Divina commedia
by Gianni
ONORE AL MERITO
Scritto da Gianni il 31/01/2007 10:26:28

> Gentile Professore,
> Come redazione del tgr basilicata,siamo interessati a realizzare un
> servizio sulla Sua traduzione della Divina Commedia in dialetto di
> Ferrandina, da trasmettere nel corso del nostro appuntamento del sabato,
> il Settimanale.
> La prego di farmi sapere al piu presto se questa proposta La interessa
> Cordialmente
> Beatrice Volpe


Caro papà,
tu non sei mai solo. Come potresti? Non senti che io sono già lì? Parli
spesso di me, il che vuol dire che sono presente nella tua vita. A me
succede sempre di sentire te e mamma, mi basta chiudere gli occhi e riesco a
immaginare i vostri visi, a sentire le vostre voci, ad ascoltare i vostri
consigli. Non sei solo anche perché cè tanta gente che ti stima, che ti
ammira e questo vuol dire molto. Io e Andrea siamo immensamente felici di
questa opportunità, non perché tu ne abbia bisogno, ma perché contribuisce a
diffondere il tuo impegno culturale, a spargerlo nelle case della gente. La
televisione ha un potere grandissimo proprio per questa capacità di
amplificare. Immagino già tutti i ferrandinesi, invidiosi e non, che si
sentiranno orgogliosi del fatto che una simile impresa sia stata compiuta
proprio nel loro dialetto. Vedrai, sarà un successo. E chissà che io non
riesca a raggiungerti in seguito per raccogliere gli applausi insieme a te!



Intanto è sorprendente come tu sia stato capace di coniugare la spontaneità
del dialetto con la struttura complessa della Divina Commedia. E stato
quasi un regalo fatto alla tua terra, un voler restituire una dignità
letteraria alla tua prima lingua, e contemporaneamente un voler divulgare un
capolavoro della letteratura nazionale in un contesto locale. In fondo la
lingua dialettale e il poema dantesco hanno molti elementi in comune, in
primis la ricchezza di metafore, il ricorso frequente ai simbolismi, la
musicalità della parola e degli interi costrutti... Mi raccomando, fatti
dare un dvd delle riprese, perché non voglio perdermi neppure un secondo del
tuo intervento!
Sono orgogliosa di te! Nonostante sia ormai unadulta anchio, continui ad
essere per me un esempio da seguire, una persona da ammirare, un padre di
cui andar fiera.
A presto
my





Tanto gentile
Scritto da Gianni il 30/01/2007 12:02:20

Tanto Gentile

A Vjatrëjscë

Dante Alighieri

Tànda ggëndëjlë e ttànd onésta pärë
a dònna mèj quànn jèdd a l’òldë salëwtë
k’ognè llègnë dëvéndë trëmànnë mëwtë
e l’òcchjërë nò ngë la fàscën a wardàrlë
Jèddë së në vä sëndénnësë dë lawdäjë
bbënignaméndë d’umëltätë vëstëwtë
e pärë ca sëja na còwsa vënëwtë
da ‘ngìëlë ‘ndèrr a mëràquël musträ
Së mòstrë dassë pjacénd a cë la mëjrë
ca dä kë l’òcchjërë na dulgèzzë ‘ngòrë
ca ‘ndénnë nòn la pòtë cë nòn la pròvë
e ppärë k’a ffjòwrë dë làbbrë së mòvë
nu spìrdë dòlgë chjëjnë d’amòwrë
ca vä dëcénnë a l’ànëmë: Suspëjrë!



Traduzione in ferrandinese
di
Gianni Latronico




Inferno: Canto XXII
Scritto da Gianni il 17/01/2007 11:47:58

Inferno: Canto XXII
Nel XXII Canto dell’Inferno si parla ancora della V bolgia, dell’VIII cerchio, dei barattieri. Rassegnato alla compagnia dei diavoli, Dante osserva il lago di pece bollente, dove i barattieri, per alleviare le loro pene, si affacciano di tanto in tanto, immergendosi subito, al passaggio dei demoni. Uno dei peccatori, che non ha fatto in tempo a tuffarsi, è afferrato da Graffiacane e graffiato da Rubicante. Esortato dal discepolo, Virgilio gli chiede chi sia e quello gli risponde di essere di Ciampolo di Navarra e di essere stato al servizio di Tebaldo, alla cui corte, egli si macchiò di baratteria. Mentre parla, uno dei diavoli gli lacera le membra e, protetto da Barbariccia, può rispondere alla seconda domanda di Virgilio e cioè di essere sotto la pece con frate Gomita e Michele Zanche. Sorta una zuffa tra i diavoli, i due poeti ne approfittano, per proseguire il loro viaggio da soli.

La Divina Commedia
di Dante Alighieri
Canto XXII dell’Inferno

1. Io vidi già cavalieri muover campo
2. e cominciare stormo e far loro mostra
3. e tal volta partir per loro scampo

4. corridor vidi per la terra vostra
5. o Aretini e vidi gire gualdane
6. ferir torneamenti e corre giostra

7. quando con trombe e quando con campane
8. con tamburi e con cenni di castella
9. e con cose nostrali e con istrane :

10. né già con sì diversa cennamella
11. cavalier vidi muovere né pedoni
12. né nave a segno di terra o di stella

13. Noi andavam con li dieci dimoni
14. ahi fiera compagnia! Ma nella chiesa
15. con santi ed in taverna co’ ghiottoni

16. Pure alla pegola era la mia intesa
17. per veder della bolgia ogni contegno
18. e della gente che dentro v’era incesa

19. Come i delfini quando fanno segno
20. ai marinar con l’arco della schiena
21. che s’argomentin di campar lor legno

22. talora così ad alleggiare la pena
23. mostrava alcun dei peccatori il dosso
24. e nascondeva in men che non balena

25. E come all’orlo dell’acqua d’un fosso
26. stanno i ranocchi pur col muso fuori
27. sì che celano i piedi e l’altro grosso:

28. si stavan d’ogni parte i peccatori
29. ma come s’appressava Barbariccia
30. così si ritraeano sotto i bollori

31. Io vidi ed anco il cor me n’accapriccia
32. uno aspettar così com’egli incontra
33. che una rana rimane ed altra spiccia

34. e Graffiacan che gli era più d’incontra
35. gli arroncigliò le impegolate chiome
36. e trassel su che mi parve una lontra

37. Io sapea già di tutti e quanti il nome
38. sì li notai quando furono eletti
39. e poi che si chiamâro attesi come

40. “ O Rubicante fa’ che tu gli metti
41. gli unghioni addosso sì che tu lo scuoi”
42. gridavan tutti insieme i maledetti

43. Ed io: “ Maestro mio fa’ se tu puoi
44. che tu sappi chi è lo sciagurato
45. venuto a man degli avversari suoi ”

46. Lo duca mio gli si accostò allato
47. domandollo ond’ei fosse e quei rispose:
48. “Io fui del regno di Navarra nato

49. Mia madre a servo d’un signor mi pose
50. chè m’avea generato d’un ribaldo
51. distruggitore di sé e di sue cose

52. Poi fu’ famiglio del buon re Tebaldo
53. quivi mi misi a fare baratteria
54. di che io rendo ragione in questo caldo”

55. E Ciriatto a cui di bocca uscia
56. d’ogni parte una sanna come a porco
57. gli fe’ sentire come l’una sdrucia

58. Tra male gatte era venuto il sorco
59. ma Barbaroccia il chiuse con le braccia
60. e disse: “State in là mentr’io lo inforco”

61. Ed al maestro mio volse la faccia:
62. “Domanda” disse “ancor se più desii
63. saper da lui prima ch’altri il disfaccia”

64. Lo duca dunque: “Or di’ degli altri rii
65. conosci tu alcuno che sia latino
66. sotto la pece?” E quegli: “Io mi partii

67. poco è da un che fu di là vicino
68. così foss’io ancor con lui coperto
69. ch’io non temerei unghia né uncino!”

70. E Libicocco: “Troppo avem sofferto”
71. disse e presegli il braccio col ronciglio
72. sì che stracciando ne portò un lacerto

73. Draghignazzo anco i volle dal di piglio
74. giuso alle gambe:onde il decurio loro
75. si volse intorno intorno con mal piglio

76. Quand’ elli un poco rappaciati fôro
77. a lui che ancor mirava sua ferita
78. domandò il duca mio senza dimoro:

79. “Chi fu colui da cui mala partita
80. di’ che facesti per venire a proda?”
81. Ed ei rispose : “ Fu frate Gomita

82. quel di Gallura vasel d’ogni froda
83. ch’ebbe i nimici di suo donno in mano
84. e fe’ lor sì che ciascun se ne loda:

85. denar si tolse e lasciolli di piano
86. sì com’ei dice e negli altri uffici anche
87. barattier fu non picciol ma sovrano

88. Usa con esso donno Michel Zanche
89. di Logodoro e a dir di Sardigna
90. le lingue lor non si sentono stanche

91. O me! Vedete l’altro che digrigna :
92. io direi anco ma io temo ch’ello
93. non s’apparecchi a grattarmi la tigna”

94. E il gran proposto volto a Farfarello
95. che stralunava gli occhi per ferire
96. disse: “ Fatti in costà malvagio uccello”

97. “ Se voi volete vedere o udire ”
98. ricominciò lo spaurato appresso
99. “Toschi o Lombardi io ne farò venire

100. Ma stien i Malebranche un poco in cesso
101. sì ch’ei non teman delle lor vendette
102. ed io sedendo in questo loco stesso

103. per un ch’io son ne farò venir sette
104. quand ’ io suffolerò com’è nostr ’ uso
105. di fare a lor che fuori alcun si mette”

106. Cagnaccio a cotal motto levò il muso
107. crollando il capo e disse: “Odi malizia
108. ch’egli ha pensata per gettarsi giuso”

109. Ond’ei ch’avea lacciuoli a gran dovizia
110. rispose: “ Malizioso sono io troppo
111. quand’io procuro a’ miei maggior tristizia!”

112. Alichin non si tenne e di rintoppo
113. agli altri disse a lui: “ Se tu ti cali
114. io non ti verrò dietro di galoppo

115. ma batterò sopra la pece l ’ ali
116. lascici il collo e sia la ripa scudo
117. a veder se tu sol più di noi vali”

118. O tu che leggi udirai nuovo ludo!
119. Ciascun dall’altra costa gli occhi volse
120. quei prima ch’a ciò fare era più crudo

121. Lo Navarrese ben suo tempo colse
122. fermò le piante a terra ed in un punto
123. saltò e dal proposto lor si sciolse

124. Di che ciascun di colpa fu compunto
125. ma quei più che cagion fu del difetto
126. però si mosse e gridò:“Tu se’ giunto!”

127. Ma poco i valse chè l’ale al sospetto
128. non potero avanzar quegli andò sotto
129. e quei drizzò volando suso il petto:

130. non altrimenti l ’ anitra di botto
131. quando il falcon s’appressa giù s’attuffa
132. ed ei ritorna su crucciato e rotto

133. Irato Calcabrina della buffa
134. volando dietro gli tenne invaghito
135. che quei campasse per aver la zuffa

136. E come il barattier fu disparito
137. così volse gli artigli al suo compagno
138. e fu con lui sopra il fosso ghermito

139. Ma l’altro fu bene sparvier grifagno
140. ad artigliar ben lui e ambedue
141. cadder nel mezzo del bollente stagno

142. Lo caldo sghermitor subito fue
143. ma però di levarsi era niente
144. sì avevano invescate l’ale sue

145. Barbariccia con gli altri suoi dolente
146. quattro ne fe’ volar dall’altra costa
147. con tutti i raffi ed assai prestamente

148. di qua di là discesero alla posta
149. porser gli uncini verso gl’impaniati
150. ch’eran già cotti dentro dalla crosta

151. e noi lasciammo lor così impacciati

A Dëvëjna Cummédjë
dë Gianni Latronico
Cànd XXII du ‘Mbìërn

1. Jë vëdìbbë éggjä cavallìërë spustä càmbë
2. e accumënzä l’attàckë e ffä lë lòrë parätë
3. e anguàlkè vvòldë fä rëtërätë pë ssalvàrsë

4. pattùgljë ca scurrazzàvënë pë la tèrra vòstrë
5. oj Arétìnë e vvëdìbb a l’òpërë tùttë lë razzëjë
6. i cumbattëmìëndë ndè tornéj e ndò lë gjòstrë

7. quànnë kë lë tròmbë e quànnë kë lë cambänë
8. kë lë tambùrrë e ckë lë cènnë da lë castìëddë
9. sëja kë ccòwsë nustränë sëja kë kìëdë strànjë

10. nnè ggjä kë nnu struméndë dassë dëvèrsë
11. cavallìërë vëdìbb mòvë nnè génd a l’appétë
12. nnè nävë a ssègnë dë tèrrë o dë stèddë

13. Nëw nëstìëmë scénnë kë lë déscë dëmmònjë
14. oj fëròwscja cumbagnëj! ma andò la chjìësë
15. kë lë sàndë e ndò a tavèrnë kë lë mangjëwnë

16. Fìgnë a la pèjscë jérë la mëj attënzjòwnë
17. pë vvëdèj dë la bbòlgë ognè ccundègnë
18. e ddë la ggéndë ca dajìndrë jérë ‘nzaccätë

19. Cumè i délfìnë quànnë fàscënë sègnë
20. a lë marënärë kë l’àrkë dë lë spàddë
21. ca pruvvèdënë dë salvä la lòra nävë

22. anguàlkè vòldë dassë p’allëggërëj la pénë
23. musträvë qualkëwn dì pëccatëwrë u cùëddë
24. e l’ascunnëja sùbbëtë cumè nnu fùlmënë

25. E ccùm àw lëmëtòwn dë l’àcquë dë nu fùëssë
26. stònnë lë ranùëcchjë fìgnë cù mùssë dafòrë
27. ‘nmòdë k’ascònnënë lë pìëtë e l’òldë jërùëssë

28. dassë stìënë da ognè vvànnë lë pëccatëwrë
29. ma nòn appénë s’avvëcënävë Varvarèzzë
30. dassë kìëdë s’ascunnìvënë sott’a lë vëssëjkë

31. Jë vëdìbbë e angòrë u còrë më s’ëngaprìccë
32. a jjëwnë aspëttä dassë cùmë sémbë succétë
33. ca na ränë réstë e l’òldë fäscë nu ssàldë

34. e Rrashcacänë ca lë stëja cchjù vvëcëjnë
35. u pëgghjòw kì capìdd tùttë ‘nzëvätë dë pèjscë
36. e u tëròw ajjàld tànd ca më sëmbròw na lòndrë

37. Jë sapëj éggjä dë tùttë quàndë u nòwmë
38. dassë më n’addunàbb quànn fòrnë numënätë
39. e dòppë ca së chjamornë më në stìbbë attìëndë

40. “Oj Rubbëcàndë stàttë attìëndë a mmèttërlë
41. l’ògnë ‘ngùëddë ‘nmòdë da tràrlë u qùëjë”
42. jërdàvënë tùttë òwnëjtë l’ànëmë dannätë

43. E jjë: ”Mèstrë mëj hà fä ‘nmòdë cë tù pùëtë
44. ca tù vìënë a ssapèj cë jé ccùdu shawrätë
45. vënëwtë andò lë mänë dì sëw avvërsàrjë”

46. U dëwca mëj llë s’accustòw àw fjànghë
47. l’addumanòw dë ndò jér e ccùd rëspunnèttë
48. ”Jë fùbb andò u règnë dë Navàrrë ‘ngënëtätë

49. Màmm më mëttètt a sërvìzzj dë nu sëgnòwrë
50. pëcké m’avëja ‘ngënëtätë da nu rëbbushätë
51. ca jérë dëstrùttë sè stèssë e lë còwsë sòwë

52. Pò fùbbë a la còrtë du bbùënë rré Tëbbàldë
53. cquä më mëttìbbë a ffä bbaràttë kë la rròbbë
54. dë la quälë rénnë cùndë andò ssù càllë”

55. E Ccërjàttë àw quälë da la vòckë assëja
56. d’ògnè vvànnë na zànnë cum’a nnu pùërkë
57. lë facètt sénd cùm fìgnë jëwna shkìtt struscëjë

58. Frà mälë jàttë jérë arrëvätë u scjòrgë
59. ma Varvarèzzë u chjudèttë kë lë vràzzërë
60. e ddëcètt:”Stätë ddä méndrë jëjë u ‘nfòrkë”

61. E vèrsë u mèstrë mëj aggëròw la fàccë :
62. “Addumànn-dëcètt-angòr cë cchjù dësìdërë
63. sapè da jìddë prëjm k’angùn òldë u sfàshë”

64. U dëwkë dùnghë “Mò dëjscë dë l’òldë réjë
65. canùshë tù angualkè jjëwnë ca sëja latëjnë
66. sòtt la pèjscë?”E ccùdë:”Jë më sò allundanätë

67. da pìcca tìëmbë ca vënëj da ddä vvëcëjnë
68. magärë fòssë jë angòrë kë jjìddë cumugghjätë
69. dassë nòn avrëj pajëwr d’ògnë nnè d’ungëjnë”

70. E Libbëcòckë: “Assäj nëw émmë suffèrtë -
71. dëcèttë e llë pëgghjòw u vràzzë cù rungìgghjë
72. dassë ca strazzànnëlë në luwòw nu pëtàzzë

73. Fìgnë Draghëgnàzzë u pëgghjòw dë mëjrë
74. kë ssòtt a lë jàmmë e ppë ckìëss u cäpë lòrë
75. s’aggëròw tùtt’attùrnë kë nnu mùssë stùërtë

76. Quànnë kìëdë së fòrnë në pìckë appascjätë
77. a ccùdë k’angòrë mërävë a fërëjta sòw
78. addumannòw u dëwca mëj sénz’aspëttäjë

79. “Cë fòw cùdë dàw quälë mäla partëjtë avìstë
80. dëjscë ccè ffacìstë kë vvënëj a pròdë?”
81. E jìddë rëspunnètt: “Fòw frätë Gomëjtë

82. cùdë dë Galëwrë prëngìpjë d’ognè ffròdë
83. k’avètt i nëmëjscë dù sëgnëwrë sëw mmänë
84. e ddë lòrë facètt nmòdë ca ognëwn s’avàndë

85. lë luwòw lë sòldë e lë lassòw lìbbërë
86. dassë cùm dëjscë jìdd e fìgnë ndò l’òld uffìcjë
87. fòw barattìërë nò ssùddëtë ma suvränë

88. Stä kë jjìddë u sëgnòwr Mëkélë Zzànghë
89. dë Lùëkëdòwrë e a pparlä dà Sardègnë
90. lë lègnë lòrë nòn së séndënë stànghë

91. Ojmè! Vëdëjt a l’òldë ca shcattèjscë lë dìëndë:
92. jë llë vulëja parlä ma më n’affàzzë k’a pajëwrë
93. ca jìddë nòn së prëpärë a jërattàrmë la tìgnë”

94. E u jërànn cumandàndë rëvùëldë a Ffarfarìëllë
95. ca stralunävë l’òcchjërë kë lë fërëjtë apèrtë
96. dëcètt: ”Fàttë cchjù ddä màlvàggë acìëddë”

97. “Cë vëw vulëjtë vëdèj o vulëjtë séndë “
98. accumënzòw arrétë l’appawrätë apprìëssë
99. “Tusquänë o Lumbàrdë jë n’àgghja fä vënëjë

100. Ma hònna stä lë mälëbrànghë në pìcka ndrétë
101. dàssë ca nòn s’appajùrënë dà vëndétta lòrë
102. e jjë assëttätë andò ssù lùëkë stèssë

103. pë jjëwnë ca jë sònd nn’àgghja fä vënëj séttë
104. quànn jë àgghja suffuläj sëcònd l’ëwsë nùëstrë
105. dë fä tànnë ca fòrë angwalkè d’ëwnë së mèttë”

106. A ckìëssë paròlë Cagnàzzë jalzò u mùssë
107. scutëlànnë la cäpë e dëcètt:”Sìënd a malìzzjë
108. ca jìddë hà pënzätë kë shëttàrsë ddä bbàshë”

109. E jjìddë ca tënëj tàndë dë kìëdë zuqulèddërë
110. rëspunnètt:”Jë sònd malëzzjëwsë fìgnë assäj
111. quànn prukëwr a lë maggjëwrë mëj trëstèzzë!”

112. Alëkëjnë nòn së trattënètt e ddë rëmàndë
113. a l’òldë dëcèttë a jjìddë: “Cë tù të cälë
114. jë nòn t’àgghja vënëj kë ddrétë jaluppànnë

115. mà àgghja bbàttë sòwpë a la pèjscë lë shìëddë
116. s’àdda lassä u cùëdd e la rëjp àdda fä skëwdë
117. kë vvëdèj cë tù sùwlë cchjù ddë nëw välë”

118. Oj tù ca lìëscë hà séndè nu skèrzë nùëvë!
119. Ognè jjëwnë da l’òlda còst aggëròw l’òcchjërë
120. cùd dë prëjm k’a ffä kìëssë jérë cchjù attìëndë

121. U Navarrèjsë bbùën u tìëmbë sëw cugghjèttë
122. fërmòw lë chjàndë ndèrrë e andò nu pùndë
123. saldòw e ddàw cäpë lòrë s’allundanòw

124. Dë kìëss ognëwnë dë la còlpë së pëndèttë
125. mà cùdë ca fòw cchjù mutëjvë dù dëféttë
126. pèrò së muwèttë e jërdòw:”Tù sì arrëvätë!”

127. Pìckë lë valètt pëcké lë shìëdd àw suspéttë
128. nòn putèrnë avanzä cùdë scèttë dasòttë
129. e ccùdë addrëzzòw u pìëttë vulànn ajjàldë:

130. nò ddëvèrsaméndë da l’ànëtrë dë bbòttë
131. quànn u falcunétt s’avvëcëjn sòtt s’abbàshë
132. e jjìddë së në tòrnë ajjàld tùtt ammurjätë

133. Arrabbjätë Calabbrëjnë dë la bbùrlë
134. vulànnë drétë lë tënèttë dësëdërëwsë
135. ca cùdë cambàssë pë ffä arrétë zèllë

136. E ccùmë u bbarattìërë fòw sparëjtë
137. dassë aggëròw l’ògnë àw sëw cumbàgnë
138. e ffòw kë jjìdd sòwp àw fùëss acchjappätë

139. Mà l’òldë fòw bbèn sparvìërë grëfàgnë
140. ad artëgghjä bbùën a jjìddë e tùtt’é ddëw
141. cadèrnë ‘mmìënz àw cuscéndë stàgnë

142. La scàllénda pèjscjë sùbbëtë lë sëparòw
143. mà luwàrsë da kèda tònzë jér ‘mbossìbbëlë
144. tàndät së jérnë ‘mbrustulätë lë shìëddë lòrë

145. Varvarèzzë kë l’òldë sëw dulìëndë
146. quàttë në facèttë vulä da l’òlda còstë
147. kë tùttë lë ràshk e assä subbëtaméndë

148. da cquä e da ddä shënnèrnë a la pòstë
149. mëttèrnë l’ungëjnë vèrsë lë ‘nzaccätë
150. ca jérn éggjä cùëttë dàjìndrë da la cròstë

151. e nnëw lassàmmë a llòrë dassë mbëccjätë




Inferno: Canto XXI
Scritto da Gianni il 17/01/2007 11:47:34

Inferno: Canto XXI
Il XXI Canto dell’Inferno parla delle pene nella V bolgia, dell’VIII cerchio, in cui sono puniti coloro che commisero baratteria, nel quale vizio si distinsero i Lucchesi, che qui sono immersi nella pece bollente e si tratta dei diavoli, ministri all’offizio di questo luogo, che tentano di colpire Virgilio, che chiede di parlare con uno di loro. Gli si avvicina Malacoda, al quale dice di compiere questo viaggio per volere divino. Poi chiama Dante e, poichè il ponte è rotto dalla morte di Cristo, Malacoda consiglia loro di camminare lungo l’argine fino al prossimo ponte ed offre loro un drappello di dieci demoni. Al volgare cenno di Barbariccia (ed elli avea del cul fatto trombetta), i diavoli si avviano, seguiti dai poeti.


La Divina Commedia
di Dante Alighieri
Canto XXI dell’Inferno

1. Così di ponte in ponte altro parlando
2. che la mia commedia cantar non cura
3. venimmo e tenevamo il colmo quando

4. ristemmo per veder l’altra fessura
5. di Malebolge e gli altri pianti vani
6. e vidila mirabilmente oscura

7. Quale nell’arzanà de’ vinizian
8. bolle d’inverno la tenace pece
9. a rimpalmar li legni lor non sani

10. che navicar non ponno e in quella vece
11. chi fa suo legno nuovo e chi ristoppa
12. le coste a quel che più viaggio fece

13. chi ribatte da proda e chi da poppa
14. altri fa remi ed altri volge sarte
15. chi terzeruolo ed artimon rintoppa:

16. tal non per foco ma per divina arte
17. bolla là giuso una pegola spessa
18. che invischiava la ripa da ogni parte

19. Io vedea lei ma non vedeva in essa
20. ma che le bolle che il bollor levava
21. e gonfia r tuttae riseder compressa

22. Mentr’io là giù fissamente mirava
23. lo duca mio dicendo: “Guarda guarda!”
24. mi trasse a sé del loco dov’io stava

25. Allor mi volse come l’uom cui tarda
26. di veder quel che gli convien fuggire
27. e cui paura subito sgagliarda

28. che per veder non indugia il partire
29. e vidi dietro a noi un diavol nero
30. correndo su per lo scoglio venire

31. Ahi quanto egli era nell’aspetto fiero!
32. e quanto mi parea nell’atto acerbo
33. con l’ale apertee sopra i piè leggiero!

34. L’omero suo ch’era acuto e superbo
35. carcava un peccator con ambo l’anche
36. e quei tenea de’ piè ghermito il nerbo

37. Del nostro ponte disse: “O Malebranche
38. ecco un degli anziani di Santa Zita
39. mettetel sotto ch’io torno per anche

40. a quella terra ch’i’ n’ho ben fornita
41. ognun v’è barattier fuor che Bonturo
42. den non per il denar se ne fa ita”

43. Là giù il buttò e per lo scoglio duro
44. si volse e mai non fu mastino sciolto
45. con tanta fretta a seguitar lo fûro

46. Quei s ’ attuffò e tornò su convolto
47. ma i demon che del ponte avean coperchio
48. gridar: “Qui non ha loco il Santo Volto

49. qui si nuota altrimenti che che nel Serchio
50. però se tu non vuoi de’ nostri graffi
51. non far sopra la parola pegola soperchio”

52. Poi l’addentar con più di cento raffi
53. disser: “Coperto convien che qui balli
54. sì che se puoi nascostamente accaffi”

55. Non altrimenti i cuochi ai lor vassalli
56. fanno attuffare in mezzo la caldaia
57. la carne con gli uncin perché non galli

58. Lo buon maestro : “Acciò che non si paia
59. che tu ci sii” mi disse “giù t’acquatta
60. dopo una scheggio ch’alcun schermo t’aia

61. e per nulla offension che a me sia fatta
62. non temer tu ch’io ho le cose conte
63. perché altra volta fui a tal baratta”

64. Poscia passò di là dal co’ del ponte
65. e com’ei giunse in su la ripa sesta
66. mestier glli fu d’aver sicura fronte

67. Con quel furor e con quella tempesta
68. ch’escono i cani addosso al poverello
69. che di subito chiede ove s’arresta

70. usciron quei di sotto il ponticello
71. e volser contra lui tutti i roncigli
72. ma ei gridò: “Nessun di voi sia fello!

73. Innanzi che l’uncin vostro mi pigli
74. traggasi avanti alcun di voi che m’oda
75. e poi d ’ arroncigliarmi si consigli”

76. Tutti gridaron : “ Vada Malacoda”
77. per che un si mosse e gli altri stetter fermi
78. e venne a lui dicendo: “Che gli approda?”

79. “Credi tu Malacoda qui vedermi
80. esser venuto” disse il mio maestro
81. “sicuro già da tutti vostri schermi

82. senza voler divino e fato destro?
83. Lasciami andar chè nel cielo è voluto
84. ch’io mostrui altrui questo cammin silvestro

85. Allor gli fu l ’ orgoglio sì caduto
86. che si lasciò cascar l’uncino ai piedi
87. e disse agli altri: “Omai non sia feruto!”

88. E il duca mio a me: “O tu che siedi
89. tra gli scheggion del ponte quatto quatto
90. sicuramente omai a me ti riedi “

91. per ch’io mi mossi ed a lui venni ratto
92. e i diavoli si fecer tutti avanti
93. sì ch’io temetti non tenesser patto

94. Così vid ’ io già temer li fanti
95. ch’uscivan patteggiati di Caprona
96. veggendo sé tra nemici cotanti

97. Io m’accostai con tutta la persona
98. lungo il mio duca e non torceva gli occhi
99. dalla sembianza lor ch’era non buona

100. Ie chinavan li raffi e “Vuoi che ‘l tocchi”
101. diceva l’un con l’altro “in sul goppone?”
102. e rispondean: “Sì ffa’ che gliele accocchi”

103. Ma quel demonio che tenea sermone
104. col duca mio si volse tutto presto
105. e disse : “ Posa posa Scarmigliane ”

106. Poi disse a noi: “Più oltre andar per questo
107. iscoglio non si può però che giace
108. tutto spezzato al fondo l’arco sesto

109. e se l ’ andare avanti pur vi piace
110. andatevene su per questa grotta
111. presso a un altro scoglio che via face

112. Ier più oltre cinqu’ore che quest’otta
113. mille dugento con sessanta sei
114. anni compiè che qui la via fu rotta

115. Io mando verso là di questi miei
116. a riguardar s’alcun se ne sciorina
117. gite con lor ch’ei non saranno rei

118. tratti avanti Alichino e Calcabrina”
119. cominciò egli a dire “e tu Cagnazzo
120. e Barbaroccia guidi la decina

121. Libococco vegna oltre e Draghignazzo
122. Ciriatto zannuto e Graffiacane
123. e Farfarello eRubicante pazzo

124. Cercate intorno le boglienti pane
125. costor sien salvi insino all’altro scheggio
126. che tutto intero va sopra le tane”

127. “O me maestro che è quel ch’io veggio?”
128. diss’io: “deh! Senza scorta andiamoci soli
129. se tu sai ir ch’io per me non scheggio

130. Se tu sei sì accorto come suoli
131. non vedi tu digrignan li denti
132. e con le ciglia ne minaccian duoli?”

133. Ed egli a me: “Non vo’ che tu paventi
134. lasciali digrignar pure a lor senno
135. ch’ei fanno ciò per li lessi dolenti”

136. Per l’argine sinistro volta dienno
137. ma prima avea ciascun la lingua stretta
138. coi denti verso lor duca per cenno

139. ed egli avea del cul fatto trombetta

A Dëvëjna Cummédjë
dë Gianni Latronico
Càndë XXI du ‘Mbìërn

1. Dassë dë pòndë ‘mbòndë d’àldrë parlànnë
2. k’a cummédja mèj dë candä nòn së këwrë
3. vënìmm e stìëmë tënénnë la cëjmë quànnë

4. në fërmàmmë pë vvëdè l’òlda spaccatëwrë
5. dë Mälëbbòlgë e l’òldë chjàndë dulìëndë
6. e mmë la vëdìbbë dassë tàndë a l’askëwrë

7. Cùmë andò l’arsënälë dì Vènèzzjänë
8. còscë dë vìërnë a rësësténda pèjscë
9. a ggjustäj lë bbàrkë lòrë ca sò rròttë

10. e nòn pòtënë navëcä ndò kèda pòndë
11. cë së fäscë na bbàrca nòv e ccë rëstòppë
12. u cùëstë a ckèdë ca cchjù vjàggë facèttë

13. cë martëddèjscë da pròtë e ccë da pòppë
14. jàldrë fàscënë lë rémë e jjàldrë lë zòwkë
15. cë vèjlë jërànnë e ccë zënènnë rëpëzzèjscë

16. dassë pë ffùëkë e nnò pë jjàrta dëvëjnë
17. cuscëj ddä ssòttë na pèjscja ammassätë
18. ca së mmëshcäv a la rëjpë da ognè vvànnë

19. Jë vëdëj a jjèddë ma nòn vëdëj andò jèddë
20. a l’ënfòrë dë lë vëssëjkë ca shkamàvënë
21. e abbuttàrsë tùttë e vashàrsë tùttë arrétë

22. Omméndrë ca jë ddä ssòttë fìssë mërävë
23. u dëwkë mëj dëcénnë: “Mëjrë mëjrë!”
24. m’attëròw a la vànna sòw dà vànna mèj

25. Tànn m’aggëràbb cumè ccë dësìdër tàndë
26. dë vëdèj ccè ccà lë cunvìënë fëwscë
27. e ccà pajëwrë sùbbët lë fäscë pèrd curàggë

28. ca pë vvëdèj nò rrëmandèjscë a parténzë
29. e vvëdìbbë drét a nnëw nu djàvëlë gnëwrë
30. ca vënëja currénnë kë ssòwp àw scùëgghjë

31. Oj cùmë jérë supèrb ndò u sëwë cundègnë
32. e cquàndë më parëj andò l’àttë acèrbë
33. kë lë shìëddë apèrtë e ckë lë pìëtë lìëggë!

34. Da lë spàddë sòw assìvënë l’òssërë fòrtë
35. ca jérnë carëcätë sòp a lë fjànghë dë jëwnë
36. ca lë tënëja strèttë lë cavìgghjë dë lë pìëtë

37. Dàw pònd nùëstrë dëcèttë“O Malëbrànghë
38. vëdëjt a jjëwnë dë l’anzjänë dë sànda Zëjtë!
39. mëttìtëlë sòttë ca jë agghja turnä kë l’òldë

40. a ckèda tèrrë k’égghjë bbèn rëfurnëjtë
41. ndò sò tùttë barattìërë a l’ënfòr dë Bontëwrë
42. e u nòwnë kë ccë päj së trasfurmèjscë ën sëjë”

43. Ddä ssòttë u scëttòw e ccù scùëgghjë stùërtë
44. s’aggëròw e mmäj ngë fòw mastëjn lëbbërätë
45. ca currèssë cchjù ffurjéndë drét a nnu làtrë

46. Cùd së tuffòw e turnòw kë lë spàdd a l’énnàrjë
47. ma le djàvëlë ca dù pòndë tënìënë u cupìërchjë
48. jërdòrn“Cquä nòn së vènërë Crìstë ‘ngròwscë!

49. Cquä së nätë dëvèrsaméndë k’andò u Sìrchjë
50. mà cë tù nòn vùë avèj lë ràshkë da nëw
51. nò vvënénn ajjàllë dafòrë sòwp la pèjscë

52. Pò u muzzuquòrnë kë cchjù dë cìëndë ràffë
53. e dëcèrnë cupìërtë cunvìënë ca cquä abbàllë
54. dassë pùëtë vënëj a rrubbuäj sénza fàrtë vëdè”

55. Nò dëvèrsaménd lë cucënìër e lë lòrë vassàllë
56. fàscënë attuffä ‘mmìënz àw callarëwlë
57. la càrnë kù ‘ngëjnë pëcké nòn jallèggë

58. U bbùën mèstr”Pëcké nëshëwn së n’addòwnë
59. ca ngë sì tëw - dëcèttë - t’ammuccjä ddä ssòttë
60. drét a nna skèggë ca t’adda ‘scònnë a skèrmë

61. e ckë qualsìësë offèjsë k’a mmë sja fàttë
62. nò ‘ngë pënzànn ca jë canòskë ggjä lë còwsë
63. pëcké nòlda vòldë m’acchjàbb ndò ssë zèllë”

64. Dòppë passòw ddä da ‘ngäp àw pòndë
65. e appén arrëvòw sòwp a la rëjpa séstë
66. avèttë a ttënèj sëkëwrë e jjàld u fròndë

67. Dassë furjéndë e ‘ndò kèda tumbéstë
68. ca jéssënë lë cänë ngùëdd àw pawrìëddë
69. ca ndò arrëjvë vä sùbbët a cërcä a lëmòsënë

70. assèrnë kìëdë da sòtt àw pundëcìëddë
71. e lë shkaffòrnë sòwp a jjìdd tùtt i rungìgghjë
72. mà jìdd jërdòw”Nëshëwn adda jéss fëllòwnë!

73. Prëjmë ca u ‘ngëjnë vùëstrë më vén a pëgghjä
74. anguàlkè jjëwnë vënèssë ‘nnànz a ssëndìrmë
75. e a rrungëgghjàrm sùbbët dòpp sé dëcëdèssë”

76. Tùttë jërdòrnë: “Vattìnnë sùbbëtë Mälacòwtë –
77. pëcké jëwnë së muwèttë e l’òldë stèrnë fèrmë
78. e vënèttë andò jìddë dëcénnë”Ccè l’aggjòvë?”

79. “Crëjtë tëw Mälacòwtë cquä vëdèrmë
80. jéssë vënëwtë – dëcèttë u mèstrë mëjë –
81. sëkëwrë ggjä da tùtt lë vòstr appusëzzjòwnë

82. sénza vulèjrë dëvëjnë e dë bòna fërtëwnë?
83. Làssëmë scëj k’andò u cìëlë jé vvulëwtë
84. ca jë mòstrë a ccùssë u camëjnë salvàggë”

85. Tànnë lë fòw a supèrbjë dassë ccadëwtë
86. ca së lassòw cadèj l’ungëjnë à lë pìëtë
87. e dëcètt a l’òldë:”Oramäj nòn sëja fërëjtë”

88. E u dëwk mëj a mmë “O tëw ca stä assëttätë
89. frà lë skèggë du pòndë qwàttë qwàttë
90. sëcuraméndë andò mèj pùëtë turnäjë”

91. Pë kìëss më muwìbb e ndò jìdd shìbb sùbbëtë
92. e lë djàvëlë së mëttèrnë sùbbëtë kë ‘nnànzë
93. sëcké jë pënzàbb ca nò mandënèssën a paròlë

94. Dassë vëdìbbë éggjä trëmä lë fàntë
95. k’assìvënë arrënnëwtë dà Caprownë
96. vëdénnësë mmìënz a ttàndë nëmëjscë

97. Jë m’accustàbbë kë ttùttë mè stèssé
98. lùëgnë u dëwkë mëj sénza tòrcë l’òcchjërë
99. da kèda cèjra lòrë ca nò jjéra bbònë

100. Lòrë chjëcàvënë lë ràffë e”Vùë ca u tòckë-
101. së dëcëjënë l’ëwnë l’òldë – ‘ngròppë?”
102. e rëspunnìvënë: “Sè fàllë vënë u tòckë”

103. Ma cùdu dëmmònjë ca jérë parlätë
104. cù dëwca mëj së vuldòw tùtt vëlòwscë
105. e dëcètt”Ammùccë ammùccë Scarmëgljòwnë-

106. Pò dëcètt a nnëw“Dë scëj cchjù lundän pë ssù
107. scùëgghjë nò ssë pòtë pù fàttë ca së jàcchjë
108. tùttë spëdazzätë àw fùnnë l’àrkë séstë

109. e cë ‘nnànzë vùë angòrë vulëjtë scëjë
110. vë n’avëjta scëj kë ssòwp a ckùssë lëmëtòwnë
111. apprìëssë ngé n’òldu scùëgghjë ca fäscë strätë

112. Ajjìërë cchjù n’òldè ccìng òwrë dë mòj
113. mìllë e dducìëndë kë ssëssànda séj
114. sò ppassätë ca cquä la strätë fòw ròttë

115. Jë mànnë da ddä qualkëwn dë kìëssë mëj
116. a wardä cë qualkëwn jéss dà péscja fërvéndë
117. scjätë kë llòrë ca nòn hònna jéssë malìgnë

118. Tìrëtë ‘nnànz Alëckëjnë e Calcabbëjnë –
119. accumënzòw jìddë a ddëjscë-e tù Cagnàzzë
120. e Varvarèzzë mò wëjtë a la dëcëjnë

121. Libëcòck adda scë nnànzë e Draghëgnàzzë
122. Cërjàttë zannëwtë e Rashcacänë
123. e Farfarìëllë e Rubbëcàndë pàccë

124. Cërcätë attùrn a lë fërvìëndë pànjë
125. kìëss hònnà jéssë sàlv affìgnà l’òlda skèggë
126. ca vä tùttë kë ssòwpë a lë bbòlgë ”

127. “Oj mè! Mèstrë ccé jjé cùdë ca jë vèjkë? –
128. dëcìbb jë–dèh! Sénza scòrtë scjämën sëwlë
129. cë tù sä scë ca jë pë mmè nò la cèrkë

130. Cë tù sì attìëntë cumè u ssòldë tëw
131. nò vvëjtë tù ca fàscënë taccarréddë kì dìëndë
132. e ckë lë cìgghjë n’ammënàzzënë dëlëwrë?”

133. E jjìdd a mmë:”Nò vvògghj ca tù t’appajëwrë
134. làssëlë dëgrëgnä lë dìënd cumè u ssòldë lòrë
135. ca fàscënë dassë pë ccòlp dà lëssëja duléndë”

136. Pù lëmëtòwnë sënìstrë s’aggëròrnë
137. mà prëjm avëj ognëwnë a pròpja lègna strèttë
138. kë lë dìëndë vèrsë u lòrë dëwkë pë ffä cènnë

139. e jjìddë jérë fàttë du këwlë na trumbéttë




Inferno: Canto XX
Scritto da Gianni il 17/01/2007 11:47:02

Inferno: Canto XX
Nel XX Canto dell’Inferno si tratta degli indovini, dei sortilegi e degli incantatori della IV bolgia, dell’VIII cerchio, che sono costretti a procedere all’indietro, avendo il viso rivolto alle spalle. Vi si distingono le anime di Anfiarao,Tiresia, Arunte e Manto. La vista di questa indovina spinge Virgilio a parlare dellorigine di Mantova, che gli diede i natali. Fuggita da Tebe, l’incantatrice Manto girovagò a lungo, finchè vide, in mezzo alla palude, una terra incolta e vi stabilì la sua dimora, fino alla morte. Gli abitanti delle vicine contrade costruirono in quel luogo una città che, dal nome dell’indovina, fu chiamata Mantova. Infine Virgilio mostra al discepolo le anime di Euripilo, di Michele di Scozia, di Guido Bonatti, di Asdente e di molte altre donne ancora, che lasciarono le occupazioni domestiche, per dedicarsi alla magia.

La Divina Commedia
di Dante Alighieri
Canto XX dell’Inferno

1. Di nuova pena mi conviene fare versi
2. e dar materia al ventesimo canto
3. della prima canzon ch’è de’ sommersi

4. Io era già disposto tutto quanto
5. a riguardar nello scoperto fondo
6. che si bagnava d’angoscioso pianto

7. e vidi gente per lo vallon tondo
8. venir tacendo e lacrimando al passo
9. che fanno le letane in questo mondo

10. Come il viso mi scese in lor più basso
11. mirabilmente apparve esser travolto
12. ciascun tra il mento e il principio del casso

13. chè dalle reni era tornato il volto
14. ed indietro venire gli convenia
15. perché il veder dinanzi era lor tolto

16. Forse per forza già di parlasia
17. si travolse così alcun del tutto
18. ma io nol vidi né credo che sia

19. Se Dio ti lasci lettor prender frutto
20. di tua lezione or pensa per te stesso
21. com’io potea tener lo viso asciutto

22. quando la nostra imagine da presso
23. vidi sì torta che il pianto degli occhi
24. le natiche bagnava per lo fesso

25. Certo i’ piangea poggiato a un de’ rocchi
26. del duro scoglio sì che la mia scorta
27. mi disse: “Ancor se’ tu degli altri sciocchi?

28. Qui vive la pietà quando è ben morta:
29. chi è più scellerato che colui
30. che al giudicio divin passion porta?

31. Drizza la testa drizza e vedi a cui
32. s’aperse agli occhi de’ teban la terra
33. per ch’ei gridavan tutti: “Dove rui

34. Anfiarao? Perché lasci la guerra?”
35. e non restò di ruinare a valle
36. fino a Minòs che ciascheduno afferra

37. mira che ha fatto petto delle spalle :
38. perché volle veder troppo davante
39. di retro guarda e fa ritroso calle

40. Vedi Tiresia che mutò sembiante
41. quando di maschio femmina divenne
42. cangiandosi le membra tutte quante

43. e prima poi ribatter gli convenne
44. li due serpenti avvolti con la verga
45. che riavesse le maschili penne

46. Aronte è quei che al ventre gli s’atterga
47. che nei monti di Luni dove ronca
48. lo carrarese che di sotto alberga

49. ebbe tra i bianchi marmi la spelonca
50. per sua dimora onde a guardar le stelle
51. e il mar non gli era la veduta tronca

52. E quella che ricopre le mammelle
53. che tu non vedi con le trecce sciolte
54. e ha di là ogni pelosa pelle

55. Manto fu che cercò per terre molte
56. poscia si pose là dove nacqu’io
57. onde mi piace un poco che m’ascolte

58. Poscia che il padre suo di vita uscio
59. e venne serva la città di Baco
60. questa gran tempo per lo mondo gio

61. Suso in Italia bella giace un laco
62. a piè dell’Alpe che serra Lamagna
63. sopra Tiralli c’ha nome Benaco

64. per mille fonti credo e più si bagna
65. tra Garda e Val Camonica Apennino
66. dell’acqua che nel detto lago stagna

67. luogo è nel mezzo là dove il trentino
68. pastore e quel di Brescia e il veronese
69. segnar potria se fosse quel cammino

70. Siede Peschiera bello e forte arnese
71. da fronteggiar bresciani e bergamaschi
72. ove la riva intorno più discese

73. Ivi convien che tutto quanto caschi
74. ciò che in grembo a Benaco star non può
75. e fassi fiume giù pei verdi paschi

76. Tosto che l’acqua a correr mette co’
77. non più Benaco ma Mincio si chiama
78. fino a Governo dove cade in Po

79. Non molto ha corso che trova una lama
80. nella qual si distende e la impaluda
81. e suol di state talor esser grama

82. Quindi passando la vergine cruda
83. vide terra nel mezzo del pantano
84. senza cultura e d’abitanti nuda

85. Lì per fuggire ogni consorzio umano
86. ristette co’ suoi servi a far sue arti
87. e visse e vi lasciò suo corpo vano

88. gli uomini poi che intorno erano sparti
89. s’accolsero a quel loco ch’era forte
90. per lo pantan ch’avea da tutte parti

91. Fêr la città sopra quell’ossa morte
92. e per colei che il loco prima elesse
93. Mantova l’appellâr senz’altra sorte

94. Già fûr le genti sue dentro più spesse
95. prima che la mattia di Casalodi
96. da Pinamonte inganno ricevesse

97. Però t’assenno che se tu mai odi
98. originar la mia terra altrimenti
99. la verità nulla menzogna frodi”

100. Ed io: “Maestro i tuoi ragionamenti
101. mi son sì certi e prendon sì mia fede
102. che gli altri mi sarian carboni spenti

103. Ma dimmi della gente che procede
104. se tu ne vedi alcun degno di nota
105. che solo a ciò la mia mente rifiede”

106. Allor mi disse: “Quel che dalla gota
107. porge la barba in su le spalle brune
108. fu quando Grecia fu de’ maschi vòta

109. sì che appena rimaser per le cune
110. augure e diede il punto con Calcanta
111. in Aulide a tagliar la prima fune

112. Euripilo ebbe nome e così il canta
113. l’alta mia tragedia in alcun loco
114. ben lo sai tu che la sai tutta quanta

115. Quell’altro che nei fianchi è così poco
116. Michele Scotto fu che veramente
117. delle magiche frode seppe il gioco

118. Vedi Guido Monatti vedi Asdente
119. che avere inteso al cuoio ed allo spago
120. ora vorrebbe ma tardi si pente

121. Vedi le triste che lasciaron l’ago
122. la spola e il fuso e fecersi indovine
123. fecer malie con erbe e con imago

124. Ma vienne omai chè già tiene ‘l confine
125. d’ambedue gli emisperi e tocca l’onda
126. sotto Sibilia Caino e le spine

127. e già iernotte fu la luna tonda
128. ben ten dée ricordar chè non ti nocque
129. alcuna volta per la selva fonda”

130. Sì mi parlava ed andavamo introcque



A Dëvëjna Cummédjë
dë Gianni Latronico
Cànd XX du ‘Mbìërn

1. Dë n’òlda pénë m’àgghja mètt a rrëcëtäj
2. kë ddä matèrjë a ssù vëndèsëmë càndë
3. dë ssà prëjma càndëkë ca jé dì dannätë

4. Jë m’érë eggjà sëstëmätë tùttë quàndë
5. a prëbbësäj andòw fùnn scumugghjätë
6. ca s’ammuddävë dë dëspërätë làcrëmë

7. e vëdìbb a ggénd ca u vaddòwnë tùnnë
8. aggëräv pënzànn e lacrëmànn àw pàssë
9. ca fàscënë lë lëtanëj andò cùssu mùnnë

10. Cùmë a vìsta mèj arrëvòw cchjù abbàshë
11. mërabbëlméndë ognëwnë sëmbròw jéssë
12. trascënätë ndra jagnarìëddë e ppìëttë

13. ca da lë rëjnë jérë vuldätë ndrétë la fàccë
14. e llë cunvënëlj dë vënëj a la ‘ndrétë
15. pëcké kë nnànz acchjàvën u mbëdëméndë

16. Fòrsë kë ffòrzë eggjä dë paràlësë
17. së travulgètt anghëwnë dassë tùttë
18. ma jë nò u vëdìbb nnè crèjtë ca ngë sëj

19. Ca Dëj të làssë lëttòwr pëgghjä frùttë
20. dà lëzzjòwna tòw mò pìënz kë ttè stèssë
21. cùmë jë putëja tënèj a fàccja assùttë

22. quànn la nòstra mmàggënë da vcëjnë
23. vëdìbb dassë stòrt ca u chjànd da l’òcchjërë
24. lë nàtëk bagnäv àw mmacànd dë lë spàddë

25. Cèrt jë chjangëj appuggjätë a nnà còstë
26. dù scùëgghjë tùërt dassë cà scòrta mèjë
27. më dëcètt:”Fìgn tù mò të sì ngjutëwtë

28. Cquä vëjvë a pjatät quànn jé ggjä mòrtë:
29. cë jé cchjù shëllarätë dë cùdë
30. k’àw ggjudìzzjë dë Ddëj passjònë pòrtë?

31. Addrìzz la cäpë addrìzzëlë e vvëjtë a ccë
32. s’aprètt a l’òcchjër dì Tèbbänë la tèrrë
33. e ppë ckìëss tùtt jërdàvën:”Andò prëcìpëtë

34. Anfjaràw? Pëcké làssë tù la wèrrë?”
35. E nnòn së trattënètt dë franäj a vvàddë
36. affìgn a Mënòss k’ognè jjëwn anghjàppë

37. Mëjrë a ccë hà ffàtt pìëtt dë lë spàddë
38. pëcké vulèttë vëdè assä a l’annànzë
39. kë ddrét wàrd e ffäscë la strät a la mmèrsë

40. Vëdìbb a Ttërèsjë ca cambjòw sëmbjàndë
41. quànn da màsquëlë dëvëndòw fèmmënë
42. cangjànnë lë mèmbrë tùttë quàndë

43. e pprëjm e ppò vatténn tutt’e ddò lë vòldë
44. lë dù sìërpë ‘ndruzzulätë kë la vèrjë
45. p’avè arrétë pëjlë e vàrvë da màsquëlë

46. Arònd jé cùdë ca ténë spàdd sòp la véndrë
47. ca ‘ndò lë mòndë dë lëwnë andò culdëjvë
48. u Carrarèjsë ca së në stä sòttë a jjìddë

49. avètt ndra lë màrm viànghë na cafòrchjë
50. cù më cäsë da ndò a wwardä lë stèddë
51. e u märë nò ll’érë la vìsta luwätë

52. E ckèdë ca së këmmògghjë lë mènnë
53. ca tù nòn vëjtë kë lë trèccë staccätë
54. jé stravòldë kë la fàccë a l’andrétë

55. fòw Mànd ca s’aggëròw pë ttànd tèrrë
56. pò së mëttèttë ddä andò jë nashìbbë
57. pë ckìëss më pjäscë ca m’annasulëjscë

58. Dòpp ca l’attän sù së në scètt da ssà vëjtë
59. e dëvëndòw sèrvë la cëtätë dë Bbàckë
60. kèss k ttànd tìëmb pù mùnn së në scèttë

61. Andò l’àld Itàlja bbèllë ngé nnu läkë
62. a lë pìëtë dë l’Àlpë ca sèrrë Lamàgnë
63. sòwp a Ttiràll e ca së chjämë Bbënäkë

64. Da mìllë jumär e cchjù angòrë jé bbagnätë
65. ndrà Gàrdë e Vàdd Camònëk Appënnëjnë
66. dë l’àcquë ca k’andò ssù lìëttë rëstàgnë

67. ngé nu lùëk ddä mmìënz ndòw Trëndëjnë
68. pastòwr e ccùdë dë Bbrèshë e u vërunèjsë
69. putrëja sëgnä cë facèssë cùdu camëjnë

70. Stä Pëskìërë ca jé nu bbèll e ffòrt arnèjsë
71. pë ttënè fròndë a Brëshjän e Bbergamàskë
72. andò la rëjpë attùrn dë cùdë shënnèttë

73. Ddä cunvìënë ca tùttë quàndë cätë
74. ccè cca daìndr a Bbënäkë nò ngë pòtë stä
75. e dëvéndë fjëwmë sòttë pë lë tèmb vèrdë

76. Appénë l’àcquë accuménz a scòrrë
77. nò chhjù Bbënäkë ma Mìngë së chjämë
78. affìgn a Gguvërnòwlë andò cätë ndòw Pò

79. Nòn fäscë tànda strätë ca jàcchjë na lämë
80. ndò la quälë së stènn e la ‘mpandanèjscë
81. e ndòw stätë stä quäsë sémb a l’assùttë

82. Da cquä passànn la vèrgëna crudèjlë
83. vëdèttë tèrrë andòw mmìënz dù pandänë
84. sénza culdëvazzjòwnë e ssénza crëstjänë

85. Ddä kë scfëwscë a ognè cundàttë umänë
86. së në stètt kà sèrva sòw a ffä i mascvëj sòw
87. e vëvètt e ngë lassòw u cùërp sù sénz’almë

88. L’ùëmën pò k’attùrn jérn tùttë sparpagghät
89. së rëjunèrnë andò cùdu pòstë ca jérë fòrtë
90. pù pandänë ca tënëj da tùttë lë vànnë

91. Frabbëcòrn a cëtätë sòp a ckìëdd òssër mòrt
92. e ppë ckèdë ca u lùëkë pë pprëjmë shèlsë
93. Màndw a chjamòrn sénza däj a bbòna sòrtë

94. Ggjä fòrn lë ggénd sòw dajìndrë cchjù assä
95. prëjmë k’a paccjarëj d’Albèrtë dë Cäsalòdë
96. da Pinamònd ‘ngànn sòpa ‘ngànn rëcëvèssë

97. Ma jë t’avvèrtë ca cë tù mäj avìssa séndë
98. dë dä orìggënë à tèrra mèj ‘nmòdë dëvèrsë
99. nëshëwna buscëj addà fä tùërt a la vërdätë”

100. E jjë: “Wé u mèstrë i raggjunamìëndë tëw
101. më sò dassë cèrt e pìgghjën dassë mja fèjtë
102. ca l’òldë pë mmè sarìënë carvëwnë stutätë

103. M’ha dëjscë dë kèda ggéndë mbrëcëssjòwnë
104. cë tù në vëjtë anghëwnë dègnë d’arrëcùërdë
105. ca shkìtt a ckìëss u cërvìëdd mëj së ‘ndrìzzë”

106. Tànn më dëcèttë: “Cùdë ca da la fàccë
107. fäscë vëdè la vàrvë sòpë lë spàddë gnòwrë
108. fòw quànn la Grécjë rëstòw sénza màsquëlë

109. dassë k’appénë rëstòrnë kìëdë andò lë näkë
110. annawguròw e ddètt u pùnd kë Ccalcàndë
111. andò l’Àwlëtë a tàgghjëj u prëjmë nàstrë

112. Ewrìpëlë fòw chjamätë e dassë ccàndë
113. l’àlma mëja traggèdjë d’anguàlkè vvànnë
114. bbèn u säj tù ca la canùshë tùtta quàndë

115. Cùdd’òldë ca jé ttàndë dë fjàngh zìckë
116. Mëkélë Scòttë fòw k’avvèraméndë
117. dì mascëj gnòwrë sapèttë u scjùëkë

118. Vëjt a Ggjëwtë Bbonàttë vëjt a Ssëdéndë
119. k’avrèss fàtt mìgghj a pënzä à cùëj e späkë
120. cùm mò vulèss ma jé assä tàrd pë pëndìrsë

121. Vëjtë a ckìëdë trìstë ca làssòrnë l’äkë
122. a shascéttëlë e u fëwsë pë shëj a ddëvënäj
123. facèrnë mashëjë kë l’èrvë e ckë la cèjrë

124. mà vìënë ormäj ca ggjä la lëwnë tramòndë
125. àw cunfëjn dì dëw mësférë e ttòckë l’ònnë
126. sòtt’a Ssëvìgljë a Ccajëjnë e a lë spëjnë

127. e ggjä ajjìërë nòttë fòw la lëwna tònnë
128. bbénë të n’arrëcurdäj ca t’aggjuwòw
129. anguàlkè vvòldë pë la sèlva skëwrë”

130. E méndr më parläv në scìëmë indràcquë






Inferno: Canto XIX
Scritto da Gianni il 17/01/2007 11:46:35

Inferno: Canto XIX
Nel XIX Canto dell’Inferno, Dante e Virgilio arrivano alla II bolgia, dell’VIII cerchio, piena di muffa e di sterco, in cui sono immersi gli adulatori, tra i quali, il Poeta riconosce Interminelli e Taide, per poi giungere alla III bolgia, dalle pareti e dal fondo pieno di buche circolari. In ogni foro sta confitto a testa in giù un dannato e una fiamma ne lambisce i piedi. Dante vede che le gambe di uno di loro si muovono più velocemente. Si tratta del papa Niccolò II che, scambiando Dante per Bonifacio VIII, si meraviglia per la sua morte anticipata e gli rimprovera la cupidigia ed il malgoverno. Sdegnato, Dante rimprovera l’avidità dei pontefici, parlando contro i simoniaci. Sentendo le parole del Poeta, l’anima agita con più forza i piedi, mentre Virgilio, approvando il comportamento del discepolo, lo riconduce al ponte, che unisce la III alla IV bolgia dell’Inferno.

La Divina Commedia
di Dante Alighieri
Canto XIX dell’Inferno

1. O Simon mago o miseri seguaci
2. che le cose di Dio che di bontate
3. deono essere spose e voi rapaci

4. per oro e per argento adulterate
5. or convien che per voi suoni la tromba
6. però che nella terza bolgia state

7. Già eravamo alla seguente tomba
8. montati dello scoglio in quella parte
9. ch’appuntò sopra mezzo il fosso piomba

10. O somma Sapienza quanta l’arte
11. che mostri in ciel in terra e nel mal mondo
12. e quanto giusta tua virtù comparte!

13. Io vidi per le coste e per lo fondo
14. piena la pietra livida di fori
15. d’un largo tutti e ciascun era tondo

16. Non mi parean meno ampi né maggiori
17. che quei che son nel mio bel San Giovanni
18. fatti per loco de’ battezzatori

19. l’un delli quali ancor non è molt’anni
20. rupp’io per un che dentro v’annegava
21. e questo sia suggel ch’ogni uomo sganni

22. Fuor della bocca a ciascun soperchiava
23. d’un peccator li piedi e delle gambe
24. infino al grosso e l’altro dentro stava

25. Le piante erano a tutti accese entrambe
26. per che sì forte guizzavan le giunte
27. che spezzate averian ritorte e strambe

28. Qual suole il fiammeggiar delle cose unte
29. muoversi pur su per l’estrema buccia
30. tal era lì da’ calcagni alle punte

31. “Chi è colui maestro che si cruccia
32. guizzando più che gli altri suoi consorti?”
33. diss’io “e cui più rossa fiamma succia?”

34. Ed egli a me: “Se tu vuoi ch’io ti porti
35. là giù per quella ripa che più giace
36. da lui saprà di sé e de’ suoi torti”

37. Ed io: “Tanto m’è bel quanto a te piace
38. tu se’ signore e sai ch’io non mi parto
39. dal tuo volere e sai quel che si tace

40. Allor venimmo in su l’argine quarto
41. volgemmo e discendemmo a mano stanca
42. là giù nel fondo foracchiato ed arto

43. E il buon maestro ancor della sua anca
44. non mi dispose sì mi giunse al rotto
45. di quel che sì piangeva con la zanca

46. “O qual che se’ che ‘l di su tien di sotto
47. anima trista come pal commessa”
48. comincia’ io a dir “se puoi fa’ motto”

49. Io stava come il frate che confessa
50. lo perfido assassin che poi ch’è fitto
51. richiama lui perché la morte cessa

52. ed ei gridò: “Sei tu già costì ritto
53. sei tu già costì ritto Bonifazio ?
54. Di parecchi anni mi mentì lo scritto

55. Se’ tu sì tosto di quell’aver sazio
56. per lo qual non temesti tôrre a inganno
57. la bella donna e di poi farne strazio?”

58. Tal mi fec’io quai son color che stanno
59. per non intender ciò ch’è lor risposto
60. quasi scornati e risponder non sanno

61. Allor Virgilio disse : “ Digli tosto :
62. “Non son colui non son colui che credi”
63. Ed io risposi come a me fu imposto

64. Per che lo spirto tutti storse i piedi:
65. poi sospirando e con voce di pianto
66. mi disse: “”Dunque che a me richiedi?

67. Se di saper ch’io sia ti cal cotanto
68. che tu abbi però la ripa corsa
69. sappi ch’io fui vestito del gran manto

70. e veramente fui figliuol dell’orsa
71. cupido sì per avanzar gli orsetti
72. che su l’avere e qui me misi in borsa

73. Di sotto al capo mio son gli altri tratti
74. che precedetter me simoneggiando
75. per le fessure della pietra piatti

76. La giù cascherò io altresì quando
77. verrà colui ch’io credea che tu fossi
78. allor ch’io feci il subito dimando

79. Ma più è il tempo già che i piè mi cossi
80. e ch’ io son stato sì sottosopra
81. ch’ei non starà piantato coi piè rossi:

82. chè dopo lui verrà di più laid’opra
83. di vêr ponente un pastor senza legge
84. tal che convien che lui e me ricopra

85. Nuovo Giason sarà di cui si legge
86. ne’ Maccabei e come a quel fu molle
87. suo re così fia a lui chi Francia regge”

88. Io non so s’io mi fui qui troppo folle
89. ch’io pur risposi a questo metro:
90. ”Deh or mi di’ quanto tesoro volle

91. nostro Signore in prima da San Pietro
92. che ponesse le chiavi insua balia?
93. Certo non chiese se non”Viemmi retro”

94. Né Pier né gli altri tolsero a Mattia
95. oro od argento quando fu sortito
96. al loco che perdè l’anima ria

97. Però ti sta che tu se’ ben punito
98. e guarda ben la mal tolta moneta
99. ch’esser ti fece contra Carlo ardito

100. E se non fosse ch’ancor lo mi vieta
101. la reverenza delle somme chiavi
102. che tu tenesti nella vita lieta

103. io userei ancor parol più gravi
104. chè la vostra avarizia il mondo attrista
105. calcando i buoni e sollevando i pravi

106. Di voi pastor s’accorse il vangelista
107. quando colei che siede sovra l’acque
108. puttaneggiar co’ regi a lui fu vista

109. quella che con le sette teste nacque
110. e dalle dieci corna ebbe argomento
111. fin che virtute al suo marito piacque

112. Fatto v’avete Iddio d’oro e d’argento
113. e che altro è da voi all’idolatre
114. se non ch’egli uno e voi n’orate cento

115. Ahi Costantin di quanto mal fu matre
116. non la tua conversion ma quella dote
117. che da te prese il primo ricco patre!

118. e mentre io gli cantavo cotai note
119. o ira o coscienza che il mordesse
120. forte spingeva con ambo le piote

121. Io credo ben che al mio duca piacesse
122. con sì contenta labbia sempre attese
123. lo suon delle parole vere espresse

124. Però con ambe braccia mi prese
125. e poi che tutto su mi s’ebbe al petto
126. rimontò per la via onde discese

127. né si stancò d’avermi a sé ristretto
128. sì mi portò sopra il colmo dell’arco
129. che dal quarto al quinto arco è tragetto

130. Quivi soavemente spose il carco
131. soave per lo scoglio sconcio ed erto
132. che sarebbe alle capre duro varco

133. indi un altro vallon mi fu scoperto



A Dëvëjna Cummédjë
dë Gianni Latronico
Cànd XIX du ‘Mbìërn
1. O Sëmòwn mäk e tùtt vëw pòvr mascjärë
2. ca lë còwsë dë Ddëj shkìtt kë lë bbùënë
3. hònna jéssë rësërvätë e vvëw rapäscë

4. kë jjòwrë e argìëndë facëjtë a cambjamèrcë
5. nòn cunvìënë ca kë vvëw sònë la tròmbë
6. vìstë ca vëw andò la tèrza bbòlgë stätë

7. Eggjä a kedd’òlda tòmbë nëw jìërmë
8. ‘nghjanät sòwp a ckèda vànn dù scùëgghjë
9. k’arrëjv a ppjòmbë ajjàld mmìënz àw fùëssë

10. Oj sòmma sapjénzë quànd’è jjërànnë l’àrtë
11. ca mùëstr ‘ngìël ‘ndèrr e ndòw mälë mùnnë
12. quànd gjust u vërtëwt tëw assègnë lë pénë!

13. Jë vëdìbbë lùëgnë lë còstë e ‘ndow fùnnë
14. a pétra gnuruquätë chèjnë dë përtëwsë
15. dë nù llàrjë tùttë e ognëwnë jéra tùnnë

16. Nò mmë parìënë cchjù jërànnë o zënìnnë
17. dë kìëd ca sò ‘ndòw mëj bèl Sàn Gjuwànnë
18. kìëdë puzzìëttë fàttë kë ccë avëja vattëscjä

19. jëwnë dë kìëssë anguàlkè jjànnë addrétë
20. rumbìbb jë pë jjëwn ca dajìndr stja nëcànnë
21. e ccùss sëja d’asèmbjë kë ccë s’ëngànnë

22. Fòrë da la vòck a ognè jjëwnë supërchjävë
23. dë nuëpëccatòwrë lë pìëtë e ddë lë jàmmë
24. affìgn àw scënùcchjë e l’òld stëja dajìndrë

25. Tùttè ddò lë chjànd jérn a tùtt appëzzëcätë
26. dassë fòrtë i gjundëwrë mënàvënë vàmbë
27. k’avrìënë tùttë stòrtë stràmbë e spëzzätë

28. Cumè la vambalnzë dë lë còwsë jëràssë
29. së mòvë shkìtt sòwp a la chjäna strémë
30. dassë jérë ddä da lë calcàgnë a lë pòndë

31. “U mèstrë cë jé ccùdë ca s’ënghëjétë
32. scalgjànn cchjù dë tùtt i cumbàgnë sëw?-
33. dëcìbb jë – kë nnà vàmba cchjù rròssë?”

34. E jìdd a mmë: “Cë tù vùë ca jë të pòrtë
35. ddà bbàsh kë cchèda rëjp ca ngé dasòttë
36. da jìdd hà sapè dë sè stèss e dì tùërtë sëw”

37. E jë: “Kë mmè jé bèll ccè ccà a të të pjäscë
38. tù sì u sëgnòwr e säj ca jë nò mmë sëpärë
39. dàw tëwa vulèj e ssäj ccè ccà jr nòn dëjkë”

40. Tànn vënìmm ajjàld sòwp a l’àrgën quàrtë
41. aggëràmm e shënnìmm à mäna mangëjnë
42. ddässòttë ndòw fùnn sfuracchjätë e strìttë

43. u mèstr bùën nò mm’ér angòr dàw fjànghë
44. spunnëwt ca sùbbët m’accustòw àw fùëssë
45. dë kùdë ca dassë chjangëj pë la jàmmë

46. “O cìnga sì ssì tëw ca të në stäj capësòttë
47. jàlma trìstë cumè nnu pälë tùtt ‘nzaccätë-
48. accumënzàbb a ddëjscë-cë pùët pàrlëmë”

49. Jë stëj cum u frätë ca stä cumbëssànnë
50. àw pèrfëd assassëjnë ca sténn cäpë sòttë
51. u chjäm arrét kë ffä tardä la pròpja mòrtë

52. E jjìdd jërdòw: “Sì eggjä arrëvätë cquä
53. stä ggjä cquä ddrìttë oj Bbunëfàzzië?
54. Dë parècchjë jànnë m’hà ngannät u scrìttë

55. Të sì ggjä sazzjätë d’arrubbä la rròbbë
56. pà quälë nòn të spamëndàst dë ëngànnä
57. a la bbèlla fèmmën e pò dë fàrnë strazzjë”

58. Jë dëvëndàbb cumè ccë réstë ngjutëwtë
59. sénza capìsh nnè rëspòstë e nnè këmbòstë
60. e quäsë scurnätë nòn säpë cchjù rëspònnë

61. Tànn Vërgìljë dëcètt:”Ll’hà dëjscë sùbbëtë
62. “Jë nò ssò nòn sònd cùdë ca tëw crëjtë”
63. E jjë lë rëspunnìbb cum më fòw jurdunätë

64. Pë kìëss u spìrd sturcètt tuttè dëw lë pìëtë
65. pò suspèrànn kë nnà vowscja chjangéndë
66. dëcètt:”Dùnghë ccè të rëvùëlgë affä a më?

67. Cë dë sapè cë sò jë t’ëmbòrt dassë ttàndë
68. e ttë sì prëcëpëtätë a vvënëj affìgn a mmë
69. hà sapèj ca jë vëstìbbë ù màndë jërànnë

70. e avveéraménd fùbb fìgghjë dë l’Orsëjnë
71. dassë ‘ngùrdë kë ffä avanzä a l’Orsèttë
72. ca ddä ndò la rròbb e cquä ndò la bòrzë

73. Sott’a la cäpa mèj sò tùttë l’òldë tërätë
74. ca më prëcëdèrn cquä facénn i sëgnëwrë
75. kë la cafòrchjë dë kèssa pétra chjàttë

76. Ddä ssòttë agghj azzuppä fìgnë jë quànnë
77. add arrëvä cùdë ca jë crëdëj ca tù fùssë
78. quànn jë të facibb a shullìscëta dumàndë

79. ma cchjù jé u tìëmb ca më cuscìbb lë pìëtë
80. e cca sò stätë dassë sòttë ca sòwpë
81. ca jìdd nò addà stä chjandätë kì pìët rùssë

82. ca dòpp dë jìdd addà vënë cchjù brùtt jòprë
83. vèrsë punéndë nu pastòwr sénza lèggë
84. dassë da cumugghjäj a mmëj e a jjìddë

85. Addà jéss nu nùëv Gjasòn dë cë së léscë
86. ndé Maccabéj cùmë cùdë fòw clëméndë
87. u rrj sëw addà jéss a jjìdd u rré dë Fràngë

88. Ssìccë cë jë cquä m’azzardàbb assä
89. a rrëspònnërlë a jjìddë dë ssà manérë:
90. “Kë pjacèjrë m’ha dëjscë ccè tësòwr vòlzë

91. u Sëgnòwrë nùëstr prëjm da Sànd Pìëtrë
92. quànnë lë purscèttë lë chjäv ‘ndò lë mänë
93. Cèrtë lë dëscèttë shkìtt“Vìënëm apprìëssë”

94. Nnè Pìëtrë e nnè l’òldë luwòrn a Mattëjë
95. jòwrë e argìëndë quànnë fòw prëshèldë
96. àw pòst ca përdètt kèdd ànëma dannätë

97. e mmò bén të stä ca tù sì bbèn punëjtë
98. e wwarda bbénë a lu mälë luwätë sòldë
99. ca të facètt jéss còndr a Ccàrl ardëjtë

100. E cë nòn fùssë k’angòrë mù prujbbìshë
101. a rëvërénz ca jë pòrt a lë sòmmë chjävë
102. ca tù tënìstë andò la vëjta allècrë

103. jë avëj ajjusä paròl angòr cchjù jërävë
104. ca l’avarìzzja vòstr angòrë u mùnn attrìstë
105. sprufunnànn lë bùënë e sullëvànn lë trìstë

106. Dë vëw pastëwr s’addunòw u Vangëlìstë
107. quànn kèd ca stä asséttätë sòp a l’àcquë
108. fòw vìstë dë fäj lë puttanìzzjë kë lë rréjë

109. kèdë ca nashèttë kë lë séttë cëpë
110. e dda lë déscë còrn avètt argumìëndë
111. affìgn ca rëstòw fëdèjlë àw marëjtë sëw

112. Vë sëjtë fàtt a Ddëj d’òwr e d’argìëndë
113. e ccé dëffërénz ngé ndra vù e l’idolàtrë
114. cë nò ca lòrë jëwn e vvù n’aurät cìëndë?

115. Aj Custandëjn dë quànda mälë fòë màtrë
116. nò a cunvërsjòwnë tòw ma kèda dòtë
117. ca da tèj pëgghjòw u prëjmë rìck pàtrë”

118. E omméndr jë lë candävë kìëdë nòtë
119. o kë l’ëjrë o kà cushjénz ca lë rëmurdëjë
120. fòrt trävë càlgë kì dò lë chjànd dëlë pìëtë

121. Crèjt ca ssà còwsë àw dëwk mëj pjacèssë
122. kë nnà fàccja cundénd sémb stëj a sséndë
123. u dòlgë sùënë dë tùtt i paròlë ca jë dëcëjë

124. Kë ttùtt’e ddò lë vràzzë më pëgghjòw
125. e dòpp ca më fòw strëngjëwtë àw pìëttë
126. nghjanòw kë la strätë ndò jéra shënnëwtë

127. nnè së stangòw d’avèrm a ssè stèss strìttë
128. affìgn ca më purtòw sòwp u cìëlë dë l’àrkë
129. ca dàw quàrt àw quìnd lèmët jé ttragìtë

130. Cquä chjänë chjänëappuggjòw u càrëkë
131. dòlgë kë ccùdu scùëgghjë jùnd e jjìërtë
132. ca sarëj pë lë cräpë nu chjùmm assä tùëstë

131. Da ddä n’òldu vàddòwnë më fòw apìërtë






Inferno: Canto XVIII
Scritto da Gianni il 17/01/2007 11:45:06

Inferno: Canto XVIII
Nel XVIII Canto dell’Inferno viene descritta la conformazione dell’VIII cerchio di Malebolge, diviso in 10 bolge, in cui sono puniti i fraudolenti. Esse somigliano alle fosse scavate intorno ai castelli medievali. I dannati, puniti nella Ibolgia sono divisi indue schiere, che camminano in senso opposto e sono sferzati continuamenti dai diavoli. La prima schiera è quella dei ruffiani, tra i quali, Dante riconosce Alessio degli Interminelli da Lucca e il Bolognese messer Venedico Caccianemico. Questi confessa di aver indotto la sorella a diventare l’amante di Obizzo d’Este e che vi sono tanti Bolognesi in questa bolgia, quanti non se ne trovano nemmeno a Bologna. Mentre i due poeti si allontanano, Virgilio mostra al discepolo l’anima del greco Giasone, che sedusse ed abbandonò Isifile e Medea.

La Divina Commedia
di Dante Alighieri
Canto XVIII dell’Inferno

1. Loco è in inferno detto Malebolge
2. tutto di pietra e di color ferrigno
3. come la cerchia che d’intorno il volge

4. nel dritto mezzo del campo maligno
5. vaneggia un pozzo assai largo e profondo
6. di cui suo loco dicerò l ’ ordigno

7. Quel cinghio che rimane adunque
8. è tondo tra il pozzo e il piè dell’alta ripa dura
9. ed ha distinto in dieci valli il fondo

10. Quale dove per guardia delle mura
11. più e più fossi cingon li castelli
12. la parte dov’ei son rende figura

13. tal immagine quivi facean quelli
14. e come a tai fortezze dai lor sogli
15. alla ripa di fuor son ponticelli

16. così da imo della roccia scogli
17. movien che ricidean li argini e i fossi
18. infino al pozzo che i tronca e raccôgli

19. In questo loco dalla schiena scossi
20. di Gerion trovammoci e il poeta
21. tenne a sinistra ed io retro mi mossi

22. Alla man destra vidi nuova pièta
23. nuovi tormenti e nuovi frustatori
24. di che la prima bolgia era repleta

25. Nel fondo erano i peccatori
26. dal mezzo in qua ci venian verso il volto
27. di là con noi ma con passi maggiori

28. come i roman per l’esercito molto
29. l’anno del giubileo su per lo ponte
30. hanno a passar la gente modo colto

31. che dall’un lato tutti hanno la fronte
32. verso il castello e vanno a Santo Pietro
33. dall’altra sponda vanno verso il monte

34. Di qua di là su per lo sasso tetro
35. vidi demoni cornuti con gran ferze
36. che li battean crudelmente di retro

37. Ahi come facean lor levar le berze
38. alle prime percosse! Già nessuno
39. le seconde aspettava né le terze

40. Mentr’io andava gli occhi miei in uno
41. fûro scontrati ed io sì tosto dissi:
42. “Di già veder costui non son digiuno”

43. Per ch’io a figurarlo i piedi affissi
44. e il dolce duca meco si ristette
45. ed assentì ch’alquanto indietro gissi

46. E quel frustato celar si credette
47. bassando il viso ma poco gli valse
48. ch’io dissi:“Tu che l’occhio a terra gette

49. se le fazion che porti non son false
50. Venedico se’ tu Caccianimico
51. ma che ti mena a sì pungenti salse!”

52. Ed egli a me: “Mal volentier lo dico
53. ma sforzami la tua chiara favella
54. che mi fa sovvenir del mondo antico

55. Io fui colui che Ghisolabella
56. condussi a far la voglia del Marchese
57. come che suoni la sconcia novella

58. E non pur io qui piango bolognese
59. anzi n’è questo loco tanto pieno
60. che tante lingue non son ora apprese

61. a dìcer sipa tra Savena e Reno
62. e se di ciò vuoi fede e testimonio
63. rècati a mente il nostro avaro seno”

64. Così parlando il percosse un demonio
65. della sua scuriada e disse: “Via
66. ruffian! qui non son femmine da conio”

67. Io mi raggiunsi con la scorta mia
68. poscia con pochi passi divenimmo
69. là dove un scoglio della ripa uscio

70. Assai leggermente quel salimmo
71. e vòlti a destra su per la sua scheggia
72. da quelle cerchie eterne ci partimmo

73. Quando noi fummo là dov’ei veneggia
74. di sotto per dar passo agli sferzati
75. lo duca disse: “Attienti e fa’ che feggia

76. lo viso in te di questi altri mal nati
77. ai quali ancor non vedesti la faccia
78. però che son con noi insieme andati”

79. Del vecchio ponte guardavam la traccia
80. che venia verso noi dall’altra banda
81. e che la ferza similmente scaccia

82. Il buon maestro senza mia dimanda
83. mi disse: “Guarda quel grande che viene
84. e per dolor non par lagrime spanda

85. quanto aspetto reale ancor ritiene!
86. Quelli è Giason che per core e per senno
87. li Colchi del monton privati féne

88. Egli passò per l ’ isola di Lenno
89. poi che l’ardite femmine spietate
90. tutti li maschi loro a morte dienno

91. Ivi con segni e con parole ornate
92. Isifile ingannò la giovinetta
93. che prima l’altre avea tutte ingannate

94. lasciolla quivi gravida e soletta
95. tal colpa a tal martire lui condanna
96. ed anche di Medea si fa vendetta

97. Con lui sen va chi da tal parte inganna
98. e questo basti della prima valle
99. sapere e di color che in sé azzanna”

100. Già eravam là ‘ve lo stretto calle
101. con l’argine secondo s’incrocicchia
102. e fa di quello ad un altr’arco spalle

103. Quindi sentimmo gente che si nicchia
104. nell’altra bolgia e che col muso sbuffa
105. e sé medesima con le palme picchia

106. Le ripe eran grommate d’una muffa
107. per l’alito di giù che vi si appasta
108. che con gli occhi e col naso facea zuffa

109. Lo fondo è cupo sì che non ci basta
110. loco a veder senza montare al dosso
111. dell’arco ove lo scoglio più soprasta

112. Quivi venimmo e quindi giù nel fosso
113. vidi gente attuffata in uno sterco
114. che dagli uman privati parea mosso

115. E mentre ch’io laggiù con l’occhio cerco
116. vidi un col capo sì di merda lordo
117. che non parea s’era laico o cherco

118. Quei mi sgridò: “Perché se’ tu sì ingordo
119. di riguardar più me che gli altri brutti?”
120. Ed io a lui: “Perché se ben ricordo

121. già t’ho veduto coi capelli asciutti
122. e sei Alessio Interlinei da Lucca
123. però t’adocchio più che gli altri tutti”

124. Ed e gli allor battendosi la zucca:
125. “Qua giù m’hanno sommerso le lusinghe
126. ond’io non ebbi mai la lingua stucca”

127. Appresso ciò lo duca: “Fa’ che pinghe”
128. mi disse “il viso un poco più avante
129. sì che la faccia ben con gli occhi attinghe

130. di quella sozza e scapigliata fante
131. che là si graffia con l’unghie merdose
132. ed or s’accoscia ed ora è in piede tante

133. Taide è la puttana che rispose
134. al drudo suo quando disse: “Ho io grazie
135. grandi appo te?” “Anzi meravigliose”

136. E quinci sien le nostre viste sazie”



A Dëvëjna Cummédjë
dë Gianni Latronico
Cànd XVIII du ‘Mbìërn

1. Ngé nu pòst ndòw ‘mbìërn dìtt Mälëbòlgë
2. tùtt dë pétr e ddù këlòwrë dù fërrëcìëddë
3. cumè u cìërchjë ca tutt’attùrnë l’aggëjrë

4. Pròpjë òw mmìënzë dù càmbë malìgnë
5. së jàprë nù pùzzë assä làrjë e ffùnnë
6. e ddë cùss àgghja dëjscë a struttëwrë

7. Cudu cìndë ca réstë dùnguë jé ttùnnë
8. mìënz àw pùzz e mbét a l’òlda rëjpa tòstë
9. e tténë sëparätë ‘déscë vàddë u fùnnë

10. Cùm a fjëwrë mëjsë a wwàrdjë dì parèjtë
11. cchjù e cchjù fùëss accèrchjën lë castìëddë
12. da tùttë lë vànnë andò së jàcchjënë

13. a stèssa fjëwrë cquä facìvënë kìëdë
14. e cùm a tälë furtèzzë da lë lòrë pòrtë
15. a la rëjpë dë fòrë fàscënë da pundëcìëddë

16. dassë dàw fùnn dë la ròccë jàldë spòndë
17. së jalzàvënë tagghjànnë jàrgënë e fòssërë
18. affìgn àw pùzz ca lë tagghj e lë rëcògghjë

19. Appén shënnëwt ndò ssù pùnd dàw màstë
20. dë Gërjòwnë nëw n’acchjàmmë e u puwétë
21. s’ammënòw a ssënìstr e jë kë drétë shìbbë

22. a la mäna déstrë jë vëdìbbë nòva pjatätë
23. nùwvë turmìëndë e nùwvë frustatëwrë
24. e dë kìëssë a pëjma bbòlgë jéra chèjnë

25. Ndòw fùnn jérn a l’anëwtë lë pëccatëwrë
26. dàw cèndr avvëvàvën cquä affìgn a nnëw
27. e da l’òlda vànn kë nëw ma à pàss lùëgnë

28. Cùmè i Romänë kë l’esèrcëtë tànd jërànnë
29. l’ànnë dù gjubëléj kë sòwpë àw pòndë
30. honnà passä la ggéndë ‘nmòdë accùërtë

31. ca da nu cùëstë tùttë ténënë u fròndë
32. vèrs u castìëdd e vònn à chjìës dë San Pìëtrë
33. da l’òlda spòndë së në vònnë vèrsë u mòndë

34. Da cquä da ddä sòpë pù sàssë gnuruquätë
35. vëdìbb djàvëlë kërnëwtë kë sfèrzë jërànnë
36. ca i vattìvënë kë tànda crudëltätë da drétë

37. O cùm lë facìënë jalzä a lòrë i calcàgnë
38. a lë prëjmë mazzätë! Eggjä nëshëwnë
39. lë sëcòndë aspëttävë e nnè lë tèrzë

40. Méndr më në scëj l’òcchjër mè ndò jëwnë
41. scèrn a fërnèshë e jjë sùbbëtë llë dëcìbbë:
42. Më pär dë canòsh a cùss u tégnë ggjä vvìstë”

43. Kë ckìëss jalzàbb lë pìëtë pë mëràrlë mìgghjë
44. e u dòlgë dëwk s’avvëcënò cchjù assä a mmë
45. e accussëndèttë a fàrmë scëj kë ddrét a jjìddë

46. E ccùdë frustätë d’ascònnë së crënzòw
47. abbashànn lë ràgghjë ma a ppìckë lë sërvèttë
48. ca jë dëcìbb:”Wé tù ca l’ùëcchjë ndèrr shìëttë

49. cë a fëlësumëj ca tìënë nò jjé ffàlzë
50. tù sì Vvënëdëjkë dë Caccjanëmëjkë
51. ma ccè t’ammén ndò i turmìënd pungìëndë?”

52. E jìdd a mmë: ”Mälvulëndìërë lu dëjkë
53. ma më spèngë a ffàrlë la twa chjära fafèllë
54. ca më fäscë arrëcurdä dù mùnnë andëjkë

55. Jë fùbbë cùdë k’à sòrma Ghisëlabbèllë
56. cunvëngìbb a fawrìsh dë Ferrärë u Markèjsë
57. cùmë dëjscë la scòngja sëwa novèllë

58. E mmëjkë shkìtt jë chjàngë ‘mbolognèjsë
59. jànzë ssù pòstë n’é dassë assä chëjnë
60. ca tànda lègnë nòn së sò angòr mbarätë

61. a ddëjscë sìpa frà lë fjëwmë Sàvën e Rénë
62. e cë dë kìëssë vùëj fèjtë e tëstëmònjë
63. tìënë a mméndë u nùëstrë pajëjsë avärë”

64. Dassë parlànn lë dèttë màzzë nù dëmònjë
65. dë la sëwa scurìjëtë e ddëcèttë: ”Vattìnnë
66. ruffjän! Quä nòn gë sò fèmmën dë ngànnë”

67. Jë m’avvëcënàbbë a la scòrta mèjë
68. e pò kë ppìck pàssë nëw n’avvëcënàmmë
69. ddä ndò nù scùëgghjë dë la rëjpë assëjë

70. Assä lìëggë lìëggë cùdë nëw ‘nghjanàmmë
71. aggërànn a ddéstrë sòwp a la swa skèggë
72. da kìëdë cìërchjë atèrnë nëw në scìmmë

73. Quànnë fùmm ddä andò së jàprë a jjàrkë
74. da sòttë pë ddä spàzzjë a ckìëdë sfërzätë
75. u dëwk dëcètt:”Attìënd a mmërä bbùënë

76. ’mbàccë a tùttë kìëss’òldë mälë nätë
77. a lë quälë angòrë nòn vëdìstë la fàccë
78. fìgnë ca së në sò ggjëwtë ownëjtë a nnëw”

79. Dù vécchjë pòndë stìëm vëdénn la tràccë
80. ca vënëj vèrsë dë nëw da l’òlda bbàndë
81. e cca la sfèrzë sémëlméndë lundänë càccë

82. E u bbùënë méstrë sénza jéss ‘ndërpëllätë
83. më dëcèttë:”Mëjrë a ccùdë jërànn ca vénë
84. e ccù dëlòwrë nòn pärë dë vërsä làcrëmë

85. e ccè ffëlësumëjë rëjälë angòrë mandénë ”
86. cùdë jé Gjasòwnë ca pë ccòrë e pë ssènnë
87. dà Càlkëd shëppunò u vèll dù mëndòwnë

88. Jìddë passòw da l’ìsëlë dë Lèmnë
89. dòpp ca l’ardëjtë fèmmënë spjatätë
90. tùttë lë màsquëlë lòrë lë dèrnë la mòrtë

91. Ddä kë ssègnë e ckë paròlë adurnätë
92. Jësìfëlë ‘ngannòw a zucquannéddë
93. ca prëjmë avëja ‘ngannätë a tùttë l’òldë

94. Cquä la lassòw jéràvëdë e abbandunätë
95. e ckèssa còlpë a tälë martìrjë la cundànnë
96. e ffìgnë dë Medéj së fäscë vëndéttë

97. kë jjìdd së në vä cë da kèda vànnë ‘ngànnë
98. e ckìëss avàst a ssapè dë la prëjma vàddë
99. e ddë tùttë kìëdë ca jèddë ténë strìttë”

100. Ggjà jìërmë ddä andò la sträta strèttë
101. së fäscë a ccròwscë cù sëcònd lëmëtòwnë
102. e ffäscë dë cùdë a nnotëwnë da spàddë

103. Da quä sëndìmm ggénd ca së rammàrëkë
104. ndò l’òlda bbòlgë e ca cù mùss scuffëlèjshë
105. e ssë dä màzzë kë lë mänë sòw stèssë

106. Lë rëjpë jérn ‘ngrùmmätë da na mùffë
107. pù vapòwr dë sòtt ca ddä së pòtë trumbä
108. ca kë l’òcchjërë e ccù näsë facëja na zzùffë

109. U fùnn jé gnëwrë dassë ca nò ‘ngë avàstë
110. lùëkë a vvëdè sénza ‘nghjanä àw mmùshkë
111. dë l’àrkë ‘ndòw scùëgghjë cchjù suvràstë

112. Cquä vënìmm e da cquä sòtt ‘ndò u fùëss
113. vëdìbbë a ggéndë tuffätë andò u rumätë
114. ca da lë fugnatëwrë parëja luwätë

115. E méndr ca jë ddä ssòttë kë l’ùëcchjë cèrkë
116. vëdìbb na sòwla cäpë dë tànda mèrda lòrdë
117. ca nòn së capëshëj cë jéra làjkë o chjìërëkë

118. Cùd më jërdòw:”Pëcké sì ttù dassë ‘ngùrdë
119. dë wardä cchjù a mmë k’à l’òld bbrùttë?”
120. E jjë a jjìddë: ”Cë bbùënë jë m’arrëcòrdë

121. jë t’égghjë vìstë k’ì capìddë assùttë
122. e ttù ssì Aléssjë ‘Ndermnèj da Lùckë
123. pë ckìëss t’adòcchjë cchjù dë tùttë l’òldë”

124. E jjìddë tànnë vatténnësë a këcùzzë:
125. ”Cquä ssòttë m’hònn scëttät lë lusìnghë
126. dë na lègna lògnë sénz abbìëndë”

127. E apprìëssë u dëwkë:”Mò tù hà spèngë-
128. më dëcèttë–në pìck l’òcchjër cchjù nnànzë
129. ’nmòdë tälë k’arrìvënë affìgnë a la fàccë

130. dë kèda zòzza scapëgghjäta bbandèskë
131. ca ddä së ràshkë kë l’ògnë mmërdòwsë
132. e mmò s’asséttë e mmò stäj a l’ëmbìëtë

133. Jé Ttàjdë kèda puttänë ca rëspunnèttë
134. àw drëwd sù quànn dëcètt:“Tégn jëràzzjë
135. jërànn kë ttë?””Ànzë sì maravëgghjòwsë!”

136. E cquä s’hònna sazzjäj l’òcchjërë nòstrë





Inferno: Canto XVII
Scritto da Gianni il 17/01/2007 11:44:38

Inferno: Canto XVII
Nel XVII Canto dell’Inferno si tratta della discesa nel luogo scosceso, detto Malebolge, che è l’ottavo cerchio dell’inferno, dove si trova il demonio Gerione, sopra al quale i due poeti attraversano il fiume. Invitato dal maestro, Dante si avvicina alle anime degli usurai, ma per quanto li guardi, non riesce a riconoscerne nessuno. Uno di loro, Reginaldo Scrovegni, lo informa della presenza di alcuni Fiorentini e gli dice che, tra non molto tempo, arriverà Giovanni Buiamonte. Infine Dante monta, con Virgilio, sulla groppa di Gerione, pur tremando di paura, come se avesse la febbre quartana. Allora, Virgilio lo cinge amorevolmente, con le braccia, e raccomanda al mostro di scendere lentamente, per deporli entrambi sul fondo del precipizio.

La Divina Commedia
di Dante Alighieri
Canto XVII dell’Inferno

1. “Ecco la fiera con la coda aguzza
2. che passa i monti e rompe i muri e l’armi
3. ecco colei che tutto il mondo appuzza”

4. Sì cominciò lo mio duca a parlarmi
5. ed accennolle che venisse a proda
6. vicino al fin de’ passeggiati marmi

7. e quella sozza imagine di froda
8. sen venne ed arrivò la testa e il busto
9. ma in su la riva non trasse la coda

10. la faccia sua era faccia d’uom giusto
11. tanto benigna avea di fuor la pelle
12. e d’un serpente tutto l’altro fusto

13. Due branche avea pilose infin l’ascelle
14. lo dosso e il petto ed ambedue le coste
15. dipinte avea di nodi e di rotelle:

16. con più color sommesse e soprapposte
17. non fêr mai drappo tartari né turchi
18. né fûr tai tele per Aragne imposte

19. Come tal volta stanno a riva i burchi
20. che parte sono in acqua e parte in terra
21. e come là tra li tedeschi lurchi

22. lo bavero s’assetta a far sua guerra
23. così la fiera pessima si stava
24. su l’orlo che di pietra il sabbion serra

25. Nel vano tutta sua coda guizzava
26. torcendo in su la velenosa forca
27. che a guisa di scorpion la punta armava

28. Lo duca disse: “Or convien che si torca
29. la nostra via un poco infino a quella
30. bestia malvagia che colà si corca”

31. Però scendemmo alla destra mammella
32. e dieci passi femmo in su lo stremo
33. per ben cessar la rena e la fiammella

34. E quando noi a lei venuti semo
35. poco più oltre veggio in su la rena
36. gente seder propinqua al luogo scemo

37. Quivi il maestro: “Acciò che tutta piena
38. esperienza d’esto giron porti”
39. mi disse: “Va’ e vedi la lor mena

40. Li tuoi ragionamenti sian là corti
41. mentre che torni parlerò con questa
42. che ne conceda i suoi omeri forti”

43. Così ancor su per la strema testa
44. di quel settimo cerchio tutto solo
45. andai ove sedea la gente mesta

46. Per gli occhi fuori scoppiava lo duolo
47. di qua di là soccorrine con le mani
48. quando a’ vapori quando al caldo suolo

49. Non altrimenti fan di state i cani
50. or col ceffo or coi piè quando son morsi
51. o da pulci o da mosche o da tafani

52. Poi che nel viso a certi gli occhi porsi
53. ne’ quali il doloroso foco casca
54. non ne conobbi alcun ma io m’accorsi

55. che dal collo a ciascun pendea una tasca
56. che avea certo colore e certo segno
57. e quindi par che il loro occhio si pasca

58. E com’io riguardando tra lor vegno
59. in una borsa gialla vidi azzurro
60. che d’un leone avea faccia e contegno

61. Poi procedendo di mio sguardo il curro
62. vidine un’altra come sangue rossa
63. mostrare un’oca bianca più che burro

64. Ed un che d’una scrofa azzurra e grossa
65. segnato avea lo suo sacchetto bianco
66. mi disse: “Che fai tu in questa fossa?

67. Or te ne va e perché se’ vivo anco
68. sappi che il mio vicin Vitaliano
69. sederà qui dal mio sinistro fianco

70. Con questi fiorentin son padovano
71. spesse fiate m’intronan gli orecchi
72. gridando: “Vegna il cavalier sovrano

73. che recherà la tasca co’ tre vecchi!”
74. Qui distorse la bocca e di fuor trasse
75. la lingua come bue che il naso lecchi

76. Ed io temendo no ‘l più star crucciasse
77. lui che di poco star m’avea munito
78. torna ‘mi indietro dall’anime lasse

79. trovai lo duca mio ch’era salito
80. già su la groppa del fiero animale
81. e disse a me: “Or sie forte ed ardito

82. Omai si scende per sì fatte scale
83. monta dinanzi: ch’io voglio esser mezzo
84. sì che la coda non possa far male”

85. Qual è colui c’ha sì presso il ribrezzo
86. della quartana c’ha già l’unghie smorte
87. e trema tutto pur guardando il rezzo

88. tal divenn’io alle parole porte
89. ma vergogna mi fêr le sue minacce
90. che innanzi a buon signor fa servo forte

91. Io m’assettai in su quelle spallacce
92. sì volli dir ma la voce non venne
93. com’io credetti: “Fa’ che tu m’abbracce”

94. Ma esso che altra volta mi sovvenne
95. ad altro forse tosto ch’io montai
96. con le braccia m’avvinse e mi sostenne

97. e disse: “Gerion muoviti omai!
98. Le rote larghe e lo scender sia poco:
99. pensa la nuova soma che tu hai”

100. Come la navicella esce dal loco
101. in dietro in dietro sì quindi si tolse
102. e poi ch’al tutto si sentì a giuoco

103. là ov’era il petto la coda rivolse
104. e quella tesa come anguilla mosse
105. e con le branche l’aria a sé raccolse

106. maggior paura non credo che fosse
107. quando Feton abbandonò li freni
108. per che il ciel come pare ancor si cosse

109. nnè quando Icaro misero le reni
110. sentì spennar per la scaldata cera
111. gridando il padre a lui: “Mala via tieni!”

112. che fu la mia quando vidi ch’io era
113. nell’aer d’ogni parte e vidi spenta
114. ogni veduta fuor che della fiera

115. Ella sen va nuotando lenta lenta
116. ruota e discende ma non me n’accorgo
117. se non ch’al viso di sotto mi venta

118. io sentìa già dalla man destra il gorgo
119. far sotto noi un orribile stroscio
120. per che con gli occhi in giù la testa sporgo

121. Allor fu’ io più timido allo scoscio
122. però ch’io vidi fuochi e sentii pianti
123. ond’io tremando tutto mi raccorcio

124. E vidi poi chè nol vedea davanti
125. lo scendere e il girar per li gran mali
126. che s’apprezzavan da diversi canti

127. Come il falcon che ch’è stato assai su l’ali
128. che senza veder logoro o uccello
129. fa dire al falconiere: “Ohimè tu cali!”

130. discende lasso onde si mosse snello
131. per cento rote e da lungi si pone
132. dal suo maestro disdegnoso e fello

133. così ne pose al fondo Gerione
134. a piè a piè della stagliata rocca
135. e discaricate le nostre persone

136. si dileguò come da corda cocca

A Dëvëjna Cummédjë
dë Gianni Latronico
Càndë XVII du ‘Mbìërn

1. “Vëjtë a la véstjë kë la còwtë appëzzuddätë
2. ca pàssë lë mònd e ròmbë i parèjtë e l’àrmë
3. vëjtë a ckèdë k’appuzzënìsh tùtt u mùnnë!”

4. Dassë accumënzòw u dëwkë më a parlarmë
5. e lë facèttë cënnë dë vënëj àw lëmëtòwnë
6. vëcëjn a la fëjn dë lë màrmë ndò jìërm scëwt

7. E ckèda sòzza ‘mmàggënë dë fròtë
8. së në vënèttë e arrëvòw la cäpë e u bbùstë
9. ma sòwpë a la ròggë nòn tëròw la còwtë

10. A fàccja sòw jér kèdë dë n’òmmën ggjùstë
11. tànda bbënìgnë tënëj dafòrë la péddë
12. e dë nu sèrpë tùttë l’òldë fùstë

13. dò brànghë tënëja pëlòws affìgn a l’ascìëdd
14. u cùëddë u pìëttë e tutt’e ddò lë còstëlë
15. tënëja pëttätë dë nùwtë e ddë rutéddë

16. Kë cchjù ckëlòwrë sfòndë e rrëlìëvë
17. nòn facèrnë mä dràppë Tàrtërë nnè Tùrkë
18. e nnè ffòrn tëssëwtë lë tèjlë d’Aràgnë

19. Cùm qualkè vòldë stònn a rrëjp lë barkétt
20. ca stònn ménz andò l’àcquë e mènz ‘ndèrr
21. E ccumè ddä frà lë Tedèskë mangëwnë

22. u castòwrë s’asséttë kë ffä la swa wèrrë
23. dassë la pèssëma véstjë së në stëj
24. sòwp la rëjp ca dë pétrë sèrrë u sabbjòwn

25. A kèda vànn a còwta sòw tùtta shëndëlläv
26. turcénn ajjàld la fòrca sòwa vëlënòwsë
27. ca cumè nnu scurpjòwn la pòndë armävë

28. U dëwk dëcètt: “Mò cunvìënë ca s’aggëjrë
29. a sträta nòstrë në pìckë affìgnë a ckèda
30. véstja malvàggë ca pròpjë ddä së còlkë”

31. Pë ckìëssë shënnìmmë a la déstra vànnë
32. e déscë pàssë facìmmë sòwpë àw strémë
33. kë pputè scanzä la rèjnë e la fjamméddë

34. E quànnë nëw sëjmë vënëwtë ndò jèddë
35. pìckë cchjù a ddä vèjkë sòwpë a la rèjnë
36. génd assëttät vëcëjn a kèda vànn dù fùëssë

37. Cquä u mèstrë: “Kë pputèrtë purtä chèjna
38. spërjénz dë ssù ggëròwnë ndòw mùnnë -
39. më dëcètt – vä a vvëdè ndò ccè stät stònn

40. I raggjunamìënd tëw honna jéss ddä cùrtë
41. affìgnë ca tùërnë jë agghjà parlä kë ckèssë
42. ca n’addà cungédë lë sòw spàddë fòrtë”

43. Dassë angòrë ajjàld pù cäpë estrémë
44. dë cùdë séttëmë cìëlë sëwlë sëwlë
45. shìbb ndò stëj assëttät kèda génd trìstë

46. Fòrë da l’òcchjërë scuppjävë u lòr dëlòwrë
47. da cquä da ddä së scanzàvën kë lë mänë
48. mò a lë vambalénz e mmò a la rèjna càllë

49. Nò dëversaménd fàscënë dë stätë lë cänë
50. cù mùss o cù pétë quànn sò muzzëquätë
51. o da lë pùrgë o da lë mòsclë o da lë tafänë

52. Dòpp ca mëràbb a cqualkëwnë ‘mbàccë
53. pròpjë andò lë cätë u fùëkë duléndë
54. nò nnë canushìbb nëscëwn e m’addunàbb

55. ca dàw cùëdd a ognëwn pënnëj na sackétt
56. ca tënëj nu cèrtë këlòwr e nnù cèrtë sègnë
57. e da cquä pär ca l’òcchjërë lòrë së pàshënë

58. E méndrë végnë mërànn mmìënz a llòrë
59. andò na bbòrza ggjàllë vëdìbbë l’azzùrrë
60. ca dë nu lëjòwnë tënëj fàccë e ccundègnë

61. Pò cundënuànnë angòrë a mmëräj
62. në vëdìbbë n’otëwnë cùmë sàgnë ròssë
63. musträ na pàpëra vjànghë cchjù dù bbùrrë

64. E jjëwn ca dë na scròwfa azzùrrë e jëròssë
65. sëgnätë tënëj u sackéttë vjànghë
66. më dëcètt: “Ccé ffä tù andò ssà fòssë?

67. Mò vattìnnë pëcké sì angòrë vëjvë
68. hà sapèj ca u vëcëjnë mëjë Vëtaljänë
69. s’add’assëttä cquä àw fjàng mëj sënìstrë

70. Kë ckìëssë Fjorendìnë jë sò Paduwënë
71. spìssë vòldë m’ëndrònënë lë rècchjë
72. jërdànn: “Addà vënë u cavaljìër suvränë

73. k’addà purtä a sackéttë kì trè crapìëttë!”
74. Cquä sturcèttë la vòckë e da fòrë tëròw
75. la lègnë cùmë fäscë u vòj ca së lèckë u näsë

76. e jjë tëménn k’a stä angòrë dèss fastìdjë
77. a jjìdd ca dë stä pìcca tìëmb m’èrë avvësätë
78. më në turnàbb ndrétë ndò l’ànëmë stànghë

79. ng’acchjàbb u dëwca mëj k’érë ‘nghjanätë
80. éggjä ‘ngròpp’a lu fëròwscë anëmälë
81. e dëcètt a mmë: “Mò hà jéss fòrtë e ardëjtë

82. oramäj së shènn pë ckìëss scälë cquä:
83. nghjänë nnànz a mmë ca vògghj fä ‘nmòdë
84. ca la còwtë nòn të pòzzë fä dù mälë”

85. Cumè ccùdë ca jé dassë vëcëjn àw rëbbrézzë
86. dë la quartänë ca ténë ggjä l’ògnë smòrtë
87. e ttrémë tùttë soldànd à wardä l’òmbrë

88. dassë dëvëndàbb jë a lë paròlë accòrtë
89. ca vërvògnë më facèrnë lë sëwa mënàzzë
90. ca nnànz àw bùën sëgnëwr fäscë u sèrv fòrtë

91. Jë m’assëttàbb sòp’a ckìëdë spaddàzzë
92. ssë lë vulëja dëjscë ma la vòwscë nòn assèttë
93. cùm jë pënzävë:”Vògghj ca tù m’abbràzzë”

94. Ma jìddë k’àldrë vòldë m’ajjutòw
95. andò n’òldu përìquëlë appén jë m’achjàbbë
96. kë lë vràzzë më strëngètt e mmë mandënèttë

97. e ddëcètt: “Ggëròwnë mùëvëtë oramäjë
98. lë ròtë sò llàrjë e la shënnëwt sëja vëlòwscë
99. pìënzë àw nùëvë pëjsë ca tù pùërtë”

100. Cùmë na navëcéddë jéssë àw llàrjë
101. drétë kë ddrétë e tànn dassë së luwò
102. e dòpp ca d’ognè stàquëlë së sëndètt lìbbrë

103. ndò prëjm jér u pìëtt jìdd aggëròw la còwtë
104. e ckèda tèjsa tèjsë cumè nn’anguìll muwèttë
105. e ckë lë bbrànghë l’àrjë a ssè stèss attëròw

106. Na pajëwr cchjù jëràn nòn pénz ca ngë fòssë
107. quànnë Fëtòndë abbandunòw lë frèjnë
108. e pë ckìëss u cìël së cuscètt cùm angòr pärë

109. nnè quànn Ìkërë së sëndèttë lë rëjnë
110. tùttë spënnätë pë la cèjra scallätë
111. méndrë l’attänë u jërdävë:“Càmbjë strätë!”

112. ca fòw la mèj quànn jë më vëdìbbë
113. d’ognè vvànnë mmìënz a l’àrjë sénza vëdè
114. cchjù nëshëwna còwsë ‘nfòr dë kèda véstjë

115. Jèddë së në vä natànnë lénda léndë
116. ggëjrë e shènnë ma më n’addunèjscë
117. shkìtt da la fàccë e ddàw vìëndë dë sòttë

118. Jë sëndëja ggjä da la mäna déstrë l’àcquë
119. ca facëj sòtt’a nnëw nu rëmòwrë orrìbbëlë
120. tànd da fàrm spòrgë cäp e jòcchjër da sòttë

121. Tànnë fùbbë jë cchjù ttìmëdë a shènnë
122. a ffòrz dë vëdèj fùëkë e ssénd chjàndë
123. pë ckìëss trëmànn jë strèngë angòr lë jàmmë

124. E vvëdìbbë dòppë ca jë arrutävë calànnë
125. shënnénnë e aggërànnë pë lë mälë jërànnë
126. ca m’arrëvàvënë da tàndë dë kìëdë vànnë

127. Cumè u falcunétt k’é stät assä a shìëdd apèrtë
128. sénza vëdè acìëdd nnè dë càrn e nnè dë stràzzë
129. fäscë dëjscë àw falcunìërë :”Fòrz mò shìnnë!”

130. e shènnë ’nvécë dë mòvërsë shullìscëtë
131. facénn ggëjrë ndò l’àrjë e lundänë së mèttë
132. dàw sëw patrëwnë sdëgnëwsë e ammurjätë

133. Dassë n’appuggjòw àw fùnn Ggërjòwnë
134. a lë pìëtë dë kèda mundàgna jërànnë
135. e nòn appénë në fòw scarëcätë a nnù dëw

136. së në fuscèttë cùmè nna sajétt da l’àrk sëw






Inferno: Canto XVI
Scritto da Gianni il 17/01/2007 09:04:19

Inferno: Canto XVI
Nel Canto XVI dell’Inferno si tratta del medesimo III girone, del medesimo VII cerchio e del medesimo peccato della sodomia. Mentre sentono il rumore del Flegetonte, che precipita nell’VIII cerchio, da una schiera dei sodomiti, Virgilio e Dante vedono staccarsi tre anime che, riconosciuto il poeta, lo pregano di fermarsi, mentre loro continuano a camminare in cerchio. Uno di loro, Jacopo Rusticucci, gli presenta i suoi compagni: Guido Guerra, nipote di Gualdrada dei Ravignani e Tegghiaio Aldobrandi, il cui consiglio avrebbe evitato la sconfitta di Montaperti. Dante esterna ai tre la propria ammirazione, dicendo che la loro condizione non ha suscitato in lui disprezzo, ma dolore e che da Firenze si sono allontanati valore e cortesia.

La Divina Commedia
di Dante Alighieri
Canto XIV dell’Inferno

1. Già era in loco ove s’udia il rimbombo
2. dell’acqua che cadea nell’altro giro
3. simile a quelle che l’arnie fanno rombo

4. quando tre ombre insieme si partiro
5. correndo d’una torma che passava
6. sotto la pioggia dell’aspro martiro

7. Venian vêr noi e ciascuna gridava:
8. “Sostati tu che all’abito ne sembri
9. essere alcun di nostra terra prava”

10. Ahi me che piaghe vidi ne’ lor membri
11. recenti e vecchie dalle fiamme incese!
12. Ancor men duol pur ch’io me ne rimembri

13. Alle lor grida il mio dottor s’attese
14. volse il viso vêr me e: “Or aspetta”
15. disse: “A costor si vuole esser cortese

16. e se non fosse il fuoco che saetta
17. la natura del loco io dicerei
18. che meglio stesse a te che a lor la fretta”

19. Ricominciâr come noi ristemmo ei
20. l’antico verso: e quando a noi fûr giunti
21. fenno una rota di sé tutti e trei

22. Qual soglion i campion far nudi e unti
23. avvisando lor presa e lor vantaggio
24. prima che sien tra lor battuti e punti

25. così rotando ciascuno il visaggio
26. drizzava a me sì che in contrario il collo
27. faceva ai piè continuo viaggio

28. e “ se miseria d’esto loco sollo
29. rende in dispetto noi e nostri preghi”
30. cominciò l’uno: “ E il tinto aspetto e brollo

31. la fama nostra il tuo animo pieghi
32. a dirne chi tu se’ che i vivi piedi
33. così sicuro per lo inferno freghi

34. Questi l’orme di cui pestar mi vedi
35. tutto che nudo e di pelato vada
36. fu di grado maggior che tu non credi

37. Nepote fu della buona Gualdrada
38. Guido Guerra ebbe nome ed in sua vita
39. fece col senno assai e con la spada

40. L’altro che appresso me l’arena trita
41. è Tegghiaio Aldobrandi la cui voce
42. nel mondo su dovrìa esser gradita

43. Ed io che posto son con loro in croce
44. Jacopo Rusticucci fui e certo
45. la fiera moglie più ch’altro mi nuoce”

46. S’io fussi stato dal foco coperto
47. gittato mi sarei tra lor di sotto
48. e credo che il dottor l’avrìa sofferto

49. Ma perch’io mi sarei bruciato e cotto
50. vinse paura la mia buona voglia
51. che di loro abbracciar mi facea ghiotto

52. Poi cominciai: “Non dispetto ma doglia
53. la vostra condizion dentro mi fisse
54. tanto che tardi tutta si dispoglia

55. tosto che questo mio signor mi disse
56. parole per le quali io mi pensai
57. che qual voi siete tal gente venisse

58. Di vostra terra sono e sempre mai
59. l’opre di voi e gli onorati nomi
60. con affezzion ritrassi ed ascoltai

61. Lascio lo fele e vo pei dolci pomi
62. promessi a me per lo verace duca
63. ma fino al centro pria convien ch’io t’omi”

64. “Se lungamente l’anima conduca
65. le membra tue” rispose quegli allora
66. “e se la fama tua dopo te luca

67. cortesia e valor di’ se dimora
68. nella nostra città sì come suole
69. o se del tutto se n’è gita fuora

70. chè Guglielmo Corsiere il qual si duole
71. con noi per poco e va là coi compagni
72. assai ne cruccia con le sue parole”

73. “La gente nuova e i subiti guadagni
74. orgoglio e dismisura han generata
75. Fiorenza in te sì che tu già ten piagni”

76. Così gridai con la faccia levata
77. e i tre che ciò inteser per risposta
78. guatâr l’un l’altro come al ver si guata

79. “Se l’altre volte sì poco ti costa”
80. risposer tutti “il satisfare altrui
81. felice te che sì parli a tua posta!

82. Però se campi d’esti lochi bui
83. e torni a riveder le belle stelle
84. quando ti gioverà dicere:“Io fui”

85. fa’ che di noi alla gente favelle”
86. Indi rupper la rota ed a fuggirsi
87. ali sembiâr le gambe loro snelle

88. un amen non saria potuto dirsi
89. tosto così com’ei fûro spariti:
90. per che al maestro parve di partirsi

91. Io lo seguiva e poco eravam
92. che il suon dell’acqua n’era sì vicino
93. che per parlar saremmo appena uditi

94. Come quel fiume c’ha proprio cammino
95. prima da monte Veso in vêr levante
96. dalla sinistra costa d’Apennino

97. che si chiama Acquacheta suso avante
98. che si divalli giù nel basso letto
99. ed a Forlì di quel nome è vacante

100. rimbomba là sopra San Benedetto
101. dell’Alpe per cadere ad una scesa
102. ove dovea per mille esser ricetto

103. così giù d’una ripa discoscesa
104. trovammo risonar quell’acqua tinta
105. sì che in poc’ora avria l’orecchia offesa

106. Io aveva una corda intorno cinta
107. e con essa pensai alcuna volta
108. prender la lonza alla pelle dipinta

109. Poscia che l’ebbi tutta da me sciolta
110. sì come il duca m’avea comandato
111. porsila a lui aggrappata e ravvolta

112. Ond’ei si volse in vêr lo destro lato
113. e alquanto di lungi dalla sponda
114. la gittò giuso in quell’alto burrato

115. “ E pur convien che novità risponda ”
116. dicea fra me medesmo:“Al nuovo cenno
117. che il maestro con l’occhio sì seconda”

118. Ahi quanto cauti gli uomini esser denno
119. presso a color che non veggion pur l’opra
120. ma per entro i pensier miran col senno!

121. Ei disse a me: “Tosto verrà di sopra
122. ciò ch’io attendo e che il tuo pensier sogna
123. tosto convien ch’al tuo viso si scopra”

124. Sempre a quel ver c’ha faccia di menzogna
125. de’ l’uom chiuder le labbra fin ch’ei puote
126. però che senza colpa fa vergogna

127. ma qui tacer nol posso e per le note
128. di questa commedia lettor ti giuro
129. s’elle non sien di lunga grazia vôte

130. ch’io vidi per quell’aer grosso e scuro
131. venir nuotando una figura in suso
132. meravigliosa ad ogni cor sicuro

133. sì come torna colui che va giuso
134. talora a solver ancora ch’aggrappa
135. o scoglio o altro che nel mare è chiuso

136. che in su si stende e da piè si rattrappa

A Dëvëjna Cummédjë
dë Gianni Latronico
Càndë XIV du ‘Mbìërn

1. Jë jérë éggjä andò së sëndëj u rëmòwrë
2. dë l’àcquë ca cadëj andò l’òldu ggëjrë
3. sìmëlë a ccùdë ca fàscënë l’àrnjë dë l’äpë

4. quànn trè jjòmbrë ownëjtë së staccòrnë
5. currénnë da na mòrrë ca passävë
6. sott’a l’àcquë dë l’àsprë martìrië

7. Vënìvën vèrs dë nëw e ognëwnë jërdävë
8. “Fìërmëtë tëw ca da l’àbbëtë në sìëmbrë
9. dë jéss jëwnë dë la nòstra bbrùtta tèrrë!”

10. Màmma mè ccè ffërëjt vëdìbb ndòw cùërp lòr
11. vécchjë e nnòvë da lë vàmbë scallätë
12. Angòr mò më dëspjäscë shkìtt ndà mamòrjë

13. a lë jërëjtë lòrë u dottòrë mëj së fërmòw
14. aggëròw la fàccë vèrs dë mèj e dëcètt:”Aspìëtt!
15. kë ckìëss jé nnëcëssàrjë a jjéssë curtèjsë:

16. e ccë nòn fòssë u fùëkë ca sajéttë
17. la natëwrë dù lùëkë jë të t’avrëja dëjscë
18. ca tìënë cchjù ffòddë tëw dë tùttë lòrë”

19. Cùmë nëw në fërmàmm lòrë accumënzòrnë
20. a ggërä attùrn e quànn vëcëjn a nnëw arrëvòrn
21. tutt’e ttrè na ròtë facèrnë dë sè stèssë

22. Cùmë fàscënë lë cambjëwnë jùndë e a l’anëwtë
23. squadrànnësë kë tträ jëwnë da l’òldë vandàggë
24. prëmë dë jéss da lòrë vattëwtë o pungëwtë

25. e ddassë aggërànnë ognè jjëwnë la fàccë
26. ‘ndrëzzävë vèrsë dë mèj nmòd tälë ca u cùëddë
27. s’acchjäv àw cundràrj dë lë pìët këndinuaménd

28. E “Cë a mësèrië dë ssù pòstë jé ccëdèvëlë
29. a ddëspìëtt nùëstrë e ddë lë nòstrë prëjìërë -
30. accumënzòw jëwnë - e a l’aprénzë- tàndë brùll

31. la fäma nòstrë pòzza ‘nglënäj l’ànëma tòw
32. a ddìrnë cë sì ttëw ca lë pìëtë vëjvë
33. dassë sëkëwrë andò u ‘mbìërnë mìttë

34. Cùssë dë cë më vëjtë cazzäj l’òrmë
35. fìgnë cë së në vä a l’anëwtë e ssénza capìddë
36. fòw dë grädë cchjù jërànnë ca tëw nòn crëjtë:

37. nëpòwtë fòw dë la bbòna Gualdrädë
38. tënëj u nòwmë dë Wëjtë Wèrrë e ‘nvëjta sòw
39. facètt assä cù cërvìëdd e ckë la spätë

40. L’òldë k’apprìëss a nnëw la rèjna mòvë
41. jé Ttëgghjänë Aldëbbràndë la cuja vòwscë
42. sòwp andò mùnnë avrëja jéss aggradëjtë

43. e jjë ca sò ppùëstë kë llòrë ‘ngròwscë
44. jë fùbb Gjakëmë Rustëcùccë e ccërtaméndë
45. mëgghjèrma rëtròws angòr dannä më fäscë”

46. Cë jë fòssë stätë dàw fùëkë cumugghätë
47. më sarëj scëttätë ddò ssòtt mmìënz a llòrë
48. e ccrèjtë ca u dottòrë n’avrëja patëjtë

49. Ma dätë ca jë më sarëj scallätë e ccùëttë
50. a pajëwr vëngèttë la mëja bbòna vulundätë
51. ca më spèngë ad abbrazzàrlë tùttë quàndë

52. Pò accumënzàbb:”Nò dëspìëtt ma dëlòwrë
53. a cundëzzjòwna vòstrë dajìndrë m’afflìssë
54. tàndë k’angòrë nòn së në stä scénnë

55. appénë cùssu mëja sëgnòwrë më dëcèttë
56. paròlë kë lë quälë jë më crënzàbbë
57. ca kjùnguë vëw fùstë täla ggéndë vënèssë

58. Jë sò ddë la tèrra vòstrë e kë ssémbë
59. l’òpëra vòstrë e lë nòmërë vùëstrë anurätë
60. kë ssëmbatëj ‘mbarabbë e ssëndìbbë

61. Jë làssë u félë e ccèrkë la dòlgja frùttë
62. ca m’ha pprëmëjsë u dëwkë mëja shëngéjrë
63. m’affìgn àw cèndrë agghjà shènn apprëjmë”

64. “Ca pòzzë kèss’ànëma wëdä a llùëgnë
65. lë tëwa mèmbrë - rëspunnèttë cùdë angòrë -
66. e cca la fäma tòw dòpp dë tè cundìnuë

67. curtësëj e vvalòwrë honnà rësìstë
68. ndò la nòstra cëtätë dassë cumë u sòwlë
69. à mmèjnë ca së në sëja scëwtë tùttë dafòrë

70. pëcké Gugljèlmë Bbursìërë k’é shënnëwtë
71. cquä da pìcca tìëmb e vä ddä kë lë cumbàgnë
72. a ddëjscë paròlë dë ràbbië e ddë lamìëndë”

73. “La nòva ggéndë e lë fàcëlë wadàgnë
74. hònnë ‘ngënëtätë supèrbië e smudëratèzzë
75. ntè o Fërénzë ‘nmòdë tälë ca gjä të në chjàngë”

76. Dassë jërdàbbë kë la fàccja jalzätë
77. e ckìëd e ttrèj k’annasulòrnë i paròlë mèj
78. së mëròrn jëwn l’òld cumè cquànn së mëjr u vèjr

79. “Cë l’òldë vòldë dassë ppìckë të còstë –
80. rëspunnèrnë tùttë quàndë – a suddësfäj a l’òldë
81. t’addà fä fëlëjscë cë dassë pàrlë appòstë!

82. Ma cë të rjèscë d’assë da stë lùëkë skëwrë
83. e ttùërnë a rrëvëdèj lë bbèllë stèddë
84. quànn t’addà pjacèj a ddëjscë lë còwsë dë cquä

85. pàrlë fìgnë dë nëw a ttùttë kèda ggéndë”
86. Pò rumbèrnë la ròtë e ndò tùttë kèda còrsë
87. lë jàmmë lòrë vëlòwscë parìvënë shìëddë

88. Nòn së sarëj putëwt fä a ttìëmb a ddëjscë amèn
89. ca tànd sùbbët dassë kìëdë jérn eggjä sparëjtë
90. pë ckìëss u mèstr pënzòw dë mèttërs ‘ngamëjn

91. Jë lë scìbb drétë e da pìckë nn’ìërmë scëwtë
92. ca u sùënë dë l’àcquë nn’érë dassë vvëcëjnë
93. k’a pparlä jérë tìëmb pèrs sénza putèrsë séndë

94. Cumè ccùdë fjëwmë ca nàshë dàw Monvëjsë
95. e shènn vèrsë lëvànd andò u camëjnë sëw
96. dàw cùëstë sënìstrë dë l’Appënnëjnë

97. ca sòwp së chjämë Jàcquaqujétë prëjmë
98. ca shènnë a vvàddë sòttë ndòw vàshë lìëttë
99. e a Fforlìj dë ssù nòwmë jé jìddë vacàndë

100. rëmbòmbë ddä sòwpë a Ssàn Bbënëdìttë
101. da l’Àlpë kë ccadè andò na dëshèjsë
102. méndrë avëja jéssë rëcëvëwtë da mìllë

103. dassë sòttë da na rëjpa addërrupätë
104. sëndìmmë rësunä kèdd’àcqua tèndë
105. ‘nmòd täl k’à mmë së sturdìvën lë rècchjë

106. Jë tënëj na zòwkë attùrn cùmë nu cìndë
107. E ckë jjèddë pënzàbb anghëwna vòldë
108. a ngatënäj la lònzë kë la pédda dëpìndë

109. Dòppë ca më l’érë tùtta luwätë
110. dassë cùmë u dëwkë m’avëja cumannätë
111. la purscìbb a jjìdd ndurcëgghjät e ndruzzulät

112. Pë ckìëss jìdd s’aggëròw àw lätë déstrë
113. e chhjùttòstë lundänë da kèda spòndë
114. la scëttòw dasòttë ndò cudu fùnn dërrëwpë

115. “Eppëwrë më cunvìënë ca nuwëtä rëspònnë –
116. dëcëj ndò mè stèssë – àw cènnë stränë
117. ca u mèstrë dassë accumbàgnë kë l’ùëcchjë”

118. “O quànd’accùërtë honnà jéss l’ùëmënë
119. vëcëjnë a ckìëdë ca nòn vètënë l’òpërë
120. ma k’ù pënzìërë la vètënë u stèssë

121. Jìdd më dëcètt:”Sùbbëtë addà vënë da sòwpë
122. ccè cca jë aspéttë e cca u pënzìërë tëw spérë
123. sùbbëtë cunvìënë k’a la tëwa fàccë së sélë”

124. Sémb a la vërdätë ca sémbrë cumè nnà bbuscëj
125. l’òmn addà tënè la vòcca chëwsë affìgnë ca pòtë
126. cù fàtt ca sénza còlpë pròvëkë la vërvògnë

127. ma cquä nò mmë pòzz stä cìttë e ppë lë vèrsë
128. dë stà Cummédië lëttòwrë jë t’aggjëwrë
129. ca kìëss nòn sò vacàndë dë lògna jëràzzjë

130. ca jë vëdìbb pë ckèdd’àrja jëròssë e skëwrë
131. vënë addunànnëmë dë na fëjëwra ‘ngìëlë
132. chjèjn dë maravìgghjë a ognè còr curaggjëwsë

133. dassë cùmë tòrnë cùdë ca vä dasòttë
134. a vvòldë a lluwä l’ànghërë ca s’arrambëkèjscë
135. àw scùëgghjë o a jjàldrë ca ndòw mërë jé chjëwsë

136. ca sòwp së stènnë e ckë lë pìëtë së rattrappèjscë
































































































































































































































































































































































































































































































































































































































Inferno: Canto XV
Scritto da Gianni il 17/01/2007 09:03:49

Inferno: Canto XV
Nel XV Canto dell’Inferno si tratta dello stesso III girone e dello stesso VII cerchio, dove sono puniti i sodomiti, che fanno violenza alla deità, disprezzando la sua natura e la sua bontà. Tra queste anime c’è ser Brunetto Latini, maestro di Dante, che è desideroso di parlare con il suo discepolo e lo prega di ascoltarlo, senza però fermarsi, mentre gli chiede quale volontà divina gli permette di fare questo viaggio nell’Inferno, da vivo. Dante gli risponde che Virgilio lo ha salvato dalla selva oscura del male, proponendogli di attraversare i regni dell’oltretomba. Parlando della cattiveria dei Fiorentini, gli predice il suo futuro esilio, da cui uscirà vittorioso, seguendo la sua buona stella. Infine si congeda, raccomandandogli il suo “Tesoro” e, correndo via, raggiunge i suoi compagni.



La Divina Commedia
di Dante Alighieri
Canto XIV dell’Inferno

1. Ora cen porta l’un de’ duri margini
2. e il fummo del ruscel di sopra aduggia
3. sì che dal foco salva l’acqua e gli argini

4. Quale i fiamminghi tra Guizzante e Bruggia
5. temendo il fiotto che vêr lor s’avventa
6. fanno lo schermo perché il mar si fuggia

7. e quale i padovan lungo la Brenta
8. per difender lor ville e lor castelli
9. anzi che Chiarentana il caldo senta

10. a tale immagine eran fatti quelli
11. tutto che né sì alti né sì grossi
12. qual che si fosse lo maestro fêlli

13. Già eravam dalla selva rimossi
14. tanto ch’io non avrei visto dov’era
15. perch’io indietro rivolto mi fossi

16. quando incontrammo d’anime una schiera
17. che venìa lungo l’argine e ciascuna
18. ci riguardava come suol da sera

19. guardar l’un l’altro sotto nuova luna
20. e sì vêr noi aguzzavan le ciglia
21. come vecchio sartor fa nella cruna

22. così adocchiato da cotal famiglia
23. fui conosciuto da un che mi prese
24. per lo lembo e gridò: “Qual meraviglia!”

25. Ed io quando il suo braccio a me distese
26. ficcai gli occhi per lo cotto aspetto
27. sì che il viso abbruciato non difese

28. la conoscenza sua al mio intelletto
29. e chinando la mano alla sua faccia
30. risposi: “Siete voi qui ser Brunetto?”

31. E quegli: “O figliuol mio non ti dispiaccia
32. se Brunetto Latini un poco teco
33. ritorna indietro e lascia andar la traccia”

34. Io dissi lui: “Quanto posso ven preco
35. e se volete che con voi m’asseggia
36. faròl se piace a costui chè vo seco”

37. “O figliuol” disse “qual di questa greggia
38. s’arresta punto giace poi cent’anni
39. senz’arrostarsi quando il foco il feggia

40. Però va’ oltre: io ti verrò a’ panni
41. e poi raggiungerò la mia masnada
42. che va piangendo i suoi eterni danni”

43. Io non osava scender della strada
44. per andar par di lui ma il capo chino
45. tenea come uom che reverente vada

46. Ei cominciò: “Qual fortuna o destino
47. anzi l’ultimo di qua giù ti mena?
48. e chi è questi che mostra il cammino?”

49. “Là su di sopra in la vita serena”
50. rispos’io lui “mi smarrì’ in una valle
51. avanti che l’età mia fosse piena

52. pur ier mattina le volsi le spalle
53. questi m’apparve tornand’io in quella
54. e riducemi a ca’ per questo calle”

55. Ed egli a me: “Se tu segui tua stella
56. non puoi fallire a glorioso porto
57. se ben m’accorsi nella vita bella

58. e s’io non fossi sì per tempo morto
59. veggendo il cielo a te così benigno
60. dato t’avrei all’opera conforto

61. Ma quello ingrato popolo maligno
62. che discese da Fiesole ab antico
63. e tiene ancor del monte e del macigno

64. ti si farà per tuo ben far nimico
65. ed è ragion chè tra li lazzi sorbi
66. si disconvien fruttare al dolce fico

67. Vecchia fama nel mondo li chiama orbi
68. gente avara invidiosa e superba:
69. da’ lor costumi fa’ che tu ti forbi

70. la tua fortuna tanto onor ti serba
71. che l’una parte e l’altra avranno fame
72. di te ma lungi fia dal becco l’erba

73. Faccian le bestie fiesolane strame
74. di lor medesme e non tocchin la pianta
75. s’alcuna surge ancor nel lor letame

76. in cui riviva la sementa santa
77. di quei roman che vi rimaser quando
78. fu fatto il nido di malizia tanta”

79. “Se fosse tutto pieno il mio dimando”
80. risposi lui “voi non sareste ancora
81. dell’umana natura posto in bando:

82. chè in la mente m’è fitta ed or mi accora
83. la cara e buona immagine paterna
84. di voi quando nel mondo ad ora ad ora

85. m’insegnavate come l’uom s’eterna
86. e quant’io l’abbia in grado mentre io vivo
87. convien che nella mia lingua si scerna

88. Ciò che narrate di mio corso scrivo
89. e serbalo a chiosar con altro testo
90. a donna che saprà se a lei arrivo

91. Tanto vogl’io che vi sia manifesto
92. pur che mia coscienza non mi garra
93. che alla fortuna come vuol son presto

94. Non è nuova agli orecchi miei tale arra:
95. però giri fortuna la sua rota
96. come le piace e il villan la sua marra”

97. Lo mio maestro allora in su la rota
98. destra si volse indietro e riguardommi
99. poi disse: “Bene ascolta chi la nota”

100. Né pertanto di men parlando vommi
101. con ser Brunetto e dimando chi sono
102. li suoi compagni più noti e più sommi

103. Ed egli a me: “Saper d’alcuno è buono:
104. degli altri fia laudabile il tacerci
105. chè il tempo saria corto a tanto suono

106. In somma sappi che tutti fûr cherci
107. e letterati grandi e di gran fama
108. d’un medesmo peccato al mondo lerci

109. Priscian sen va con quella turba grama
110. e Francesco d’Accorso anche e vedervi
111. s’avessi avuto di tal tigna brama

112. colui potei che dal servo de’ servi
113. fu trasmutato d’Arno in Bacchiglione
114. dove lasciò li mal protesi nervi

115. Di più direi ma il venir e il sermone
116. più lungo esser non può però ch’io veggio
117. là surger nuovo fummo dal sabbione

118. Gente vien con la quale esser non deggio
119. sìeti raccomandato il mio “Tesoro”
120. nel quale io vivo ancora e più non ti cheggio”

121. poi si rivolse e parve di coloro
122. che corrono a Verona il drappo verde
123. per la campagna e parve di costoro

124. quegli che vince non colui che perde


A Dëvëjna Cummédjë
dë Gianni Latronico
Càndë XIV du ‘Mbìërn

1. Mò n’amménë jëwnë dë lë tùëstë lëmëtëwnë
2. e u fjëwm dà jumär ddä ssòwp fäscë jòmbrë
3. nmòd täl ca dàw fùëkë sàlvë jàcquë e spòndë

4. Cumè lë Fjammìnghë ndrà Wëzzànd e Brùggë
5. tëménnë l’ondätë ca vèrsë dë lòrë s’amménë
6. së fàscënë rëpärë pëcké u märë së në fëwscë

7. e ccumè lë Paduwänë vëcëjnë a la Brèndë
8. kë ddëfénnë lë lòrë vìllë e lë lòrë castèllë
9. prëjmë k’a Carìnzië fäscë squagghjä la nèjvë

10. dassë jérn fàtt kìëdë sè pròpië dassë
11. ‘nmòdë tälë ca l’àrtèfëcë jàld e jërànnë
12. tälë e cquälë sìmëlë e ffòrmë lë ffacèttë

13. Nùë eggjä nn’ìërmë da la sèlë allundanätë
14. tàndë ca jë nòn érë vìstë andò m’acchjävé
15. pëcké jë m’érë aggërätë a l’andrétë

16. quànn smëccjàmm d’ànëmë na fòddë
17. ca vĕnìvĕnë vëcëjnë a la spònd e ognëwnë
18. në stëj à wardä cùmë fàscënë la sèjrë quànn

19. së mìrën jëwnë l’òldë sott’a la lëwna chjèjnë
20. e vèrsë dë nëw dassë ‘ndrëzzàvënë l’òcchjërë
21. cùmë fäscë nu vécchjë cusëtòwrë ndò la crëwnë

22. Dassë aducchjätë da na famìgghja sìmëlë
23. fùbbë canuscëwtë da jëwn ca m’angappòw
24. cù lèmb dù vëstëjt e jërdòw: ”Ccè maravìgghjë!”

25. E jjë quànn u vràzz vèrsë dë mè stënnèttë
26. spalangàbb l’òcchjër vèrs cùdu gnuruquätë
27. tànd ca la fàccja jàrs dàw sòwlë nò ‘mbëdètt

28. a lu mëja ‘ndëlléttë la sëwa canuscénzë
29. e cchjëcànnë la mänë sòp a la sëwa fàccë
30. rëspunnìbb:”Ssëgnërë sì cquä sèr Brunèttë?”

31. E ccùdë:”Fìgghjë mëj nòn të dëspjacénnë
32. cë Brunétt Latëjnë në pìcchë kë ttè
33. tòrnë a l‘andrétë e llàssë scëj la fëjlë”

34. Lë rëspunnìbb:”Tùtt ccè cca pòzzë vë në préj
35. e ccë vulëjtë ca jë kë vvëw m’asséttë u fàzzë
36. vulëndìërë abbàstë ca jé d’accòrdë u mèstrë”

37. “O fìgghjë më – dëcèttë - cìnga dë ssà mòrrë
38. s’abbéndë në pìckë réstë pò cìënd ànnë
39. sénz ca s’arròstë quànnë u fùëkë u tòcke

40. ma tùë vä ‘nnànz ca jë të végnë apprìëssë
41. e ddòppë agghj arrëvä ‘ndò sò i cumbàgnë më
42. ca vònnë chjangénnë lë lòrë wäj atèrnë”

43. Jë nòn m’azzardävë a shènnë da la strätë
44. kë shëj àw pàssë kë jjìdd, ma la cäpa ‘nglënät
45. tënëj cumè jjëwnë ca vä kë rrëvërénzë

46. Jìdd accumënzòw:”Quäla fërtëwnë o dëstëjnë
47. prëmë dë l’ùldëmë jùërn cquä ssòttë t’amménë?
48. E ccë jé ccùss ca të fäscë vëdè la strätë?”

49. “Ddä jjàldë andò la vëjta sarénë –
50. – rëspunnìbbë jë – më përdìbb ndò nù vaddòwnë
51. prëmë ca l’ètäta mèja fòssë chjèjnë

52. Pròpië ajjìërmatëjnë llë vuldàbbë lë spàddë:
53. jìddë m’apparèttë omméndrë ca turnävë ddä
54. e m’addà fä da wëjtë affìgnë a la cäsë kë ssà strätë

55. E jjìdd a mmë: “Cë tëw vä drétë a la tëwa stèddë
56. nò ppùëtë fallìshë àw pùërtë chjëjnë dë jëlòrië
57. cë bbùënë capëshìbbë andò la vëjta bbèllë

58. e ccë jë nòn fòssë dassë pë ttìëmbë mùërtë
59. vëdénnë u cìëlë a ttë dassë bbënìgnë
60. t’avrèssa dätë a l’òpërë kënfùërtë

61. Ma cùdë ‘ngrätë pòbblë malìgnë
62. ca shënnèttë da Fìësëlë andëcaméndë
63. e jjé angòrë salvàggë e stùërt assäj

64. t’addà jéss nëmëjkë fìgnë a ttë ca sì bbùënë
65. e nòn é ggjùstë ca mmìënz a lë sòrvë acèrbë
66. vènë a ccrèshë u dòlgë frùttë dë lë fëjkë

67. Ndòw mùnn ténënë a numënätë d’éssë cëcätë
68. ngé ggénd avärë ammëdjòwsë e ssupèrbë
69. e ttëw tìënëtë ò llàrië da lë lòrë këstëwmë

70. A fërtëwna tòw tàndë onòwrë të rësèrbë
71. ca l’ëwna pàrtë e l’òldë honn avè fämë
72. dë tèj ma tëw allundànëlë la vòckë da l’èrvë

73. Ca facèssënë lë véstië fjésulänë stränë
74. da sè stèssë e nnòn tuccàssënë la chjàndë
75. cë ngë nné angòr qualkëwn ndòw lòrë rumätë

76. andò rëvëjvë la sämménda sàndë
77. dë kìëdë Romänë ca ngë rumanèrnë quànnë
78. fòw fàttë lu nëjtë dë tànda malìzzië”

79. “Cë fòssë comblétë a dumànda mèj –
80. ssëgnërëj nòn sarìst angòrë
81. mëjsë àw bbàndë da l’umäna natëwrë

82. ca ndò la ménd tégnë fìss e m’addëlòwrë
83. la cära e bbòna fëjëwra patèrn
84. dë ssëgnärëj quànn ndow mùnn a jòwr a jòwr

85. më ‘mbaràst cumë l’òmmënë dëvénd atèrnë
86. e cquànd më sëja cärë méndrë vëjvë
87. jé mmìgghjë ca së säpë chjärë e tùnnë

88. Ccè cca më dëcëjtë dë la mëja sòrtë jë scrëjvë
89. e stëjpë kë l’òlda prëvësjòwnë kë Vëjatrëjscë
90. k’addà sapèj cë a jjèddë arrëjvë

91. Tàndë vògghjë ca vë sëja chjärë
92. fìgnë cë a cushjénza mèj nò mmë rëmbròvë
93. k’a la fërtëwnë cùmë vòlë jë sò pròndë

94. Nòn é nnòvë a lë rècchjë mèj ssà mënàzzë
95. k’aggëràssë pùwrë a fërtëwnë a ròta sòw
96. cum lë pjäscë e ccum’àw cafòwn a zàppa sòw”

97. Tànnë u mèstrë mëj da kèda vannäta
98. déstrë s’aggëròw ndrétë e mmë wardòw arrétë
99. pò dëcèttë: “Bbùënë séndë cë annasulèjscë”

100. Nnè ‘ndàndë cchjù ppìckë parlànnë vòwkë
101. kë ssèr Brunèttë e jë l’addumànnë cë sòndë
102. i cumbàgnë sëw cchjù ffamëwsë e jjërànnë

103. E jjìdd a mmë:”Jé bbùënë a ssapè dë qualkëwn
104. Dë l’òldë sarëja mìgghjë a stàrnë cìttë
105. ca u tìëmb sarëja cùrtë kë ttànda sùënë

106. ‘Nzòmm ha sapèj ca tùttë fòrnë chjìërëcë
107. e llëttërätë jërànnë e ddë jëròssa fämë
108. pù mùnnë lèrcë dë nù stèssë pëccätë

109. Prëscjànnë së në vä kë ckèda mòrra trìstë
110. e Frangìskë D’Accùrsë fìgnë jë putìbb
111. cë avèssë avëwtë bbrämë dë ssà tìgnë

112. vëdëj a ccùdë ca dàw sèrvë dë lë sèrvë
113. fòw vèskëvë dë Fërénz e ppò dë Vëcénz
114. andò facètt na vëjta pëccamënòwsë

115. Putrëja dëjscë dë cchjù ma u camëjn e lë paròl
116. nòn pòtënë jéssë cchjù llògnë ggjacké jë vèjkë
117. ddä d’assëj nùëvë fëwmë dàw sabbjòwnë

118. Arrëjvë ggéndë kë la quälë nòn pòzzë stä
119. të raccumànnë assä u tësuréttë mëjë
120. ndòw quälë jë vëjv angòrë e cchjù nò vvògghj”

121. Dòpp s’aggëròw e ssëmbròw dë kìëdë
122. ca currìvënë a la còrsë cà pannéra vèrdë dë Véròn
123. kë la cambàgnë e ddë tùttë kìëssë

124. jìdd jérë cùdë ca vèngë e nnò cùdë ca pèrdë






Inferno: Canto XIV
Scritto da Gianni il 14/01/2007 12:56:29

Inferno: Canto XIV
Il XIV Canto dell’Inferno tratta del terzo girone, contenuto nel settimo cerchio, dove sono puniti coloro che fanno violenza a Dio, negandolo o bestemmiandolo e si fa il nome dello scellerato re Capaneo che Virgilio riprende aspramente, dicendogli che la sua punizione è la più adeguata per la sua superbia. I due poeti, costeggiando il bosco, arrivano in un luogo, dove sgorga un ruscello di sangue, dal letto con le sponde di pietra, che formano il passaggio, per attraversare il girone. Virgilio spiega a Dante l’origine dei fiumi infernali: nel Mar Mediterraneo c’è l’isola di Creta, al centro della quale si eleva una montagna, dove Cibele nascose il figlio Giove, per sottrarlo a Saturno e dove è custodita la statua di un “gran Veglio”. Dalle varie parti delle sue fessure sgorgano l’Acheronte, lo Stige, il Flegetonte ed il Cocito, mentre il Letè si trova sulla cima del Purgatorio, dove le anime pentite vanno a lavarsi, dopo avere espiato la loro colpa.



La Divina Commedia
di Dante Alighieri
Canto XIV dell’Inferno

CANTO XIV
1. Poiché la carità del natio loco
2. mi strinse raunai le fronde sparse
3. e rende’ le a colui ch’era già fioco

4. Indi venimmo al fine ove si parte
5. lo secondo giron dal terzo e dove
6. si vede di giustizia orribil arte

7. A ben manifestar le cose nuove
8. dico che arrivammo ad una landa
9. che dal suo letto ogni pianta rimuove

10. La dolorosa selva l’è ghirlanda
11. intorno come il fosso tristo ad essa
12. quivi fermammo i passi a randa a randa

13. Lo spazzo era una rena arida e spessa
14. non d’altra foggia fatta che colei
15. che fu da’ piè di Caton già soppressa

16. O vendetta di Dio quanto tu déi
17. esser temuta da ciascun che legge
18. ciò che fu manifesto agli occhi miei!

19. D’anime nude vidi molte gregge
20. che piangean tutte assai miseramente
21. e parea posta lor diversa legge

22. Supin giaceva in terra alcuna gente
23. alcuna si sedea tutta raccolta
24. ed altra andava continuamente

25. Quella che giva intorno era più molta
26. e quella men che giaceva al tormento
27. ma più al duolo avea la lingua sciolta

28. Sopra tutto il sabbion d’un cader lento
29. piovean di foco dilatate falde
30. come di neve in alpe senza vento

31. Quali Alessandro in quelle parti calde
32. d’India vide sopra lo suo stuolo
33. fiamme cadere infino a terra salde

34. per ch’ei provvide a scalpitar lo suolo
35. con le sue schiere per ciò che il vapore
36. me’ si stingueva mentre ch’era solo

37. tale scendeva l’eternale ardore
38. onde la rena s’accendea com’esca
39. sotto focile a doppiar lo dolore

40. Senza riposo mai era la tresca
41. delle misere mani or quindi or quinci
42. iscotendo da sé l’arsura fresca

43. Io cominciai: “Maestro tu che vinci
44. tutte le cose fuor che i demon duri
45. ch’all’entrar della porta incontro uscînci

46. chi è quel grande che non par che curi
47. l’incendio e giace dispettoso e torto
48. sì che la pioggia non par che il maturi?”

49. E quel medesimo che si fu accorto
50. ch’io dimandava il mio duca di lui
51. gridò: “Qual io fui vivo tal son morto

52. Se Giove stanchi il suo fabbro da cui
53. crucciato prese la folgore acuta
54. onde l’ultimo dì percosso fui

55. o s’egli stanchi gli altri a muta a muta
56. in Mongibello alla fucina negra
57. chiamando:“Buon Vulcano aiuta aiuta!

58. sì com’ei fece alla pugna di Flegra
59. e me saetti di tutta sua forza
60. non ne potrebbe aver vendetta allegra”

61. Allora il duca mio parlò di forza
62. tanto ch’io non l’avea sì forte udito:
63. “O Capaneo in ciò che non s’ammorza

64. la tua superbia se’ tu più punito:
65. nullo martirio fuor che la tua rabbia
66. sarebbe al tuo furor dolor compito”

67. Poi si rivolse a me con miglior labbia
68. dicendo: “Quel fu l’un de’ sette regi
69. ch’assiser Tebe ed ebbe e par ch’egli abbia

70. Dio in disdegno e poco par che il pregi
71. ma come io dissi lui li suoi dispetti
72. sono al suo petto assai debiti fregi

73. or mi vien dietro e guarda che non metti
74. ancor li piedi nella rena arsiccia
75. ma sempre al bosco li ritieni stretti”

76. Tacendo divenimmo là ove spiccia
77. fuor della selva un picciol fiumicello
78. lo cui rossore ancor mi raccapriccia

79. Quale del bulicame esce il ruscello
80. che parton poi lor le peccatrici
81. tal per la rena giù sen giva quello

82. Lo fondo suo ed ambo le pendici
83. fatt’eran pietra e i margini da lato
84. perch’io m’accorsi che il passo era lici

85. “Tra tutto l’altro ch’io t’ho dimostrato
86. poscia che noi entrammo per la porta
87. lo cui sogliare a nessuno è negato

88. cosa non fu dagli tuoi occhi scorta
89. notabil come lo presente rio
90. che sopra sé tutte fiammelle ammorta”

91. Queste parole fûr del duca mio
92. per che il pregai che mi largisse il pasto
93. di cui largito m ’ aveva il disio

94. “In mezzo mar siede un paese guasto”
95. diss’egli allora “che s’appella Creta
96. sotto il cui rege fu già il mondo casto

97. Una montagna v’è che già fu lieta
98. d’acqua e di fronde che si chiamò Ida
99. ora è diserta come cosa vieta

100. Rea la scelse già per cuna fida
101. del suo figliuolo e per celarlo meglio
102. quando piangea vi facea far le grida

103. Dentro dal monte sta dritto un gran veglio
104. che tien vôlte le spalle in in vêr Damiata
105. e Roma guata sì come suo speglio

106. La sua testa è di fin oro formata
107. e puro argento son le braccia e il petto
108. poi è di rame infino alla forcata

109. da indi in giuso è tutto ferro eletto
110. salvo che il destro piede è terra cotta
111. e sta in su quel più che in su l’altro eretto

112. Ciascuna parte fuor che loro è rotta
113. d’una fessura che lacrime goccia
114. le quali accolte foran quella grotta

115. Lor corso in questa valle si diroccia
116. fanno Acheronte Stige e Flegetonta
117. poi sen van giù per questa stretta doccia

118. infin là dove più non si dismonta
119. fanno Cocito e qual sia quello stagno
120. tu il vederai: però qui non si conta”

121. Ed io a lui: “Se il presente rigagno
122. si deriva così dal nostro mondo
123. perché ci appar pure a questo vivagno?”

124. Ed egli a me: “Tu sai che il loco è tondo
125. e tutto che tu sii venuto molto
126. pur a sinistra giù calando al fondo

127. non se’ ancor per tutto il cerchio vôlto:
128. per che se cosa n’apparisce nuova
129. non dee addur maraviglia al tuo volto”

130. Ed io ancor: “Maestro ove si trova
131. Flegetonte e Letè chè dell’un taci
132. e l’altro di’ che si fa d’esta piova?”

133. “In tutte tue question certo mi piaci”
134. rispose “ma il bollor dell’acqua rossa
135. dovea ben solver l’una che tu faci

136. Letè vedrai ma fuor di questa fossa
137. là ove vanno l’anime a lavarsi
138. quando la colpa pentuta è rimossa”

139. Poi disse: “Omai è tempo da scortarci
140. dal bosco fa’ che di retro a me vegne
141. li margini fan via che non son arsi

142. e sopra loro ogni vapor si spegne”



A Dëvëjna Cummédjë
dë Gianni Latronico
Càndë XIV du ‘Mbìërn

1. Dätë ca la carëtätë dù lùëkë dë nàshëtë
2. më tucquò u còrë accugghìbb chìëd frùnnë
3. e lë rrënnìbb a ccùdë ca jérë éggjà sparëjtë

4. Po’ vënìmmë a la fëjnë andò së sëpärë
5. u sëcòndë ggëròwnë dàw tèrzë e andò
6. së vèjtë d’a ggjustìzzjë l’arta terrìbbëlë

7. Pë mmìgghjë manëfëstäj lë còwsë nòvë
8. dëjk k’arrëvàmm ndò na chjäna sabbjòwsë
9. ca dàw lìëttë sëw ognè cchjàndë allundänë

10. A duluròwsa sèlvë lë fäscë da ghërlàndë
11. attùrnë cùmë u fùëssë trìst a jjèddë
12. e cquä fërmàmmë lë pàssë rasénd rasénd

13. U pavëménd jérë dë rèjna fëjnë e jjëròssë
14. nòn cèrt dë n’òta manérë fàttë da kèdë
15. ca fòw travërsätë da lë pìëtë dë Catòwnë

16. O mënnétt dë Ddëj quànd tùë dìgghja
17. jéss tëmëwtë da cìnga rjèshë a lléscë
18. ccè ccà fòw chjärë a l’òcchjërë mèjë

19. Dë jànëm a l’anëwtë vëdìbbë na morr
20. ca chjangìvënë tùttë assä misëraménd
21. e pparëj mëjsë a llòrë na dëvèrsa lèggë

22. Dë pànz a l’àrjë stëja ndèrr anghëwna ggénd
23. anguàlkè jjëwn s’assëttävë tutt’accugghjëwtë
24. e anguàlkè jjàldrë së në scëja condinuaménd

25. Kèdë ca së në scëj attùrnë jérë cchjù assäj
26. e ckèda cchjù ppìck ca stëja sotté turmìëndë
27. ma cchjù àw dëlòwrë tënëj la lègna lògnë

28. Sòwp a ttùtt u sabbjòwnë chjänë chjänë
29. chjuwìvënë dë fùëkë fascéddë jërànnë
30. cùmë dë nèjvë sòwpë a l’Alpë sénza vìënd

31. Cùm Alëssàndrë andò kìëdë vànnë càllë
32. dë l’Indjë dètt vambalénz sòwp u sëw stùëlë
33. cadëjë fìttë fìttë affìgnë à ‘ndèrrë

34. e ppë ckìëss pruvvëdètt a stambëshä u sùëlë
35. kë lë sëwa shämë dassë ca lu vapòwrë
36. mìgghjë së squagghjàssë mèndrë jéra sëwlë

37. dassë shënnëj kèd atèrna vräscë fërvéndë
38. k’appëzzëcävë la rèjnë cùmë fäscë l’èskë
39. sott’a fuquàgnë a rradduppjäj u dëlòwrë

40. Sénzë dë n’abbìëndë mä jérë la trèskë
41. dë lë mìsërë mänë da cquä e da ddä
42. scutulànnë da lòrë la nòvë arsëwrë

43. Accumënzàbbë:“Wé u mèstrë tù ca vìngë
44. tùttë lë còwsë ma nò lë dëmmònjë tuëstë
45. ca jàcchj a la trasëwt e a l’assëwt dë la pòrt

46. cë jé ccùdë jërànnë ca pärë dë nòn curàrsë
47. dù fùëkë e ssë në stä dëspëttëwsë e stùërt
48. màngh cë lë vambalénz no lu tucquàssën?”

49. E ccùdë stèssë ca tànnë së n’addunòw
50. ca jë addumannävë àw dëwkë dë jìddë
51. jërdòw: “Cùm jèr vëjv dassë sò dda mùërtë

52. Cë Gjòv së la pìgghj cù fërrär sëw dàw quälë
53. arrabbjätë pëgghjòw la sajétta pëzzëwtë
54. da la quälë avìbb mazzëtë l’ùtëmë jùërnë

55. o cë jìdd ammënàzz l’òldë a mòrr a mòrrë
56. sòp’a fuquàgna gnuruquätë dë Mongibèllë
57. jërdànn: ”Bbùën Vulcänë ajjëwt ajjëwtë!”

58. Dassë cùmë facètt à bbattàgljë dë Flècrë
59. ca më sajëttòw kë ttùttë la fòrza sòwë
60. no nnë putëj avè mënnétt allècrë”

61. Tànn u dëwkë mëj avètt a parlä a ffòrz
62. tànd ca jë no l’érë sëndëwtë mä ssë fòrt
63. “Oj Capanéj vìstë ca nòn s’abbàshë

64. a supèrbja tòw tù vìën punëjt cchjù assä
65. nëshëwn martìrjë a l’ënfòrë dà rabbja tòw
66. sarëj a la fùrja tòw dëlòwrë cchjù adàttë”

67. Pò së rëvols a mmë kë pparòlë cchjù ccàlm
68. dëcénn: “Cùdë fòw jëwnë dë lë séttë rréjë
69. k’assëdjòrn a Ttébë k’avètt e jjävë angòrë

70. sdègnë dë Ddëj e ppëcké pärë ca l’apprézzë
71. ma cùmë jë lë dëcìbb a jjìdd lë sùa dëspìëtt
72. sò àw pìëtt sëw frèggë cchjù ddègnë dë jìdd

73. Mò vìënëmë drétë e stàtt attìënd a nnò mètt
74. angòrë lë pìëtë andò la rèjna cuscéndë
75. ma tìënëlë sémb cchjù vvëcëjn àw vòskë

76. Cìttë cìttë arrëvàmm pròpjë ddä andò jéss
77. dafòrë dë la sèlvë na jumärë zënènnë
78. ca u rùssë dù sàgnë angòrë më ‘ngrapìccë

79. Cùmë da Bulëcänë jéssë nu rushìëddë
80. ca së spàrtënë pò fra lòrë lë pëccatrëjscë
81. dassë së në scëja cùdë andò la rèjnë

82. u fùnnë e ttùtt’e ddëw lë fiànghë
83. jérn fàtt da pétrë kë lë spònd da na vànn
84. pë ckìëss m’addunàbb ca ddä jér u passàgg

85. “Fra tùtt ccè cca jë t’égghj addëmusträtë
86. dòppë ca nëw trasìmmë andò la pòrtë
87. k’a trasëwtë k’à nnëshëwn vénë nëjätë

88. e ddë ssa còwsë tëw nòn të në sì addunätë
89. cùmë fìgnë jé ‘mburtànd ssù rushìëddë
90. ca sòp’a jjìdd fäscë murëj tùttë lë vàmbë”

91. Kìëssë fòrnë lë paròlë dù dëwkë mëjë
92. e ppë ckìëss jë u prëjàbb dë suddësfàrmë
93. cùdu vulëjscë ca m’érë fàttë dassë vënëj

94. “Mmìënz àw mär ‘ngé nnù pajëjsë wàstätë”
95. dëcètt jìdd tànn – ca së chjämë Crèjtë
96. e sòttë u règnë sëw ngë fòw u sèquël d’òwr

97. ddä ‘ngé nna mundàgnë ca fòw ggjà rrìckë
98. d’àcquë e ddë frùnn ca së chjämë Jëjtë:
99. mò jé dësìërt cumè nna còwsa vécchjë

100. Réj a prëscèlsë ggjä pë nnäca fëdätë
101. dù fìgghjë sëw p’ascònnërlë mìgghjë
102. quànn cùdë chjangëj facëja fä u fracàssë

103. Ndòw mòntë stä nu vécchjë jërànn assä
104. ca ténë aggërätë lë spàddë vèrsë Damjätë
105. e wwàrd a Rròm cumè ndò nu spècchjë

106. A cäpa sòw jé ffàttë d’òwrë fëjnë e
107. d’argìëndë chjärë sò lë vràzzër e u pìëttë
108. pò e ddë räma ròssë affìgn àw fërcòwnë

109. da ddä a ssòttë jé tùttë dë fìërrë shèldë
110. shkìtt ca ténë u pétë déstrë dë tèrra còttë
111. e stä appuggjät cchjù sòp a ccùss k’à l’òldë

112. Ognè vvànnë fòrë dë l’òwrë jé rròttë
113. da nu përtëwsë ca scjòrscë làcrëmë
114. k’accugghjëwtë furèscënë kèda jëròttë

115. A lora purtätë ‘ndò sta vàddë së dëròccë:
116. fàscënë Akërònd e Stìggë e Fleggëtòndë
117. pò së në vònnë sòtt pë ckèssa strètta dòccë

118. affignë a ddä ndò cchjù së smòndë:
119. fàscënë Còscëtë e ccë jé ccùdu stàgnë
120. Pò të n’addunäj ma cquä nòn së càndë”

121. E jjë lë dëcìbbë a jjìdd: ”Cë sta jumärë
122. së në shènnë cquä dàw mùnn nùëstrë
123. pëcké n’appärë a ccùssu lëmëtòwnë?”

124. E jjìdd a mmë:”Tù sä ca u pùnd jé tùnn
125. e affìgnë ca tëw sì vvënëwtë assäjë
126. a ssënìstrë shënnénn abbàsh ‘nfùnn

127. nòn sì aggërätë angòrë tùtt u cìërchjë
128. pë ckìëss cë t’apparìsh n’òta còwsa nòv
129. nòn t’ha fä maravìgghj cchjù ddë tàndë

130. E jjë angòrë:”Wé u mèstr andò së jàcchjë
131. Flègëtònd e Létè ca dë jëwn nòn dëjsh nùdd
132. e dë l’òld dëjsh ca vénë fàtt da ssa chjuvëwt”

133. “Cèrt ca në pjäshë pë tùtt ccè k’addumànnë-
134. rëspunnètt - ma l’àcqua ròssë ca fèrvë
135. n’avëja rësòlvë almèjnë jëwnë ca më fäj

136. Létè tù l’ha vëdèj fòrë da ssù fùëssë
137. àw pùndë andò vònnë l’ànëmë a llavàrsë
138. quànnë la còlpë pëndëjtë jé përdunätë

139. Pò dëcètt:”Oramäj jé ttìëmb dë scustàrsë
140. dàw vòskë e ttù cìërkë dë vënìrmë drétë
141. fàscën da strätë i lëmëtëwnë ca sò jàrsë

142. e ssòpë a llòrë ognè vvàmbë së stëwtë










































































































































































































































































































































































































































Inferno: Canto XIII
Scritto da Gianni il 14/01/2007 12:34:12

Inferno: Canto XIII
Il XIII Canto dell’Inferno espone l’essenza del secondo girone, che si trova nel settimo cerchio, dove vengono punite le anime dei suicidi, legati in tronchi, rami e sterpi. Pier delle Vigne dice che i dannati, giudicati da Minosse, precipitano in questa foresta, germogliando come piante, di cui si cibano le Arpie e che, nel giorno del giudizio universale, quando riprenderanno i loro corpi, li appenderanno agli alberi. Improvvisamente l’attenzione dei due poeti viene attirata da due anime nude, in fuga, inseguite e aazzannate da una moltitudine di cagne fameliche, che si gettano poi sul secondo, il quale, non riuscendo a correre, si getta dentro un cespuglio. Dopo averne raccolto le fronde, Dante e Virgilio entrano nel III girone, costituito da una distesa sabbiosa, circondata dalla selva dei suicidi, dove sono puniti i bestemmiatori.



La Divina Commedia
di Dante Alighieri
Canto XIII dell’Inferno

1. Non era ancor di là Nesso arrivato
2. quando noi ci mettemmo per un bosco
3. che da nessun sentiero era segnato

4. Non fronde verdi ma di color fosco
5. non rami schietti ma nodosi e involti
6. non pomi v’eran ma stecchi con tosco

7. Non han sì aspri sterpi né sì folti
8. quelle fiere selvagge che in odio hanno
9. tra Cecina e Corneto i luoghi colti

10. Quivi le brutte Arpie lor nido fanno
11. che cacciàr delle Strofade i Troiani
12. con tristo annunzio di futuro danno

13. Ale hanno late e colli e visi uman
14. piè con artigli e pennuto il gran ventre
15. fanno lamenti in su gli alberi strani

16. Lo buon maestro: “Prima che più entre
17. sappi che se’ nel secondo girone”
18. mi cominciò a dire “e sarai mentre

19. che tu verrai nell’orribil sabbione
20. Però riguarda bene e sì vedrai
21. cose che torrìen fede al mio sermone”

22. Io sentia da ogni parte traer guai
23. e non vedea persona che il facesse:
24. per ch’io tutto smarrito m’arrestai

25. I’ credo ch’ei credette ch’io credesse
26. che tante voci uscisser tra que’ bronchi
27. da gente che per noi si nascondesse

28. Però disse il maestro: “Se tu tronchi
29. qualche fraschetta d’una d’este piante
30. li pensier c’hai si faran tutti monchi”

31. Allor porsi la mano un poco avante
32. e colsi un ramicel da un gran pruno
33. e il tronco suo gridò: “Perché mi schiante?”

34. Da che fatto fu poi di sangue bruno
35. ricominciò a gridar: “Perché mi scerpi?
36. Non hai tu spirto di pietade alcuno?

37. Uomini fummo ed or sem fatti sterpi
38. ben dovrebb’esser la tua man più pia
39. se state fossim’ anime di serpi”

40. Come d’un stizzo verde che arso sia
41. dall’un de’ capi che dall’altro geme
42. e cigola per vento che va via

43. sì della scheggia rotta usciva insieme
44. parole e sangue ond’io lasciai la cima
45. cadere e stetti come l’uom che teme

46. “S’egli avesse potuto creder prima”
47. rispose il savio mio “anima lesa
48. ciò c’ha veduto pur con la mia rima

49. non avrebbe in te la man distesa
50. ma la cosa incredibile mi fece
51. indurlo ad opra che a me stesso pesa

52. Ma dilli chi tu fossi sì che in vece
53. d’alcuna ammenda tua fama rinfreschi
54. nel mondo su dove tornar gli lece”

55. E il tronco: “Sì con dolce dir m’adeschi
56. ch’io non posso tacere e voi non gravi
57. perch’io un poco a ragionar m’inveschi

58. Io son colui che tenni ambo le chiavi
59. del cor di Federico e che le volsi
60. serrando e disserrando sì soavi

61. che dal segreto suo quasi ogni uom tolsi
62. fede portai al glorïoso ufizio
63. tanto ch’io ne perdei lo sonno e i polsi

64. La meretrice che mai dall’ospizio
65. di Cesare non torse gli occhi putti
66. morte comune e delle corti vizio

67. infiammò contra me gli animi tutti
68. e gl’infiammati infiammâr sì Augusto
69. che i lieti onor tornâro in tristi lutti

70. L’animo mio per disdegnoso gusto
71. credendo col morir fuggir disdegno
72. ingiusto fece me contra me giusto

73. Per le nuove radici d’esto legno
74. vi giuro che giammai non ruppi fede
75. al mio signor che fu d’onor sì degno

76. E se di voi alcun nel mondo riede
77. conforti la memoria mia che giace
78. ancor del colpo che invidia le diede”

79. Un poco attese e poi: “Da ch’ei si tace”
80. disse il poeta a me “non perder l’ora
81. ma parla e chiedi a lui se più ti piace”

82. Ond’io a lui: “Domanda tu ancora
83. di quel che credi che a me satisfaccia
84. ch’io non potrei tanta pietà m’accora”

85. Però ricominciò: “Se l’uom ti faccia
86. liberamente ciò che il tuo dir prega
87. spirito incarcerato ancor ti piaccia

88. di dirne come l’anima si lega
89. in questi nocchi e dinne se tu puoi
90. s’alcuna mai da tai membra si spiega”

91. Allor soffiò lo tronco forte e poi
92. si convertì quel vento in cotal voce:
93. “ Brevemente sarà risposto a voi

94. Quando si parte l’anima feroce
95. dal corpo ond’ella stessa s’è disvelta
96. Minòs la manda alla settima foce

97. Cade in la selva e non l’è parte scelta
98. ma là dove fortuna la balestra
99. quivi germoglia come gran di spelta

100. surge in vermena ed in pianta silvestra
101. l’Arpie pascendo poi delle sue foglie
102. fanno dolore ed al dolor finestra

103. Come l’altre verrem per nostre spoglie
104. ma non però ch’alcuna sen rivesta:
105. ché non è giusto aver ciò ch’uomo si toglie

106. Qui le strascineremo e per la mesta
107. selva saranno i nostri corpi appesi
108. ciascun al prun dell’ombra sua molesta”

109. Noi eravamo ancora al tronco attesi
110. credendo ch’altro ne volesse dire
111. quando noi fummo d’un romor sorpresi

112. similmente a colui che venire
113. sente il porco e la caccia alla sua posta
114. ch’ode le bestie e le frasche stormire

115. Ed ecco duo dalla sinistra costa
116. nudi e graffiati fuggendo sì forte
117. che della selva rompièno ogni rotta

118. Quel di nanzi: “Ora accorri accorri morte!”
119. E l’altro a cui pareva tardar troppo
120. gridava: “ Lano sì fûro accorte

121. le gambe tue alle giostre del Toppo”
122. e poiché forse gli fallia la lena
123. di sé e d’un cespuglio fece groppo

124. Di retro a loro era la selva piena
125. di nere cagne bramose e correnti
126. come veltri che uscisser di catena

127. in quel che s’appiattò miser li denti
128. e in quel dilacerâro a brano a brano
129. poi sen portâr quelle membra dolenti

130. Presemi allor la mia scorta per mano
131. e menommi al cespuglio che piangea
132. per le rotture sanguinanti invano

133. “O Jacomo” dicea “da Sant’Andrea
134. che t’è giovato di me fare schermo?
135. Che colpa ho io della tua vita rea?”

136. Quando il maestro fu sopr’esso fermo
137. disse: “Chi fusti che per tante punte
138. soffi con sangue doloroso sermo?”

139. E quegli a noi: “O anime che giunte
140. siete a veder lo strazio disonesto
141. c’ha le mie fronde sì da me disgiunte

142. raccoglietele al piè del tristo cesto
143. Io fui della città che nel Batista mutò
144. il primo patrono ond’ei per questo

145. sempre con l’arte sua la farà trista
146. e se non fosse che in sul passo d’Arno
147. rimane ancor di lui alcuna vista

148. quei cittadin che poi la rifondârno
149. sopra il cener che d’Attila rimase
150. avrebber fatto lavorare indarno

151. Io fei giubetto a me delle mie case”

A Dëvëjna Cummédjë
dë Gianni Latronico
Cànd XIII du ‘Mbìërn

1. Nò jjérë angòrë da ddä Nèss arrëvätë
2. quànn në ëmbusquàmm ndò na fréstë
3. ca da nëshëwnu lëmëtòwnë jéra sëgnätë

4. Màng na frònna vèrd ma dë këlòwr gnëwrë
5. nëshëwn zaccòwn drìtt ma ndùërt e stùërtë
6. nëshëwnu frùtt ngérë ma spëjnë vëlënòwsë:

7. nòn ténënë cafòrchjë dassë stèrnë e stòrtë
8. kìëdë véstjë salvàggë ca ténënë a jjòdië
9. lë tèrrë culdëwätë fra Cècënë e Ccunétë

10. Cquä fàscënë lë nètërë lë bbùttë Arpëjë
11. ca caccjòrnë da lë Stròfëdë lë Trujänë
12. kë l’mmënàzzë dë n’òldu wäj angòrë

13. Ténënë shìëdd apèrtë cùëdd e ffàccë umänë
14. pìëtë kë l’ògnë lùëgnë e ppènn sòp la véndrë
15. fàscën lamìëndë sòwp a kìëdd àrvë stränë

16. E u bbùën mèstr:“Prëjm ca cchjù t’addìndrë
17. hà sapèj ca të jàcchj ‘ndò u sëcònd gëròwnë-
18. m’accumënzòw a ddëjscë - e ‘ngjà rëstäjë

19. mméndrë vìënë andò l’orrìbbëlë sabbjòwnë
20. mà rëwardët bùën dassë vëjdë còws bbrùttë
21. k’hònna luwä ognè ffèjtë a lë mëja paròlë”

22. Jë sëndëj da ognè vvànnë assëj lamìëndë
23. sénza putè vëdèj la ggénd ca lë facëja séndë
24. e ppë cchìëss tùtt trëmëlànn m’ammundàbbë

25. Jë crèjtë ca jìddë crëdèttë ca jë crëdèssë
26. ca tàndë vòwscë assèssën da kìëd zacchëwnë
27. da pàrt dë ggéndë k’a nnëw s’ascunnèssënë

28. Pë cchìëss dëcètt u mèstr: “Cë tù spìëzzë
29. anguàlké ffràskë d’anghëwnë dë ssë chjàndë
30. lë pënzìërë ca tìënë së n’hònn assëj da ‘ngäpë

31. Tànnë ammënàbbë në pìckë la mäna nnànzë
32. e spëzzàbb nu zìpp zënìnn da n’àrv dë prëwnë
33. e u fùstë jërdòw: “Pëcchè më schjàndëjscë?”

34. E ddòpp ca u sàgnë s’érë tùttë gnuruquätë
35. accumënzò arrét a dëjscë:“Pëcké më shìërpë?
36. Nòn tìënë nu pìckë dë piatätë ndò l’àlma tòw?

37. Fùmmë jùëmën e mmò sëjm dëvëndät stìërpë
38. e a mäna tòw avìssa jéss në pìcca chjù dëlëcätë
39. cë nëw fùssëmë stätë jànëmë dë sìërpë”

40. Cumè cquànnë da nu tëzzòwn vèrd vruscjätë
41. da jëwnë dë lë cäpë ca da l’òldë së laméndë
42. e shkattëscèjscë cù vìënd ca pàss e ssë në vä

43. dassë da la schèggja ròttë assìjnë ownëjtë
44. paròlë e ssàgnë e ckë ckìëss lassàbb la cëjmë
45. cadèj e rrumanìbb cumè jòmmën tëmurëwsë

46. “Cë jìdd avèss putëwtë crèjtë prëjmë -
47. rëspunnèttë lu mja sàggë – jànëmë affèjsë
48. ccè ck’ha vvìstë fìgnë andò la mëjë Enèjdë

49. nòn avrèss vèrsë dë tèj la mänë stèjsë
50. mà la còwsë dassë ‘ngrëdìbbëlë më facèttë
51. ajzzàrlë a nn’òpërë k’a mmë stèss pèjsë

52. Mò l’a dëjscë cë tù fùstë dassë ‘nvécë
53. dë n’amméndë la tëwa jëlòrjë rëmbrèshkë
54. ddä ssòwpë ndò cùdu mùnn ndò addà turnä”

55. E l’àrvë:“K’a parulédda dòlgë dassë m’attëjrë
56. ca jë nòn pòzz stä cìtt e nòn v’adda dëspjacèjë
57. cë jë m’abbéndë në pìckë cquä a rraggjunäjë

58. Jë so ccùdë ca tënìbbë tutt’e ddò lë chjävë
59. dù còrë dë Fëdërëjkë sëcònd e ca l’aggëràbbë
60. sërrànn e ddëssërrànn kë ttànda dulgèzzë

61. k’allundanàbb a ttùtt quànd da lu sua sacrét
62. purtànn fèjtë a ssù mëstìërë dassë ddëlëcätë
63. tànd ca jë ngë rëmëttìbb u sùënn e lë fòrzë

64. L’ammìdjë ca mä e ppò mä luwò dàw régnë
65. dë Césërë l’òcchjërë kë lë puttanìzzjë
66. mòrtë këmëwnë e ddë tùtt lë còrt vìzzjë

67. avvambòw còndrë dë mèj l’anëmë tùttë
68. e lë ‘mbuquätë ‘nfjammòrn dassë Augùstë
69. ca fòrn cundìënd dë fä dëvëndä lùtt l’anòwrë

70. L’ànëma mèj pë ssëddëgnëwsë jùstë
71. crëdénn kë la mòrt dë scafùwscë ù sdègnë
72. facèttë a mmë ‘ngjust còndrë dë mè ggjustë

73. Pë lë nòvë radëjscë dë ssà chjàndë
74. jë v’aggjëwrë ca mä e ppò mä rumbìbb fèjtë
75. a lu mëja sëgnòwr ca fòw d’onòwr ssë ddègnë

76. E ccë qualkëwnë dë vëw ‘ndòw mùnn tòrnë
77. àdda purtä këmbùërt a la mmamòrjë ca stä
78. angòrë cù còlpë ca l’ammìdjë llë dèttë!”

79. Aspëttòw në pìckë e ppò:”Ggjä ca stä cìttë -
80. dëcètt lu puwétë a mmëj-nòn përdénn l’òwrë
81. mà pàrlë e addumànnëlë ccè cchjù ttë pjäscë”

82. Tànnë jë a jjìdd: “Addummànn tùë angorë
83. dë ccè cca tùë pìënz ca më pòtë suddësfäj
84. ca jë nòn putrèss tànd jé la pjatätë ca tégnë”

85. Pë ckìëss accumënzòw:“Cë l’òmmën t’addà fä
86. libbraménd ccè cca ‘ngë tìënë tàndë ‘ngùërpë
87. spìrdë ‘ngarcërätë mò tù n’hà fä u fajòwrë

88. dë spjajàrn a nnëw cùmë l’ànëmë s’attàckë
89. andò ssë nòtërë e nn’ha dëjscë cë tùë pùëtë
90. cë qualkëwn dë ssë zèppërë rjèshë a lluwàrs”

91. Tànn jìdd ammënòw vìënd daw fùstë e dòppë
92. cùdë vìëndë së trasfurmòw ‘ndò ssa vòwscë:
93. “Kë ppìcck paròlë v’adda jéss dätë na rëspòstë

94. Quànnë së sëpärèjscë l’ànëma fëròwscë
95. daw cùërp andò jèdda stèss së jé spëzzëtë
96. Mënòssë la mànnë a la sèttëma fòwscë

97. Cätë andò la sèlvë sénza shèltë dë pàrtë
98. mà ddä ndò l’amménë la sëwa fërtëwnë
99. Cquä pìgghjë cumè u jëränë dë bbjädë

100. Crèsh cumè jëramègnë e chjànda sëlvéstrë
101. l’Arpëjë pascénnësë pòj dë lë sëwa frùnnë
102. fàscënë mälë e àw dëlòwrë fàscënë fënéstrë

103. Cumè l’òldë ammà vënëj kë lë nùëstrë cùërpë
104. mà l’àlma nòstrë àdda rëstä a la nëwtë
105. pëcké nòn è ggjust d’avè cccè ccà jëwn së lévë

106. Cquä l’ammà strascënä e andò la trista
107. sèlvë honnà jéssë lë nùëstrë cùërpë appëjsë
108. ognëwnë a l’àrvë dë l’àlma sòwa muléstë”

109. Nëw stìmmë angòrë vëcëjnë a ckèda cèrsë
110. pënzànn ca nnë vulèss dëjscë jàldrë còwsë
111. quànnë fùmmë spamëndätë da nu frajàssë

112. pròpjë cumè ccùdë ca d’arrëväjë
113. sénd u pùërkë e la càccë a la sëwa pòstë
114. ca sénd lë véstjë e mmovërsë lë fràskë

115. E mò vëdëmë dëw arrëvä dàw cùëst nùëstr
116. tùtt a l’anëwt e rrashkät fuscénn dassë fòrtë
117. ca dë la sèlvë spëzzàvënë ognè ffràskë

118. Cùdë dë nànzë: “Mò vìënë vìënë mòrtë!”
119. E l’òldë ca lë parëja d’abbëndàrsë assäjë
120. jërëdävë:“Länë dassë nòn fòrnë svèldë

121. lë jàmmërë tòw a la ggjòstrë ndòw Tòppë!”
122. e dòppë ca fòrsë së stangòw a shë dë fòddë
123. facèrn dë sé stèss e dë fògghjë nù varòwnë

124. Kë ddrétë a llòrë jérë la sèlva chèjnë
125. dë càgnë gnuruquätë bramòwsë e ffurjéndë
126. cumë jéssënë lë cänë nòn appénë sò scatenätë

127. A ccùd ca s’acquattò l’azzannòrn kë lë dìëndë
128. e u shcangaròrnë a ppìëzzë e a ppëtàzzë
129. po’ së në scèrnë purtànnësë l’òssërë dulìëndë

130. Tànnë la mëja scòrtë më pëgghjò kë mmänë
131. e m’ndrëzzò àw varòwnë dë fràsk ca chjangëj
132. kë lë fërëjtë sanguënàndë ma ënutëlméndë

133. “O Ggiaquëmë – dëcëj – da Sand’Andrèjë
134. a ccè tt’è ssërvëwtë a ffàrtë dë mè skèrmë?
135. Cè ccòlpë tégnë jë dë la tëwa vëjta culpèvëlë?”

136. Quànn u mèstrë fòw vëcëjnë a jjìdd fèrmë
137. dëcètt: “Cë fùst ca pë ttànda vànnë ‘ngëjmë
138. shùrscë cù sàgnë nu stracùrs dassë dduléndë?”

139. E jjìdd a nnëw: “O jànëmë k’arrëvätë
140. mò avëjta vëdèjë u stràzzjë dësunéstë
141. k’ha ssëparätë dassë lë frùnnë mèjë

142. accugghjìtëlë a lë pìëtë dë la trista céstë
143. Jë fùbbë dë la cëtätë dë Fërénz ndò Battìstë
144. cambjò u prëjmë patrëwnë e jjé pë cchìëssë

145. ca sémbë kë l’àrta sòw l’àdda fä trìstë
146. e ccë nòn fùss ca sòp u Pònd Vécchj dë l’Arnë
147. réstë angòrë dë jìddë anghëwna vìstë

148. kìëdë cëtadëjnë ca po’ a frabbëcòrnë
149. sòwp a la cènër ca d’Attëlë rumanèttë
150. ’avìjna jéssë fàttë fatëjä ënutëlméndë

151. Jë facìbb a më stèss fòrk dì cäsërë mèjë”






Inferno: Canto XII
Scritto da Gianni il 13/01/2007 09:40:04


Inferno: Canto XII
Nel XII Canto dell’Inferno si parla delle pene dei dannati che fecero forza ai tiranni e del Minotauro, che si morde dall’ira, alla vista dei due pellegrini. Virgilio pensa a calmarlo, ricordandogli, con pungente sarcasmo, la sua fine ad opera di Teseo. Il mostro, annebbiato dall’ira, saltella come un toro impazzito, lasciando in tal modo libero il varco al settimo cerchio. Virgilio, vedendo Dante pensieroso, per la voragine pietosa, gli spiega che la valle infernale era stata scossa da un terremoto, poco prima che Cristo discendesse al Limbo, per liberare l’anima dei Patriarchi. Nel fiume di sangue bollente, dove sono immersi i violenti contro il prossimo, corrono a schiera i Centauri, armati di frecce. A Nesso, che minaccia di scoccare un dardo contro Dante, Chirone ordina invece di trasposrtarlo sulla sua groppa. Tra i tiranni famosi, immersi fino alle ciglia o fino al petto, nel Flegetonte, Dante riconosce Alessandro, Dionisio, Ezzelino, Guido di Montfort, Attila.


La Divina Commedia
di Dante Alighieri
Canto XII dell’Inferno

1. Era lo loco ove a scender la riva
2. venim alpestro e per quel ch’ivi er’anco
3. tal ch’ogni vista ne sarebbe schiva

4. Qual è quella ruina che nel fianco
5. di qua da Trento l’Adige percosse
6. o per tremuoto o per sostegno manco

7. che da cima del monte onde si mosse
8. al piano è sì la roccia discoscesa
9. ch’alcuna via darebbe a chi su fosse

10. cotal di quel burrato era scesa
11. e in su la punta della rotta lacca
12. l’ infamia di Creti era distesa

13. che fu concetta nella falsa vacca
14. e quando vide noi se stesso morse
15. sì come quel cui l’ira dentro fiacca

16. Lo savio mio in vêr lui gridò: “Forse
17. tu credi che qui sia il duca d’Atene
18. che su nel mondo la morte ti porse?

19. Pàrtiti bestia ché questi non viene
20. ammaestrato dalla tua sorella
21. ma vassi per veder le vostre pene”

22. Qual è quel toro che si slaccia in quella
23. che ha ricevuto già ‘l colpo mortale
24. che gir non sa ma qua e là saltella

25. vid’io lo Minotauro fare cotale
26. E quegli accorto gridò: “Corri al varco
27. mentre ch’è in furia è buon che tu ti cale”

28. Così prendemmo via giù per lo scarco
29. di quelle pietre che spesso moviènsi
30. sotto i miei piedi per lo nuovo carco

31. Io già pensando e quei disse:“Tu pensi
32. forse a questa rovina ch’è guardata
33. da quell’ira bestiale ch’io ora spensi

34. Or vo’ che sappi che l’altra fiata
35. ch’io discesi qua giù nel basso inferno
36. questa roccia non era ancor cascata

37. Ma certo poco pria se ben discerno
38. che venisse Colui che la gran preda
39. levò a Dite del cerchio superno

40. da tutte parti l’alta valle feda
41. tremò sì ch’io pensai che l’universo
42. sentisse amor per lo quale è chi creda

43. più volte il mondo in caòs converso:
44. ed in quel punto questa vecchia roccia
45. qui ed altrove tal fece riverso

46. Ma ficca gli occhi a valle chè s’approccia
47. la riviera del sangue in la qual volle
48. qual che per violenza in altrui noccia”

49. O cieca cupidigia o ira folle
50. che ci sproni nella vita corta
51. e nell’eterna poi sì mal c’immolle!

52. Io vidi un’ampia fossa in arco torta
53. come quella che tutto il piano abbraccia
54. secondo ch’avea detto la mia scorta

55. e tra il piè della ripa ed essa in traccia
56. correan centauri armati di saette
57. come solean nel mondo andare a caccia

58. Vedendoci calar ciascuno ristette
59. e della schiera tre si dipartiro
60. con archi ed asticciuole prima elette

61. e l’un gridò da lungi: “A qual martiro
62. venite voi che scendete la costa?
63. Ditel constinci se non l’arco tiro”

64. Lo mio maestro disse: “La risposta
65. farem noi a Chiron costà di presso:
66. mal fu la voglia tua sempre sì tosta”

67. Poi mi tentò e disse: “Quegli è Nesso
68. che morì per la bella Deianira
69. e fe’ di sé la vendetta egli stesso

70. e quel di mezzo che al petto ci mira
71. è il gran Chirone il qual nudrì Achille
72. quell’altro è Foto che fu sì pìen d’ira

73. D’intorno al fosso vanno a mille a mille
74. saettando quale anima si svelle
75. del sangue più che sua colpa sortille”

76. Noi ci appressammo a quelle fiere snelle
77. Chiron prese uno strale e con la cocca
78. fece la barba indietro alle mascelle

79. Quando s’ebbe scoperta la gran bocca
80. disse ai compagni: “Siete voi accorti
81. che quel di retro muove ciò ch’ei tocca?

82. Così non soglion fare i piè de’ morti”
83. E il mio buon duca che già gli era al petto
84. dove le due nature son consorti

85. rispose: “Ben è vivo e sì soletto
86. mostrargli mi convien la valle buia
87. necessità ‘l conduce e non diletto

88. Tal si partì da cantare alleluia
89. che mi commise quest’officio nuovo
90. non è ladron né io anima fuia

91. Ma per quella virtù per cui io muovo
92. li passi miei per sì selvaggia strada
93. dan un de’ tuoi a cui noi siam a pruovo

94. che ne dimostri là ove si guada:
95. chè non è spirto che per l’aer vada”
96. Chiron si volse in su la destra poppa

97. e disse a Nesso: “Torna e sì li guida
98. e fa’ cansar s’altra schiera v’intoppa”
99. Noi ci muovemmo con la scorta fida

100. lungo la proda del bollor vermiglio
101. ove i bolliti facean alte strida
102. Io vidi gente sotto infino al ciglio

103. e il gran centauro disse:“Ei son tiranni
104. che diêr nel sangue e nell’aver di piglio
105. Quivi si piangon li spietati danni

106. Quivi è Alessandro e Dionisio fero
107. che fe’ Cicilia aver dolorosi anni
108. e quella fronte c’ha ‘l pel così nero

109. e Azzolino e quell’altro ch’è biondo
110. e Obizzo da Etti il qual per vero
111. fu spento dal figliastro su nel mondo”

112. Allor mi volsi al poeta e quei disse:
113. “Questi ti sia or primo ed io secondo”
114. Poco più oltre il centauro s’affisse

115. sopra una gente che infino alla gola
116. parea che di quel bulicame uscisse
117. Mostrocci un’ombra dall’un canto sola

118. dicendo: “Colui fèsse in grembo a Dio
119. lo cor che in sul Tamigi ancor si cola”
120. Poi vidi gente che di fuor del rio

121. tenea la testa ed ancor tutto il casso
122. e di costoro assai riconobb’io
123. Così a più a più si facea basso

124. quel sangue sì che cocea pur li piedi
125. e quivi fu del fosso il nostro passo
126. “Sì come tu da questa parte vedi

127. lo bulicame che sempre si scema”
128. disse il Centauro “Voglio che tu credi
129. che da quest’altra a più a più giù prema

130. lo fondo suo infin ch’ei si raggiunge
131. ove la tirannia convien che gema
132. La divina giustizia di qua punge

133. quell’Attila che fu flagello in terra
134. e Pirro e Sesso: ed in eterno munge
135. le lagrime che col bollor disserta

136. a Rinier da Corneto a Rinier Pazzo
137. che fecero alle strade tanta guerra”
138. Poi si rivolse e ripassassi il guazzo

A Dëvëjna Cummédjë
dë Gianni Latronico
Cànd XII du ‘Mbìërn

1. Jérë u lùëkë andò a shènnëwtë a la rëjpë
2. facìmmë jalpéstrë fìgnë kë ccùdë ca ngérë
3. tälë k’ognè vvìstë në sarëja spamëndätë

4. Cumè ckèda ruwëjnë k’andò u fjànghë
5. da ssà vànnë dù Trènd l’ Àdëgë franòw
6. o pù tërramòtë o pë ssustègnë mangätë

7. ca da ‘ngëjmë àw mòntë da ndò së muwèttë
8. a la chjänë jé ddassë la roccja frandumätë
9. ca nòn darëj nëshëwna vëj a ccë sòwp fòssë

10. dassë jérë la calätë dë cùdu dërrëwpë:
11. e ssòwpë a la pòndë dë la cafòrchjë
12. la ‘nfàmië dë Crèjtë jéra stënnëwtë

13. ca fòw ngënëtätë ndò la fàlza vàcke
14. e cquànnë në vëdèttë a nnëw së muzzëcòw
15. cumè ccùdë ca s’vvëlënèjscë dë bbëjlë

16. U sàggë mëj vèrs dë jìddë jërdò:”Fòrsë
17. tù crëjtë ca cquä ‘ngé u dëwkë d’Aténë
18. ca ndò cùdu mùnnë la mòrtë të dèttë?

19. Allundànëtë véstië ca cùss nòn vénë
20. ammajësträtë da la tëwa surèllë
21. ma së në vä kë vvëdè lë vòstrë pénë”

22. Cumè ccùdu tòwrë ca së slàccë ndò kèdë
23. k’hà rrëcëvëwtë éggjä u còlpë murtälë
24. ca nòn säpë andò scë e cquä e ddä ssàldë

25. vëdìbbë jë àw Minotàwrë fä a stessa còwsë
26. E ccùdë accùërtë jërdòw: ”Cùrrë aw vàrkë
27. méndrë jé ffurjénd jé bbùënë ca tù të cälë”

28. Dassë pëgghjàmm càpsòtt pë cùd ammàssë
29. dë kìëdë pétrë ca spìss spìssë së muwìvënë
30. sottà lë pìëtë mëjë pù nùëvë càrëkë

31. Jë pënzànnë e ccùdë dëcénnë:”Tù pìënzë
32. fòrsë a ckèssa fränë ca jé wwardätë
33. da kedd’ëjra dë véstië ca mò egghjë stutätë

34. Mò vògghjë ca tù ha sapè ca l’òlda vòldë
35. ca jë shënnìbb quà ssòttë ndòw vàsh mbìërn
36. kèssa ròccë nòn së n’érë angòrë shënnëwtë

37. Mà certë pìcca prëjmä se bbén m’arrëcòrdë
38. ca shënnèssë Cùdë ca l’àlda préta jërànnë
39. luwò a Ddìtë dàw cìërchjë cchjù jjàldë

40. da tùttë lë vànnë la fònna vàdda zòzzë
41. trëmòw dassë ca jë panzàbbë ca l’unëvèrsë
42. sëndèssë amòwrë pù quälë ngé ccë crèjtë

43. ca u mùnnë cchjù vvòldë càos è ddëvëndätë:
44. e ndo cùdu pùndë kèssa vécchja ròccë
45. e a l’òldë vànnë s’arruwnòw dë ssù mòdë

46. Mà fìck l’ùëcchjë a vvàddë ca s’avvëcëjnë
47. u pandänë dù sàgnë ndòw quälë fèrvë
48. cìnga pë vvjulénzë fäscë mälë a l’òldë”

49. Oj cëcäta bbrämë o jëjra pàccë
50. ca dassë ajìzzë andò la vëjta còrtë
51. e ndò l’atèrnë po’ dassë mälë n’affùëkë!

52. Jë vëdìbbë nu fùëssë làrjë a jjàrkë tùnnë
53. cumè ckèdë ca tùtt u chjänë accògghjë
54. sëcòndë ccè cca m’érë dìttë la mja scòrtë

55. e fra u pétë dë la rëjpë e jjèddë a la rëcèrkë
56. currìvënë Cëndàwrë armätë dë sajéttë
57. cùmë facìënë sémbë quànn scìënë a ccàccë

58. Vëdénnëcë shènnë ognëwnë së fërmòw
59. e ddà kèda mòrrë trè së sëparòrnë
60. kë jjàrkë frèccë zënènnë shèldë prëjmë

61. E jjëwn jërdòw da lundän:”A cquälë martìrië
62. stätë vënénnë vëw ca shënnëjtë stà còstë?
63. Dëcìtëlë sùbbetë cësënòndë tëjrë l’àrkë”

64. U mèstrë mëj dëcèttë: “A rëspòstë
65. l’àmma däj a Ckëròwnë ddä vvëcëjnë:
66. mäj fòw a vògghja tòw sémb dassë vëlòwscë”

67. Po’ më tandòw e ddëcèttë: “Cùdë jé Nnèssë
68. ca murèttë pë la bbèlla Dëjanëjrë
69. e ffacèttë dë sé la mënnéttë jìdd stèss

70. e ccùdë dë mìënz k’àw pìëttë së mëjrë
71. jé u jërànn Këròwnë ca crëshèttë a Akìllë
72. cudd’òldë jé Ffòtë ca fòw dassë chjëjnë d’ëjrë

73. Attùrn àw fùëssë vònnë a mmìll a mmìllë
74. sajëttànnë ognè jànëmë ca jéssë dafòrë
75. dàw sàgnë cchjù ddù supìërchjë dë la còlpë”

76. Nëw n’avvëcënàmmë a ckìëdë véstië zèckë
77. Këròwnë pëgghjòw na frèccë e ckë la còckë
78. facèttë la vàrvë drétë a lë mashéddë

79. Quànn së fòw scupèrt a vòcca jërànnë
80. dëcètt a lë cumbàgnë:”Vë në sëjt addunätë
81. ca cùdë dë drétë mòvë ccè cca tòckë?

82. Dassë nòn fàscënë lë pìëtë dë lë mùërtë”
83. E lu mëja bbòn dëukë ca ggjä l’ér àw pìëttë
84. andò lë dò natëwrë së këngiòngënë

85. rëspunnèttë: “Jé bbèn vëjvë e a ssëwlë
86. mustràrlë më cunvìënë la vàdda gnòwrë
87. nëcëssëtätë l’accumbàgnë e nnòn prìëscë

88. Jëwnë s’allundanòw dàw càndë dë l’allèlujë
89. pë affëdàrmë cùssu ‘ngàrëkë nùëvë
90. nòn è llàtrë e nnè jë tégnë l’ànëmë dù làtrë

91. Ma pë ccùdu vërtëwtë pù quälë jë mòvë
92. lë pàssë mëjë pë nna sträta tànda salvàggë
93. dànn jëwnë dë lë tëw pë pputè scë nnànzë

94. ca në dëmòstrë ddä andò së wädë:
95. ca nòn è spìrd ca vòlë kë ndò l’àrië”
96. Këròwnë s’aggëròw sòwp à déstra jëròppë:

97. e ddëcètt a Nnèss:”Tùërnë ‘ndrét e wwìtëlë
98. e ffàllë scanzä se jàcchjënë nòta mòrrë
99. Nëw në muvìmmë kë la fëdäta scòrtë

100. lùëgnë la pròtë dù bullòwr vërmìgghjë
101. andò lë bbullëjtë facìënë jàldë strëjtë
102. Jë vëdìbbë ggéndë affìgnë àw cìgghjë

103. e u cëndàwr jërànnë dëcèttë:”Sò ttërànnë
104. ca dèrn ndòw sàgn e pëgghjòrn dë mëjrë
105. Cquä së chjàngënë lë spjatätë dànnë

106. Cquä jé Alësàndrë e Ddjonìsië fëròwscë
107. ca facètt avè a Ccecìlië dulurëwsë jànnë
108. e cùdu frònd k’a pëddècchj dassë gnòwrë

109. jé Azzolìnë e ccùdd’òldë ca jé bbjòndë
110. jé Obìzz da Jèstë u quälë së dëjscë ca fòw
111. accëjsë dàw fëgghjàstrë andò cùdu mùnnë

112. Allòwrë m’aggëràbb àw puwétë ca dëcèttë:
113. Cùssë në säpë cchjù ddë mè ca sò sëcòndë”
114. Pìcca cchjù addà u cëndàwrë së fërmòw

115. sòp a nna ggéndë k’affìgnë àw cannanòwscë
116. parëjë ca da cùdë bbullòwrë assèssë dafòrë
117. Në mustròw n’òmbrë da na vànna shkìttë

118. dëcénnë: “Cùdë spaccòw ndò na chjìësë
119. u còr k’andò Tamìggë angòr së vënërèjscë”
120. Po’ vëdìbbë ggéndë ca fòrë dù pandänë

121. tënëj la cäpë e angòrë tùtt u pìëttë
122. e ddë kìëssë assä në canushìbbë jëjë
123. Dassë sémbë dë cchjù së facëja vàshë

124. cùdu sàgnë dassë da còscë fìgnë lë pìëtë
125. e cquä fòw dù fùëssë u pàssë nùëstrë
126. “Dassë cùmë tëw da kessa vànnë vëjtë

127. u bbulëcämë ca sémb së vä ammangànnë-
128. dëcètt u Cèndàwrë – vògghjë ca tù crëjtë
129. ca da kess’òlda vànnë cchjù ssòttë prémë

130. u fùnnë sëw affìgnë ca s’arrëjv ddä
131. andò la tërannëj cunvìënë ca chjàngë
132. A dëvëjna ggjustìzzië da cquä pòngë

133. cùdd’Attëlë ca fòw flaggèllë ‘ndèrrë
134. e Ppìrrë e Ssèssë: e ‘natèrnë mòngë
135. lë làcrëmë ca cù bbullòwrë dëssèrtë

136. a Rënìër da Curnét a Rënìër Pàccë
137. ca facèrn a lë strätë tànda wèrrë”
138. Pò së rëvulgètt e ffacètt u wàzzë





Inferno: Canto XI
Scritto da Gianni il 13/01/2007 09:39:27

Inferno: Canto XI
L’XI Canto dell’Inferno parla del settimo cerchio, con un gran fetore, che proviene dal baratro infernale, per difendersi dal quale, i due poeti si vedono costretti a sostare presso il coperchio di una grande tomba, su cui è scritto: “Custodisco Papa Anastasio, che fu tratto all’eresia da Fotino”. Essi sono costretti a sostare per un pò di tempo, per abituarsi alla puzza insopportabile e per parlare dell’ordinamento morale del basso inferno. Dentro la ripa circolare ci sono 3 cerchi (VII – VIII – IX), più piccoli dei precedenti; nel VII, suddiviso in 3 gironi, vi sono puniti i violenti contro il prossimo, contro se stessi e contro Dio; nell’VIII cerchio si trovano gli ipocriti, gli adulatori, i maghi, i falsari, i ladri, i simoniaci, i ruffiani e i barattieri; nel IX cerchio, più piccolo e più profondo di tutti, vi è il centro della terra e vi sta confitto Lucifero. Ivi scontano la pena i violenti contro chi si fida, cioè i traditori. Virgilio spiega a Dante perchè i peccatori d’incontinenza sono puniti dentro Dite.

La Divina Commedia
di Dante Alighieri
Canto XI dell’Inferno

1. In su l’estremità d’un’alta ripa
2. che facevan gran pietre rotte in cerchio
3. venimmo sopra più crudele stipa

4. e quivi per l’ orribile soperchio
5. del puzzo che il profondo abisso gitta
6. ci raccostammo dietro ad un coperchio

7. d’un grand’avello ov’io vidi una scritta
8. che diceva: “Anastasio papa guardo
9. lo qual trasse Fotin della via dritta”

10. “Lo nostro scender conviene esser tardo
11. sì che s’ausi un poco prima il senso
12. al tristo fiato: e poi non fia riguardo”

13. Così il maestro ed io: “Alcun compenso”
14. dissi lui “trova che il tempo non passi
15. perduto” Ed egli: “Vedi che a ciò penso”

16. “Figliuol mio dentro da cotesti sassi”
17. Cominciò poi a dir: “Son tre cerchietti
18. di grado in grado come quei che lassi

19. Tutti son pien di spirti maledetti
20. ma perché poi ti basti pur la vista
21. intendi come e perché son costretti

22. d’ogni malizia ch’odio in cielo acquista
23. ingiuria è il fine e ogni fin cotale
24. o con forza o con frode altrui contrista

25. Ma perché frode è dell’uom proprio male
26. più piace a Dio e però stan di sutto
27. gli frodolenti e più dolor gli assale

28. de’ violenti il primo cerchio è tutto
29. ma perché si fa forza a tre persone
30. in tre gironi è distinto e costrutto

31. A Dio a sé al prossimo si puòne
32. far forza dico in loro ed in lor cose
33. come udirai con aperta ragione

34. morte per forza e ferute dogliose
35. nel prossimo si danno e nel suo avere
36. ruine ingenti e tollette dannose:

37. Onde omicide e ciascun che mal fiere
38. guastatori e predon tutti tormenta
39. lo giron primo per diverse schiere

40. Puote uomo avere in sé man violenta
41. e ne’ suoi beni: e però nel secondo
42. giron convien che senza pro si penta

43. qualunque priva sé del vostro mondo
44. biscazza e fonde la sua facultade
45. e piange là dove esser dee giocondo

46. Puossi far forza nella deitade
47. col cor negando e bestemmiando quella
48. e pregiando natura e sua bontade:

49. e però lo minor giron suggella
50. del segno suo e Sodoma e Corsa
51. e chi spregiando Dio col cor favella

52. La frode ond’ogni coscienza è morsa
53. può l’uomo usare in colui ch’in lui fida
54. ed in quei che fidanza non imborsa

55. Questo modo di retro par che uccida
56. pur lo vincol d’amor che fa natura
57. onde nel cerchio secondo s’annida

58. ipocrisia lusinghe e chi affattura
59. falsità ladroneccio e simonia
60. ruffian baratti e simile lordura

61. Per l’altro modo quell’amor s’oblia
62. che fa natura e quel ch’è poi aggiunto
63. di che la fede spezial si cria:

64. onde nel cerchio minore ov’è il punto
65. dell’universo in su che Dite siede
66. qualunque trade in eterno è consunto”

67. ed io: “Maestro assai chiara procede
68. la tua ragione ed assai ben distingue
69. questo baratro e il popol che ‘l possiede

70. Ma dimmi: quei della palude pingue
71. che mena il vento e che batte la pioggia
72. e che s’incontran con sì aspre lingue

73. perché non dentro dalla città roggia
74. son ei puniti se Dio gli ha in ira?
75. E se non gli ha perché sono a tal foggia?”

76. Ed egli a me: “Perché tanto delira” disse
77. “lo ingegno tuo da quel che suole?
78. Ovver la mente dove altrove mira?

79. Non ti rimembra di quelle parole
80. colle quai la tua Etica pertratta
81. le tre disposizion che il ciel non vuole:

82. incontinenza malizia e la matta
83. bestialitade? E come incontinenza
84. men Dio offende e men biasimo accatta?

85. Se tu riguardi ben questa sentenza
86. e rechiti alla mente chi son quelli
87. che su di fuor sostengon penitenza

88. tu vedrai ben perché da questi felli
89. sian dipartiti e perché men crucciata
90. la divina vendetta gli martelli “

91. “O Sol che sani ogni vista turbata
92. tu mi contenti sì quando tu solvi
93. che non men che saper dubbiare m’aggrata

94. Ancora un poco indietro ti risolvi”
95. diss’io “là dove di’ che usura offende
96. la divina bontade e il groppo solvi”

97. “Filosofia” mi disse “a chi la intende
98. nota non pure in una sola parte
99. come natura lo suo corso prende

100. dal divino intelletto e da sua arte
101. e se tu ben la tua Fisica note
102. tu troverai non dopo molte carte

103. che l’arte vostra quella quanto puote
104. segue come il maestro fa il discente
105. sì che vostr’arte a Dio quasi è nipote

106. Da queste due se tu ti rechi a mente
107. lo Genesi dal principio conviene
108. prender sua vita ed avanzar la gente

109. E perché l’usuriere altra via tiene
110. per sé natura e per la sua seguace
111. dispregia poi che in altro pon la spene

112. ma seguimi oramai chè il gir mi piace
113. chè i Pesci guizzan su per l’orizzonta
114. e il Carro tutto sovra il Coro giace

115. e il balzo via là oltre si dismonta”

A Dëvëjna Cummédjë
dë Gianni Latronico
Cànd XI du ‘Mbìërn

1. Sòwp àw lëmëtòwnë dë n’òta jàlda rëjpë
2. ca facëjnë jërànn pétrë ròttë ‘ngìërchjë
3. vënìmmë sòwp a chjù ccrudèjla stëjpë

4. e pprësaménd quä pë l’orrìbbël supìërchjë
5. dë la pùzzë ca u fùnnë dërrëwpë scéttë
6. nù n’accustàmmë drét a nnù cupìërchjë

7. dë na tòmba jërànn ndò smëccjàbb na scrìttë
8. ca dëcëjë: “Anastàsjë päpë mò jë wàrdë”
9. u quälë trascënòw a Ffotìnë da la drètta vëjë”

10. “La nòstra shènnëwtë cunvìënë ca sëja tàrdë
11. nmòd tälë ca s’adàttë në pìck u näsë àw fìëzz
12. du trìstë fjätë: e ppò nòn amm’avè rëwàrdë”

13. Dassë u mèstrë e jjëjë:”Qualkè rrëcumbénzë -
14. dëcìbb a jjìddë – jàcchjë ca u tìmbë nòn pàssë
15. përdëwtë” E jjìddë: “Vëjtë k’a ckìëssë jë pénzë

16. ohj fìghhjë mëj dajìndrè a ttùttë stë ciòttëlë -
17. accumënzòw po’ a ddëjscë–sò ttrè cërchjìëttë
18. dë jërätë ‘njërätë cumè ckìëdë ca tù làssë

19. Tùttë so cchjëjnë dë spìrdë malëdèttë
20. ma pëcké t’abbàstë fìgnë la vìstë
21. capìshë cùmë e ppëcké so ccostrèttë

22. D’ognè mmalìzzië k’òdië ‘ngìëlë acquìstë
23. u ‘ngjurië jé u fëjnë e ognè ffëjnë jé ttälë
24. o kë ffòrzë o kë ffròtë l’òldë cundrìstë

25. Ma ggjacké jé la fròt dë l’òmmën u pròpj mälë
26. dë cchjù dëspjäscë a Dëj e pë kìëss stònn sottë
27. lë frawdulìëndë e cchjù ddëlòwrë l’assaldë

28. Dë lë vjulìëndë u prëjmë cìërchjë jé ttùttë
29. mà pëcké së fäscë fòrzë a cchjù ppërsëwnë
30. ‘ndrè ggërëwnë jé spëcëfëcätë e ckëstruwëjtë

31. A Ddëj a ssè àw pròssëmë së pònnë
32. fä fòrzë: dëjkë ‘nlòrë e ‘nlòrë còwsë
33. cùmë tù hà séndë k’apèrta raggjòwnë

34. Mòrtë pë ffòrzë e ffërëjtë dëluròwsë
35. ‘ndòw pròssëmë së dònn e ‘ndòw sëw avèj
36. ruwëjnë fùëkë e rrapëjnë dannòwsë:

37. pë ckìëssë mëcìtië e ognè jjëwn kë mälë fërëjtë
38. wastatëwrë e pprëdëwnë tùttë turméndë
39. u prëjmë ggëròwnë pë ddëvèrsë mòrrë

40. L’òmmënë pòtë avè ‘nsè stèssë mäna viuléndë
41. e ndò lë sëwa bbénë:e ppë ckìëss ‘ndòw sëcòndë
42. ggëròwnë cunvìënë ca sénza mèjnë së péndë

43. cìnga s’accëjtë andòw vùëstrë mùnnë
44. scjalacquèjscë e ssë scjòkë tùttë lë bbénë
45. e cchjàngë ddä andò avja jéssë cundéndë

46. Pòzzë fä fòrzë andò la trënëtätë
47. cù còrë nëjànnë e jjastëmànnë a ckèdë
48. e sprëggjànnë natëwrë e ssëwa bbundätë

49. e ppë ckìëssë u ggëròwnë strìttë màrchjë
50. cù sègnë sëwë a Ssòdëmë e a Ggpmòrrë
51. e a ccë sprëggjànnë a Ddëj cù còrë pàrlë

52. La fròtë appòrtë u rëmwërsë dà cushjénzë
53. sémbë sëja vèrsë l’òmmënë ca së fëjdë
54. e ffìgnë vèrsë l’òmmënë ca non së fëjdë

55. Cùssu mòdë kë ddrétë pärë k’accëjtë
56. fìgnë u vìnguël d’amòwr ca fäscë a natëwrë
57. pë ckìëss andò u sëcòndë cìërchj s’annìtënë

58. bbuscjàrdë lusëngatëwrë e fattucchjìërë
59. falzëtätë latrëcìnjë e ffìgnë sëmunëjë dë
60. ruffjänë bbarattìërë e ssìmëlë shkëfèzzë

61. Pë l’òldu mòdë cùd amòrë së scòrdë
62. ca fäscë natëwrë e ccùd k’è ppò aggjùndë
63. kë la scjòndë dë ccè la fèjtë së crëjèjscë

54. pë ckìëss ndòw cìrchj strìtt andò jé u pùndë
65. dë l’unëvèrsë sòwp andò s’asséttë Dëjtë
66. cinga tradìsh aternaménd vénë ccunzumätë”

67. E jjë: “U mèstrë assä chjärë prucétë
68. la tëwa raggjòwnë e assä bbùënë dëstìnguë
69. a ssù dërrëwpë e àw pòpëlë ca u pussétë

70. Mò m’ha dëjscë: kìëdë dë lu pandänë jùndë
71. k’ammén u vìënd e cca vàttë quannë chjòvë
72. e cca së jàcchjënë kë ttànd àsprë lègnë

73. pëcké non dajìndrë a la cëtäta fërvéndë
74. vénënë punëjtë se Ddëj lë tténë ‘n ëjrë?
75. E sse nò lë ttén pëcké së laméndënë dassë?”

76. E jjìddë a mmë:”Pëcké tàndë s’anarëjèjscë -
77. dëcèttë – u ngègnë tëw dò ssòlëdë sëw?
78. Oppuraméndë la méndë andò jàldrë mëjrë?

79. Nò tt’arrëcùërdë dë tùttë kìëdë paròlë
80. kë lë quälë la tëwa jètëca prëfërëjtë
81. lë trè ddëspusëzzjòwn ca u cìëlë nòn vòlë:

82. ‘ngundënénz malìzzië e ckèda pàccja
83. vëstjalëtätë? E ccùmë ‘ngundënénzë
84. cchjù ppìckë a Ddëj affénnë e jjastèjmë?

85. Cë tù wàrdë bbùënë a ssà sëndénzë
86. e ttë vénë ‘ngäpë a ccë so ckìëdë
87. ca sòwpë dafòrë fàscënë pënëténzë

88. tù bbùën hà vëdè pëcké da kìëss nëmëjscë
89. sò ssëparätë e ppëcké cchjù bbunèvëlë
90. la dëvëjna mënnéttë lë mmartëddèjscë”

91. “Oj sòwlë ca sänë ognè vvìsta annëgghjätë
92. tù m’accundìëndë dassë quànnë spjajëjscë
93. ca cchjù ddu sapè ognè ddubbië më pjäscë

94. Angòrë në pìcchë a l’andrétë të rësùëlvë –
95. dëcìbb jëjë–ddä ndò dëjscë ca l’usëwr affénn
96. la dëvëjna bbundätë e u dùbbjë assùëlvë”

97. A fëlosofëj – më dëcèttë – a ccë la capìshë
98. attìënd ca nòn è rrëwulätë shkìtt da na vànn
99. cùmë ‘nvécë succétë a la natëwrë ca pìgghjë

100. da u dëvëjnë ‘ndëlléttë e ddà la sëwa jàrtë
101. e ccë tù bbén la tëwa fìsikë appìcchjë
102. tù jàcchjë ma nòn dòppë tàndë càrtë

103. ca l’arta vòstrë kèdë quànnë pòtë séquë
104. cùmë àw mèstrë séquë u dëscèbbëlë
105. dassë ca l’arta vòstr a Dëj quäs jé nnëpòwtë

106. Da kìëss e ddòjë se a ttë të vénë a mméndë
107. la Ggènësë dàw prëngìpië cunvìënë
108. dë pëgghjä sëwa vëjtë e avanzä la ggéndë

109. E ggjacké l’usurìërë n’òlda strätë ténë
110. pë ssè stèssë e a natëwrë e ccumbàgnë
111. dësprézzë vìst ca mètt a spërànz ndò lë sòldë

112. Mà vìënëm apprìëss ormäj k’a shë më pjäscë
113. ca lë Pèshë ssàldënë sòwp a l’orëzzòndë
114. e u Càrrë tùttë kë ssòwpë àw Còrë stä

115. e l’òlda rëjpë da kedd’òlda vànnë shènnë




BUON ANNO A TUTTI!
Scritto da Gianni il 02/01/2007 16:25:06

A TUTTI GLI SPEAKERINI


AUGURI DI BUONE FESTE E DI OGNI BENE PER UN

FELICE ANNO NUOVO

BY

GIANNI LATRONICO





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