vàmbë scallätë 12. Angòr mò më dëspjäscë shkìtt ndà mamòrjë
13. a lë jërëjtë lòrë u dottòrë mëj së fërmòw 14. aggëròw la fàccë vèrs dë mèj e dëcètt:”Aspìëtt! 15. kë ckìëss jé nnëcëssàrjë a jjéssë curtèjsë:
16. e ccë nòn fòssë u fùëkë ca sajéttë 17. la natëwrë dù lùëkë jë të t’avrëja dëjscë 18. ca tìënë cchjù ffòddë tëw dë tùttë lòrë”
19. Cùmë nëw në fërmàmm lòrë accumënzòrnë 20. a ggërä attùrn e quànn vëcëjn a nnëw arrëvòrn 21. tutt’e ttrè na ròtë facèrnë dë sè stèssë
22. Cùmë fàscënë lë cambjëwnë jùndë e a l’anëwtë 23. squadrànnësë kë tträ jëwnë da l’òldë vandàggë 24. prëmë dë jéss da lòrë vattëwtë o pungëwtë
25. e ddassë aggërànnë ognè jjëwnë la fàccë 26. ‘ndrëzzävë vèrsë dë mèj nmòd tälë ca u cùëddë 27. s’acchjäv àw cundràrj dë lë pìët këndinuaménd
28. E “Cë a mësèrië dë ssù pòstë jé ccëdèvëlë 29. a ddëspìëtt nùëstrë e ddë lë nòstrë prëjìërë - 30. accumënzòw jëwnë - e a l’aprénzë- tàndë brùll
31. la fäma nòstrë pòzza ‘nglënäj l’ànëma tòw 32. a ddìrnë cë sì ttëw ca lë pìëtë vëjvë 33. dassë sëkëwrë andò u ‘mbìërnë mìttë
34. Cùssë dë cë më vëjtë cazzäj l’òrmë 35. fìgnë cë së në vä a l’anëwtë e ssénza capìddë 36. fòw dë grädë cchjù jërànnë ca tëw nòn crëjtë:
37. nëpòwtë fòw dë la bbòna Gualdrädë 38. tënëj u nòwmë dë Wëjtë Wèrrë e ‘nvëjta sòw 39. facètt assä cù cërvìëdd e ckë la spätë
40. L’òldë k’apprìëss a nnëw la rèjna mòvë 41. jé Ttëgghjänë Aldëbbràndë la cuja vòwscë 42. sòwp andò mùnnë avrëja jéss aggradëjtë
43. e jjë ca sò ppùëstë kë llòrë ‘ngròwscë 44. jë fùbb Gjakëmë Rustëcùccë e ccërtaméndë 45. mëgghjèrma rëtròws angòr dannä më fäscë”
46. Cë jë fòssë stätë dàw fùëkë cumugghätë 47. më sarëj scëttätë ddò ssòtt mmìënz a llòrë 48. e ccrèjtë ca u dottòrë n’avrëja patëjtë
49. Ma dätë ca jë më sarëj scallätë e ccùëttë 50. a pajëwr vëngèttë la mëja bbòna vulundätë 51. ca më spèngë ad abbrazzàrlë tùttë quàndë
52. Pò accumënzàbb:”Nò dëspìëtt ma dëlòwrë 53. a cundëzzjòwna vòstrë dajìndrë m’afflìssë 54. tàndë k’angòrë nòn së në stä scénnë
55. appénë cùssu mëja sëgnòwrë më dëcèttë 56. paròlë kë lë quälë jë më crënzàbbë 57. ca kjùnguë vëw fùstë täla ggéndë vënèssë
58. Jë sò ddë la tèrra vòstrë e kë ssémbë 59. l’òpëra vòstrë e lë nòmërë vùëstrë anurätë 60. kë ssëmbatëj ‘mbarabbë e ssëndìbbë
61. Jë làssë u félë e ccèrkë la dòlgja frùttë 62. ca m’ha pprëmëjsë u dëwkë mëja shëngéjrë 63. m’affìgn àw cèndrë agghjà shènn apprëjmë”
64. “Ca pòzzë kèss’ànëma wëdä a llùëgnë 65. lë tëwa mèmbrë - rëspunnèttë cùdë angòrë - 66. e cca la fäma tòw dòpp dë tè cundìnuë
67. curtësëj e vvalòwrë honnà rësìstë 68. ndò la nòstra cëtätë dassë cumë u sòwlë 69. à mmèjnë ca së në sëja scëwtë tùttë dafòrë
70. pëcké Gugljèlmë Bbursìërë k’é shënnëwtë 71. cquä da pìcca tìëmb e vä ddä kë lë cumbàgnë 72. a ddëjscë paròlë dë ràbbië e ddë lamìëndë”
73. “La nòva ggéndë e lë fàcëlë wadàgnë 74. hònnë ‘ngënëtätë supèrbië e smudëratèzzë 75. ntè o Fërénzë ‘nmòdë tälë ca gjä të në chjàngë”
76. Dassë jërdàbbë kë la fàccja jalzätë 77. e ckìëd e ttrèj k’annasulòrnë i paròlë mèj 78. së mëròrn jëwn l’òld cumè cquànn së mëjr u vèjr
79. “Cë l’òldë vòldë dassë ppìckë të còstë – 80. rëspunnèrnë tùttë quàndë – a suddësfäj a l’òldë 81. t’addà fä fëlëjscë cë dassë pàrlë appòstë!
82. Ma cë të rjèscë d’assë da stë lùëkë skëwrë 83. e ttùërnë a rrëvëdèj lë bbèllë stèddë 84. quànn t’addà pjacèj a ddëjscë lë còwsë dë cquä
85. pàrlë fìgnë dë nëw a ttùttë kèda ggéndë” 86. Pò rumbèrnë la ròtë e ndò tùttë kèda còrsë 87. lë jàmmë lòrë vëlòwscë parìvënë shìëddë
88. Nòn së sarëj putëwt fä a ttìëmb a ddëjscë amèn 89. ca tànd sùbbët dassë kìëdë jérn eggjä sparëjtë 90. pë ckìëss u mèstr pënzòw dë mèttërs ‘ngamëjn
91. Jë lë scìbb drétë e da pìckë nn’ìërmë scëwtë 92. ca u sùënë dë l’àcquë nn’érë dassë vvëcëjnë 93. k’a pparlä jérë tìëmb pèrs sénza putèrsë séndë
94. Cumè ccùdë fjëwmë ca nàshë dàw Monvëjsë 95. e shènn vèrsë lëvànd andò u camëjnë sëw 96. dàw cùëstë sënìstrë dë l’Appënnëjnë
97. ca sòwp së chjämë Jàcquaqujétë prëjmë 98. ca shènnë a vvàddë sòttë ndòw vàshë lìëttë 99. e a Fforlìj dë ssù nòwmë jé jìddë vacàndë
100. rëmbòmbë ddä sòwpë a Ssàn Bbënëdìttë 101. da l’Àlpë kë ccadè andò na dëshèjsë 102. méndrë avëja jéssë rëcëvëwtë da mìllë
103. dassë sòttë da na rëjpa addërrupätë 104. sëndìmmë rësunä kèdd’àcqua tèndë 105. ‘nmòd täl k’à mmë së sturdìvën lë rècchjë
106. Jë tënëj na zòwkë attùrn cùmë nu cìndë 107. E ckë jjèddë pënzàbb anghëwna vòldë 108. a ngatënäj la lònzë kë la pédda dëpìndë
109. Dòppë ca më l’érë tùtta luwätë 110. dassë cùmë u dëwkë m’avëja cumannätë 111. la purscìbb a jjìdd ndurcëgghjät e ndruzzulät
112. Pë ckìëss jìdd s’aggëròw àw lätë déstrë 113. e chhjùttòstë lundänë da kèda spòndë 114. la scëttòw dasòttë ndò cudu fùnn dërrëwpë
115. “Eppëwrë më cunvìënë ca nuwëtä rëspònnë – 116. dëcëj ndò mè stèssë – àw cènnë stränë 117. ca u mèstrë dassë accumbàgnë kë l’ùëcchjë”
118. “O quànd’accùërtë honnà jéss l’ùëmënë 119. vëcëjnë a ckìëdë ca nòn vètënë l’òpërë 120. ma k’ù pënzìërë la vètënë u stèssë
121. Jìdd më dëcètt:”Sùbbëtë addà vënë da sòwpë 122. ccè cca jë aspéttë e cca u pënzìërë tëw spérë 123. sùbbëtë cunvìënë k’a la tëwa fàccë së sélë”
124. Sémb a la vërdätë ca sémbrë cumè nnà bbuscëj 125. l’òmn addà tënè la vòcca chëwsë affìgnë ca pòtë 126. cù fàtt ca sénza còlpë pròvëkë la vërvògnë
127. ma cquä nò mmë pòzz stä cìttë e ppë lë vèrsë 128. dë stà Cummédië lëttòwrë jë t’aggjëwrë 129. ca kìëss nòn sò vacàndë dë lògna jëràzzjë
130. ca jë vëdìbb pë ckèdd’àrja jëròssë e skëwrë 131. vënë addunànnëmë dë na fëjëwra ‘ngìëlë 132. chjèjn dë maravìgghjë a ognè còr curaggjëwsë
133. dassë cùmë tòrnë cùdë ca vä dasòttë 134. a vvòldë a lluwä l’ànghërë ca s’arrambëkèjscë 135. àw scùëgghjë o a jjàldrë ca ndòw mërë jé chjëwsë
136. ca sòwp së stènnë e ckë lë pìëtë së rattrappèjscë

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Inferno: Canto XV
Scritto da Gianni il 17/01/2007 09:03:49
Inferno: Canto XV Nel XV Canto dell’Inferno si tratta dello stesso III girone e dello stesso VII cerchio, dove sono puniti i sodomiti, che fanno violenza alla deità, disprezzando la sua natura e la sua bontà. Tra queste anime c’è ser Brunetto Latini, maestro di Dante, che è desideroso di parlare con il suo discepolo e lo prega di ascoltarlo, senza però fermarsi, mentre gli chiede quale volontà divina gli permette di fare questo viaggio nell’Inferno, da vivo. Dante gli risponde che Virgilio lo ha salvato dalla selva oscura del male, proponendogli di attraversare i regni dell’oltretomba. Parlando della cattiveria dei Fiorentini, gli predice il suo futuro esilio, da cui uscirà vittorioso, seguendo la sua buona stella. Infine si congeda, raccomandandogli il suo “Tesoro” e, correndo via, raggiunge i suoi compagni.

La Divina Commedia di Dante Alighieri Canto XIV dell’Inferno
1. Ora cen porta l’un de’ duri margini 2. e il fummo del ruscel di sopra aduggia 3. sì che dal foco salva l’acqua e gli argini
4. Quale i fiamminghi tra Guizzante e Bruggia 5. temendo il fiotto che vêr lor s’avventa 6. fanno lo schermo perché il mar si fuggia
7. e quale i padovan lungo la Brenta 8. per difender lor ville e lor castelli 9. anzi che Chiarentana il caldo senta
10. a tale immagine eran fatti quelli 11. tutto che né sì alti né sì grossi 12. qual che si fosse lo maestro fêlli
13. Già eravam dalla selva rimossi 14. tanto ch’io non avrei visto dov’era 15. perch’io indietro rivolto mi fossi
16. quando incontrammo d’anime una schiera 17. che venìa lungo l’argine e ciascuna 18. ci riguardava come suol da sera
19. guardar l’un l’altro sotto nuova luna 20. e sì vêr noi aguzzavan le ciglia 21. come vecchio sartor fa nella cruna
22. così adocchiato da cotal famiglia 23. fui conosciuto da un che mi prese 24. per lo lembo e gridò: “Qual meraviglia!”
25. Ed io quando il suo braccio a me distese 26. ficcai gli occhi per lo cotto aspetto 27. sì che il viso abbruciato non difese
28. la conoscenza sua al mio intelletto 29. e chinando la mano alla sua faccia 30. risposi: “Siete voi qui ser Brunetto?”
31. E quegli: “O figliuol mio non ti dispiaccia 32. se Brunetto Latini un poco teco 33. ritorna indietro e lascia andar la traccia”
34. Io dissi lui: “Quanto posso ven preco 35. e se volete che con voi m’asseggia 36. faròl se piace a costui chè vo seco”
37. “O figliuol” disse “qual di questa greggia 38. s’arresta punto giace poi cent’anni 39. senz’arrostarsi quando il foco il feggia
40. Però va’ oltre: io ti verrò a’ panni 41. e poi raggiungerò la mia masnada 42. che va piangendo i suoi eterni danni”
43. Io non osava scender della strada 44. per andar par di lui ma il capo chino 45. tenea come uom che reverente vada
46. Ei cominciò: “Qual fortuna o destino 47. anzi l’ultimo di qua giù ti mena? 48. e chi è questi che mostra il cammino?”
49. “Là su di sopra in la vita serena” 50. rispos’io lui “mi smarrì’ in una valle 51. avanti che l’età mia fosse piena
52. pur ier mattina le volsi le spalle 53. questi m’apparve tornand’io in quella 54. e riducemi a ca’ per questo calle”
55. Ed egli a me: “Se tu segui tua stella 56. non puoi fallire a glorioso porto 57. se ben m’accorsi nella vita bella
58. e s’io non fossi sì per tempo morto 59. veggendo il cielo a te così benigno 60. dato t’avrei all’opera conforto
61. Ma quello ingrato popolo maligno 62. che discese da Fiesole ab antico 63. e tiene ancor del monte e del macigno
64. ti si farà per tuo ben far nimico 65. ed è ragion chè tra li lazzi sorbi 66. si disconvien fruttare al dolce fico
67. Vecchia fama nel mondo li chiama orbi 68. gente avara invidiosa e superba: 69. da’ lor costumi fa’ che tu ti forbi
70. la tua fortuna tanto onor ti serba 71. che l’una parte e l’altra avranno fame 72. di te ma lungi fia dal becco l’erba
73. Faccian le bestie fiesolane strame 74. di lor medesme e non tocchin la pianta 75. s’alcuna surge ancor nel lor letame
76. in cui riviva la sementa santa 77. di quei roman che vi rimaser quando 78. fu fatto il nido di malizia tanta”
79. “Se fosse tutto pieno il mio dimando” 80. risposi lui “voi non sareste ancora 81. dell’umana natura posto in bando:
82. chè in la mente m’è fitta ed or mi accora 83. la cara e buona immagine paterna 84. di voi quando nel mondo ad ora ad ora
85. m’insegnavate come l’uom s’eterna 86. e quant’io l’abbia in grado mentre io vivo 87. convien che nella mia lingua si scerna
88. Ciò che narrate di mio corso scrivo 89. e serbalo a chiosar con altro testo 90. a donna che saprà se a lei arrivo
91. Tanto vogl’io che vi sia manifesto 92. pur che mia coscienza non mi garra 93. che alla fortuna come vuol son presto
94. Non è nuova agli orecchi miei tale arra: 95. però giri fortuna la sua rota 96. come le piace e il villan la sua marra”
97. Lo mio maestro allora in su la rota 98. destra si volse indietro e riguardommi 99. poi disse: “Bene ascolta chi la nota”
100. Né pertanto di men parlando vommi 101. con ser Brunetto e dimando chi sono 102. li suoi compagni più noti e più sommi
103. Ed egli a me: “Saper d’alcuno è buono: 104. degli altri fia laudabile il tacerci 105. chè il tempo saria corto a tanto suono
106. In somma sappi che tutti fûr cherci 107. e letterati grandi e di gran fama 108. d’un medesmo peccato al mondo lerci
109. Priscian sen va con quella turba grama 110. e Francesco d’Accorso anche e vedervi 111. s’avessi avuto di tal tigna brama
112. colui potei che dal servo de’ servi 113. fu trasmutato d’Arno in Bacchiglione 114. dove lasciò li mal protesi nervi
115. Di più direi ma il venir e il sermone 116. più lungo esser non può però ch’io veggio 117. là surger nuovo fummo dal sabbione
118. Gente vien con la quale esser non deggio 119. sìeti raccomandato il mio “Tesoro” 120. nel quale io vivo ancora e più non ti cheggio”
121. poi si rivolse e parve di coloro 122. che corrono a Verona il drappo verde 123. per la campagna e parve di costoro
124. quegli che vince non colui che perde
 A Dëvëjna Cummédjë dë Gianni Latronico Càndë XIV du ‘Mbìërn
1. Mò n’amménë jëwnë dë lë tùëstë lëmëtëwnë 2. e u fjëwm dà jumär ddä ssòwp fäscë jòmbrë 3. nmòd täl ca dàw fùëkë sàlvë jàcquë e spòndë
4. Cumè lë Fjammìnghë ndrà Wëzzànd e Brùggë 5. tëménnë l’ondätë ca vèrsë dë lòrë s’amménë 6. së fàscënë rëpärë pëcké u märë së në fëwscë
7. e ccumè lë Paduwänë vëcëjnë a la Brèndë 8. kë ddëfénnë lë lòrë vìllë e lë lòrë castèllë 9. prëjmë k’a Carìnzië fäscë squagghjä la nèjvë
10. dassë jérn fàtt kìëdë sè pròpië dassë 11. ‘nmòdë tälë ca l’àrtèfëcë jàld e jërànnë 12. tälë e cquälë sìmëlë e ffòrmë lë ffacèttë
13. Nùë eggjä nn’ìërmë da la sèlë allundanätë 14. tàndë ca jë nòn érë vìstë andò m’acchjävé 15. pëcké jë m’érë aggërätë a l’andrétë
16. quànn smëccjàmm d’ànëmë na fòddë 17. ca vĕnìvĕnë vëcëjnë a la spònd e ognëwnë 18. në stëj à wardä cùmë fàscënë la sèjrë quànn
19. së mìrën jëwnë l’òldë sott’a la lëwna chjèjnë 20. e vèrsë dë nëw dassë ‘ndrëzzàvënë l’òcchjërë 21. cùmë fäscë nu vécchjë cusëtòwrë ndò la crëwnë
22. Dassë aducchjätë da na famìgghja sìmëlë 23. fùbbë canuscëwtë da jëwn ca m’angappòw 24. cù lèmb dù vëstëjt e jërdòw: ”Ccè maravìgghjë!”
25. E jjë quànn u vràzz vèrsë dë mè stënnèttë 26. spalangàbb l’òcchjër vèrs cùdu gnuruquätë 27. tànd ca la fàccja jàrs dàw sòwlë nò ‘mbëdètt
28. a lu mëja ‘ndëlléttë la sëwa canuscénzë 29. e cchjëcànnë la mänë sòp a la sëwa fàccë 30. rëspunnìbb:”Ssëgnërë sì cquä sèr Brunèttë?”
31. E ccùdë:”Fìgghjë mëj nòn të dëspjacénnë 32. cë Brunétt Latëjnë në pìcchë kë ttè 33. tòrnë a l‘andrétë e llàssë scëj la fëjlë”
34. Lë rëspunnìbb:”Tùtt ccè cca pòzzë vë në préj 35. e ccë vulëjtë ca jë kë vvëw m’asséttë u fàzzë 36. vulëndìërë abbàstë ca jé d’accòrdë u mèstrë”
37. “O fìgghjë më – dëcèttë - cìnga dë ssà mòrrë 38. s’abbéndë në pìckë réstë pò cìënd ànnë 39. sénz ca s’arròstë quànnë u fùëkë u tòcke
40. ma tùë vä ‘nnànz ca jë të végnë apprìëssë 41. e ddòppë agghj arrëvä ‘ndò sò i cumbàgnë më 42. ca vònnë chjangénnë lë lòrë wäj atèrnë”
43. Jë nòn m’azzardävë a shènnë da la strätë 44. kë shëj àw pàssë kë jjìdd, ma la cäpa ‘nglënät 45. tënëj cumè jjëwnë ca vä kë rrëvërénzë
46. Jìdd accumënzòw:”Quäla fërtëwnë o dëstëjnë 47. prëmë dë l’ùldëmë jùërn cquä ssòttë t’amménë? 48. E ccë jé ccùss ca të fäscë vëdè la strätë?”
49. “Ddä jjàldë andò la vëjta sarénë – 50. – rëspunnìbbë jë – më përdìbb ndò nù vaddòwnë 51. prëmë ca l’ètäta mèja fòssë chjèjnë
52. Pròpië ajjìërmatëjnë llë vuldàbbë lë spàddë: 53. jìddë m’apparèttë omméndrë ca turnävë ddä 54. e m’addà fä da wëjtë affìgnë a la cäsë kë ssà strätë
55. E jjìdd a mmë: “Cë tëw vä drétë a la tëwa stèddë 56. nò ppùëtë fallìshë àw pùërtë chjëjnë dë jëlòrië 57. cë bbùënë capëshìbbë andò la vëjta bbèllë
58. e ccë jë nòn fòssë dassë pë ttìëmbë mùërtë 59. vëdénnë u cìëlë a ttë dassë bbënìgnë 60. t’avrèssa dätë a l’òpërë kënfùërtë
61. Ma cùdë ‘ngrätë pòbblë malìgnë 62. ca shënnèttë da Fìësëlë andëcaméndë 63. e jjé angòrë salvàggë e stùërt assäj
64. t’addà jéss nëmëjkë fìgnë a ttë ca sì bbùënë 65. e nòn é ggjùstë ca mmìënz a lë sòrvë acèrbë 66. vènë a ccrèshë u dòlgë frùttë dë lë fëjkë
67. Ndòw mùnn ténënë a numënätë d’éssë cëcätë 68. ngé ggénd avärë ammëdjòwsë e ssupèrbë 69. e ttëw tìënëtë ò llàrië da lë lòrë këstëwmë
70. A fërtëwna tòw tàndë onòwrë të rësèrbë 71. ca l’ëwna pàrtë e l’òldë honn avè fämë 72. dë tèj ma tëw allundànëlë la vòckë da l’èrvë
73. Ca facèssënë lë véstië fjésulänë stränë 74. da sè stèssë e nnòn tuccàssënë la chjàndë 75. cë ngë nné angòr qualkëwn ndòw lòrë rumätë
76. andò rëvëjvë la sämménda sàndë 77. dë kìëdë Romänë ca ngë rumanèrnë quànnë 78. fòw fàttë lu nëjtë dë tànda malìzzië”
79. “Cë fòssë comblétë a dumànda mèj – 80. ssëgnërëj nòn sarìst angòrë 81. mëjsë àw bbàndë da l’umäna natëwrë
82. ca ndò la ménd tégnë fìss e m’addëlòwrë 83. la cära e bbòna fëjëwra patèrn 84. dë ssëgnärëj quànn ndow mùnn a jòwr a jòwr
85. më ‘mbaràst cumë l’òmmënë dëvénd atèrnë 86. e cquànd më sëja cärë méndrë vëjvë 87. jé mmìgghjë ca së säpë chjärë e tùnnë
88. Ccè cca më dëcëjtë dë la mëja sòrtë jë scrëjvë 89. e stëjpë kë l’òlda prëvësjòwnë kë Vëjatrëjscë 90. k’addà sapèj cë a jjèddë arrëjvë
91. Tàndë vògghjë ca vë sëja chjärë 92. fìgnë cë a cushjénza mèj nò mmë rëmbròvë 93. k’a la fërtëwnë cùmë vòlë jë sò pròndë
94. Nòn é nnòvë a lë rècchjë mèj ssà mënàzzë 95. k’aggëràssë pùwrë a fërtëwnë a ròta sòw 96. cum lë pjäscë e ccum’àw cafòwn a zàppa sòw”
97. Tànnë u mèstrë mëj da kèda vannäta 98. déstrë s’aggëròw ndrétë e mmë wardòw arrétë 99. pò dëcèttë: “Bbùënë séndë cë annasulèjscë”
100. Nnè ‘ndàndë cchjù ppìckë parlànnë vòwkë 101. kë ssèr Brunèttë e jë l’addumànnë cë sòndë 102. i cumbàgnë sëw cchjù ffamëwsë e jjërànnë
103. E jjìdd a mmë:”Jé bbùënë a ssapè dë qualkëwn 104. Dë l’òldë sarëja mìgghjë a stàrnë cìttë 105. ca u tìëmb sarëja cùrtë kë ttànda sùënë
106. ‘Nzòmm ha sapèj ca tùttë fòrnë chjìërëcë 107. e llëttërätë jërànnë e ddë jëròssa fämë 108. pù mùnnë lèrcë dë nù stèssë pëccätë
109. Prëscjànnë së në vä kë ckèda mòrra trìstë 110. e Frangìskë D’Accùrsë fìgnë jë putìbb 111. cë avèssë avëwtë bbrämë dë ssà tìgnë
112. vëdëj a ccùdë ca dàw sèrvë dë lë sèrvë 113. fòw vèskëvë dë Fërénz e ppò dë Vëcénz 114. andò facètt na vëjta pëccamënòwsë
115. Putrëja dëjscë dë cchjù ma u camëjn e lë paròl 116. nòn pòtënë jéssë cchjù llògnë ggjacké jë vèjkë 117. ddä d’assëj nùëvë fëwmë dàw sabbjòwnë
118. Arrëjvë ggéndë kë la quälë nòn pòzzë stä 119. të raccumànnë assä u tësuréttë mëjë 120. ndòw quälë jë vëjv angòrë e cchjù nò vvògghj”
121. Dòpp s’aggëròw e ssëmbròw dë kìëdë 122. ca currìvënë a la còrsë cà pannéra vèrdë dë Véròn 123. kë la cambàgnë e ddë tùttë kìëssë
124. jìdd jérë cùdë ca vèngë e nnò cùdë ca pèrdë

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Inferno: Canto XIV
Scritto da Gianni il 14/01/2007 12:56:29
Inferno: Canto XIV Il XIV Canto dell’Inferno tratta del terzo girone, contenuto nel settimo cerchio, dove sono puniti coloro che fanno violenza a Dio, negandolo o bestemmiandolo e si fa il nome dello scellerato re Capaneo che Virgilio riprende aspramente, dicendogli che la sua punizione è la più adeguata per la sua superbia. I due poeti, costeggiando il bosco, arrivano in un luogo, dove sgorga un ruscello di sangue, dal letto con le sponde di pietra, che formano il passaggio, per attraversare il girone. Virgilio spiega a Dante l’origine dei fiumi infernali: nel Mar Mediterraneo c’è l’isola di Creta, al centro della quale si eleva una montagna, dove Cibele nascose il figlio Giove, per sottrarlo a Saturno e dove è custodita la statua di un “gran Veglio”. Dalle varie parti delle sue fessure sgorgano l’Acheronte, lo Stige, il Flegetonte ed il Cocito, mentre il Letè si trova sulla cima del Purgatorio, dove le anime pentite vanno a lavarsi, dopo avere espiato la loro colpa.

La Divina Commedia di Dante Alighieri Canto XIV dell’Inferno
CANTO XIV 1. Poiché la carità del natio loco 2. mi strinse raunai le fronde sparse 3. e rende’ le a colui ch’era già fioco
4. Indi venimmo al fine ove si parte 5. lo secondo giron dal terzo e dove 6. si vede di giustizia orribil arte
7. A ben manifestar le cose nuove 8. dico che arrivammo ad una landa 9. che dal suo letto ogni pianta rimuove
10. La dolorosa selva l’è ghirlanda 11. intorno come il fosso tristo ad essa 12. quivi fermammo i passi a randa a randa
13. Lo spazzo era una rena arida e spessa 14. non d’altra foggia fatta che colei 15. che fu da’ piè di Caton già soppressa
16. O vendetta di Dio quanto tu déi 17. esser temuta da ciascun che legge 18. ciò che fu manifesto agli occhi miei!
19. D’anime nude vidi molte gregge 20. che piangean tutte assai miseramente 21. e parea posta lor diversa legge
22. Supin giaceva in terra alcuna gente 23. alcuna si sedea tutta raccolta 24. ed altra andava continuamente
25. Quella che giva intorno era più molta 26. e quella men che giaceva al tormento 27. ma più al duolo avea la lingua sciolta
28. Sopra tutto il sabbion d’un cader lento 29. piovean di foco dilatate falde 30. come di neve in alpe senza vento
31. Quali Alessandro in quelle parti calde 32. d’India vide sopra lo suo stuolo 33. fiamme cadere infino a terra salde
34. per ch’ei provvide a scalpitar lo suolo 35. con le sue schiere per ciò che il vapore 36. me’ si stingueva mentre ch’era solo
37. tale scendeva l’eternale ardore 38. onde la rena s’accendea com’esca 39. sotto focile a doppiar lo dolore
40. Senza riposo mai era la tresca 41. delle misere mani or quindi or quinci 42. iscotendo da sé l’arsura fresca
43. Io cominciai: “Maestro tu che vinci 44. tutte le cose fuor che i demon duri 45. ch’all’entrar della porta incontro uscînci
46. chi è quel grande che non par che curi 47. l’incendio e giace dispettoso e torto 48. sì che la pioggia non par che il maturi?”
49. E quel medesimo che si fu accorto 50. ch’io dimandava il mio duca di lui 51. gridò: “Qual io fui vivo tal son morto
52. Se Giove stanchi il suo fabbro da cui 53. crucciato prese la folgore acuta 54. onde l’ultimo dì percosso fui
55. o s’egli stanchi gli altri a muta a muta 56. in Mongibello alla fucina negra 57. chiamando:“Buon Vulcano aiuta aiuta!
58. sì com’ei fece alla pugna di Flegra 59. e me saetti di tutta sua forza 60. non ne potrebbe aver vendetta allegra”
61. Allora il duca mio parlò di forza 62. tanto ch’io non l’avea sì forte udito: 63. “O Capaneo in ciò che non s’ammorza
64. la tua superbia se’ tu più punito: 65. nullo martirio fuor che la tua rabbia 66. sarebbe al tuo furor dolor compito”
67. Poi si rivolse a me con miglior labbia 68. dicendo: “Quel fu l’un de’ sette regi 69. ch’assiser Tebe ed ebbe e par ch’egli abbia
70. Dio in disdegno e poco par che il pregi 71. ma come io dissi lui li suoi dispetti 72. sono al suo petto assai debiti fregi
73. or mi vien dietro e guarda che non metti 74. ancor li piedi nella rena arsiccia 75. ma sempre al bosco li ritieni stretti”
76. Tacendo divenimmo là ove spiccia 77. fuor della selva un picciol fiumicello 78. lo cui rossore ancor mi raccapriccia
79. Quale del bulicame esce il ruscello 80. che parton poi lor le peccatrici 81. tal per la rena giù sen giva quello
82. Lo fondo suo ed ambo le pendici 83. fatt’eran pietra e i margini da lato 84. perch’io m’accorsi che il passo era lici
85. “Tra tutto l’altro ch’io t’ho dimostrato 86. poscia che noi entrammo per la porta 87. lo cui sogliare a nessuno è negato
88. cosa non fu dagli tuoi occhi scorta 89. notabil come lo presente rio 90. che sopra sé tutte fiammelle ammorta”
91. Queste parole fûr del duca mio 92. per che il pregai che mi largisse il pasto 93. di cui largito m ’ aveva il disio
94. “In mezzo mar siede un paese guasto” 95. diss’egli allora “che s’appella Creta 96. sotto il cui rege fu già il mondo casto
97. Una montagna v’è che già fu lieta 98. d’acqua e di fronde che si chiamò Ida 99. ora è diserta come cosa vieta
100. Rea la scelse già per cuna fida 101. del suo figliuolo e per celarlo meglio 102. quando piangea vi facea far le grida
103. Dentro dal monte sta dritto un gran veglio 104. che tien vôlte le spalle in in vêr Damiata 105. e Roma guata sì come suo speglio
106. La sua testa è di fin oro formata 107. e puro argento son le braccia e il petto 108. poi è di rame infino alla forcata
109. da indi in giuso è tutto ferro eletto 110. salvo che il destro piede è terra cotta 111. e sta in su quel più che in su l’altro eretto
112. Ciascuna parte fuor che loro è rotta 113. d’una fessura che lacrime goccia 114. le quali accolte foran quella grotta
115. Lor corso in questa valle si diroccia 116. fanno Acheronte Stige e Flegetonta 117. poi sen van giù per questa stretta doccia
118. infin là dove più non si dismonta 119. fanno Cocito e qual sia quello stagno 120. tu il vederai: però qui non si conta”
121. Ed io a lui: “Se il presente rigagno 122. si deriva così dal nostro mondo 123. perché ci appar pure a questo vivagno?”
124. Ed egli a me: “Tu sai che il loco è tondo 125. e tutto che tu sii venuto molto 126. pur a sinistra giù calando al fondo
127. non se’ ancor per tutto il cerchio vôlto: 128. per che se cosa n’apparisce nuova 129. non dee addur maraviglia al tuo volto”
130. Ed io ancor: “Maestro ove si trova 131. Flegetonte e Letè chè dell’un taci 132. e l’altro di’ che si fa d’esta piova?”
133. “In tutte tue question certo mi piaci” 134. rispose “ma il bollor dell’acqua rossa 135. dovea ben solver l’una che tu faci
136. Letè vedrai ma fuor di questa fossa 137. là ove vanno l’anime a lavarsi 138. quando la colpa pentuta è rimossa”
139. Poi disse: “Omai è tempo da scortarci 140. dal bosco fa’ che di retro a me vegne 141. li margini fan via che non son arsi
142. e sopra loro ogni vapor si spegne”

A Dëvëjna Cummédjë dë Gianni Latronico Càndë XIV du ‘Mbìërn
1. Dätë ca la carëtätë dù lùëkë dë nàshëtë 2. më tucquò u còrë accugghìbb chìëd frùnnë 3. e lë rrënnìbb a ccùdë ca jérë éggjà sparëjtë
4. Po’ vënìmmë a la fëjnë andò së sëpärë 5. u sëcòndë ggëròwnë dàw tèrzë e andò 6. së vèjtë d’a ggjustìzzjë l’arta terrìbbëlë
7. Pë mmìgghjë manëfëstäj lë còwsë nòvë 8. dëjk k’arrëvàmm ndò na chjäna sabbjòwsë 9. ca dàw lìëttë sëw ognè cchjàndë allundänë
10. A duluròwsa sèlvë lë fäscë da ghërlàndë 11. attùrnë cùmë u fùëssë trìst a jjèddë 12. e cquä fërmàmmë lë pàssë rasénd rasénd
13. U pavëménd jérë dë rèjna fëjnë e jjëròssë 14. nòn cèrt dë n’òta manérë fàttë da kèdë 15. ca fòw travërsätë da lë pìëtë dë Catòwnë
16. O mënnétt dë Ddëj quànd tùë dìgghja 17. jéss tëmëwtë da cìnga rjèshë a lléscë 18. ccè ccà fòw chjärë a l’òcchjërë mèjë
19. Dë jànëm a l’anëwtë vëdìbbë na morr 20. ca chjangìvënë tùttë assä misëraménd 21. e pparëj mëjsë a llòrë na dëvèrsa lèggë
22. Dë pànz a l’àrjë stëja ndèrr anghëwna ggénd 23. anguàlkè jjëwn s’assëttävë tutt’accugghjëwtë 24. e anguàlkè jjàldrë së në scëja condinuaménd
25. Kèdë ca së në scëj attùrnë jérë cchjù assäj 26. e ckèda cchjù ppìck ca stëja sotté turmìëndë 27. ma cchjù àw dëlòwrë tënëj la lègna lògnë
28. Sòwp a ttùtt u sabbjòwnë chjänë chjänë 29. chjuwìvënë dë fùëkë fascéddë jërànnë 30. cùmë dë nèjvë sòwpë a l’Alpë sénza vìënd
31. Cùm Alëssàndrë andò kìëdë vànnë càllë 32. dë l’Indjë dètt vambalénz sòwp u sëw stùëlë 33. cadëjë fìttë fìttë affìgnë à ‘ndèrrë
34. e ppë ckìëss pruvvëdètt a stambëshä u sùëlë 35. kë lë sëwa shämë dassë ca lu vapòwrë 36. mìgghjë së squagghjàssë mèndrë jéra sëwlë
37. dassë shënnëj kèd atèrna vräscë fërvéndë 38. k’appëzzëcävë la rèjnë cùmë fäscë l’èskë 39. sott’a fuquàgnë a rradduppjäj u dëlòwrë
40. Sénzë dë n’abbìëndë mä jérë la trèskë 41. dë lë mìsërë mänë da cquä e da ddä 42. scutulànnë da lòrë la nòvë arsëwrë
43. Accumënzàbbë:“Wé u mèstrë tù ca vìngë 44. tùttë lë còwsë ma nò lë dëmmònjë tuëstë 45. ca jàcchj a la trasëwt e a l’assëwt dë la pòrt
46. cë jé ccùdë jërànnë ca pärë dë nòn curàrsë 47. dù fùëkë e ssë në stä dëspëttëwsë e stùërt 48. màngh cë lë vambalénz no lu tucquàssën?”
49. E ccùdë stèssë ca tànnë së n’addunòw 50. ca jë addumannävë àw dëwkë dë jìddë 51. jërdòw: “Cùm jèr vëjv dassë sò dda mùërtë
52. Cë Gjòv së la pìgghj cù fërrär sëw dàw quälë 53. arrabbjätë pëgghjòw la sajétta pëzzëwtë 54. da la quälë avìbb mazzëtë l’ùtëmë jùërnë
55. o cë jìdd ammënàzz l’òldë a mòrr a mòrrë 56. sòp’a fuquàgna gnuruquätë dë Mongibèllë 57. jërdànn: ”Bbùën Vulcänë ajjëwt ajjëwtë!”
58. Dassë cùmë facètt à bbattàgljë dë Flècrë 59. ca më sajëttòw kë ttùttë la fòrza sòwë 60. no nnë putëj avè mënnétt allècrë”
61. Tànn u dëwkë mëj avètt a parlä a ffòrz 62. tànd ca jë no l’érë sëndëwtë mä ssë fòrt 63. “Oj Capanéj vìstë ca nòn s’abbàshë
64. a supèrbja tòw tù vìën punëjt cchjù assä 65. nëshëwn martìrjë a l’ënfòrë dà rabbja tòw 66. sarëj a la fùrja tòw dëlòwrë cchjù adàttë”
67. Pò së rëvols a mmë kë pparòlë cchjù ccàlm 68. dëcénn: “Cùdë fòw jëwnë dë lë séttë rréjë 69. k’assëdjòrn a Ttébë k’avètt e jjävë angòrë
70. sdègnë dë Ddëj e ppëcké pärë ca l’apprézzë 71. ma cùmë jë lë dëcìbb a jjìdd lë sùa dëspìëtt 72. sò àw pìëtt sëw frèggë cchjù ddègnë dë jìdd
73. Mò vìënëmë drétë e stàtt attìënd a nnò mètt 74. angòrë lë pìëtë andò la rèjna cuscéndë 75. ma tìënëlë sémb cchjù vvëcëjn àw vòskë
76. Cìttë cìttë arrëvàmm pròpjë ddä andò jéss 77. dafòrë dë la sèlvë na jumärë zënènnë 78. ca u rùssë dù sàgnë angòrë më ‘ngrapìccë
79. Cùmë da Bulëcänë jéssë nu rushìëddë 80. ca së spàrtënë pò fra lòrë lë pëccatrëjscë 81. dassë së në scëja cùdë andò la rèjnë
82. u fùnnë e ttùtt’e ddëw lë fiànghë 83. jérn fàtt da pétrë kë lë spònd da na vànn 84. pë ckìëss m’addunàbb ca ddä jér u passàgg
85. “Fra tùtt ccè cca jë t’égghj addëmusträtë 86. dòppë ca nëw trasìmmë andò la pòrtë 87. k’a trasëwtë k’à nnëshëwn vénë nëjätë
88. e ddë ssa còwsë tëw nòn të në sì addunätë 89. cùmë fìgnë jé ‘mburtànd ssù rushìëddë 90. ca sòp’a jjìdd fäscë murëj tùttë lë vàmbë”
91. Kìëssë fòrnë lë paròlë dù dëwkë mëjë 92. e ppë ckìëss jë u prëjàbb dë suddësfàrmë 93. cùdu vulëjscë ca m’érë fàttë dassë vënëj
94. “Mmìënz àw mär ‘ngé nnù pajëjsë wàstätë” 95. dëcètt jìdd tànn – ca së chjämë Crèjtë 96. e sòttë u règnë sëw ngë fòw u sèquël d’òwr
97. ddä ‘ngé nna mundàgnë ca fòw ggjà rrìckë 98. d’àcquë e ddë frùnn ca së chjämë Jëjtë: 99. mò jé dësìërt cumè nna còwsa vécchjë
100. Réj a prëscèlsë ggjä pë nnäca fëdätë 101. dù fìgghjë sëw p’ascònnërlë mìgghjë 102. quànn cùdë chjangëj facëja fä u fracàssë
103. Ndòw mòntë stä nu vécchjë jërànn assä 104. ca ténë aggërätë lë spàddë vèrsë Damjätë 105. e wwàrd a Rròm cumè ndò nu spècchjë
106. A cäpa sòw jé ffàttë d’òwrë fëjnë e 107. d’argìëndë chjärë sò lë vràzzër e u pìëttë 108. pò e ddë räma ròssë affìgn àw fërcòwnë
109. da ddä a ssòttë jé tùttë dë fìërrë shèldë 110. shkìtt ca ténë u pétë déstrë dë tèrra còttë 111. e stä appuggjät cchjù sòp a ccùss k’à l’òldë
112. Ognè vvànnë fòrë dë l’òwrë jé rròttë 113. da nu përtëwsë ca scjòrscë làcrëmë 114. k’accugghjëwtë furèscënë kèda jëròttë
115. A lora purtätë ‘ndò sta vàddë së dëròccë: 116. fàscënë Akërònd e Stìggë e Fleggëtòndë 117. pò së në vònnë sòtt pë ckèssa strètta dòccë
118. affignë a ddä ndò cchjù së smòndë: 119. fàscënë Còscëtë e ccë jé ccùdu stàgnë 120. Pò të n’addunäj ma cquä nòn së càndë”
121. E jjë lë dëcìbbë a jjìdd: ”Cë sta jumärë 122. së në shènnë cquä dàw mùnn nùëstrë 123. pëcké n’appärë a ccùssu lëmëtòwnë?”
124. E jjìdd a mmë:”Tù sä ca u pùnd jé tùnn 125. e affìgnë ca tëw sì vvënëwtë assäjë 126. a ssënìstrë shënnénn abbàsh ‘nfùnn
127. nòn sì aggërätë angòrë tùtt u cìërchjë 128. pë ckìëss cë t’apparìsh n’òta còwsa nòv 129. nòn t’ha fä maravìgghj cchjù ddë tàndë
130. E jjë angòrë:”Wé u mèstr andò së jàcchjë 131. Flègëtònd e Létè ca dë jëwn nòn dëjsh nùdd 132. e dë l’òld dëjsh ca vénë fàtt da ssa chjuvëwt”
133. “Cèrt ca në pjäshë pë tùtt ccè k’addumànnë- 134. rëspunnètt - ma l’àcqua ròssë ca fèrvë 135. n’avëja rësòlvë almèjnë jëwnë ca më fäj
136. Létè tù l’ha vëdèj fòrë da ssù fùëssë 137. àw pùndë andò vònnë l’ànëmë a llavàrsë 138. quànnë la còlpë pëndëjtë jé përdunätë
139. Pò dëcètt:”Oramäj jé ttìëmb dë scustàrsë 140. dàw vòskë e ttù cìërkë dë vënìrmë drétë 141. fàscën da strätë i lëmëtëwnë ca sò jàrsë
142. e ssòpë a llòrë ognè vvàmbë së stëwtë

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Inferno: Canto XIII
Scritto da Gianni il 14/01/2007 12:34:12
Inferno: Canto XIII Il XIII Canto dell’Inferno espone l’essenza del secondo girone, che si trova nel settimo cerchio, dove vengono punite le anime dei suicidi, legati in tronchi, rami e sterpi. Pier delle Vigne dice che i dannati, giudicati da Minosse, precipitano in questa foresta, germogliando come piante, di cui si cibano le Arpie e che, nel giorno del giudizio universale, quando riprenderanno i loro corpi, li appenderanno agli alberi. Improvvisamente l’attenzione dei due poeti viene attirata da due anime nude, in fuga, inseguite e aazzannate da una moltitudine di cagne fameliche, che si gettano poi sul secondo, il quale, non riuscendo a correre, si getta dentro un cespuglio. Dopo averne raccolto le fronde, Dante e Virgilio entrano nel III girone, costituito da una distesa sabbiosa, circondata dalla selva dei suicidi, dove sono puniti i bestemmiatori.

La Divina Commedia di Dante Alighieri Canto XIII dell’Inferno
1. Non era ancor di là Nesso arrivato 2. quando noi ci mettemmo per un bosco 3. che da nessun sentiero era segnato
4. Non fronde verdi ma di color fosco 5. non rami schietti ma nodosi e involti 6. non pomi v’eran ma stecchi con tosco
7. Non han sì aspri sterpi né sì folti 8. quelle fiere selvagge che in odio hanno 9. tra Cecina e Corneto i luoghi colti
10. Quivi le brutte Arpie lor nido fanno 11. che cacciàr delle Strofade i Troiani 12. con tristo annunzio di futuro danno
13. Ale hanno late e colli e visi uman 14. piè con artigli e pennuto il gran ventre 15. fanno lamenti in su gli alberi strani
16. Lo buon maestro: “Prima che più entre 17. sappi che se’ nel secondo girone” 18. mi cominciò a dire “e sarai mentre
19. che tu verrai nell’orribil sabbione 20. Però riguarda bene e sì vedrai 21. cose che torrìen fede al mio sermone”
22. Io sentia da ogni parte traer guai 23. e non vedea persona che il facesse: 24. per ch’io tutto smarrito m’arrestai
25. I’ credo ch’ei credette ch’io credesse 26. che tante voci uscisser tra que’ bronchi 27. da gente che per noi si nascondesse
28. Però disse il maestro: “Se tu tronchi 29. qualche fraschetta d’una d’este piante 30. li pensier c’hai si faran tutti monchi”
31. Allor porsi la mano un poco avante 32. e colsi un ramicel da un gran pruno 33. e il tronco suo gridò: “Perché mi schiante?”
34. Da che fatto fu poi di sangue bruno 35. ricominciò a gridar: “Perché mi scerpi? 36. Non hai tu spirto di pietade alcuno?
37. Uomini fummo ed or sem fatti sterpi 38. ben dovrebb’esser la tua man più pia 39. se state fossim’ anime di serpi”
40. Come d’un stizzo verde che arso sia 41. dall’un de’ capi che dall’altro geme 42. e cigola per vento che va via
43. sì della scheggia rotta usciva insieme 44. parole e sangue ond’io lasciai la cima 45. cadere e stetti come l’uom che teme
46. “S’egli avesse potuto creder prima” 47. rispose il savio mio “anima lesa 48. ciò c’ha veduto pur con la mia rima
49. non avrebbe in te la man distesa 50. ma la cosa incredibile mi fece 51. indurlo ad opra che a me stesso pesa
52. Ma dilli chi tu fossi sì che in vece 53. d’alcuna ammenda tua fama rinfreschi 54. nel mondo su dove tornar gli lece”
55. E il tronco: “Sì con dolce dir m’adeschi 56. ch’io non posso tacere e voi non gravi 57. perch’io un poco a ragionar m’inveschi
58. Io son colui che tenni ambo le chiavi 59. del cor di Federico e che le volsi 60. serrando e disserrando sì soavi
61. che dal segreto suo quasi ogni uom tolsi 62. fede portai al glorïoso ufizio 63. tanto ch’io ne perdei lo sonno e i polsi
64. La meretrice che mai dall’ospizio 65. di Cesare non torse gli occhi putti 66. morte comune e delle corti vizio
67. infiammò contra me gli animi tutti 68. e gl’infiammati infiammâr sì Augusto 69. che i lieti onor tornâro in tristi lutti
70. L’animo mio per disdegnoso gusto 71. credendo col morir fuggir disdegno 72. ingiusto fece me contra me giusto
73. Per le nuove radici d’esto legno 74. vi giuro che giammai non ruppi fede 75. al mio signor che fu d’onor sì degno
76. E se di voi alcun nel mondo riede 77. conforti la memoria mia che giace 78. ancor del colpo che invidia le diede”
79. Un poco attese e poi: “Da ch’ei si tace” 80. disse il poeta a me “non perder l’ora 81. ma parla e chiedi a lui se più ti piace”
82. Ond’io a lui: “Domanda tu ancora 83. di quel che credi che a me satisfaccia 84. ch’io non potrei tanta pietà m’accora”
85. Però ricominciò: “Se l’uom ti faccia 86. liberamente ciò che il tuo dir prega 87. spirito incarcerato ancor ti piaccia
88. di dirne come l’anima si lega 89. in questi nocchi e dinne se tu puoi 90. s’alcuna mai da tai membra si spiega”
91. Allor soffiò lo tronco forte e poi 92. si convertì quel vento in cotal voce: 93. “ Brevemente sarà risposto a voi
94. Quando si parte l’anima feroce 95. dal corpo ond’ella stessa s’è disvelta 96. Minòs la manda alla settima foce
97. Cade in la selva e non l’è parte scelta 98. ma là dove fortuna la balestra 99. quivi germoglia come gran di spelta
100. surge in vermena ed in pianta silvestra 101. l’Arpie pascendo poi delle sue foglie 102. fanno dolore ed al dolor finestra
103. Come l’altre verrem per nostre spoglie 104. ma non però ch’alcuna sen rivesta: 105. ché non è giusto aver ciò ch’uomo si toglie
106. Qui le strascineremo e per la mesta 107. selva saranno i nostri corpi appesi 108. ciascun al prun dell’ombra sua molesta”
109. Noi eravamo ancora al tronco attesi 110. credendo ch’altro ne volesse dire 111. quando noi fummo d’un romor sorpresi
112. similmente a colui che venire 113. sente il porco e la caccia alla sua posta 114. ch’ode le bestie e le frasche stormire
115. Ed ecco duo dalla sinistra costa 116. nudi e graffiati fuggendo sì forte 117. che della selva rompièno ogni rotta
118. Quel di nanzi: “Ora accorri accorri morte!” 119. E l’altro a cui pareva tardar troppo 120. gridava: “ Lano sì fûro accorte
121. le gambe tue alle giostre del Toppo” 122. e poiché forse gli fallia la lena 123. di sé e d’un cespuglio fece groppo
124. Di retro a loro era la selva piena 125. di nere cagne bramose e correnti 126. come veltri che uscisser di catena
127. in quel che s’appiattò miser li denti 128. e in quel dilacerâro a brano a brano 129. poi sen portâr quelle membra dolenti
130. Presemi allor la mia scorta per mano 131. e menommi al cespuglio che piangea 132. per le rotture sanguinanti invano
133. “O Jacomo” dicea “da Sant’Andrea 134. che t’è giovato di me fare schermo? 135. Che colpa ho io della tua vita rea?”
136. Quando il maestro fu sopr’esso fermo 137. disse: “Chi fusti che per tante punte 138. soffi con sangue doloroso sermo?”
139. E quegli a noi: “O anime che giunte 140. siete a veder lo strazio disonesto 141. c’ha le mie fronde sì da me disgiunte
142. raccoglietele al piè del tristo cesto 143. Io fui della città che nel Batista mutò 144. il primo patrono ond’ei per questo
145. sempre con l’arte sua la farà trista 146. e se non fosse che in sul passo d’Arno 147. rimane ancor di lui alcuna vista
148. quei cittadin che poi la rifondârno 149. sopra il cener che d’Attila rimase 150. avrebber fatto lavorare indarno
151. Io fei giubetto a me delle mie case”
 A Dëvëjna Cummédjë dë Gianni Latronico Cànd XIII du ‘Mbìërn
1. Nò jjérë angòrë da ddä Nèss arrëvätë 2. quànn në ëmbusquàmm ndò na fréstë 3. ca da nëshëwnu lëmëtòwnë jéra sëgnätë
4. Màng na frònna vèrd ma dë këlòwr gnëwrë 5. nëshëwn zaccòwn drìtt ma ndùërt e stùërtë 6. nëshëwnu frùtt ngérë ma spëjnë vëlënòwsë:
7. nòn ténënë cafòrchjë dassë stèrnë e stòrtë 8. kìëdë véstjë salvàggë ca ténënë a jjòdië 9. lë tèrrë culdëwätë fra Cècënë e Ccunétë
10. Cquä fàscënë lë nètërë lë bbùttë Arpëjë 11. ca caccjòrnë da lë Stròfëdë lë Trujänë 12. kë l’mmënàzzë dë n’òldu wäj angòrë
13. Ténënë shìëdd apèrtë cùëdd e ffàccë umänë 14. pìëtë kë l’ògnë lùëgnë e ppènn sòp la véndrë 15. fàscën lamìëndë sòwp a kìëdd àrvë stränë
16. E u bbùën mèstr:“Prëjm ca cchjù t’addìndrë 17. hà sapèj ca të jàcchj ‘ndò u sëcònd gëròwnë- 18. m’accumënzòw a ddëjscë - e ‘ngjà rëstäjë
19. mméndrë vìënë andò l’orrìbbëlë sabbjòwnë 20. mà rëwardët bùën dassë vëjdë còws bbrùttë 21. k’hònna luwä ognè ffèjtë a lë mëja paròlë”
22. Jë sëndëj da ognè vvànnë assëj lamìëndë 23. sénza putè vëdèj la ggénd ca lë facëja séndë 24. e ppë cchìëss tùtt trëmëlànn m’ammundàbbë
25. Jë crèjtë ca jìddë crëdèttë ca jë crëdèssë 26. ca tàndë vòwscë assèssën da kìëd zacchëwnë 27. da pàrt dë ggéndë k’a nnëw s’ascunnèssënë
28. Pë cchìëss dëcètt u mèstr: “Cë tù spìëzzë 29. anguàlké ffràskë d’anghëwnë dë ssë chjàndë 30. lë pënzìërë ca tìënë së n’hònn assëj da ‘ngäpë
31. Tànnë ammënàbbë në pìckë la mäna nnànzë 32. e spëzzàbb nu zìpp zënìnn da n’àrv dë prëwnë 33. e u fùstë jërdòw: “Pëcchè më schjàndëjscë?”
34. E ddòpp ca u sàgnë s’érë tùttë gnuruquätë 35. accumënzò arrét a dëjscë:“Pëcké më shìërpë? 36. Nòn tìënë nu pìckë dë piatätë ndò l’àlma tòw?
37. Fùmmë jùëmën e mmò sëjm dëvëndät stìërpë 38. e a mäna tòw avìssa jéss në pìcca chjù dëlëcätë 39. cë nëw fùssëmë stätë jànëmë dë sìërpë”
40. Cumè cquànnë da nu tëzzòwn vèrd vruscjätë 41. da jëwnë dë lë cäpë ca da l’òldë së laméndë 42. e shkattëscèjscë cù vìënd ca pàss e ssë në vä
43. dassë da la schèggja ròttë assìjnë ownëjtë 44. paròlë e ssàgnë e ckë ckìëss lassàbb la cëjmë 45. cadèj e rrumanìbb cumè jòmmën tëmurëwsë
46. “Cë jìdd avèss putëwtë crèjtë prëjmë - 47. rëspunnèttë lu mja sàggë – jànëmë affèjsë 48. ccè ck’ha vvìstë fìgnë andò la mëjë Enèjdë
49. nòn avrèss vèrsë dë tèj la mänë stèjsë 50. mà la còwsë dassë ‘ngrëdìbbëlë më facèttë 51. ajzzàrlë a nn’òpërë k’a mmë stèss pèjsë
52. Mò l’a dëjscë cë tù fùstë dassë ‘nvécë 53. dë n’amméndë la tëwa jëlòrjë rëmbrèshkë 54. ddä ssòwpë ndò cùdu mùnn ndò addà turnä”
55. E l’àrvë:“K’a parulédda dòlgë dassë m’attëjrë 56. ca jë nòn pòzz stä cìtt e nòn v’adda dëspjacèjë 57. cë jë m’abbéndë në pìckë cquä a rraggjunäjë
58. Jë so ccùdë ca tënìbbë tutt’e ddò lë chjävë 59. dù còrë dë Fëdërëjkë sëcònd e ca l’aggëràbbë 60. sërrànn e ddëssërrànn kë ttànda dulgèzzë
61. k’allundanàbb a ttùtt quànd da lu sua sacrét 62. purtànn fèjtë a ssù mëstìërë dassë ddëlëcätë 63. tànd ca jë ngë rëmëttìbb u sùënn e lë fòrzë
64. L’ammìdjë ca mä e ppò mä luwò dàw régnë 65. dë Césërë l’òcchjërë kë lë puttanìzzjë 66. mòrtë këmëwnë e ddë tùtt lë còrt vìzzjë
67. avvambòw còndrë dë mèj l’anëmë tùttë 68. e lë ‘mbuquätë ‘nfjammòrn dassë Augùstë 69. ca fòrn cundìënd dë fä dëvëndä lùtt l’anòwrë
70. L’ànëma mèj pë ssëddëgnëwsë jùstë 71. crëdénn kë la mòrt dë scafùwscë ù sdègnë 72. facèttë a mmë ‘ngjust còndrë dë mè ggjustë
73. Pë lë nòvë radëjscë dë ssà chjàndë 74. jë v’aggjëwrë ca mä e ppò mä rumbìbb fèjtë 75. a lu mëja sëgnòwr ca fòw d’onòwr ssë ddègnë
76. E ccë qualkëwnë dë vëw ‘ndòw mùnn tòrnë 77. àdda purtä këmbùërt a la mmamòrjë ca stä 78. angòrë cù còlpë ca l’ammìdjë llë dèttë!”
79. Aspëttòw në pìckë e ppò:”Ggjä ca stä cìttë - 80. dëcètt lu puwétë a mmëj-nòn përdénn l’òwrë 81. mà pàrlë e addumànnëlë ccè cchjù ttë pjäscë”
82. Tànnë jë a jjìdd: “Addummànn tùë angorë 83. dë ccè cca tùë pìënz ca më pòtë suddësfäj 84. ca jë nòn putrèss tànd jé la pjatätë ca tégnë”
85. Pë ckìëss accumënzòw:“Cë l’òmmën t’addà fä 86. libbraménd ccè cca ‘ngë tìënë tàndë ‘ngùërpë 87. spìrdë ‘ngarcërätë mò tù n’hà fä u fajòwrë
88. dë spjajàrn a nnëw cùmë l’ànëmë s’attàckë 89. andò ssë nòtërë e nn’ha dëjscë cë tùë pùëtë 90. cë qualkëwn dë ssë zèppërë rjèshë a lluwàrs”
91. Tànn jìdd ammënòw vìënd daw fùstë e dòppë 92. cùdë vìëndë së trasfurmòw ‘ndò ssa vòwscë: 93. “Kë ppìcck paròlë v’adda jéss dätë na rëspòstë
94. Quànnë së sëpärèjscë l’ànëma fëròwscë 95. daw cùërp andò jèdda stèss së jé spëzzëtë 96. Mënòssë la mànnë a la sèttëma fòwscë
97. Cätë andò la sèlvë sénza shèltë dë pàrtë 98. mà ddä ndò l’amménë la sëwa fërtëwnë 99. Cquä pìgghjë cumè u jëränë dë bbjädë
100. Crèsh cumè jëramègnë e chjànda sëlvéstrë 101. l’Arpëjë pascénnësë pòj dë lë sëwa frùnnë 102. fàscënë mälë e àw dëlòwrë fàscënë fënéstrë
103. Cumè l’òldë ammà vënëj kë lë nùëstrë cùërpë 104. mà l’àlma nòstrë àdda rëstä a la nëwtë 105. pëcké nòn è ggjust d’avè cccè ccà jëwn së lévë
106. Cquä l’ammà strascënä e andò la trista 107. sèlvë honnà jéssë lë nùëstrë cùërpë appëjsë 108. ognëwnë a l’àrvë dë l’àlma sòwa muléstë”
109. Nëw stìmmë angòrë vëcëjnë a ckèda cèrsë 110. pënzànn ca nnë vulèss dëjscë jàldrë còwsë 111. quànnë fùmmë spamëndätë da nu frajàssë
112. pròpjë cumè ccùdë ca d’arrëväjë 113. sénd u pùërkë e la càccë a la sëwa pòstë 114. ca sénd lë véstjë e mmovërsë lë fràskë
115. E mò vëdëmë dëw arrëvä dàw cùëst nùëstr 116. tùtt a l’anëwt e rrashkät fuscénn dassë fòrtë 117. ca dë la sèlvë spëzzàvënë ognè ffràskë
118. Cùdë dë nànzë: “Mò vìënë vìënë mòrtë!” 119. E l’òldë ca lë parëja d’abbëndàrsë assäjë 120. jërëdävë:“Länë dassë nòn fòrnë svèldë
121. lë jàmmërë tòw a la ggjòstrë ndòw Tòppë!” 122. e dòppë ca fòrsë së stangòw a shë dë fòddë 123. facèrn dë sé stèss e dë fògghjë nù varòwnë
124. Kë ddrétë a llòrë jérë la sèlva chèjnë 125. dë càgnë gnuruquätë bramòwsë e ffurjéndë 126. cumë jéssënë lë cänë nòn appénë sò scatenätë
127. A ccùd ca s’acquattò l’azzannòrn kë lë dìëndë 128. e u shcangaròrnë a ppìëzzë e a ppëtàzzë 129. po’ së në scèrnë purtànnësë l’òssërë dulìëndë
130. Tànnë la mëja scòrtë më pëgghjò kë mmänë 131. e m’ndrëzzò àw varòwnë dë fràsk ca chjangëj 132. kë lë fërëjtë sanguënàndë ma ënutëlméndë
133. “O Ggiaquëmë – dëcëj – da Sand’Andrèjë 134. a ccè tt’è ssërvëwtë a ffàrtë dë mè skèrmë? 135. Cè ccòlpë tégnë jë dë la tëwa vëjta culpèvëlë?”
136. Quànn u mèstrë fòw vëcëjnë a jjìdd fèrmë 137. dëcètt: “Cë fùst ca pë ttànda vànnë ‘ngëjmë 138. shùrscë cù sàgnë nu stracùrs dassë dduléndë?”
139. E jjìdd a nnëw: “O jànëmë k’arrëvätë 140. mò avëjta vëdèjë u stràzzjë dësunéstë 141. k’ha ssëparätë dassë lë frùnnë mèjë
142. accugghjìtëlë a lë pìëtë dë la trista céstë 143. Jë fùbbë dë la cëtätë dë Fërénz ndò Battìstë 144. cambjò u prëjmë patrëwnë e jjé pë cchìëssë
145. ca sémbë kë l’àrta sòw l’àdda fä trìstë 146. e ccë nòn fùss ca sòp u Pònd Vécchj dë l’Arnë 147. réstë angòrë dë jìddë anghëwna vìstë
148. kìëdë cëtadëjnë ca po’ a frabbëcòrnë 149. sòwp a la cènër ca d’Attëlë rumanèttë 150. ’avìjna jéssë fàttë fatëjä ënutëlméndë
151. Jë facìbb a më stèss fòrk dì cäsërë mèjë”

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Inferno: Canto XII
Scritto da Gianni il 13/01/2007 09:40:04
Inferno: Canto XII Nel XII Canto dell’Inferno si parla delle pene dei dannati che fecero forza ai tiranni e del Minotauro, che si morde dall’ira, alla vista dei due pellegrini. Virgilio pensa a calmarlo, ricordandogli, con pungente sarcasmo, la sua fine ad opera di Teseo. Il mostro, annebbiato dall’ira, saltella come un toro impazzito, lasciando in tal modo libero il varco al settimo cerchio. Virgilio, vedendo Dante pensieroso, per la voragine pietosa, gli spiega che la valle infernale era stata scossa da un terremoto, poco prima che Cristo discendesse al Limbo, per liberare l’anima dei Patriarchi. Nel fiume di sangue bollente, dove sono immersi i violenti contro il prossimo, corrono a schiera i Centauri, armati di frecce. A Nesso, che minaccia di scoccare un dardo contro Dante, Chirone ordina invece di trasposrtarlo sulla sua groppa. Tra i tiranni famosi, immersi fino alle ciglia o fino al petto, nel Flegetonte, Dante riconosce Alessandro, Dionisio, Ezzelino, Guido di Montfort, Attila.

La Divina Commedia di Dante Alighieri Canto XII dell’Inferno
1. Era lo loco ove a scender la riva 2. venim alpestro e per quel ch’ivi er’anco 3. tal ch’ogni vista ne sarebbe schiva
4. Qual è quella ruina che nel fianco 5. di qua da Trento l’Adige percosse 6. o per tremuoto o per sostegno manco
7. che da cima del monte onde si mosse 8. al piano è sì la roccia discoscesa 9. ch’alcuna via darebbe a chi su fosse
10. cotal di quel burrato era scesa 11. e in su la punta della rotta lacca 12. l’ infamia di Creti era distesa
13. che fu concetta nella falsa vacca 14. e quando vide noi se stesso morse 15. sì come quel cui l’ira dentro fiacca
16. Lo savio mio in vêr lui gridò: “Forse 17. tu credi che qui sia il duca d’Atene 18. che su nel mondo la morte ti porse?
19. Pàrtiti bestia ché questi non viene 20. ammaestrato dalla tua sorella 21. ma vassi per veder le vostre pene”
22. Qual è quel toro che si slaccia in quella 23. che ha ricevuto già ‘l colpo mortale 24. che gir non sa ma qua e là saltella
25. vid’io lo Minotauro fare cotale 26. E quegli accorto gridò: “Corri al varco 27. mentre ch’è in furia è buon che tu ti cale”
28. Così prendemmo via giù per lo scarco 29. di quelle pietre che spesso moviènsi 30. sotto i miei piedi per lo nuovo carco
31. Io già pensando e quei disse:“Tu pensi 32. forse a questa rovina ch’è guardata 33. da quell’ira bestiale ch’io ora spensi
34. Or vo’ che sappi che l’altra fiata 35. ch’io discesi qua giù nel basso inferno 36. questa roccia non era ancor cascata
37. Ma certo poco pria se ben discerno 38. che venisse Colui che la gran preda 39. levò a Dite del cerchio superno
40. da tutte parti l’alta valle feda 41. tremò sì ch’io pensai che l’universo 42. sentisse amor per lo quale è chi creda
43. più volte il mondo in caòs converso: 44. ed in quel punto questa vecchia roccia 45. qui ed altrove tal fece riverso
46. Ma ficca gli occhi a valle chè s’approccia 47. la riviera del sangue in la qual volle 48. qual che per violenza in altrui noccia”
49. O cieca cupidigia o ira folle 50. che ci sproni nella vita corta 51. e nell’eterna poi sì mal c’immolle!
52. Io vidi un’ampia fossa in arco torta 53. come quella che tutto il piano abbraccia 54. secondo ch’avea detto la mia scorta
55. e tra il piè della ripa ed essa in traccia 56. correan centauri armati di saette 57. come solean nel mondo andare a caccia
58. Vedendoci calar ciascuno ristette 59. e della schiera tre si dipartiro 60. con archi ed asticciuole prima elette
61. e l’un gridò da lungi: “A qual martiro 62. venite voi che scendete la costa? 63. Ditel constinci se non l’arco tiro”
64. Lo mio maestro disse: “La risposta 65. farem noi a Chiron costà di presso: 66. mal fu la voglia tua sempre sì tosta”
67. Poi mi tentò e disse: “Quegli è Nesso 68. che morì per la bella Deianira 69. e fe’ di sé la vendetta egli stesso
70. e quel di mezzo che al petto ci mira 71. è il gran Chirone il qual nudrì Achille 72. quell’altro è Foto che fu sì pìen d’ira
73. D’intorno al fosso vanno a mille a mille 74. saettando quale anima si svelle 75. del sangue più che sua colpa sortille”
76. Noi ci appressammo a quelle fiere snelle 77. Chiron prese uno strale e con la cocca 78. fece la barba indietro alle mascelle
79. Quando s’ebbe scoperta la gran bocca 80. disse ai compagni: “Siete voi accorti 81. che quel di retro muove ciò ch’ei tocca?
82. Così non soglion fare i piè de’ morti” 83. E il mio buon duca che già gli era al petto 84. dove le due nature son consorti
85. rispose: “Ben è vivo e sì soletto 86. mostrargli mi convien la valle buia 87. necessità ‘l conduce e non diletto
88. Tal si partì da cantare alleluia 89. che mi commise quest’officio nuovo 90. non è ladron né io anima fuia
91. Ma per quella virtù per cui io muovo 92. li passi miei per sì selvaggia strada 93. dan un de’ tuoi a cui noi siam a pruovo
94. che ne dimostri là ove si guada: 95. chè non è spirto che per l’aer vada” 96. Chiron si volse in su la destra poppa
97. e disse a Nesso: “Torna e sì li guida 98. e fa’ cansar s’altra schiera v’intoppa” 99. Noi ci muovemmo con la scorta fida
100. lungo la proda del bollor vermiglio 101. ove i bolliti facean alte strida 102. Io vidi gente sotto infino al ciglio
103. e il gran centauro disse:“Ei son tiranni 104. che diêr nel sangue e nell’aver di piglio 105. Quivi si piangon li spietati danni
106. Quivi è Alessandro e Dionisio fero 107. che fe’ Cicilia aver dolorosi anni 108. e quella fronte c’ha ‘l pel così nero
109. e Azzolino e quell’altro ch’è biondo 110. e Obizzo da Etti il qual per vero 111. fu spento dal figliastro su nel mondo”
112. Allor mi volsi al poeta e quei disse: 113. “Questi ti sia or primo ed io secondo” 114. Poco più oltre il centauro s’affisse
115. sopra una gente che infino alla gola 116. parea che di quel bulicame uscisse 117. Mostrocci un’ombra dall’un canto sola
118. dicendo: “Colui fèsse in grembo a Dio 119. lo cor che in sul Tamigi ancor si cola” 120. Poi vidi gente che di fuor del rio
121. tenea la testa ed ancor tutto il casso 122. e di costoro assai riconobb’io 123. Così a più a più si facea basso
124. quel sangue sì che cocea pur li piedi 125. e quivi fu del fosso il nostro passo 126. “Sì come tu da questa parte vedi
127. lo bulicame che sempre si scema” 128. disse il Centauro “Voglio che tu credi 129. che da quest’altra a più a più giù prema
130. lo fondo suo infin ch’ei si raggiunge 131. ove la tirannia convien che gema 132. La divina giustizia di qua punge
133. quell’Attila che fu flagello in terra 134. e Pirro e Sesso: ed in eterno munge 135. le lagrime che col bollor disserta
136. a Rinier da Corneto a Rinier Pazzo 137. che fecero alle strade tanta guerra” 138. Poi si rivolse e ripassassi il guazzo

A Dëvëjna Cummédjë dë Gianni Latronico Cànd XII du ‘Mbìërn
1. Jérë u lùëkë andò a shènnëwtë a la rëjpë 2. facìmmë jalpéstrë fìgnë kë ccùdë ca ngérë 3. tälë k’ognè vvìstë në sarëja spamëndätë
4. Cumè ckèda ruwëjnë k’andò u fjànghë 5. da ssà vànnë dù Trènd l’ Àdëgë franòw 6. o pù tërramòtë o pë ssustègnë mangätë
7. ca da ‘ngëjmë àw mòntë da ndò së muwèttë 8. a la chjänë jé ddassë la roccja frandumätë 9. ca nòn darëj nëshëwna vëj a ccë sòwp fòssë
10. dassë jérë la calätë dë cùdu dërrëwpë: 11. e ssòwpë a la pòndë dë la cafòrchjë 12. la ‘nfàmië dë Crèjtë jéra stënnëwtë
13. ca fòw ngënëtätë ndò la fàlza vàcke 14. e cquànnë në vëdèttë a nnëw së muzzëcòw 15. cumè ccùdë ca s’vvëlënèjscë dë bbëjlë
16. U sàggë mëj vèrs dë jìddë jërdò:”Fòrsë 17. tù crëjtë ca cquä ‘ngé u dëwkë d’Aténë 18. ca ndò cùdu mùnnë la mòrtë të dèttë?
19. Allundànëtë véstië ca cùss nòn vénë 20. ammajësträtë da la tëwa surèllë 21. ma së në vä kë vvëdè lë vòstrë pénë”
22. Cumè ccùdu tòwrë ca së slàccë ndò kèdë 23. k’hà rrëcëvëwtë éggjä u còlpë murtälë 24. ca nòn säpë andò scë e cquä e ddä ssàldë
25. vëdìbbë jë àw Minotàwrë fä a stessa còwsë 26. E ccùdë accùërtë jërdòw: ”Cùrrë aw vàrkë 27. méndrë jé ffurjénd jé bbùënë ca tù të cälë”
28. Dassë pëgghjàmm càpsòtt pë cùd ammàssë 29. dë kìëdë pétrë ca spìss spìssë së muwìvënë 30. sottà lë pìëtë mëjë pù nùëvë càrëkë
31. Jë pënzànnë e ccùdë dëcénnë:”Tù pìënzë 32. fòrsë a ckèssa fränë ca jé wwardätë 33. da kedd’ëjra dë véstië ca mò egghjë stutätë
34. Mò vògghjë ca tù ha sapè ca l’òlda vòldë 35. ca jë shënnìbb quà ssòttë ndòw vàsh mbìërn 36. kèssa ròccë nòn së n’érë angòrë shënnëwtë
37. Mà certë pìcca prëjmä se bbén m’arrëcòrdë 38. ca shënnèssë Cùdë ca l’àlda préta jërànnë 39. luwò a Ddìtë dàw cìërchjë cchjù jjàldë
40. da tùttë lë vànnë la fònna vàdda zòzzë 41. trëmòw dassë ca jë panzàbbë ca l’unëvèrsë 42. sëndèssë amòwrë pù quälë ngé ccë crèjtë
43. ca u mùnnë cchjù vvòldë càos è ddëvëndätë: 44. e ndo cùdu pùndë kèssa vécchja ròccë 45. e a l’òldë vànnë s’arruwnòw dë ssù mòdë
46. Mà fìck l’ùëcchjë a vvàddë ca s’avvëcëjnë 47. u pandänë dù sàgnë ndòw quälë fèrvë 48. cìnga pë vvjulénzë fäscë mälë a l’òldë”
49. Oj cëcäta bbrämë o jëjra pàccë 50. ca dassë ajìzzë andò la vëjta còrtë 51. e ndò l’atèrnë po’ dassë mälë n’affùëkë!
52. Jë vëdìbbë nu fùëssë làrjë a jjàrkë tùnnë 53. cumè ckèdë ca tùtt u chjänë accògghjë 54. sëcòndë ccè cca m’érë dìttë la mja scòrtë
55. e fra u pétë dë la rëjpë e jjèddë a la rëcèrkë 56. currìvënë Cëndàwrë armätë dë sajéttë 57. cùmë facìënë sémbë quànn scìënë a ccàccë
58. Vëdénnëcë shènnë ognëwnë së fërmòw 59. e ddà kèda mòrrë trè së sëparòrnë 60. kë jjàrkë frèccë zënènnë shèldë prëjmë
61. E jjëwn jërdòw da lundän:”A cquälë martìrië 62. stätë vënénnë vëw ca shënnëjtë stà còstë? 63. Dëcìtëlë sùbbetë cësënòndë tëjrë l’àrkë”
64. U mèstrë mëj dëcèttë: “A rëspòstë 65. l’àmma däj a Ckëròwnë ddä vvëcëjnë: 66. mäj fòw a vògghja tòw sémb dassë vëlòwscë”
67. Po’ më tandòw e ddëcèttë: “Cùdë jé Nnèssë 68. ca murèttë pë la bbèlla Dëjanëjrë 69. e ffacèttë dë sé la mënnéttë jìdd stèss
70. e ccùdë dë mìënz k’àw pìëttë së mëjrë 71. jé u jërànn Këròwnë ca crëshèttë a Akìllë 72. cudd’òldë jé Ffòtë ca fòw dassë chjëjnë d’ëjrë
73. Attùrn àw fùëssë vònnë a mmìll a mmìllë 74. sajëttànnë ognè jànëmë ca jéssë dafòrë 75. dàw sàgnë cchjù ddù supìërchjë dë la còlpë”
76. Nëw n’avvëcënàmmë a ckìëdë véstië zèckë 77. Këròwnë pëgghjòw na frèccë e ckë la còckë 78. facèttë la vàrvë drétë a lë mashéddë
79. Quànn së fòw scupèrt a vòcca jërànnë 80. dëcètt a lë cumbàgnë:”Vë në sëjt addunätë 81. ca cùdë dë drétë mòvë ccè cca tòckë?
82. Dassë nòn fàscënë lë pìëtë dë lë mùërtë” 83. E lu mëja bbòn dëukë ca ggjä l’ér àw pìëttë 84. andò lë dò natëwrë së këngiòngënë
85. rëspunnèttë: “Jé bbèn vëjvë e a ssëwlë 86. mustràrlë më cunvìënë la vàdda gnòwrë 87. nëcëssëtätë l’accumbàgnë e nnòn prìëscë
88. Jëwnë s’allundanòw dàw càndë dë l’allèlujë 89. pë affëdàrmë cùssu ‘ngàrëkë nùëvë 90. nòn è llàtrë e nnè jë tégnë l’ànëmë dù làtrë
91. Ma pë ccùdu vërtëwtë pù quälë jë mòvë 92. lë pàssë mëjë pë nna sträta tànda salvàggë 93. dànn jëwnë dë lë tëw pë pputè scë nnànzë
94. ca në dëmòstrë ddä andò së wädë: 95. ca nòn è spìrd ca vòlë kë ndò l’àrië” 96. Këròwnë s’aggëròw sòwp à déstra jëròppë:
97. e ddëcètt a Nnèss:”Tùërnë ‘ndrét e wwìtëlë 98. e ffàllë scanzä se jàcchjënë nòta mòrrë 99. Nëw në muvìmmë kë la fëdäta scòrtë
100. lùëgnë la pròtë dù bullòwr vërmìgghjë 101. andò lë bbullëjtë facìënë jàldë strëjtë 102. Jë vëdìbbë ggéndë affìgnë àw cìgghjë
103. e u cëndàwr jërànnë dëcèttë:”Sò ttërànnë 104. ca dèrn ndòw sàgn e pëgghjòrn dë mëjrë 105. Cquä së chjàngënë lë spjatätë dànnë
106. Cquä jé Alësàndrë e Ddjonìsië fëròwscë 107. ca facètt avè a Ccecìlië dulurëwsë jànnë 108. e cùdu frònd k’a pëddècchj dassë gnòwrë
109. jé Azzolìnë e ccùdd’òldë ca jé bbjòndë 110. jé Obìzz da Jèstë u quälë së dëjscë ca fòw 111. accëjsë dàw fëgghjàstrë andò cùdu mùnnë
112. Allòwrë m’aggëràbb àw puwétë ca dëcèttë: 113. Cùssë në säpë cchjù ddë mè ca sò sëcòndë” 114. Pìcca cchjù addà u cëndàwrë së fërmòw
115. sòp a nna ggéndë k’affìgnë àw cannanòwscë 116. parëjë ca da cùdë bbullòwrë assèssë dafòrë 117. Në mustròw n’òmbrë da na vànna shkìttë
118. dëcénnë: “Cùdë spaccòw ndò na chjìësë 119. u còr k’andò Tamìggë angòr së vënërèjscë” 120. Po’ vëdìbbë ggéndë ca fòrë dù pandänë
121. tënëj la cäpë e angòrë tùtt u pìëttë 122. e ddë kìëssë assä në canushìbbë jëjë 123. Dassë sémbë dë cchjù së facëja vàshë
124. cùdu sàgnë dassë da còscë fìgnë lë pìëtë 125. e cquä fòw dù fùëssë u pàssë nùëstrë 126. “Dassë cùmë tëw da kessa vànnë vëjtë
127. u bbulëcämë ca sémb së vä ammangànnë- 128. dëcètt u Cèndàwrë – vògghjë ca tù crëjtë 129. ca da kess’òlda vànnë cchjù ssòttë prémë
130. u fùnnë sëw affìgnë ca s’arrëjv ddä 131. andò la tërannëj cunvìënë ca chjàngë 132. A dëvëjna ggjustìzzië da cquä pòngë
133. cùdd’Attëlë ca fòw flaggèllë ‘ndèrrë 134. e Ppìrrë e Ssèssë: e ‘natèrnë mòngë 135. lë làcrëmë ca cù bbullòwrë dëssèrtë
136. a Rënìër da Curnét a Rënìër Pàccë 137. ca facèrn a lë strätë tànda wèrrë” 138. Pò së rëvulgètt e ffacètt u wàzzë

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Inferno: Canto XI
Scritto da Gianni il 13/01/2007 09:39:27
Inferno: Canto XI L’XI Canto dell’Inferno parla del settimo cerchio, con un gran fetore, che proviene dal baratro infernale, per difendersi dal quale, i due poeti si vedono costretti a sostare presso il coperchio di una grande tomba, su cui è scritto: “Custodisco Papa Anastasio, che fu tratto all’eresia da Fotino”. Essi sono costretti a sostare per un pò di tempo, per abituarsi alla puzza insopportabile e per parlare dell’ordinamento morale del basso inferno. Dentro la ripa circolare ci sono 3 cerchi (VII – VIII – IX), più piccoli dei precedenti; nel VII, suddiviso in 3 gironi, vi sono puniti i violenti contro il prossimo, contro se stessi e contro Dio; nell’VIII cerchio si trovano gli ipocriti, gli adulatori, i maghi, i falsari, i ladri, i simoniaci, i ruffiani e i barattieri; nel IX cerchio, più piccolo e più profondo di tutti, vi è il centro della terra e vi sta confitto Lucifero. Ivi scontano la pena i violenti contro chi si fida, cioè i traditori. Virgilio spiega a Dante perchè i peccatori d’incontinenza sono puniti dentro Dite.
 La Divina Commedia di Dante Alighieri Canto XI dell’Inferno
1. In su l’estremità d’un’alta ripa 2. che facevan gran pietre rotte in cerchio 3. venimmo sopra più crudele stipa
4. e quivi per l’ orribile soperchio 5. del puzzo che il profondo abisso gitta 6. ci raccostammo dietro ad un coperchio
7. d’un grand’avello ov’io vidi una scritta 8. che diceva: “Anastasio papa guardo 9. lo qual trasse Fotin della via dritta”
10. “Lo nostro scender conviene esser tardo 11. sì che s’ausi un poco prima il senso 12. al tristo fiato: e poi non fia riguardo”
13. Così il maestro ed io: “Alcun compenso” 14. dissi lui “trova che il tempo non passi 15. perduto” Ed egli: “Vedi che a ciò penso”
16. “Figliuol mio dentro da cotesti sassi” 17. Cominciò poi a dir: “Son tre cerchietti 18. di grado in grado come quei che lassi
19. Tutti son pien di spirti maledetti 20. ma perché poi ti basti pur la vista 21. intendi come e perché son costretti
22. d’ogni malizia ch’odio in cielo acquista 23. ingiuria è il fine e ogni fin cotale 24. o con forza o con frode altrui contrista
25. Ma perché frode è dell’uom proprio male 26. più piace a Dio e però stan di sutto 27. gli frodolenti e più dolor gli assale
28. de’ violenti il primo cerchio è tutto 29. ma perché si fa forza a tre persone 30. in tre gironi è distinto e costrutto
31. A Dio a sé al prossimo si puòne 32. far forza dico in loro ed in lor cose 33. come udirai con aperta ragione
34. morte per forza e ferute dogliose 35. nel prossimo si danno e nel suo avere 36. ruine ingenti e tollette dannose:
37. Onde omicide e ciascun che mal fiere 38. guastatori e predon tutti tormenta 39. lo giron primo per diverse schiere
40. Puote uomo avere in sé man violenta 41. e ne’ suoi beni: e però nel secondo 42. giron convien che senza pro si penta
43. qualunque priva sé del vostro mondo 44. biscazza e fonde la sua facultade 45. e piange là dove esser dee giocondo
46. Puossi far forza nella deitade 47. col cor negando e bestemmiando quella 48. e pregiando natura e sua bontade:
49. e però lo minor giron suggella 50. del segno suo e Sodoma e Corsa 51. e chi spregiando Dio col cor favella
52. La frode ond’ogni coscienza è morsa 53. può l’uomo usare in colui ch’in lui fida 54. ed in quei che fidanza non imborsa
55. Questo modo di retro par che uccida 56. pur lo vincol d’amor che fa natura 57. onde nel cerchio secondo s’annida
58. ipocrisia lusinghe e chi affattura 59. falsità ladroneccio e simonia 60. ruffian baratti e simile lordura
61. Per l’altro modo quell’amor s’oblia 62. che fa natura e quel ch’è poi aggiunto 63. di che la fede spezial si cria:
64. onde nel cerchio minore ov’è il punto 65. dell’universo in su che Dite siede 66. qualunque trade in eterno è consunto”
67. ed io: “Maestro assai chiara procede 68. la tua ragione ed assai ben distingue 69. questo baratro e il popol che ‘l possiede
70. Ma dimmi: quei della palude pingue 71. che mena il vento e che batte la pioggia 72. e che s’incontran con sì aspre lingue
73. perché non dentro dalla città roggia 74. son ei puniti se Dio gli ha in ira? 75. E se non gli ha perché sono a tal foggia?”
76. Ed egli a me: “Perché tanto delira” disse 77. “lo ingegno tuo da quel che suole? 78. Ovver la mente dove altrove mira?
79. Non ti rimembra di quelle parole 80. colle quai la tua Etica pertratta 81. le tre disposizion che il ciel non vuole:
82. incontinenza malizia e la matta 83. bestialitade? E come incontinenza 84. men Dio offende e men biasimo accatta?
85. Se tu riguardi ben questa sentenza 86. e rechiti alla mente chi son quelli 87. che su di fuor sostengon penitenza
88. tu vedrai ben perché da questi felli 89. sian dipartiti e perché men crucciata 90. la divina vendetta gli martelli “
91. “O Sol che sani ogni vista turbata 92. tu mi contenti sì quando tu solvi 93. che non men che saper dubbiare m’aggrata
94. Ancora un poco indietro ti risolvi” 95. diss’io “là dove di’ che usura offende 96. la divina bontade e il groppo solvi”
97. “Filosofia” mi disse “a chi la intende 98. nota non pure in una sola parte 99. come natura lo suo corso prende
100. dal divino intelletto e da sua arte 101. e se tu ben la tua Fisica note 102. tu troverai non dopo molte carte
103. che l’arte vostra quella quanto puote 104. segue come il maestro fa il discente 105. sì che vostr’arte a Dio quasi è nipote
106. Da queste due se tu ti rechi a mente 107. lo Genesi dal principio conviene 108. prender sua vita ed avanzar la gente
109. E perché l’usuriere altra via tiene 110. per sé natura e per la sua seguace 111. dispregia poi che in altro pon la spene
112. ma seguimi oramai chè il gir mi piace 113. chè i Pesci guizzan su per l’orizzonta 114. e il Carro tutto sovra il Coro giace
115. e il balzo via là oltre si dismonta”

A Dëvëjna Cummédjë dë Gianni Latronico Cànd XI du ‘Mbìërn
1. Sòwp àw lëmëtòwnë dë n’òta jàlda rëjpë 2. ca facëjnë jërànn pétrë ròttë ‘ngìërchjë 3. vënìmmë sòwp a chjù ccrudèjla stëjpë
4. e pprësaménd quä pë l’orrìbbël supìërchjë 5. dë la pùzzë ca u fùnnë dërrëwpë scéttë 6. nù n’accustàmmë drét a nnù cupìërchjë
7. dë na tòmba jërànn ndò smëccjàbb na scrìttë 8. ca dëcëjë: “Anastàsjë päpë mò jë wàrdë” 9. u quälë trascënòw a Ffotìnë da la drètta vëjë”
10. “La nòstra shènnëwtë cunvìënë ca sëja tàrdë 11. nmòd tälë ca s’adàttë në pìck u näsë àw fìëzz 12. du trìstë fjätë: e ppò nòn amm’avè rëwàrdë”
13. Dassë u mèstrë e jjëjë:”Qualkè rrëcumbénzë - 14. dëcìbb a jjìddë – jàcchjë ca u tìmbë nòn pàssë 15. përdëwtë” E jjìddë: “Vëjtë k’a ckìëssë jë pénzë
16. ohj fìghhjë mëj dajìndrè a ttùttë stë ciòttëlë - 17. accumënzòw po’ a ddëjscë–sò ttrè cërchjìëttë 18. dë jërätë ‘njërätë cumè ckìëdë ca tù làssë
19. Tùttë so cchjëjnë dë spìrdë malëdèttë 20. ma pëcké t’abbàstë fìgnë la vìstë 21. capìshë cùmë e ppëcké so ccostrèttë
22. D’ognè mmalìzzië k’òdië ‘ngìëlë acquìstë 23. u ‘ngjurië jé u fëjnë e ognè ffëjnë jé ttälë 24. o kë ffòrzë o kë ffròtë l’òldë cundrìstë
25. Ma ggjacké jé la fròt dë l’òmmën u pròpj mälë 26. dë cchjù dëspjäscë a Dëj e pë kìëss stònn sottë 27. lë frawdulìëndë e cchjù ddëlòwrë l’assaldë
28. Dë lë vjulìëndë u prëjmë cìërchjë jé ttùttë 29. mà pëcké së fäscë fòrzë a cchjù ppërsëwnë 30. ‘ndrè ggërëwnë jé spëcëfëcätë e ckëstruwëjtë
31. A Ddëj a ssè àw pròssëmë së pònnë 32. fä fòrzë: dëjkë ‘nlòrë e ‘nlòrë còwsë 33. cùmë tù hà séndë k’apèrta raggjòwnë
34. Mòrtë pë ffòrzë e ffërëjtë dëluròwsë 35. ‘ndòw pròssëmë së dònn e ‘ndòw sëw avèj 36. ruwëjnë fùëkë e rrapëjnë dannòwsë:
37. pë ckìëssë mëcìtië e ognè jjëwn kë mälë fërëjtë 38. wastatëwrë e pprëdëwnë tùttë turméndë 39. u prëjmë ggëròwnë pë ddëvèrsë mòrrë
40. L’òmmënë pòtë avè ‘nsè stèssë mäna viuléndë 41. e ndò lë sëwa bbénë:e ppë ckìëss ‘ndòw sëcòndë 42. ggëròwnë cunvìënë ca sénza mèjnë së péndë
43. cìnga s’accëjtë andòw vùëstrë mùnnë 44. scjalacquèjscë e ssë scjòkë tùttë lë bbénë 45. e cchjàngë ddä andò avja jéssë cundéndë
46. Pòzzë fä fòrzë andò la trënëtätë 47. cù còrë nëjànnë e jjastëmànnë a ckèdë 48. e sprëggjànnë natëwrë e ssëwa bbundätë
49. e ppë ckìëssë u ggëròwnë strìttë màrchjë 50. cù sègnë sëwë a Ssòdëmë e a Ggpmòrrë 51. e a ccë sprëggjànnë a Ddëj cù còrë pàrlë
52. La fròtë appòrtë u rëmwërsë dà cushjénzë 53. sémbë sëja vèrsë l’òmmënë ca së fëjdë 54. e ffìgnë vèrsë l’òmmënë ca non së fëjdë
55. Cùssu mòdë kë ddrétë pärë k’accëjtë 56. fìgnë u vìnguël d’amòwr ca fäscë a natëwrë 57. pë ckìëss andò u sëcòndë cìërchj s’annìtënë
58. bbuscjàrdë lusëngatëwrë e fattucchjìërë 59. falzëtätë latrëcìnjë e ffìgnë sëmunëjë dë 60. ruffjänë bbarattìërë e ssìmëlë shkëfèzzë
61. Pë l’òldu mòdë cùd amòrë së scòrdë 62. ca fäscë natëwrë e ccùd k’è ppò aggjùndë 63. kë la scjòndë dë ccè la fèjtë së crëjèjscë
54. pë ckìëss ndòw cìrchj strìtt andò jé u pùndë 65. dë l’unëvèrsë sòwp andò s’asséttë Dëjtë 66. cinga tradìsh aternaménd vénë ccunzumätë”
67. E jjë: “U mèstrë assä chjärë prucétë 68. la tëwa raggjòwnë e assä bbùënë dëstìnguë 69. a ssù dërrëwpë e àw pòpëlë ca u pussétë
70. Mò m’ha dëjscë: kìëdë dë lu pandänë jùndë 71. k’ammén u vìënd e cca vàttë quannë chjòvë 72. e cca së jàcchjënë kë ttànd àsprë lègnë
73. pëcké non dajìndrë a la cëtäta fërvéndë 74. vénënë punëjtë se Ddëj lë tténë ‘n ëjrë? 75. E sse nò lë ttén pëcké së laméndënë dassë?”
76. E jjìddë a mmë:”Pëcké tàndë s’anarëjèjscë - 77. dëcèttë – u ngègnë tëw dò ssòlëdë sëw? 78. Oppuraméndë la méndë andò jàldrë mëjrë?
79. Nò tt’arrëcùërdë dë tùttë kìëdë paròlë 80. kë lë quälë la tëwa jètëca prëfërëjtë 81. lë trè ddëspusëzzjòwn ca u cìëlë nòn vòlë:
82. ‘ngundënénz malìzzië e ckèda pàccja 83. vëstjalëtätë? E ccùmë ‘ngundënénzë 84. cchjù ppìckë a Ddëj affénnë e jjastèjmë?
85. Cë tù wàrdë bbùënë a ssà sëndénzë 86. e ttë vénë ‘ngäpë a ccë so ckìëdë 87. ca sòwpë dafòrë fàscënë pënëténzë
88. tù bbùën hà vëdè pëcké da kìëss nëmëjscë 89. sò ssëparätë e ppëcké cchjù bbunèvëlë 90. la dëvëjna mënnéttë lë mmartëddèjscë”
91. “Oj sòwlë ca sänë ognè vvìsta annëgghjätë 92. tù m’accundìëndë dassë quànnë spjajëjscë 93. ca cchjù ddu sapè ognè ddubbië më pjäscë
94. Angòrë në pìcchë a l’andrétë të rësùëlvë – 95. dëcìbb jëjë–ddä ndò dëjscë ca l’usëwr affénn 96. la dëvëjna bbundätë e u dùbbjë assùëlvë”
97. A fëlosofëj – më dëcèttë – a ccë la capìshë 98. attìënd ca nòn è rrëwulätë shkìtt da na vànn 99. cùmë ‘nvécë succétë a la natëwrë ca pìgghjë
100. da u dëvëjnë ‘ndëlléttë e ddà la sëwa jàrtë 101. e ccë tù bbén la tëwa fìsikë appìcchjë 102. tù jàcchjë ma nòn dòppë tàndë càrtë
103. ca l’arta vòstrë kèdë quànnë pòtë séquë 104. cùmë àw mèstrë séquë u dëscèbbëlë 105. dassë ca l’arta vòstr a Dëj quäs jé nnëpòwtë
106. Da kìëss e ddòjë se a ttë të vénë a mméndë 107. la Ggènësë dàw prëngìpië cunvìënë 108. dë pëgghjä sëwa vëjtë e avanzä la ggéndë
109. E ggjacké l’usurìërë n’òlda strätë ténë 110. pë ssè stèssë e a natëwrë e ccumbàgnë 111. dësprézzë vìst ca mètt a spërànz ndò lë sòldë
 112. Mà vìënëm apprìëss ormäj k’a shë më pjäscë 113. ca lë Pèshë ssàldënë sòwp a l’orëzzòndë 114. e u Càrrë tùttë kë ssòwpë àw Còrë stä
115. e l’òlda rëjpë da kedd’òlda vànnë shènnë
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BUON ANNO A TUTTI!
Scritto da Gianni il 02/01/2007 16:25:06

A TUTTI GLI SPEAKERINI
AUGURI DI BUONE FESTE E DI OGNI BENE PER UN
FELICE ANNO NUOVO
BY
GIANNI LATRONICO 
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